Barbara
IL RITRATTO DELL' AMANTE (1)

Aurea brevitas, un dono che gli dei a pochi concedono: l'eccelsa valentia di far scaturire, da una storia di poche pagine, una sorgente ininterrotta di immagini, pensieri, riflessioni, reminiscenze, quesiti. Un turbine intellettuale ed emotivo, voluttuoso che, a volume ormai chiuso, trascina il lettore in una ridda vertiginosa di concatenazioni: storie e personaggi riemersi alla luce dai recessi di una sonnacchiosa memoria.
La vicenda paucis verbis: la fuga d'amore di una ragazza che si è invaghita di un uomo bellissimo; un incendio che devasta il volto di lui; la consolazione nella contemplazione notturna di una statua che ne riproduce la perduta perfezione delle fattezze. Barbara, ogni notte, abbraccia e bacia la statua che rappresenta il suo bellissimo marito, quale era prima della devastazione operata dal fuoco sul suo volto. Da qui un crudele svolgimento di eventi e un amaro epilogo che non rivelerò.

Prassitele particolare dell statua di Hermes, 330 a.C.
(L'innamorato di Barbara potrebbe essere stato così?)
Sfogliando il libro
Si avviò comunque verso la porta, e dopo un momento si fece avanti una figura, della quale lei riconobbe i contorni e poco più. Suo marito era avvolto in un mantello nero e ampio e portava un cappello con la tesa abbassata; sembrava più uno straniero che il giovane inglese partito tanto tempo prima. Quando fu più vicino alla luce della lampada, Barbara si accorse smarrita, addirittura quasi spaventata, che portava una maschera sul volto. [...]
«Mi sono camuffato così per nascondermi dagli sguardi curiosi dei camerieri e di chiunque altro nelle locande», disse, a voce bassa.

Mica Popovic autoritratto con maschera
[...] Si era tolto cappotto e cappello, ma aveva ancora addosso la maschera; e ora lei si accorse che era di un materiale particolare, un tessuto morbido come seta e dello stesso colore della pelle; l'attaccatura dei capelli appariva del tutto naturale, ed era stata eseguita certamente con grande maestria.
[...] Nel silenzio che seguì, il ticchettio dell'orologio nel salone sembrò diventare assordante; e lui girò un poco la testa per togliere la maschera. Barbara attese col fiato in gola la fine di quell'operazione, che fu piuttosto lunga, ora guardandolo ora voltandosi dall'altra parte; e quando lui ebbe finito Barbara chiuse gli occhi, paralizzata dallo spettacolo agghiacciante che si trovò davanti. Uno spasmo di orrore le irrigidì i lineamenti; ma pur tremando si costrinse a guardarlo ancora, trattenendo l'urlo spontaneo che stava per uscire dalle labbra esangui. Incapace di sostenere oltre quello sguardo, Barbara si accasciò sul pavimento accanto alla sedia e si coprì gli occhi.
Il ritratto dell'amante
La storia può essere analizzata a diversi livelli di profondità: lo stile, di sobria eleganza; l'ironico e impietoso tratteggio, tutto british, maughamiano, di personaggi e gruppi sociali; il perfetto meccanismo narrativo. Tutti elementi che potrebbero dar luogo ad un'infinita analisi critica. Il pregio maggiore del racconto, tuttavia, consiste nei rimandi, più o meno o espliciti, al motivo dell'effige, comunque realizzata, dell'amato o dell'amata che fa la sua comparsa già nel mito e percorre in molte varianti la letteratura di ogni tempo, luogo e genere. Pigmalione, Laodamia, Gradiva, il ritratto ovale di Poe, quello di Dorian Gray, la Venere d'IIle e molti altri. La scaturigine di queste manifestazioni erotiche, tragiche o perverse, può essere la bellezza, il perno sul quale ruota il desiderio sempre inappagato degli esseri umani; ma anche il tentativo doloroso di colmare un'assenza definitiva o quello disperato di realizzare un amore impossibile.
Da qui prende l'avvio una ricerca che ho chiamato Il ritratto dell'amante. Il titolo è quello di un libro di Maurizio Bettini che sarà la fonte principale, ma non la sola, dalla quale attingeremo storie davvero straordinarie, e inquietanti, nelle quali tre elementi - amante, amato/a, effigie - si combinano in vari modi dando luogo a storie diverse: mitiche, fantastiche, orrorifiche, sguardi sull'abisso oscuro del desiderio, che si spalanca nel vagheggiamento dell'eros assoluto.
(continua)

Gralli
