Cos'è il Natale?

27.12.2025

Passato il Natale, passato Santo Stefano, oggi 27 dicembre possiamo chiederci:

 Una definizione dotta potrebbe essere: "oggetto antropologico totale". Una festa con ascendenti lontanissimi nel tempo, ancestrali, pagani, cristiani; una festa caleidoscopica, che nel tempo ha acquistato molteplici significati, declinata in moltimodi diversi dalle varie culture e dai costumi, sempre aperta a mutare e ad arricchirsi di elementi nuovi, e per questo destinata a perpetuarsi: è la Festa, per eccellenza. Cos'è il Natale? La famiglia riunita, la cena della vigilia o il pranzo, sontuosi; sentirsi buoni, candele che brillano, notte magica per i bambini che aspettano i doni, la neve, che il più delle volte non c'è, se non nelle immagini e nel desiderio. È sempre stato così!

Be', non proprio, il Natale, il "nostro" Natale, non è sempre stato così, non è una tradizione antica, millenaria, né originariamente cristiana: conta due secoli scarsi, che per una festa non sono poi molti. Risale infatti al XIX secolo, il secolo del Romanticismo, della letteratura gotica, dei fantasmi, della riscoperta del folclore, vero e inventato. Accanto alle fiabe dei Grimm, autentiche, ci sono i Canti di Ossian attribuiti ad un misterioso bardo gaelico, ma in realtà inventati da James Macpherson alla fine del'700 e che grande influenza ebbero sulla cultura romantica successiva. Tutti pazzi per l'antico passato, dunque, e per le vecchie tradizioni, e se non ci sono si inventano. Natale ancora oggi per noi è Il Canto dickensiano con i suoi spiriti che appaiono all'avaro Scrooge; Lo Schiaccianoci di Hoffmann e la magica notte in cui i giocattoli si animano, è quello dei poveri, loro sì al freddo e al gelo, per i quali nella Notte Santa avviene, ma non sempre, il miracolo, più fiabesco che cristiano.

Il Natale è la notte in cui, grazie all'intervento di esseri magici, gli adulti e soprattutto i bambini poveri e di buon cuore possono ottenere un premio e avere il proprio lieto fine. Che c'entra con i vangeli di Luca e Matteo? Non molto, in effetti. Ma è un particolare. Ormai l'atmosfera è completamente cambiata.

Il nuovo spirito natalizio ha origini anglosassoni e nordiche, ma si diffonderà rapidamente in tutta Europa, anche da noi.

William John Butler, durante una sua visita nell'Hertfordshire nel 1844, scriveva nel proprio diario:
"Le persone sembrano sentire poco il giorno di Natale. Ho notato che indossavano gli abiti da lavoro e che, rispetto alle domeniche, la partecipazione in chiesa era scarsa. A quanto pare, questo è l'atteggiamento generale nelle aree agricole. La gente sembra aver perso completamente di vista le grandi feste cristiane, e assieme a esse la coscienza dei grandi eventi che queste feste celebravano. I costumi papisti possono anche essere riprovevoli, ma almeno insegnano qualcosa riguardo alle origini della nostra fede e della nostra salvezza. La religione dei contadini inglesi è invece ormai confinata alla superficialità".

Natale è invece una festa prettamente cittadina; su misura per le classi agiate:

un'occasione perfetta di sfarzo e di sfoggio delle proprie capacità, ovvero un momento di autocelebrazione: grandi case da decorare, grandi famiglie da riunire, e un cenone.

Molte le accuse di consumismo e i richiami all'autentico spirito del Natale che si levano da parte religiosa e laica all'approssimarsi della Festa per antonomasia; ma ancora una volta le cose stanno diversamente, spiacente di deludere, ma un "autentico spirito natalizio" non è mai esistito, chi lo sostiene deve accontentarsi delle scarne frasi degli evangelisti Luca e Matteo. 

Per dirla con lo storico delle feste John Storey:
" Il Natale fu inventato anzitutto e soprattutto come un evento commerciale. Tutti gli elementi che vennero rispolverati dal passato o inventati – decorazioni, biglietti d'auguri, petardi, canzoni, visite di Babbo Natale e acquisto di doni – avevano una cosa in comune: potevano essere venduti per trarne un guadagno".
Il nuovo Natale era insomma una celebrazione delle «vittorie del capitalismo industriale: largo consumo in un'economia di mercato».

Alexander BuchKuri  Bazar di Natale

Non è colpa sua, lo hanno disegnato così! Che ci piaccia o no è un'invenzione consumistica.
E i regali? I precedenti antichi non erano proprio ciò che intendiamo noi, la correlazione con i doni dei Magi è piuttosto labile. Anche il collegamento con la dea Strenia, da cui "strenna"; con i Saturnali, o con i vari santi o spiriti donatori, dal Nord al Sud d'Europa, si rivela all'analisi una somiglianza solo superficiale. I doni antichi venivano da dei o spiriti, dei morti soprattutto, segni di benevolenza che tuttavia non erano sempre certi: queste entità spirituali potevano anche punire. Durante i mesi bui gli spiriti dei defunti, specie se di bambini, tormentavano i vivi che tentavano di rabbonirli con doni, come si rappresenta giocosamente ad Halloween. Dopo il solstizio e il progredire della luce erano le creature dell'altro mondo a offrire doni ai bambini vivi per sancire la riconciliazione. Ancora oggi in alcune regioni italiani sono i morti a portare i regali ai bambini. Oggi il dispensatore di doni è Babbo Natale, si vedano a proposito i seguenti articoli

https://www.bibliosalotto.it/l/il-babbo-di-babbo-natale/
https://www.bibliosalotto.it/l/ma-tu-credi-ancora-a-babbo-natale/
https://www.bibliosalotto.it/l/chi-ha-paura-di-babbo-natale/

Norman Rockwell Babbo Natale

Nell'epoca dell'egemonia borghese i bambini, speranza della continuità familiare e del più ampio futuro della società, diventano i destinatari privilegiati dei regali di Natale; giocattoli rigorosamente divisi per genere, per prepararli ai ruoli che ricopriranno da adulti: bambole e oggetti casalinghi per le femminucce, cavallini e armi giocattolo per i maschietti.
Ma non tutti i bambini sono così fortunati, ci sono anche quelli poveri, che magari lavorano nelle fabbriche di proprietà dei padri di quelli ricchi: a costoro una magnanima carità, perché si sa, a Natale siamo tutti più buoni. 

Questuanti in un asilo per poveri in pieno inverno. Olio di Samuel Luke Fildes, 1874

Il passo dai doni al consumismo è breve.

Da Londra a Parigi, la nuova moda del regalo fu subito presa come occasione di commercio. Dalle botteghe e dalle bancarelle che si allestivano al Pont Neuf e in cui, ancora fino a metà Ottocento, si rimediavano balocchi e ninnoli per i regali di Natale, si passò ai grandi magazzini, che elaborarono all'istante quello "stile natalizio" da metropoli moderna che ancora oggi, passeggiando, ci avverte da subito del prossimo arrivo delle feste. Luci, vetrine addobbate in maniera ipercolorata (la prima pare che fu quella del Bon Marché a Parigi, nel 1893), esposizione di giocattoli, pubblicità e soprattutto cataloghi da cui gli acquirenti, e in primo luogo le mamme, potevano scegliere comodamente il prodotto. A Londra si diffondeva il gift dressing , ovvero l'uso di avvolgere il dono in carta dipinta, con nastri e coccarde colorate. Se prima il regalo era visibile, grazie alla nascita dell'effetto sorpresa l'oggetto si caricava così di un valore emotivo fino ad allora sconosciuto.

Il nuovo spirito natalizio emigrò negli Stati Uniti, ancora doloranti per le ferite della guerra civile, portando un messaggio di unità e di pace, e stimoli commerciali sotto forma di luci, cene, alberi, importati da Germania e dalla Gran Bretagna.
Autoctona e datata 1873, invece l'invenzione di un oggetto per noi ormai desueto (sostituito da succedanei tecnologici) la Christmas card, la cartolina d'auguri, opera di Louis Prang immigrato tedesco che aveva fatto fortuna come stampatore diventando proprietario, intorno al 1780, dei due terzi delle tipografie a vapore statunitensi. Il successo fu tale che dopo due anni dall'invenzione, Prang non fu in grado di soddisfare l'elevatissima domanda.
Si trattava di immagini eccellenti dal punto di vista tecnico ed estetico:

fantasiose nei temi (nel 1880, Prang indisse un concorso pubblico per ricevere nuovi soggetti) e imitate fin da subito, le cartoline di Natale erano in fondo la risposta perfetta a una società sempre più dinamica, che non aveva più tempo per scrivere lunghe lettere d'auguri o fare visita agli amici, e che doveva far fronte ai problemi di famiglie sempre più frammentate. E furono subito una moda. Una moda che aveva tutti i tratti della smania consumistica e che oggi viviamo come tradizione antica. 

Il proteiforme Natale ha cominciato come simbolo del sole imperiale romano; è diventato poi semplice annuncio della nascita del Redentore e quindi simbolo trionfante della nuova religione, celebrato dall'arte, dalla letteratura dalla musica; e infine, a partire dall'800 è giunto ad assumere l'aspetto attuale che erroneamente giudichiamo "tipico" della sua natura. Facciamocene una ragione: abbiamo smesso di credere al bonario dispensatore di doni a bordo della slitta tirata dalle renne, ora facciamo un passo avanti e guardiamo in faccia il vero aspetto del Natale che tanto ci intenerisce, altro non è stato che l'autocelebrazione della borghesia: ricca, familistica e consumistica.
Il celebre motto gattopardesco: 

Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi 

diventa: 

                    Tutto è cambiato, ma bisogna credere che sia come è sempre stato 

Facciamolo sapere ai difensori intransigenti delle "antiche tradizioni"


 NOTA: Tutte le citazioni sono tratte da Falso Natale Di Errico Bonanno

                                                                                                                              Gralli