Difendiamo l'albero di Natale

28.12.2025

L'albero di Natale per il Vaticano è al centro delle polemiche

Alberi di Natale, stop alle polemiche

Sotto l'albero di Natale c'è una nuova polemica

La polemica sull'albero di Natale: "In piazza mettiamone uno finto"


L'albero di Natale della discordia.

Questi alcuni titoli che si possono trovare in rete digitando "polemiche sull'albero di Natale". Si riferiscono ad anni e a luoghi diversi del nostro Paese. Puntualmente compaiono ogni anno in quantità. I motivi sono svariati, non c'è pace fra gli abeti! Ma non è di questo che ci occuperemo, bensì di fare una breve storia di questa tradizione natalizia che ci riserverà delle sorprese. Cominciamo con una canzone.

S'accendono e brillano
Gli alberi di Natale
S'accendono e radunano
Grandi e bambini intorno.

I rami si trasformano
Con bacche rosse e fili d'or
Risplendono, sfavillano
Gli alberi di Natale!

Fra i cantici degli angeli
Ritorna il Bambinello
Riposa nel presepio
Lo scalda l'asinello.

I rami verdi toccano
La capannuccia di carton
E l'albero illumina
La culla del Signore.

S'innalzano e risuonano
I canti di Natale
Ricordano agli uomini
Giustizia, pace e amore.

La loro dolce musica
Si spande in tutto il mondo
Ripete ancora agli uomini
Giustizia, pace, amore.

Attorno all'albero
C'è tutta la famiglia
Sorridono, si scambiano
Gli auguri ed i regali.

E come per miracolo
Ci ritroviamo buoni
Ci scalda e ci purifica
La festa del Natale.
La festa del Natale…

Nei pochi versi di questa poesiola, testo italiano di una famosa canzone, c'è proprio tutto il Natale: attorno all'albero sfolgorante di luci la famiglia riunita, grandi e piccini; ai suoi piedi la capannuccia col Bambinello; non manca lo scambio dei regali mentre nell'aria si levano i canti che invitano alla pace e alla giustizia. E ancora una volta il miracolo: siamo tutti buoni! (A parte qualche guastafeste)

Il testo in verità è la traduzione libera di un canto tedesco. Nel 1824 il compositore Ernst Anschütz, di Lipsia, prendeva un'antica canzone popolare del Cinquecento, in cui si parlava dell'abete come simbolo di fedeltà, cambiava le parole e regalava al mondo O Tannenbaum,  il celebre canto dedicato all'albero di Natale.  

Questa la traduzione letterale

Oh albero di Natale
Come sono verdi le tue foglie
Tu sei verde non solo d'estate
No, anche in inverno quando nevica

Oh albero di Natale
Come sono verdi le tue foglie!
Oh albero di Natale
Puoi piacermi molto!

Quanto spesso d'inverno un albero
Non mi ha rallegrato tanto quanto te!
Oh albero di Natale
Puoi piacermi molto!

Oh albero di Natale
Il tuo vestito mi vuole insegnare qualcosa:
La speranza e la costanza
Danno coraggio e forza in ogni momento!

Oh albero di Natale
Il tuo vestito mi vuole insegnare qualcosa

Come si vede il significato è molto diverso.

La versione in lingua inglese non si discosta molto dall'originale. Forse per questioni di adattamento musicale quella italiana è molto diversa, ma credo che ci siano soprattutto ragioni "ideologiche"!

Questa la splendida interpretazione di Aretha Franklin.

E dopo la musica eccoci pronti ad analizzare un'altra tradizione natalizia: l'albero di Natale, ovviamente. Chi ci ha seguito fin qui ricorderà che a questa suggestiva decorazione abbiamo dedicato una mostra, qui per chi se la fosse persa.
                                                   https://www.bibliosalotto.it/l/mostra-lalbero-di-natale/

[...] le tradizioni nascono . Per dire meglio: si inventano in un determinato momento della storia. E le ragioni per cui questo succede spesso hanno poco a che vedere con la dottrina o con la verità storica, quanto piuttosto con esigenze. Che possono essere politiche, pratiche, umane o di semplice moda. Ma le tradizioni hanno una caratteristica strana: una volta impiantate in un contesto o in una società, vengono subito percepite come da sempre esistenti. Si autostoricizzano, risvegliando amor patrio e vibrantissime proteste davanti a chiunque si sogni di modificarle.
Gli oggetti del contendere possono essere diversi: presepi, addobbi, o i "tipici" alberi di Natale, materia di scandalo ogni volta che una scuola o un ufficio postale decide di non allestire almeno uno striminzito abete. È tradizione millenaria, tuona di regola il politico di turno; la tradizione è da onorare.

Ancora una volta dobbiamo fare la parte del guastafeste: ma quanto è millenaria la tradizione dell'albero di Natale? Cala, cala, l'albero di Natale, almeno in Italia, ha poco più di cento anni, la sua istituzione ha poco di cristiano e molto di pagano, la sua diffusione si deve ad un'influencer ante litteram e di notevole prestigio.
Il primo albero di Natale in Italia fece la sua comparsa, un po' in sordina in verità, nel 1870, ma fu solo nel 1898 che le sue luci sfavillarono in tutto il loro splendore, dove? Nel Palazzo del Quirinale, allora dimora dei Savoia, ad opera della regina Margherita che importò l'usanza da altre corti europee, forse per sprovincializzare la propria. L'uso si diffuse rapidamente fra l'aristocrazia e le classi agiate; col tempo, soprattutto dopo la seconda Guerra Mondiale, con l'influenza statunitense, divenne un fenomeno di massa. Oggi può essere considerato, ancor più del presepe, il simbolo del Natale per antonomasia.

Fonte immagine themuffa.it

Prima oltre al presepe c'era, dal Medioevo l'uso del "ceppo di Natale", oggi ricordato con un dolce, commemorato ancora solo in alcune regioni d'Italia. La Vigilia di Natale, il capofamiglia - con una cerimonia beneaugurante, solitamente un brindisi, bruciava nel camino di casa un grosso tronco di legno, che poi veniva lasciato ardere anche nelle successive dodici notti fino all'Epifania. I resti erano conservati, perché ritenuti dotati di proprietà magiche, credenza poco cristiana, ma senza dubbio ancestrale. Qui per saperne di più     https://it.wikipedia.org/wiki/Ceppo_di_Natale
L'usanza dell'albero di Natale era di origine protestante, ma le sue ascendenze erano pagane, ciò non deve più stupirci ormai, le tradizioni non nascono mai ex novo, ma affondano le proprie radici in usi e costumi molto antichi, ben più del Natale stesso. La tradizione nasce in circostanze propizie, dovute a variabili diverse, attecchisce conservando con l'elemento originario solo una lontana parentela, come si è già visto per la data del Natale.

L'albero di Natale di Martin Lutero (1860), incisione di J. Bannister.

L'albero possiede una forte valenza sacra, tutte le popolazioni umane, quelle più semplici a struttura tribale, e quelle socialmente più complesse, hanno avuto un qualche culto dell'albero con proprietà e funzioni magico-religiose particolari o come attributo di una divinità; miti e leggende di vario tipo raccontano di alberi straordinari; non meraviglia quindi che, ancor oggi, un albero speciale possa entrare a far parte dell'immaginario di una festa, e sia pienamente accettato dalla Chiesa, anche se in tempi recenti. La mia maestra delle elementari, bigotta, alla fine degli anni '50, però, ne stigmatizzava l'uso e ci invitava a fare il presepio, più consono allo spirito cristiano. Io mi sentivo a disagio perché in casa mia si era sempre fatto l'albero. La poverina non poteva immaginare che dal 1982 il Papa avrebbe fatto erigere in piazza San Pietro l'abete illuminato divenuto simbolo di Cristo e della luce divina.
Nell'Eden crescono l'Albero della conoscenza, i cui frutti tenteranno i nostri progenitori, e quello della vita che sarà associato al legno salvifico della Croce; Cristo stesso sarà identificato con l'Albero della vita.

Beda il Venerabile non esitava a ricordare che l'albero è anche «figura di un mistero spirituale, cioè del nostro Dio e Signore Gesù Cristo. Di lui è detto, nella lode della Sapienza: "È l'albero della vita per coloro che l'afferrano" (Proverbi 3,18)"». Aggiungeva Ruperto:
"Il paradiso terrestre fu fatto a immagine del paradiso celeste, dove le potenze angeliche sono come alberi bellissimi, e "albero della vita" è Dio stesso, della cui visione beata gli angeli sempre vivono felici […] E a immagine e somiglianza della Chiesa degli eletti dove […] "albero della vita" è il Cristo".

Albero della vita Pacino di Bonaguida XIV secolo

Fra i pagani ricordiamo: l'ulivo di Atena, la quercia di Zeus, la vite di Dioniso, il cipresso di Ade, re degli inferi, che ancor oggi cresce nei nostri cimiteri, l'abete di Artemide; in Egitto il salice era sacro ad Osiride e il sicomoro ad Hator.
Le metafore sono numerosissime, e fortemente legate alla struttura arborea che trae nutrimento dalla terra, ma protende i rami verso il cielo; talvolta è rappresentato rovesciato, è quello che viene chiamato in Antropologia Albero Cosmico, raffigurazione universale dell'unione fra l'umano e il divino, fra la terra e il cielo.
L'abete in particolare sembra riscuotere le preferenze di più credenze religiose, forse per la sua qualità di sempreverde e, fra le popolazioni germaniche e nordeuropee, per la resistenza alle basse temperature. Presso i Celti si festeggiava, nel giorno seguente il Solstizio, la nascita del Fanciullo Divino cui era sacro quest'albero. Per i Germani l'annuncio del ritorno del sole era celebrato mediante abeti portati nelle abitazioni e adornati con frutta e uova simboli di rinascita, l'analogia con il nostro albero di Natale è evidente.
Il cristianesimo, come già accaduto per il giorno di Natale si inserì nelle precedenti tradizioni; il problema era urgente, le feste attorno all'abete, allegre e rumorose, durante la notte del Solstizio, non erano più tollerabili. La cristianizzazione del pagano abete è ben illustrata da una leggenda Medievale: la "vera" origine dell'albero di Natale, (come ho letto su un sito cattolico) viene attribuita a San Bonifacio.
San Bonifacio di Magonza, impegnato nell'evangelizzazione del Germani, nell'VIII secolo, capitò un giorno presso la Sacra Quercia del Tuono dove si stava compiendo un sacrificio, umano, a Thor figlio di Odino. Il santo con un'ascia abbatté l'albero in quattro, dalla fenditura spuntò miracolosamente un abete: il nuovo albero sacro, simbolo di Cristo e, in quanto sempre verde, della vita eterna; venne adornato con candele per ringraziare il Signore; non era Natale e del fatto non vi è traccia nelle lettere di Bonifacio.

Litografia ottocentesca

Una cosa è certa, però, Odino fu accantonato, nell'area germanica si festeggiò la nascita di Gesù, ma decorando l'albero secondo gli antichi usi.
Difficile dire quale fu la prima città a farlo, molte si contendono il primato dell'albero di Natale, ma l'usanza doveva essere molto diffusa, perché nel 1525, a Salisburgo, il principe - vescovo Matthäus Lang von Wellenburg dovette emettere un decreto per regolamentare il taglio di abeti.
Sappiamo per certo che l'albero di Natale fece il suo ingresso nella letteratura, a Weimar, con Goethe, che lo descrisse in I dolori del giovane Werther.
La tradizione pagana cristianizzata rimase a lungo limitata all'area germanica, soprattutto protestante, al punto che una leggenda, campata per aria, ne attribuiva l'invenzione a Lutero, il suo uso era infatti prevalentemente acattolico.
La diffusione di massa avvenne però nel XIX secolo, ad opera dell'aristocrazia tedesca.

Era tedesca Carlotta di Mecklemburgo - Strelitz, moglie di re Giorgio III, che nel Natale del 1800 allestì un albero nel castello di Windsor, per fare regali ai bambini più poveri. Ornato di mele e di luci, con le figure di Maria, san Giuseppe, il bue e l'asinello e, in cima, un bel Gesù Bambino. Così scrive John Watkins, suo biografo:
"Nel mezzo della stanza si trovava un enorme recipiente in cui era piantato un albero di tasso, dai cui rami pendevano grappoli di dolciumi, mandorle e uvetta avvolta in carta colorata, frutta e giocattoli disposti con buon gusto, il tutto illuminato da candeline di cera. Dopo che i fanciulli ebbero girato intorno all'albero e l'ebbero ammirato, ciascuno di essi ottenne una porzione di dolci con un giocattolo, per cui tornarono a casa deliziati".

Qualche anno dopo la regina Adelaide, tedesca, moglie di Gugliemo IV, allestì a Londra un albero di Natale per la tredicenne futura regina Vittoria che ne riferì la bellezza nel suo diario. Nel Regno Unito Toccò ad Alberto di Sassonia introdurre l'albero a corte, da cui la sua diffusione in tutte le famiglie benestanti.

Alberto di Sassonia, e la Regina Vittoria, "Illustrated London News", 1848.  

Già nel 1844, veniva pubblicata a Londra una vera e propria guida per l'addobbo dell'albero perfetto. Titolo: The Christmas Tree. Mentre, nel 1850, Charles Dickens dedicava proprio a un albero di Natale uno dei suoi racconti più celebri.
A Vienna, 1914, fu il celebre congresso, che doveva ridisegnare l'Europa post napoleonica, l'occasione per introdurre l'albero ad opera degli alti ufficiali prussiani presenti.
In Francia il merito fu della duchessa d'Orleans, tedesca anche lei: Elena Luisa di Meckleburgo - Schweirin).
Prima dell'800 nessun monarca tedesco aveva pensato di allestire nel proprio palazzo un albero di Natale; ma fu grazie al Romanticismo, con la riscoperta del folclore e delle tradizioni popolari, che le classi abbienti a diedero il via alla moda che dilagò in Europa presso la nobiltà e l'alta borghesia. Infine il ritorno verso il popolo anche in quei paesi dove non c'era mai stata una tradizione simile.
Le prime decorazioni erano costituite in gran parte di frutti, ancora oggi in talune regioni d'Italia si appendono ai rami agrumi e frutta secca; le prime palline pare furono inventate nel 1858 a causa di una siccità che ridusse la produzione di mele; intanto aveva avuto inizio un fiorente commercio di abeti. Nel 1882, dopo tre anni dall'invenzione della lampadina le candele, le luci elettriche illuminarono l'albero di Natale nel salotto di Edward H. Johnson, vicepresidente della Edison Electric Light Company di New York.

Johnson Edward Primo albero con luci elettriche

Ultima ad avere l'albero, l'Italia grazie alla regina Margherita di Savoia, di madre tedesca.
Ci furono delle obiezioni, ma non da parte della Chiesa, che aveva un'esperienza consolidata nell'accoglimento di nuove "tradizioni"; gli ostacoli, in nome di una presunta purezza cattolica, ma soprattutto pro domo sua, vennero dal regime fascista che voleva mettere le mani sulle usanze delle feste a fini di propaganda e consenso. Niente Capodanno, né festeggiamenti, né articoli sui giornali, l'unico "capodanno" da ricordare era la data della Marcia su Roma.
Nel 1928 fece la sua comparsa la Befana Fascista, divenuta Befana del Duce nel 1934, con distribuzione di doni ai bambini poveri.

E, soprattutto, il vecchio albero nordico veniva spedito al confino, a tutto vantaggio dell'italico presepe. Così scriveva Vanna Piccini nel suo Nuove usanze per tutti , un «galateo del Novecento» del 1938 che dispensava consigli agli italiani moderni:
" L'albero incappucciato di neve, luccicante d'argentei gingilli e di variopinti lumini, nulla ci narrava di ciò che forma l'incanto del mistero natalizio, e giustamente il nostro paese ritornò alla tradizione del presepe […]. Così all'approssimarsi del Natale, ogni mamma concederà ai suoi figlioli il grato compito di allestire nella casa un presepio, aiutandoli a costruirlo secondo la tradizione cristiana. Le famiglie benestanti, spontaneamente, per mezzo delle loro creature, offriranno il loro obolo alle competenti sedi per il dono di Natale e della Befana Fascista interpretando il comandamento del Capo: «Andare verso il popolo». Questo insegna il nuovissimo galateo della patria".


Qualcuno dovrebbe ricordare agli attuali politici di destra che una circolare del 7 dicembre del Provveditore agli studi di Venezia rivendicava l'autentica tradizione nazionale:

Il fascismo è contrario all'albero di Natale […] usanza nordica introdotta nel nostro paese per un male inteso spirito di imitazione, sostituendolo al presepio.

Achille Starace, invece, deprecava i danni che l'usanza di importazione straniera provocava alla silvicoltura.
L'usanza pagana fu ristabilita con la Liberazione, gli americani importarono anche un personaggio destinato a far concorrenza alla Befana, fascista o no, Babbo Natale.

NOTA: le citazioni provengono da Falso Natale di Errico Bonanno

                                                                                                                                                                        Gralli