Drammi del Natale di Antonio Ghislanzoni

Eran vissuti insieme fino dalla più tenera infanzia – qual meraviglia che all'età delle forti passioni, Sperongiallo e Nasella si amassero? Nessuno si adombri – si tratta di amore platonico; e il mio racconto vuol essere così pudico, che ogni onesta fanciulla di sedici anni potrà permetterne la lettura a sua madre.
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Sperongiallo e Nasella erano due polli della più pura specie indiana. Una buona massaia li aveva aiutati a sgusciarsi, e quindi allevati con molto amore e poco dispendio, sebbene in cuor suo ella innalzasse ogni mattina delle fervide preci al Signore, onde crescessero sani e grassi, e degni dei loro alti destini.
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Venne il dicembre. Sperongiallo e Nasella si videro imbandita una colazione più lauta della consueta; quando i due gozzi furon pieni e oltre l'usato appariscenti, la massaia scese giù nel cortile, afferrò i due volatili per la coda, li chiuse in un canestro, e partì con quello alla volta di Incino. I due reclusi non emisero un gemito. Due giovani cuori che si amano, si trovano tanto bene in una capanna… Figuratevi poi in un canestro!
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Era giorno di mercato. I due reclusi videro la luce, furon tratti sulla piazza e posti in vendita al miglior offerente. Eran giovani, eran belli, promettevano… E il signor Meronzio ricco proprietario di Oggionno comperò Sperongiallo al prezzo di quattro lire; il dottor Tencalli di Galbiate acquistò Nasella per tre lire e venticinque centesimi. Le femmine costan meno dei maschi; si vuole che riescano più sciapite al palato, e qualche volta più agre.
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La lingua indiana possiede, per esprimere la disperazione del dolore, accenti intraducibili. Nasella, separata a viva forza dal suo compagno di infanzia, strillava a tutta gola: glù - glù - zit - lai colla parafrasi: amami sempre, conservamiti fedele se lo puoi, e scrivimi affrancando. Sperongiallo, avvinto per le gambe da una fune, urlava d'altra parte: glut - glut as - glut, il che presso a poco significa: amerò… scriverò… farò quel che potrò. Nei maschi l'espressione del dolore suol essere più laconica. Le femmine, al dire dei più famosi naturalisti, esalano il doppio di quello che sentono.
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Lettera di Nasella a Sperongiallo
Galbiate, 5 dicembre
Finalmente posso scriverti. Questa mia lettera giungerà a te sulle gambe dell'amore. Fido, un bravo, onestissimo cane del dottor Tencalli, si è preso l'incarico di portartela. Egli vien costì ogni notte per isbrigare certe sue peccaminose faccende colla cagna del tuo attuale padrone. Non dubito che avrai indovinato per istinto di amore in qual parte del proprio individuo il nostro prudente messaggiero abbia riposta la lettera, onde sottrarla alla curiosità pubblica ed alle intemperie. Se la violenza della passione che tu, scellerato, hai saputo ispirarmi, non mi rendesse la più infelice delle tacchine, io dovrei convenire che la mia posizione attuale è di gran lunga migliorata. In casa del dottor Tencalli ho incontrato delle accoglienze entusiastiche. Uomini e bestie (non adombrarti) qui tutti mi adorano. Vogliono che io mi nutra sei volte al giorno – e quali vivande! quali ghiottonerie!… Alla mattina, una polta di farina con torsi di cavoli e lattughe cotte… Alle dieci, lauta bandigione di melica… A mezzodì zuppa di latte… Che serve? Se le razioni fossero doppie, non mancherebbe alla mia felicità che il piacere di dividerle teco. Gli uomini sono la nostra provvidenza quaggiù – benediciamoli in ogni ora del giorno! Debbo però convenire che anche gli altri animali di casa Tencalli mi amano e mi stimano. Il cane mi usa ogni cortesia, il gatto mi adocchia con benevolenza, e due grassi paperi a me compagni di letto e di mensa, hanno sempre rispettato il mio pudore. Addio, mio adorato Sperongiallo. Fido vuol partire e accenna, sollevando la coda, che attende la lettera. Scrivimi presto, scrivimi spesso, e amami come ti amo.
Lettera di Sperongiallo a Nasella
Oggionno, 7 dicembre
Caruccia mia,
sotto la coda di Fido ho trovata la tua amabilissima lettera, e non puoi immaginare con quanta gioia io abbia divorato i tuoi profumati caratteri. Sì: benediciamo agli uomini, benediciamoli in ogni ora del giorno perché infatti non v'ha ora del giorno che essi lascino trascorrere senza colmarci di favori. Il mio nuovo ospite signor Meronzio fa degno riscontro al tuo eccellentissimo provveditore dottor Tencalli. Malgrado il mio amore per te, sempre mai fervidissimo, io mangio dal mattino alla sera. La signora del luogo mi predilige. L'altro ieri, dopo avermi amorosamente palpeggiato il collo e il sottocoda, l'ho udita io stesso gridare alle sue genti: Guai per tutti, se al termine del mese costui non è grasso come mio marito! Sarebbe troppo. Debbo dirtelo, Nasella?… Potrà il tuo amore resistere a siffatta rivelazione? Dal giorno che ci han separati, io ho raddoppiato di volume e di peso. Ma la bontà degli uomini è grande; essi ci hanno disgiunti, essi penseranno a riunirci – e tu poi, tu… Nasella, quando saremo riuniti penserai a smagrirmi. Addio, mi chiamano pel quattordicesimo pasto… Nell'orto vicino vi è una dindietta che canta ogni sera alla distesa l'aria del vieni meco; ma io, colla miglior voglia del mondo, non sarei più in grado, stante l'obesità, di sorvolare al muricciuolo. Vivi dunque sicura della mia fedeltà, e conservati per chi ti ama.
Nasella a Sperongiallo
Galbiate, 10 dicembre
Due righe per dirti che sto bene e che ieri, frugandomi col becco tra le piume posteriori, ho veduto che le mie carni hanno acquistato il candore della neve. Sei contento? Mi par di sentirti, briccone!… glout - glout… Eh! convien darsi pazienza! Ieri il guattero mi ha detto sorridendo: fra una settimana ti faremo la festa!… Ciò significa indubbiamente che questi signori, sempre buoni e amorosi con noi, intendono di riunirci. Benediciamo la provvidenza umana!
Sperongiallo a Nasella
Ho appena la forza di scriverti, tanto sono obeso. In verità, questi signori cominciano ad eccedere nella cortesia. Stamane volevano che io inghiottissi otto noci col guscio… Ho protestato; ma il guattero, che non si intende di lingua indiana, mi aperse il becco di viva forza, e credendo farmi un piacere grandissimo, grandissimo, colle noci mi respinse nel gozzo la protesta. «Inghiottii inghiotti! gridava dalla sala il signor Meronzio; ti faran bene!». Addio, Nasella! Vado a coricarmi con otto noci sul cuore… Domani, se sarò vivo, probabilmente starò meglio.
Nasella a Sperongiallo
16 dicembre
Sei tu vivo? o piuttosto: siamo noi vivi?… Lascia, lascia che io gridi col poeta:
Tutto perfidia, tradimento, inganno!
Sì! noi siamo traditi… La strage dei nostri è decretata… Ho appena il tempo di prevenirti… Se puoi, affrettati… salta il muro… riparati all'estero.
I due grossi paperi, che dividevano meco gli innocenti tripudî del pollaio, son caduti stamane sotto il ferro del carnefice. E sai chi è stato il carnefice? Quello stesso che tutte le mattine ci apprestava il cibo e ci colmava di amorevolezze. La famiglia del Tencalli, uomini, donne, fanciulli, assistevano alla strage ridenti e plaudenti. La sorte di quegli sventurati paperi sarà la mia. Il mio supplizio fu differito di alcune ore in grazia di un giovine poeta qui giunto da Milano, il quale intercesse per me. Le sue cordiali e fervide invettive contro la scelleraggine umana disarmarono per poco la sanguinaria ferocia del guattero. Ma il buono e coraggioso poeta non ha egli divorato, oggi stesso, alla mensa dei Tencalli, due auree costolette, le quali, or fanno appena cinque giorni, erano incorporate ad un vitello, unico figlio della più onesta delle vacche? Te lo ripeto: tutti perfidi e spietati!… Dio!… l'uomo bianco!… il coltello!… dove fuggo?…
Sperongiallo a Nasella
17 dicembre
… La tua lettera mi trova… spirante. Ti scrivo col sangue… Mi unisco a te nell'imprecare alla ipocrisia ed alla ferocia degli uomini… Iddio ci vendicherà… Ci rivedremo nella patria degli eletti, laddove tutti, uomini e bestie, diverremo ragionevoli e buoni… per mancanza di appetito. Ti consoli il pensiero che io muoio grasso come i tenori dell'opera, e posso al pari di questi cantare nell'agonia:
Nasella… io t'amo… io t'amo…
E ti precedo in ciel!
Ti dedico il mio ultimo si… ben… molle…
… Ah!!!…
Fido a Diana
28 dicembre
Perdona se ieri non son venuto a trovarti. Sai bene; al Natale, in casa Tencalli, tutti imbestialiscono più del solito. Non dubito che tu avrai passata la festa cristianamente. Qui ce ne siam dati da crepare. Da me solo ho dovuto smaltirmi le ossa di due paperi e quelle di Nasella per giunta. Micione, il gatto di casa, che gli altri anni mi aiutava col suo buon stomaco alla cremazione degli scheletri, questa volta… fu egli stesso cremato da alcuni buontemponi, i quali, in difetto di pollame, lo mangiarono in guazzetto. Ringraziamo la provvida natura che si è piaciuta di dare alle nostre carni un sapore ripugnante al palato degli uomini; ove ciò non fosse, questi signori sarebbero ben capaci di divorarci anche noi, che siamo, come essi affermano colle parole e cogli scritti, i loro migliori amici.
Fido
Il racconto, di Antonio Ghislanzoni, è contenuto nell'antologia Notti di dicembre. Racconti di Natale.

Questo racconto colma una grave lacuna nel genere della narrativa natalizia o strennica, che abbonda di poveracci, derelitti, disgraziati, miserandi, negletti, indigenti, dimenticati, abbandonati... loro sì al freddo e al gelo, e a pancia vuota. Intanto nella notte più magica dell'anno ci si scambia doni, si levano cori festosi, scintillano le luminarie nelle strade, e sugli alberi di Natale delle case ben riscaldate, dove si sono imbandite mense principesche con ogni ben di dio.
Dimentichiamo, tuttavia, che queste tavole - allestite con cristalli luminosi, ceramiche pregiate, posate d'argento, bevande inebrianti - sono delle vere e proprie are sacrificali dove saranno consumate, con un rito crudele, vittime innocenti il cui sangue è stato versato, nelle macellerie e nelle ben attrezzate cucine, da ministri del culto devoti alla dea Crapula, altro che Bambinello Redentore! (che, per inciso, non sa ancora quel che gli toccherà tra qualche mese).
La tragica storia dei miti e fiduciosi Sperongiallo e Nasella riuscirà a commuovere questi cuori di pietra, questi stomaci profondi, o almeno a risvegliare in loro un barlume di buona coscienza?
Pro e contro la gallina
La gallina intelligente
COCCODESIA PROFFIA
A Stranalandia è impossibile usare l'espressione "stupido come una gallina". Le galline di quest'isola sono infatti molto intelligenti e colte. Se ne accorse Lupus, quando si avvicinò a un pollaio con un po' di granturco in mano ripetendo "coccodé coccodé". La risposta che una gallina gli diede fu la seguente:
"Noi non sappiamo, signore, perché lei ossessivamente ribadisca questo suo trisillabo ossìtono, ma se con esso lei vuole stabilire una qualsivoglia primitiva forma di comunicazione col nostro ecosistema sappia che, pur essendo noi grandemente interessate allo studio dei nuclei linguistici aborigeni, abbisogniamo altresì nelle nostre conversazioni di una complessità di sintassi e di una flessibilità terminologica ben superiore a quella da lei attualmente esibita."

Lupus chiese scusa, si presentò, e da allora in poi si recò spesso dalle galline a prendere il tè di granturco e a disquisire su argomenti filosofici, antropologici e gallinologici. Le galline stranalandesi sono particolarmente portate alla filosofia e alla letteratura. In filosofia, asseriscono che l'uovo è il principio fondamentale dell'Universo e che il bianco e il rosso, il liquido e il denso, sono gli elementi fondamentali della materia. Alla domanda: ma è nato prima l'uovo o la gallina? rispondono: noi vi abbiamo forse mai chiesto se Adamo ed Eva erano bambini o adulti? In campo letterario la loro scrittrice preferita è Galina Galinovic, una gallina poetessa autrice di odi sublimi tra cui questo "lamento della gallina":
LAMENTO DELLA GALLINA
Coccodé? Fallo te
Arrosto no
e neanche bollita
voglio far la mia vita
ed esser felice
non voglio far la gallina
voglio fare l'attrice
Sì le altre lo so
non la pensan come me
s'accontentan stan lì
coccodé coccodé
chicco a me chicco a te
vivono ingrassano
mangiano cagano
per aver nel futuro
un posto sicuro
sdraiate, alla fine
tra le patatine.
No, non ci sto
con quelli che dicono
ci verresti a fare
il bagno in piscina
e ti ritrovi nel brodo
il tuo, di gallina
vorrei una vita varia
estetista segretaria
tabaccaria gelataria
hostess ballerina
ma non gallina
non potete capire
c'è una parte di me
che è piena di angoscia
(e voi mi chiedete
se è l'ala o la coscia!)
coccodé?
fallo te!
il cervello piccino
ce l'hai tu, tacchino!
Vita nuova
mai più uova!
Voglio far la mia vita
ed esser felice
non voglio far la gallina
voglio far l'attrice.
(da Stranalandia, Stefano Benni)


L'autore
Antonio Ghislanzoni (Lecco 1824 - Caprino Bergamasco 1893) è stato narratore, giornalista, per qualche tempo cantante d'opera, autore di libretti di melodrammi, ben sessanta, fra cui quello dell'Aida, anche se taluni mai rappresentati. Fertilissimo autore di opere caratterizzate dall'umorismo macabro, dalla sferzante ironia, da bizzarre allegorie e surrealismo, fu collaboratore di numerose riviste e molte ne fondò; mazziniano convinto, fu costretto a fuggire in Svizzera ma, catturato dai francesi, fu deportato in Corsica. Per approfondire: https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Ghislanzoni
Gralli
