Gradiva

IL RITRATTO DELL' AMANTE (9)
Un uomo e un'effige in marmo nel romanzo di Wilhelm Jensen.
Lui, Norbert Hanold, un giovane archeologo tedesco, solo al mondo e di questo un poco sprezzante; ha una sola grande passione, l'archeologia. Da questa arriverà per lui anche la passione amorosa; un innamoramento non usuale, ma non nuovo, quello per un simulacro di marmo.
Lei, una figura femminile scolpita in un bassorilievo, l'immagine di una giovane, colta nell'attimo fugace del muovere un passo.
[...] non più bambina né tuttavia ancora donna, una virgo poco più che ventenne. Non la raffigurazione mirabile di una divinità, ma [...] vi era in essa un che di umano, di comune ma non in senso spregiativo, [...] La giovane donna non colpiva tanto per bellezza plastica, quanto perché aveva in sé [...] una grazia naturale, semplice, virginea, che pareva infondere vita alla materia. A produrre quest'effetto era essenzialmente il movimento in cui ella era raffigurata. [...] Il piede sinistro era appoggiato a terra, davanti, e il destro, nell'atto di seguirlo, sfiorava appena il terreno con la punta delle dita mentre la pianta e il calcagno salivano pressoché verticali. Quel movimento risvegliava una duplice impressione di leggerezza e agilità del passo e al tempo stesso di salda fermezza. Quel suo librarsi quasi in volo unito all'incedere sicuro conferiva alla giovane donna una grazia tutta particolare.
Da cui Gradiva, colei che incede: questo il nome che Norbert ha scelto per lei.
Dopo aver ammirato il bassorilievo ai Musei Vaticani, ne porta con sé in Germania una riproduzione in gesso, che colloca nel suo studio.

Bassorilievo di epoca romana, conservato nei Musei Vaticani; prima metà del II secolo d.C., forse da un originale greco del IV secolo a.C.
E da qui ha inizio la sua ossessione per questa donna di marmo; i suoi sogni, e il suo delirio, che saranno oggetto di un celebre saggio di Freud.
Noi ora ci chiediamo: cosa spinge un uomo ad innamorarsi di un simulacro di donna?
Norbert si è innamorato non di una donna straordinaria, di una dea, ciò che sarebbe comprensibile, ma di una donna, leggiadra, aggraziata, sì, ma comune.

Tuttavia, quelle reali - che osserva ossessivamente, mentre camminano per strada, per capire come sia possibile la posizione quasi verticale del piede destro - non eguagliano quel passo straordinariamente ammaliante.
Molte donne che i poeti hanno cantato, che sono divenute immortali nei loro versi erano donne straordinarie, superiori a tutte le altre, quasi divine in qualche caso: due per tutte Beatrice e Laura. Ma esistono davvero donne così? Già nel testo di Maurizio Bettini, Il ritratto dell'amante, dal quale ha preso l'avvio questo percorso, si era insinuata una perfida domanda: ma l'artista diventa tale in virtù della donna amata, oppure si inventa, costruisce una donna, la possiede per poi renderla ideale ed eterna con la sua arte? Una risposta precisa, come si vedrà, la darà Poe nel racconto Il ritratto ovale.
Il pittore Kokoschka voleva possedere, dominare Alma; era ossessionato da lei, l'aveva dipinta e disegnata in mille maniere, ma Alma era una donna in carne ed ossa, determinata, volitiva, non una rappresentazione idealizzata; era una donna reale, indipendente, impossibile da sottomettere. Il suo simulacro, contrariamente a quanto era accaduto alla figlia del vasaio, a Laodamia, a Barbara, non era servito a rendere meno dolorosa l'assenza dell'amato, ma era stato piuttosto un estremo, impotente, tentativo di possederla, di annullarne la volontà, fallito come si è visto.
Nel caso della Gradiva le cose andranno diversamente: il sogno, il delirio, e la realtà si intrecceranno in un gioco narrativo che stupirà il lettore.

Per finire
Vorrei dissipare il sospetto che questa sia una storia cupa, di incubi notturni e ossessioni che attanagliano il protagonista portandolo alla pazzia.
No, niente di tutto questo, la narrazione avanza con incedere leggero e aggraziato, come il passo della fanciulla di marmo. È sotto il sole luminoso e caldo del mezzogiorno, lungo le vie di Pompei, la città dormiente, in quell'ora vuota di cicaleggianti turisti, che Gradiva appare fra i ruderi allo sguardo attonito ed estasiato di Norbert. Quel fantasma, che egli stesso ha creato, al quale ha dato un nome e un luogo di provenienza, appartiene alla specie dei demoni meridiani; quelli che, nelle terre del mediterraneo, appaiono nella luce abbagliante della controra.

Norbert segue per più giorni la fanciulla e le parla, fino all'inaspettato epilogo; tuttavia al lettore attento non saranno sfuggiti un paio di dettagli, lasciati cadere come per caso, per metterlo sull'avviso.
Il finale, che non rivelerò, è sorprendente e ironico, e astutamente femminile, ciò che si può dire è che la donna vera si prenderà la sua rivincita.
Al di là della storia, il libro si fa apprezzare per la sobria eleganza della prosa, per la garbata ironia nei confronti dei connazionali del protagonista, turisti estasiati dalle antichità italiane; verso l'aridità degli studiosi che fuggono la realtà e i loro simili per rifugiarsi in un mondo di sogni eruditi.
[...] è veramente straordinario…"Che per essere vivi si debba prima morire. Deve essere una necessità, in archeologia."
NOTA Le immagini a disegno sono tratte dal libro.
Le puntate precedenti https://www.bibliosalotto.it/il-ritratto-dellamante/
(continua) Gralli
