I Re Magi (1)
Tutti conoscono, o credono di conoscere, la storia dei tre Re Magi e di come essi viaggiarono dalle lontane terre dell'Oriente per offrire i loro doni a Gesù nella mangiatoia a Betlemme. In realtà si tratta di una storia tra le più complesse ed intricate. Benedetto XVI, che ha visto i Magi come modello di ricerca della verità e della fede e che si era proposto di designarli come santi patroni d'Europa, disse:
Nel mistero del Natale, la luce di Cristo si irradia sulla terra, diffondendosi come a cerchi concentrici. Anzitutto sulla santa Famiglia di Nazaret: la Vergine Maria e Giuseppe sono illuminati dalla divina presenza del Bambino Gesù. La luce del Redentore si manifesta poi ai pastori di Betlemme, i quali, avvertiti dall'angelo, accorrono subito alla grotta e vi trovano il "segno" loro preannunciato: un bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia (cfr. Lc 2,12). I pastori, insieme con Maria e Giuseppe, rappresentano quel "resto d'Israele", i poveri, gli anawim, ai quali è annunciata la Buona Novella. Il fulgore di Cristo raggiunge infine i Magi, che costituiscono le primizie dei popoli pagani. Restano in ombra i palazzi del potere di Gerusalemme, dove la notizia della nascita del Messia viene recata paradossalmente proprio dai Magi, e suscita non gioia, ma timore e reazioni ostili. (Omelia del 6 gennaio 2006)
Al di là della verità dei fatti, sostenuta dalla Chiesa e dai suoi fedeli e negata dalla quasi totalità degli storici che li considerano leggendari, è evidente che la storia dei Magi è una costruzione letteraria pensata per fornire un insegnamento: Gesù fu respinto da quel potere politico e religioso che finirà infine per perseguitarlo e crocifiggerlo. Chi lo accolse furono invece persone ai margini della società: i pastori, i poveri e gli umili che sono i protagonisti del Presepio. In seguito, giunsero i Magi, rappresentanti di tutte le persone che vengono da lontano, gli stranieri sempre guardati con sospetto.
Nel Vangelo di Matteo (2,1-12) si legge:
1 Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: 2 «Dov'è il re dei Giudei che
è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». 3 All'udire queste
parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4 Riuniti tutti i sommi sacerdoti e
gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. 5 Gli risposero:
«A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
6 E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda:
da te uscirà infatti un capo
che pascerà il mio popolo, Israele.
7 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui
era apparsa la stella 8 e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente
del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».
9 Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li
precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10 Al vedere la
stella, essi provarono una grandissima gioia. 11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria
sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli o rirono in dono oro,
incenso e mirra. 12 Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero
ritorno al loro paese.

Gentile da Fabriano - Adorazione dei Magi, 1423
Matteo non dice che i Magi erano dei re, non fa cenno del loro numero né dei loro nomi ed è
vago sulla loro provenienza.
Gli altri evangelisti non parlano del tutto di questo episodio, come non parlano della strage
degli innocenti o della fuga della Sacra Famiglia in Egitto.
Certo è strano che sia agli evangelisti che a ogni storico contemporaneo sia sfuggita non tanto
la venuta di Magi orientali quanto la strage di neonati maschi perpetrata da Erode.
I teologi cristiani glissano elegantemente sulla evidente inconciliabilità tra quanto sostiene
Matteo e il Vangelo di Luca, secondo cui la Sacra Famiglia, passato poco più di un mese dalla
nascita di Gesù e dopo aver e ettuati a Gerusalemme la circoncisione e i riti della
purificazione, ritornò subito alla loro casa di Nazaret:
Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro
città di Nazaret. (Vangelo di Luca, 2,39)

Atlante catalano, 1375
I Magi nella tradizione.
A partire dalle scarne informazioni neotestamentarie, la tradizione cristiana ha arricchito la storia dei Magi di molti dettagli. Una particolare rilevanza deve essere data ai Vangeli apocrifi nei quali si trova l'origine di racconti che hanno raggiunto una tale diffusione popolare da ispirare artisti nel corso dei secoli e da diventare parte della cultura cristiana canonica.
Nel Protovangelo di Giacomo si leggono ulteriori particolari sulla stella che guida i Magi verso Betlemme. Erode, dopo averli convocati:
Interrogò i Magi, dicendo loro: - Che sogno avete visto circa il re che è nato? Dissero i Magi: - Abbiamo visto una stella grandissima, che brillava tra queste altre stelle e le oscurava, così che le stelle non si vedevano, e noi per questo abbiamo capito che un re era nato per Israele e siamo venuti ad adorarlo. […] I Magi se ne andarono. Ed ecco la stella che avevano visto in oriente li precedeva finché giunsero alla grotta, e si fermò in capo alla grotta. Ed i magi videro il bambino con sua madre Maria e trassero fuori della loro bisaccia dei doni: oro, incenso e mirra. ("Protovangelo di Giacomo", XXI, 2-3, in "I vangeli apocrifi", a cura di Marcello Craveri)
In testi più tardi, quelli che Matteo aveva definito semplicemente come Magi 1 (ossia sapienti, astrologi, maghi) diventano dei re. Il biblista Mark Allan Powell (Chasing the Eastern Star: Adventures in Biblical Reader Response Criticism) sostiene che l'idea di una autorità regale dei Magi è posteriore a Costantino e strumentale alla giustificazione del ruolo dei monarchi cristiani. Comunque, a partire dal 500, tutti i commentatori adottarono la versione che parlava di tre re. Una ulteriore evoluzione li fece provenire da paesi lontani, posti nei tre continenti allora conosciuti (Europa, Asia e Africa), a significare che la missione redentrice di Gesù era rivolta a tutte le nazioni del mondo. Per questo motivo i tre re sono raffigurati in genere come un arabo, un nero e un bianco, a rappresentare i discendenti di Sem, Cam e Jafet.

Mosaico della basilica di Sant'Apollinare Nuovo (Ravenna)
Nell'esemplare del Vangelo arabo dell'Infanzia conservato nella Biblioteca Laurenziana di Firenze, mentre si afferma con certezza che i Magi sono persiani, si è invece incerti sul loro numero:
Qualcuno opinò che essi fossero tre, secondo il numero dei doni, altri dissero che erano dodici
uomini, figli dei loro re; ed altri asserirono che erano dieci, di stirpe regale e con loro circa
milleduecento uomini del seguito.
(Mario E. Provera, "Il vangelo arabo dell'infanzia secondo il ms. Laurenziano Orientale (m.
387)")
-------------------------
1 I tre re pagani vennero chiamati Magi non perché fossero versati nelle arti magiche, ma per la loro grande
competenza nella disciplina dell'astrologia. Erano detti magi dai Persiani coloro che gli Ebrei chiamavano scribi, i
Greci filosofi e i latini savi. (Ludolfo di Sassonia (†1378), "Vita Christi")
È evidente che si tratta in ogni caso di numeri altamente simbolici: tre è il numero cardine della numerologia cristiana incentrata sulla Trinità divina, dodici sono le tribù di Israele, gli apostoli, e soprattutto i mesi e le costellazioni che fanno corona al Cristo-Sole.
Nel Vangelo dell'infanzia armeno si danno finalmente i nomi dei Magi e si afferma con certezza che si tratta di re:
Quando l'angelo aveva portato la buona novella a Maria era il 15 di Nisān, cioè il 6 aprile, un mercoledì, alla terza ora. Subito un angelo del Signore si recò nel paese dei persiani, per avvertire i re Magi che andassero a adorare il neonato. E costoro, guidati da una stella per nove mesi, giunsero a destinazione nel momento in cui la vergine diveniva madre. In quel momento il regno dei persiani dominava per la sua potenza e le sue conquiste su tutti i re che esistevano nei paesi d'oriente e quelli che erano i re magi erano tre fratelli: il primo Melkon, regnava sui Persiani, il secondo, Balthasar, regnava sugli Indiani e il terzo, Gaspar, possedeva il paese degli Arabi. Essendosi uniti insieme per ordine di Dio, arrivarono nel momento in cui la vergine diveniva madre. ("Vangelo dell'infanzia armeno", V, 9-10, in "I vangeli apocrifi", a cura di Marcello Craveri)
I comandanti del loro corteggio, investiti della suprema autorità, erano dodici. I drappelli di cavalleria che li accompagnavano comprendevano dodicimila uomini: quattromila per ciascun regno. […] Benché fossero fratelli, figli di uno stesso re, marciavano al loro seguito eserciti di lingua molto differente. Melkon, il primo re, aveva mirra, aloe, mussolina, porpora, pezze di lino e i libri scritti e sigillati dalle mani di Dio. Il secondo, il re degli Indi, Gaspar, aveva come doni in onore del bambino del nardo prezioso, della mirra, della cannella, del cinnamomo e dell'incenso e altri profumi. Il terzo re, il re degli Arabi, Balthasar, aveva oro, argento, pietre preziose, zaffiri di gran valore e perle fini. ("Vangelo dell'infanzia armeno", XI, in "I vangeli apocrifi", a cura di Marcello Craveri)2
-------------------------
2 Qualcuno, particolarmente attento, potrà aver notato che l'anonimo estensore del Vangelo dell'infanzia armeno
si contraddice sui regni governati da Gaspar e Balthasar; probabilmente questo evangelista, oltre che apocrifo,
era anche un po' confuso.

Hans Memling – Adorazione dei Magi, ca. 1470
Molto interessante è il Libro della Caverna dei Tesori uno scritto siriaco redatto in Mesopotamia fra V e VI secolo. I magi sono descritti come caldei e "re, figli di re": i loro nomi sono Hormiza di Makhodzi re dei persiani, Jazdegerd re di Saba e Peroz re di Seba. Due anni prima della nascita del Messia essi scorgono in cielo una stella al centro della quale vi è l'immagine d'una vergine che reca in seno un Bambino col capo cinto da una corona. Dopo aver consultato il libro dell'oracolo di Nimrod e altri testi profetici, essi salgono sul monte Nud (simbolo della Montagna Sacra, centro e asse dell'universo) dove si trova la Caverna dei Tesori. Qui sono celati i doni che vi avevano posti Adamo ed Eva agli inizi dei tempi affinché fossero consegnati al Salvatore; dopo aver prelevato i doni si avviano verso Betlemme.
In altre tradizioni i Magi hanno nomi diversi:
per gli etiopi sono Hor re di Persia, Basander re di Saba e Karsundas re dell'Oriente;
in Siria la comunità cristiana chiama i Magi Larvandad, Hormisdas e Gushnasaph, con nomi di
probabile origine persiana;
in un testo francese dell'XI secolo, si legge che il primo mago si chiama Malchus e porta l'oro,
il secondo Caspar e porta l'incenso e il terzo Fadizarda e porta la mirra;
il teologo francese Pietro Comestore (1100-1179), accanto a una forma dei tre nomi che chiama
latina, e che ai suoi tempi è ormai diventata tradizionale, ne cita altre due: l'ebraica (Appelus,
Amerus, Damasius) e la greca (Galgalath, Malgalath, Sarachim);
Voltaire, nel Dizionario Filosofico, assicura che alcuni hanno chiamato questi tre re Magalat,
Galgalat e Saraim; altri, Athos, Satos e Paratoras. Può perfino venire il dubbio che questi ultimi
nomi abbiano ispirato Dumas per quelli dei suoi tre moschettieri.
Con le leggende agiografiche di Iacopo da Varazze e di Giovanni di Hildesheim la tradizione
occidentale si è definitivamente consolidata sulla linea che si fa risalire a Beda il Venerabile, o
meglio allo Pseudo-Beda (Collectanea, sive Excerptiones Patrum).
Primo viene Melchior, vecchio e canuto, barba e capelli sciolti e lunghi, con tunica color giacinto, mantello arancione, calzari misti di giacinto e di bianco: egli o re l'oro, dono adatto al Signore in quanto re. Poi giunge Caspar, un giovane imberbe dal bell'incarnato, con tunica arancione, mantello rosso, calzature color giacinto: egli o re l'incenso, dono che si fa a Dio. Infine ecco Balthasar, cupo in volto o scuro d'incarnato (fuscus), con una tunica rossa, un mantello bianco screziato, calzature arancioni: egli o re la mirra, dono adatto a un mortale. (Franco Cardini, "I Re Magi")
Il colore degli abiti dei Magi che, come scrive Cardini, sembra proporre soluzioni adatte a un pittore o a un organizzatore di sacre rappresentazioni simboleggia rispettivamente lo stato coniugale per Gaspare, la verginità per Baldassarre e la penitenza per Melchiorre.

Emanuele Luzzati – da "La Stella dei Re Magi"
Per chi volesse approfondire il tema dei Magi consiglio il libro di Franco Cardini, I Re Magi: Leggenda cristiana e mito pagano, Marsilio, 2000. Il testo è piuttosto complesso ma assolutamente esauriente.
Interessanti sono anche due antologie di testi dedicati ai Magi: Il Natale dei Magi, a cura di Luca Scarlini (Einaudi, 2011), dove sono raccolti testi antichi, medioevali e moderni, e La stella dei Re Magi (Interlinea, 2003); i testi sono stati scelti da Roberto Cicala e da Emanuele Luzzati che, oltre a una serie di belle immagini, ci offre anche una sua riflessione valida sia per i credenti che per i laici:
Sono uomini come noi anche se sono re, e si mettono in cammino con grande umiltà, per conoscere ciò che non sanno.
Da questa antologia, per invogliare alla lettura, ho scelto un breve testo tratto da un manoscritto del XV secolo, conservato nella Biblioteca Nazionale di Monaco:
Accaddero tre prodigi, simultaneamente, nei palazzi dei tre re magi, che non lasciavano più dubbi sulla nascita di Gesù. Aveva il primo re, Melchior, uno struzzo, il quale covava due uova: da uno nacque uno struzzo, dall'altro un agnello. Il secondo re, Gaspar, aveva nel suo giardino un alto cedro, che nell'ora stessa prese a scuotere la sua cima e un uccello volò sul ramo più alto e si mise improvvisamente a cantare con voce umana. Il terzo re, Balthasar, ebbe da sua moglie un figlio, che, appena nato, prese a dire: «È nato un bambino da una vergine, morirà fra trentatré anni, così come io morirò fra trentatré giorni». E il bimbo, come aveva predetto, morì.
DrRestless (Roberto Gerbi)
