Il libro senza titolo
Nella primavera del 1849, il noto scrittore umoristico Mark Twain si trova a Parigi ed è invitato a tenere una conferenza allo Stomach Club, un circolo di scrittori e artisti in gran parte nordamericani, che si riunivano periodicamente per darsi al bel tempo: bere, mangiare ed ascoltare, dopo cena, un breve discorso tenuto da uno di loro. Il tema scelto dallo scrittore è piuttosto originale: Some Thoughts on the Science of Onanism, "qualche riflessione sulla scienza dell'onanismo", dove per onanismo si intende quello che in quegli anni era considerato l'abominevole vizio: la masturbazione. Il tema è trattato da Mark Twain in modo ironico, le citazioni dai classici, a partire dall'Iliade e da Giulio Cesare, sono per lo più apocrife, ossia inventate di sana pianta Il testo della controversa conferenza rimase per anni nel cassetto dell'autore. Solo negli anni Quaranta del secolo scorso cominciarono a circolare copie manoscritte mentre la prima edizione a stampa apparve solo nel 1952, in una tiratura limitata a cento copie.

La conferenza iniziava in questo modo:
Il mio talentoso predecessore vi ha messo in guardia contro il "male sociale dell'adulterio". Il suo competente discorso è stato esaustivo: non rimane nient'altro da dire sull'argomento. Tuttavia io continuerò il suo eccellente lavoro votato alla causa della moralità con degli avvertimenti riguardanti quella specie di ricreazione chiamata autoerotismo di cui, come intuisco, siete fedelissimi cultori. Tutti i grandi scrittori, antichi e moderni, che si sono occupati di salute e moralità, hanno affrontato questo inaffrontabile argomento: ciò dimostra quanto sia degno e importante. Alcuni di questi scrittori si sono pronunciati in un senso, altri in un altro.
Chi fosse interessato a continuare la lettura può scaricare il volumetto (in italiano con testo inglese a fronte) a questo benemerito indirizzo:
https://www.romolocapuano.com/wp-content/uploads/2016/06/Pensieri-sulla-scienza dellonanismo.pdf
Oggi il vostro immarcescibile Tarlo intende però proporvi un altro interessante (e ancora meno noto) testo sull'argomento. Si tratta di un libro del 1830, scritto da un anonimo autore francese che, poiché anche solo accennare alla parola "masturbazione" era considerato ineducato, lo intitolò semplicemente: Le livre sans titre. Si distingue da altre opere del genere per le sedici curiose immagini colorate a mano che illustrano il progressivo decadimento fisico e morale di un giovane dedito all'abominevole vizio.

Già dalla scelta delle citazioni in esergo si possono facilmente intuire il carattere e le finalità del volumetto. Viene citato Samuel Auguste André David Tissot, autore di L'onanismo ovvero Dissertazione sopra le malattie cagionate dalle polluzioni volontarie:
Questa funesta abitudine uccide più giovani da sola di tutte le altre malattie messe insieme.
Viene inoltre citata la Bibbia:
E Onan fu maledetto da Dio a causa del suo peccato.
Questa seconda citazione, oltre ad essere errata, è del tutto impropria perché, come tutti sanno, il peccato di Onan non fu la masturbazione ma semmai il coitus interruptus:
Er, primogenito di Giuda, si rese odioso al Signore e il Signore lo fece morire. Allora Giuda disse a Onan: «Unisciti alla moglie del fratello, compi verso di lei il dovere di cognato e assicura così una posterità per il fratello». Ma Onan sapeva che la prole non sarebbe stata considerata come sua; ogni volta che si univa alla moglie del fratello, disperdeva per terra, per non dare una posterità al fratello. Ciò che egli faceva non fu gradito al Signore, il quale fece morire anche lui. (Genesi 38, 7-10)

Per il nostro giovane protagonista del Libro senza titolo inizialmente va tutto
meravigliosamente:
1. Un fiore di salute.
Com'era bello, questo adolescente, quando il suo corpo si sviluppava con facilità, e s'abbelliva
ogni giorno di una nuova grazia; quando sulle sue guance, impercettibilmente arrotondate e
delicatamente sode, le rose e i gigli erano così ben amalgamati, così perfettamente fusi, che si
poteva credere di vedervi, nei momenti di riposo, la carnagione fresca, il dolce splendore, la
schietta allegria d'una vergine! Il pudore, la timidezza, l'ardore dei giochi innocenti, potevano
talvolta dipingersi in questo specchio dell'anima; ma questo colorito, più vivo del solito, non era
che il sintomo d'una dolce agitazione.
Si poteva ben dire che fosse giovane, bello, la speranza di sua madre:

2. Consunzione dorsale.
Era un bel ragazzo; era l'orgoglio di sua madre; le altre madri la invidiavano per il figlio. Nato da
genitori saggi, virtuosi, laboriosi e pieni di moderazione, egli non mostrava alcuna imperfezione
nell'aspetto, nessuna debolezza fisica.
Era uno dei più bei fiori del giardino della vita; eppure, questo fiore scolorisce; appassisce, si
piega tristemente sul suo stelo; il suo aspetto non ha più nulla di quel grazioso splendore che
lo faceva assomigliare ad un sorriso della natura; tutto è tetro, langue dentro di lui e intorno a
lui.
Amava la compagnia di giovani allegri e vivaci; […] proponeva giochi, immaginava feste piene di
onesti piaceri; allo stesso tempo aveva anche progetti di studio; si esercitava nei primi passi
nella carriera delle scienze e delle arti; sognava la gloria, la grandezza intellettuale: era una
giovane aquila che stava per spiccare il volo; […] ancora solo un momento, e…
Ma quale tempesta improvvisa o quale vertigine lo ha improvvisamente scagliato giù dall'alto
fin negli antri dove si nascondono gli uccelli notturni?
Il vizio innominabile (e fin qui ancora innominato) lo allontana dagli amici, lo incupisce, gli muta la fisionomia. La sua voce si fa rauca e confusa, il viso s'ingiallisce e si copre di pustole che suppurano e lo tormentano d'un crudele prurito.
Sente come se una mano di ferro lo afferrasse e lo opprimesse: le gambe reggono a malapena
il peso del suo corpo esausto; ogni passo lo lascia senza fiato; è costretto a fermarsi ad ogni
momento; mangia bene, eppure perde peso e si consuma. (Ippocrate, "De Morbis", lib, 2, c.
19.).
Crede di sentire formiche che dal capo gli scendono lungo la spina dorsale. Inoltre, avverte
dolori vaghi, strani e generalizzati, con alterne e sgradevoli sensazioni di calore e di freddo
in tutto il corpo, ma soprattutto ai lombi. Questi dolori diminuiranno; ma sentirà così freddo
nelle cosce e nelle gambe, anche se a toccarle queste parti sembrano mantenere il loro
calore naturale, che dovrà scaldarsi continuamente presso al fuoco, anche durante la
massima calura dell'estate; e questo freddo sarà accompagnato da dolori nelle membrane
stesse del cervello, dolori che lui descriverà come "ardore secco". E, in effetti, sentirà proprio
lì una sorta di fuoco che continuerà a bruciare nelle più nobili parti del suo organismo.

3. Dolori di stomaco.
Gli eccessi a cui continua a indulgere hanno disturbato la sua digestione. La sensibile
superficie dello stomaco si irrita; i risultati di questa infiammazione sono il richiamo di sangue
nei vasi sanguigni di questo organo, pulsazioni violente, aumento di calore e dolori piuttosto
intensi. […]
Povero ragazzo! Hai mal di stomaco; bene! Si può quasi senz'altro supporre, soprattutto se sei
ricco e se sei molto amato dai tuoi genitori, che cadrai nelle mani di uno di questi orgogliosi
medicastri, di questi assassini col diploma, che maltratteranno, affaticheranno e finiranno col
distruggere questo re delle viscere che i tuoi crudeli eccessi hanno compromesso. La follia dei
medici si aggiungerà alla tua; la loro furia seguirà la tua, come la punizione segue il peccato.

4. Arrossamento degli occhi.
L'occhio, il più bell'ornamento della figura umana, è anche uno dei nostri sensi più preziosi; è
lui che ci procura i piaceri più dolci e che diffonde più fascino sulle nostre vite.
[…]
D'un tratto una malattia ostinata e crudele ha colpito questi organi: l'occhio e le parti circostanti
sono attaccati, persino le palpebre vengono coinvolte; già compaiono ulcerazioni, che causano
la caduta delle ciglia; infine, tutto il tessuto delle palpebre s'infiamma, ed è difficile, quasi
impossibile, separarle l'una dall'altra. […]
La malattia peggiora; si sviluppano sintomi in verità identici, ma ancora più intensi. Prova un
calore bruciante, una totale impossibilità a sopportare la luce, anche la più soffusa; i dolori
sono esacerbati dall'azione del più piccolo raggio luminoso, il più debole di quelli che, in stato
di salute, paiono portare gioia e vita all'anima. […]
L'occhio distingue a malapena gli oggetti, e li percepisce in modo imperfetto; a volte gli
sembrano colorati di rosso. Spesso le palpebre si gonfiano fino a un punto estremo, si
capovolgono e offrono la più grande resistenza alla riduzione.

5. Estrema debolezza.
Chi è questo fantasma? Quanta pochi passi riesce a percorrere! Si direbbe che sfugga dalla
terra come un vapore, eppure il suo incedere è lento, pesante, insicuro; si abbassa verso terra
come se volesse tornarci; di tanto in tanto lancia sguardi obliqui e furtivi a destra e a manca,
quasi sguardi di disprezzo. […]
Guarda quanto è stanco e tormentato! È come se avesse fatto un lungo viaggio. Il più debole
dei vecchi sarebbe meno debilitato; sembra pensieroso come chi non ha più illusioni; nulla
solleva o sostiene la sua anima a quell'altezza superba da cui un tempo aveva intravisto
stendersi davanti a sé un futuro promettente. I suoi pensieri sono gravati da tutto quel peso che
ci causa la vita e ci piega verso la tomba.

6. Sonno agitato, incubi.
Quanto era dolce il suo sonno, prima che una fatale inclinazione gettasse sulla sua esistenza
un vero e proprio incantesimo, e la natura, per punirlo per un torto irreparabile ai suoi occhi, lo
avesse inesorabilmente gettato in un susseguirsi di dolori! […]
Il suo sonno è tormentato dagli incubi. A volte:
l'immaginazione lo porta sull'orlo di un precipizio immenso; vuole fuggire, ma una mano
nemica lo trattiene e gli paralizza i movimenti. Prova un grande desiderio di svegliarsi e non ci
riesce. Gli sfuggono grida confuse, gemiti che non servono ad alleviare; il sonno, le cui funzioni
dovrebbero essere rigeneranti, è pesante, penoso, accompagnato da cefalee, sudorazione
abbondante e talvolta da un sussulto febbrile.
Si sveglia di soprassalto; ma un'impressione di terrore, una pesantezza alla testa e, soprattutto,
un notevole affaticamento degli arti, persistono più o meno a lungo dopo il risveglio. […]
Per quelli i cui gli incubi sono dovuti solo a una vita troppo sedentaria, a occasionali eccessi a
tavola, a un lavoro d'ufficio troppo prolungato, esiste un rimedio nell'eliminare la causa che ha
prodotto il male. Ma lui! che ha permesso a un nemico segreto di acquisire tanto potere sulla
sua volontà, sempre più debole e illanguidita; per lui che contribuisce ogni giorno alla propria
rovina, i tormenti che disturbano le notti non sono disturbi accidentali; sono la conseguenza
del grande perturbamento che ha introdotto in tutto il suo essere; annunciano un fatale disturbo
dell'equilibrio nelle sue forze; le sue forze non si bilanciano più, sono entrate in guerra, e la lotta
forse finirà solo col totale annientamento!

7. Caduta dei denti.
Lo stesso vizio che altera così rapidamente la bellezza del viso colpisce l'integrità dei denti e
procura non solo sgradevoli effetti allo sguardo degli altri, ma anche disagi molto concreti per
sé stessi. […]
Si sa oggi che, tra tutti i dolori a cui le malattie sottopongono l'uomo, nessuno è più
incontrollabile, più atroce di quelli che precedono la perdita dei denti.
Cominciano col denudarsi delle radici; diventano gialle e sono ricoperte di limo e tartaro; lo
smalto si decompone, la carie corrode l'avorio; si esala un odore fetido, tanto sgradevole per i
malati quanto insopportabile per chi si avvicina. Una serie di dolori terribili s'insedia in quei
denti che un tempo erano così piacevoli a vedersi, e che ora, nelle successive devastazioni,
nelle rovine che mettono in mostra, feriscono sia l'olfatto che la vista.
Il nostro giovane, sfortunato, vizioso ha una terribile visione in cui si vede piantato come un nuovo virgulto nella selva di cui parla Dante nel tredicesimo canto dell'Inferno: quella dove sono puniti i violenti contro sé stessi. Si chiede:
"Sono dunque un suicida?" […] Ancora un po', e si vedrà che lo era.

8. Sputare sangue.
Cosa sta cercando di nascondere agli occhi preoccupati dei suoi genitori? Perché sembra così
sconvolto quando guarda il suo fazzoletto dietro l'angolo di una strada? Si capisce che non è la
prima volta che è colpito da questo terrore, di cui un cenno del capo, uno sguardo rivolto al
cielo, un brivido di paura che scuote tutto il corpo, rappresentano i sintomi angoscianti.
Ha creduto in quel momento di sfuggire allo sguardo della madre, che ama e che farà morire
col suo perseverare in un percorso colpevole e funesto. Invece lei lo ha visto nascondersi dietro
gli alberi, lo vede riporre in tasca il fazzoletto sporco di sangue; e la povera madre ha capito
tutto, e questo nuovo segno del deperimento del figlio le ha ancora una volta lacerato il cuore.
[…]
I rimproveri della sua coscienza sono a volte così acuti da farlo piangere. Perché queste lacrime
non lo convincono a una scelta definitiva e incrollabile? Gli è ben chiaro che questo sputare
sangue sta diventando sempre più pericoloso. […]
Tutti questi sintomi non gli annunciano forse che al suo interno sta accadendo qualcosa di
disastroso? In effetti, infiammazioni e ulcerazioni sono comparse nei suoi polmoni, e non è
impunemente che gli organi della respirazione, dell'atto più importante della vita, iniziano ad
alterarsi.

9. Perdita dei capelli.
Aveva dei bellissimi capelli neri che, nei primi anni dell'adolescenza, gli cadevano in riccioli
sulle spalle.
La natura però, cercando di preservare gli organi principali del nostro giovane depravato:
ha, per così dire, trascurato la nutrizione di questi bei capelli. Questi cadono giorno dopo giorno e continuano a testimoniare la progressiva debilitazione degli organi vitali, quelli a cui la natura cerca prima di portare soccorso, e che lo sfortunato, nella sua deplorevole ostinazione, non smette mai di rendere sempre più miserabili e più deboli.
I mille bizzarri medicamenti che impiega sono inutili a fermare l'inesorabile, progressiva alopecia:
la peste è nella tua volontà pervertita!

10. Vomito alimentare.
La progressione di questa malattia fisica e morale è inesorabile. Lo sventurato giovane non
riesce più a trattenere nulla, né gli alimenti, sia solidi che liquidi, né i farmaci che gli vengono
somministrati.
Egli crederà di poter sfuggire a queste stancanti e disgustose eiezioni restando a letto in una sorta d'inerzia, di nullità morale ma ahimé! Si ritroverà lì con lo stesso nemico, quel nemico segreto, che lo ha precipitato nell'abisso della miseria in cui si dibatte!

11. Vomito ematico.
Per i capitoli successivi, fino all'inevitabile esito, anche per non sconvolgere oltre i miei
affezionati lettori, mi limiterò a mostrare l'immagine e a tradurre la didascalia.
Invito chi fosse interessato ad approfondire il crudele progredire della sintomatologia dello
sventurato giovane a scaricare il volume (in lingua francese, in quanto mai tradotto in italiano)
all'indirizzo: https://archive.org/details/BIUSante_353553

Il suo petto cede… vomita sangue…
12. Pustole su tutto il corpo.

Tutto il corpo si copre di pustole… è orribile a vedersi!
13. Febbre e pallore.

Una febbre lenta lo consuma, langue, tutto il suo corpo brucia
14. Rigidità del corpo.

Tutto il corpo s'irrigidisce… le sue membra cessano di muoversi…
15. Morte.
L'inesorabile, tragica conclusione non può essere che la morte:
Il polmone è già morto; la respirazione è la prima funzione gravemente lesa; il sangue arterioso
cessa di formarsi e il cuore, sempre più debole, espelle in ogni organo soltanto sangue venoso;
la lingua è arida, secca, nera, fuligginosa, ruvida, screpolata; le gengive, i denti e le labbra sono
ricoperti da una patina fuligginosa e nerastra.
Vede sua madre, vede le sue sorelle che cercano ancora di leggere sul suo volto i residui di una
speranza che ormai non sono più nemmeno nel suo cuore; le vede volgere il viso per
nascondere le lacrime; vorrebbe parlare con loro, vorrebbe consolarle, ma la sua lingua trema;
prova invano ad articolare dei suoni che si possano intendere chiaramente. Non ha più la forza
di ingoiare il poco cibo che gli viene offerto; anche se vorrebbe farlo per compiacere sua madre.
Il suo polso è piccolo, debole, irregolare; le sue giugulari, dilatate dal sangue venoso,
presentano battiti che indicano non l'attività della vita ma l'estrema difficoltà a respirare. Le sue
guance sono come macchiate di un rosso livido, mentre il resto del viso è pallido, spento,
giallastro; la pelle è acre, sporca, terrosa; toccandola si potrebbe dire che vi sia stata gettata
della polvere; gli occhi sono abbassati, spenti, lacrimosi, polverulenti, semiaperti, rovesciati o
pesti; a malapena riescono ancora a percepire in modo imperfetto qualche raggio di luce.
Ora sua madre e le sue sorelle possono piangere, non le può più vedere; anche gli altri sensi
sono annullati o alterati. […]
Per un attimo alza la mano; vorrebbe tenderla in segno d'addio, ma ricade immobile.

Delira: s'irrigidisce contro la morte, ma la morte è più forte.
16. Tomba.

È così che spira, a soli diciassette anni, tra terribili tormenti.
Il vostro didattico Tarlo vi promette che si occuperà ancora di masturbazione. Nelle pieghe infinite di internet esistono infatti innumerevoli e imprescindibili testi sulle terribili conseguenze di questo spregevole vizio ma anche su come porvi rimedio, in modo da non esporsi allo stesso tragico inevitabile destino del protagonista del Libro senza titolo.
DrRestless (Roberto Gerbi)
