Il libro senza titolo

19.12.2025

Nella primavera del 1849, il noto scrittore umoristico Mark Twain si trova a Parigi ed è invitato a tenere una conferenza allo Stomach Club, un circolo di scrittori e artisti in gran parte nordamericani, che si riunivano periodicamente per darsi al bel tempo: bere, mangiare ed ascoltare, dopo cena, un breve discorso tenuto da uno di loro. Il tema scelto dallo scrittore è piuttosto originale: Some Thoughts on the Science of Onanism, "qualche riflessione sulla scienza dell'onanismo", dove per onanismo si intende quello che in quegli anni era considerato l'abominevole vizio: la masturbazione. Il tema è trattato da Mark Twain in modo ironico, le citazioni dai classici, a partire dall'Iliade e da Giulio Cesare, sono per lo più apocrife, ossia inventate di sana pianta Il testo della controversa conferenza rimase per anni nel cassetto dell'autore. Solo negli anni Quaranta del secolo scorso cominciarono a circolare copie manoscritte mentre la prima edizione a stampa apparve solo nel 1952, in una tiratura limitata a cento copie. 

 La conferenza iniziava in questo modo:

 Il mio talentoso predecessore vi ha messo in guardia contro il "male sociale dell'adulterio". Il suo competente discorso è stato esaustivo: non rimane nient'altro da dire sull'argomento. Tuttavia io continuerò il suo eccellente lavoro votato alla causa della moralità con degli avvertimenti riguardanti quella specie di ricreazione chiamata autoerotismo di cui, come intuisco, siete fedelissimi cultori. Tutti i grandi scrittori, antichi e moderni, che si sono occupati di salute e moralità, hanno affrontato questo inaffrontabile argomento: ciò dimostra quanto sia degno e importante. Alcuni di questi scrittori si sono pronunciati in un senso, altri in un altro. 

 Chi fosse interessato a continuare la lettura può scaricare il volumetto (in italiano con testo inglese a fronte) a questo benemerito indirizzo: 

 https://www.romolocapuano.com/wp-content/uploads/2016/06/Pensieri-sulla-scienza dellonanismo.pdf

 Oggi il vostro immarcescibile Tarlo intende però proporvi un altro interessante (e ancora meno noto) testo sull'argomento. Si tratta di un libro del 1830, scritto da un anonimo autore francese che, poiché anche solo accennare alla parola "masturbazione" era considerato ineducato, lo intitolò semplicemente: Le livre sans titre. Si distingue da altre opere del genere per le sedici curiose immagini colorate a mano che illustrano il progressivo decadimento fisico e morale di un giovane dedito all'abominevole vizio. 

 Già dalla scelta delle citazioni in esergo si possono facilmente intuire il carattere e le finalità del volumetto. Viene citato Samuel Auguste André David Tissot, autore di L'onanismo ovvero Dissertazione sopra le malattie cagionate dalle polluzioni volontarie: 

 Questa funesta abitudine uccide più giovani da sola di tutte le altre malattie messe insieme.

 Viene inoltre citata la Bibbia: 

 E Onan fu maledetto da Dio a causa del suo peccato. 

 Questa seconda citazione, oltre ad essere errata, è del tutto impropria perché, come tutti sanno, il peccato di Onan non fu la masturbazione ma semmai il coitus interruptus

Er, primogenito di Giuda, si rese odioso al Signore e il Signore lo fece morire. Allora Giuda disse a Onan: «Unisciti alla moglie del fratello, compi verso di lei il dovere di cognato e assicura così una posterità per il fratello». Ma Onan sapeva che la prole non sarebbe stata considerata come sua; ogni volta che si univa alla moglie del fratello, disperdeva per terra, per non dare una posterità al fratello. Ciò che egli faceva non fu gradito al Signore, il quale fece morire anche lui. (Genesi 38, 7-10) 

 Per il nostro giovane protagonista del Libro senza titolo inizialmente va tutto meravigliosamente:

 1. Un fiore di salute.
 
Com'era bello, questo adolescente, quando il suo corpo si sviluppava con facilità, e s'abbelliva ogni giorno di una nuova grazia; quando sulle sue guance, impercettibilmente arrotondate e delicatamente sode, le rose e i gigli erano così ben amalgamati, così perfettamente fusi, che si poteva credere di vedervi, nei momenti di riposo, la carnagione fresca, il dolce splendore, la schietta allegria d'una vergine! Il pudore, la timidezza, l'ardore dei giochi innocenti, potevano talvolta dipingersi in questo specchio dell'anima; ma questo colorito, più vivo del solito, non era che il sintomo d'una dolce agitazione. 

Si poteva ben dire che fosse giovane, bello, la speranza di sua madre: 

 2. Consunzione dorsale.
 Era un bel ragazzo; era l'orgoglio di sua madre; le altre madri la invidiavano per il figlio. Nato da genitori saggi, virtuosi, laboriosi e pieni di moderazione, egli non mostrava alcuna imperfezione nell'aspetto, nessuna debolezza fisica. Era uno dei più bei fiori del giardino della vita; eppure, questo fiore scolorisce; appassisce, si piega tristemente sul suo stelo; il suo aspetto non ha più nulla di quel grazioso splendore che lo faceva assomigliare ad un sorriso della natura; tutto è tetro, langue dentro di lui e intorno a lui. Amava la compagnia di giovani allegri e vivaci; […] proponeva giochi, immaginava feste piene di onesti piaceri; allo stesso tempo aveva anche progetti di studio; si esercitava nei primi passi nella carriera delle scienze e delle arti; sognava la gloria, la grandezza intellettuale: era una giovane aquila che stava per spiccare il volo; […] ancora solo un momento, e… Ma quale tempesta improvvisa o quale vertigine lo ha improvvisamente scagliato giù dall'alto fin negli antri dove si nascondono gli uccelli notturni? 

 Il vizio innominabile (e fin qui ancora innominato) lo allontana dagli amici, lo incupisce, gli muta la fisionomia. La sua voce si fa rauca e confusa, il viso s'ingiallisce e si copre di pustole che suppurano e lo tormentano d'un crudele prurito. 

 Sente come se una mano di ferro lo afferrasse e lo opprimesse: le gambe reggono a malapena il peso del suo corpo esausto; ogni passo lo lascia senza fiato; è costretto a fermarsi ad ogni momento; mangia bene, eppure perde peso e si consuma. (Ippocrate, "De Morbis", lib, 2, c. 19.).
Crede di sentire formiche che dal capo gli scendono lungo la spina dorsale. Inoltre, avverte dolori vaghi, strani e generalizzati, con alterne e sgradevoli sensazioni di calore e di freddo in tutto il corpo, ma soprattutto ai lombi. Questi dolori diminuiranno; ma sentirà così freddo nelle cosce e nelle gambe, anche se a toccarle queste parti sembrano mantenere il loro calore naturale, che dovrà scaldarsi continuamente presso al fuoco, anche durante la massima calura dell'estate; e questo freddo sarà accompagnato da dolori nelle membrane stesse del cervello, dolori che lui descriverà come "ardore secco". E, in effetti, sentirà proprio lì una sorta di fuoco che continuerà a bruciare nelle più nobili parti del suo organismo. 

 3. Dolori di stomaco.
 Gli eccessi a cui continua a indulgere hanno disturbato la sua digestione. La sensibile superficie dello stomaco si irrita; i risultati di questa infiammazione sono il richiamo di sangue nei vasi sanguigni di questo organo, pulsazioni violente, aumento di calore e dolori piuttosto intensi. […]
Povero ragazzo! Hai mal di stomaco; bene! Si può quasi senz'altro supporre, soprattutto se sei ricco e se sei molto amato dai tuoi genitori, che cadrai nelle mani di uno di questi orgogliosi medicastri, di questi assassini col diploma, che maltratteranno, affaticheranno e finiranno col distruggere questo re delle viscere che i tuoi crudeli eccessi hanno compromesso. La follia dei medici si aggiungerà alla tua; la loro furia seguirà la tua, come la punizione segue il peccato. 

 4. Arrossamento degli occhi.
 L'occhio, il più bell'ornamento della figura umana, è anche uno dei nostri sensi più preziosi; è lui che ci procura i piaceri più dolci e che diffonde più fascino sulle nostre vite.
[…] D'un tratto una malattia ostinata e crudele ha colpito questi organi: l'occhio e le parti circostanti sono attaccati, persino le palpebre vengono coinvolte; già compaiono ulcerazioni, che causano la caduta delle ciglia; infine, tutto il tessuto delle palpebre s'infiamma, ed è difficile, quasi impossibile, separarle l'una dall'altra. […]
 La malattia peggiora; si sviluppano sintomi in verità identici, ma ancora più intensi. Prova un calore bruciante, una totale impossibilità a sopportare la luce, anche la più soffusa; i dolori sono esacerbati dall'azione del più piccolo raggio luminoso, il più debole di quelli che, in stato di salute, paiono portare gioia e vita all'anima. […]
 L'occhio distingue a malapena gli oggetti, e li percepisce in modo imperfetto; a volte gli sembrano colorati di rosso. Spesso le palpebre si gonfiano fino a un punto estremo, si capovolgono e offrono la più grande resistenza alla riduzione. 

 5. Estrema debolezza.
 Chi è questo fantasma? Quanta pochi passi riesce a percorrere! Si direbbe che sfugga dalla terra come un vapore, eppure il suo incedere è lento, pesante, insicuro; si abbassa verso terra come se volesse tornarci; di tanto in tanto lancia sguardi obliqui e furtivi a destra e a manca, quasi sguardi di disprezzo. […]
Guarda quanto è stanco e tormentato! È come se avesse fatto un lungo viaggio. Il più debole dei vecchi sarebbe meno debilitato; sembra pensieroso come chi non ha più illusioni; nulla solleva o sostiene la sua anima a quell'altezza superba da cui un tempo aveva intravisto stendersi davanti a sé un futuro promettente. I suoi pensieri sono gravati da tutto quel peso che ci causa la vita e ci piega verso la tomba. 

 6. Sonno agitato, incubi.
 Quanto era dolce il suo sonno, prima che una fatale inclinazione gettasse sulla sua esistenza un vero e proprio incantesimo, e la natura, per punirlo per un torto irreparabile ai suoi occhi, lo avesse inesorabilmente gettato in un susseguirsi di dolori! […]

Il suo sonno è tormentato dagli incubi. A volte:

l'immaginazione lo porta sull'orlo di un precipizio immenso; vuole fuggire, ma una mano nemica lo trattiene e gli paralizza i movimenti. Prova un grande desiderio di svegliarsi e non ci riesce. Gli sfuggono grida confuse, gemiti che non servono ad alleviare; il sonno, le cui funzioni dovrebbero essere rigeneranti, è pesante, penoso, accompagnato da cefalee, sudorazione abbondante e talvolta da un sussulto febbrile.
Si sveglia di soprassalto; ma un'impressione di terrore, una pesantezza alla testa e, soprattutto, un notevole affaticamento degli arti, persistono più o meno a lungo dopo il risveglio. […] Per quelli i cui gli incubi sono dovuti solo a una vita troppo sedentaria, a occasionali eccessi a tavola, a un lavoro d'ufficio troppo prolungato, esiste un rimedio nell'eliminare la causa che ha prodotto il male. Ma lui! che ha permesso a un nemico segreto di acquisire tanto potere sulla sua volontà, sempre più debole e illanguidita; per lui che contribuisce ogni giorno alla propria rovina, i tormenti che disturbano le notti non sono disturbi accidentali; sono la conseguenza del grande perturbamento che ha introdotto in tutto il suo essere; annunciano un fatale disturbo dell'equilibrio nelle sue forze; le sue forze non si bilanciano più, sono entrate in guerra, e la lotta forse finirà solo col totale annientamento! 

 7. Caduta dei denti.
 Lo stesso vizio che altera così rapidamente la bellezza del viso colpisce l'integrità dei denti e procura non solo sgradevoli effetti allo sguardo degli altri, ma anche disagi molto concreti per sé stessi. […]
Si sa oggi che, tra tutti i dolori a cui le malattie sottopongono l'uomo, nessuno è più incontrollabile, più atroce di quelli che precedono la perdita dei denti.
Cominciano col denudarsi delle radici; diventano gialle e sono ricoperte di limo e tartaro; lo smalto si decompone, la carie corrode l'avorio; si esala un odore fetido, tanto sgradevole per i malati quanto insopportabile per chi si avvicina. Una serie di dolori terribili s'insedia in quei denti che un tempo erano così piacevoli a vedersi, e che ora, nelle successive devastazioni, nelle rovine che mettono in mostra, feriscono sia l'olfatto che la vista. 

 Il nostro giovane, sfortunato, vizioso ha una terribile visione in cui si vede piantato come un nuovo virgulto nella selva di cui parla Dante nel tredicesimo canto dell'Inferno: quella dove sono puniti i violenti contro sé stessi. Si chiede: 

 "Sono dunque un suicida?" […] Ancora un po', e si vedrà che lo era. 

 8. Sputare sangue.
 Cosa sta cercando di nascondere agli occhi preoccupati dei suoi genitori? Perché sembra così sconvolto quando guarda il suo fazzoletto dietro l'angolo di una strada? Si capisce che non è la prima volta che è colpito da questo terrore, di cui un cenno del capo, uno sguardo rivolto al cielo, un brivido di paura che scuote tutto il corpo, rappresentano i sintomi angoscianti. Ha creduto in quel momento di sfuggire allo sguardo della madre, che ama e che farà morire col suo perseverare in un percorso colpevole e funesto. Invece lei lo ha visto nascondersi dietro gli alberi, lo vede riporre in tasca il fazzoletto sporco di sangue; e la povera madre ha capito tutto, e questo nuovo segno del deperimento del figlio le ha ancora una volta lacerato il cuore. […]
 I rimproveri della sua coscienza sono a volte così acuti da farlo piangere. Perché queste lacrime non lo convincono a una scelta definitiva e incrollabile? Gli è ben chiaro che questo sputare sangue sta diventando sempre più pericoloso. […]
Tutti questi sintomi non gli annunciano forse che al suo interno sta accadendo qualcosa di disastroso? In effetti, infiammazioni e ulcerazioni sono comparse nei suoi polmoni, e non è impunemente che gli or
gani della respirazione, dell'atto più importante della vita, iniziano ad alterarsi. 

 9. Perdita dei capelli.
 Aveva dei bellissimi capelli neri che, nei primi anni dell'adolescenza, gli cadevano in riccioli sulle spalle. 

 La natura però, cercando di preservare gli organi principali del nostro giovane depravato: 

 ha, per così dire, trascurato la nutrizione di questi bei capelli. Questi cadono giorno dopo giorno e continuano a testimoniare la progressiva debilitazione degli organi vitali, quelli a cui la natura cerca prima di portare soccorso, e che lo sfortunato, nella sua deplorevole ostinazione, non smette mai di rendere sempre più miserabili e più deboli. 

 I mille bizzarri medicamenti che impiega sono inutili a fermare l'inesorabile, progressiva alopecia: 

la peste è nella tua volontà pervertita! 

 10. Vomito alimentare.
 La progressione di questa malattia fisica e morale è inesorabile. Lo sventurato giovane non riesce più a trattenere nulla, né gli alimenti, sia solidi che liquidi, né i farmaci che gli vengono somministrati. 

 Egli crederà di poter sfuggire a queste stancanti e disgustose eiezioni restando a letto in una sorta d'inerzia, di nullità morale ma ahimé! Si ritroverà lì con lo stesso nemico, quel nemico segreto, che lo ha precipitato nell'abisso della miseria in cui si dibatte! 

 11. Vomito ematico.
 Per i capitoli successivi, fino all'inevitabile esito, anche per non sconvolgere oltre i miei affezionati lettori, mi limiterò a mostrare l'immagine e a tradurre la didascalia.
 Invito chi fosse interessato ad approfondire il crudele progredire della sintomatologia dello sventurato giovane a scaricare il volume (in lingua francese, in quanto mai tradotto in italiano) all'indirizzo:               https://archive.org/details/BIUSante_353553

 

Il suo petto cede… vomita sangue…  

 12. Pustole su tutto il corpo.
 

Tutto il corpo si copre di pustole… è orribile a vedersi!  

 13. Febbre e pallore.

Una febbre lenta lo consuma, langue, tutto il suo corpo brucia  

 14. Rigidità del corpo. 

 Tutto il corpo s'irrigidisce… le sue membra cessano di muoversi… 

 15. Morte.
 L'inesorabile, tragica conclusione non può essere che la morte: 

 Il polmone è già morto; la respirazione è la prima funzione gravemente lesa; il sangue arterioso cessa di formarsi e il cuore, sempre più debole, espelle in ogni organo soltanto sangue venoso; la lingua è arida, secca, nera, fuligginosa, ruvida, screpolata; le gengive, i denti e le labbra sono ricoperti da una patina fuligginosa e nerastra.
 Vede sua madre, vede le sue sorelle che cercano ancora di leggere sul suo volto i residui di una speranza che ormai non sono più nemmeno nel suo cuore; le vede volgere il viso per nascondere le lacrime; vorrebbe parlare con loro, vorrebbe consolarle, ma la sua lingua trema; prova invano ad articolare dei suoni che si possano intendere chiaramente. Non ha più la forza di ingoiare il poco cibo che gli viene offerto; anche se vorrebbe farlo per compiacere sua madre. Il suo polso è piccolo, debole, irregolare; le sue giugulari, dilatate dal sangue venoso, presentano battiti che indicano non l'attività della vita ma l'estrema difficoltà a respirare. Le sue guance sono come macchiate di un rosso livido, mentre il resto del viso è pallido, spento, giallastro; la pelle è acre, sporca, terrosa; toccandola si potrebbe dire che vi sia stata gettata della polvere; gli occhi sono abbassati, spenti, lacrimosi, polverulenti, semiaperti, rovesciati o pesti; a malapena riescono ancora a percepire in modo imperfetto qualche raggio di luce. Ora sua madre e le sue sorelle possono piangere, non le può più vedere; anche gli altri sensi sono annullati o alterati. […]
 Per un attimo alza la mano; vorrebbe tenderla in segno d'addio, ma ricade immobile. 

Delira: s'irrigidisce contro la morte, ma la morte è più forte.  

 16. Tomba.

 È così che spira, a soli diciassette anni, tra terribili tormenti. 

 Il vostro didattico Tarlo vi promette che si occuperà ancora di masturbazione. Nelle pieghe infinite di internet esistono infatti innumerevoli e imprescindibili testi sulle terribili conseguenze di questo spregevole vizio ma anche su come porvi rimedio, in modo da non esporsi allo stesso tragico inevitabile destino del protagonista del Libro senza titolo.

                                                                                                                                 DrRestless (Roberto Gerbi)