Il ritratto dell'amata

19.01.2026

Il ritratto dell'amante (2)

Un giovane uomo, un principe, riceve da tre misteriose damigelle, il ritratto di una fanciulla, Pamina - la figlia di Astrifiammante, Regina della notte - rapita da un demone malvagio.

[...] Gioia e beatitudine ti attendono. Ecco, La grande principessa ti manda questo ritratto; è l'immagine di sua figlia - se trovi, ella disse, che questi lineamenti non ti sono indifferenti, felicità, onore e fama saranno il tuo premio.

Tamino, questo il suo nome, contempla l'immagine e se innamora, e canta per noi la sua struggente passione. È l' Aria Terza, della Scena Quarta, dell'Atto Primo di Il Flauto Magico di Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Emanuel Schikaneder.

All'innamoramento segue l'azione, Tamino come tutti i principi delle fiabe, dopo molte avventure, libererà la bella Pamina e ne otterrà l'amore.

Qui l'opera integrale

Un ritratto di parole

Erano i capei d'oro a l'aura sparsi
che 'n mille dolci nodi gli avolgea,
e 'l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi ch'or ne son sì scarsi;

e 'l viso di pietosi color farsi,
non so se vero o falso, mi parea:
i' che l'esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di subito arsi?

Non era l'andar suo cosa mortale,
ma d'angelica forma; e le parole
sonavan altro che pur voce umana.

Uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel ch'i' vidi: e se non fosse or tale,
piaga per allentar d'arco non sana.

 (Francesco Petrarca Canzoniere Sonetto XC) 

Un ritratto celebre, tramandato dai versi, intatto attraverso i secoli, come la fama di colei che ne è stata modello: Laura. Di lei, ahimè,  non ci resta alcuna effigie da poter contemplare, a differenza del Poeta, immortalato, non solo grazie all'opera sua, ma con colori e pennelli, da un pittore immortale.

Andrea del Castagno, Francesco Petrarca, 1450

Un altro ritratto e un altro pittore

Quando giunse a Simon l'alto concetto
ch'a mio nome gli pose in man lo stile,
s'avesse dato a l'opera gentile
colla figura voce ed intellecto,

di sospir molti mi sgombrava il petto,
che ciò ch'altri ha più caro, a me fan vile:
però che 'n vista ella si mostra umile
promettendomi pace ne l'aspetto.

Ma poi ch'i' vengo a ragionar co·llei,
benignamente assai par che m'ascolte,
se risponder savesse a' detti miei.

Pigmalïon, quanto lodar ti dêi
de l'imagine tua, se mille volte
n'avesti quel ch'i' sol una vorrei.

(Canzoniere Sonetto LXXVIII)

Petrarca commissiona all'amico Simone Martini, un ritratto di Laura; gli mette in mano lo stile, cioè la penna di metallo per disegnare; ma ahimè l'alto concetto, cioè la sua ispirazione, non è sufficiente a dare al quadro voce e pensiero; se l'avesse fatto avrebbe risparmiato al poeta tanti sospiri di rimpianto per la donna vera. Un dipinto pur così prezioso, vale poco per lui al confronto di chi l'ha ispirato.
Il Poeta parla al ritratto, che pare benignamente ascoltarlo, ma non può rispondere ai suoi detti. Quanto è da invidiare Pigmalione la cui statua prese vita, grazie ad Afrodite: egli le parlò e fu ascoltato mille volte. Ah, potesse il poeta farlo almeno una volta sola!

Simone Martini dipinge Laura, autore Pietro Saltini (1839-1908)

Le cose non andarono come qui raffigurate, è lo stesso Petrarca a dirlo in un sonetto.

Per mirar Policleto a prova fiso
con gli altri ch'ebber fama di quell'arte
mill'anni, non vedrian la minor parte
de la beltà che m'have il cor conquiso.

Ma certo il mio Simon fu in paradiso,
onde questa gentil donna si parte:
ivi la vide, e la ritrasse in carte
per far fede qua giù del suo bel viso.

L'opra fu ben di quelle che nel cielo
si ponno imaginar, non qui tra noi,
ove le membra fanno a l'alma velo.

Cortesia fe'; né la potea far poi
che fu disceso a provar caldo e gelo,
e del mortal sentiron gli occhi suoi.

(Canzoniere Sonetto LXXVII)

Policleto, e gli altri grandi scultori greci, dice il Poeta, con tutta l'arte loro millenaria, non potrebbero rendere neppure una minima parte de la beltà che m'have il cor conquiso. Ma l'amico Simone, il mio Simon, la ritrasse non in una bottega di pittore, ma in Paradiso onde questa gentil donna si parte: Simone ebbe il privilegio di vedere Laura, creatura di Dio, in mente dei, e di ritrarla per dare testimonianza in terra della sua bellezza, non solo delle membra, ma anche dell'anima. Una volta disceso in terra, l'arte sua dovette sottostare ai limiti umani, e non produsse più nulla di simile.
Quest'opera divina purtroppo è andata perduta, la curiosità è grande, ma dobbiamo fidarci della parola del Poeta. Se posso permettermi un'osservazione impertinente, mi sembra un po' esagerato, però si sa la bellezza sta negli occhi di chi guarda e l'amore, è noto, non ha una buona vista.
Per chi vuole sapere di più sul ritratto di Laura.  
                                               https://www.stilearte.it/il-vero-volto-di-laura-del-petrarca/

Laura potrebbe assomigliare all'Arcangelo Gabriele nell'Annunciazione a Maria?

Simone Martini Annunciazione 1333, Uffizi Firenze 

Simone Martini, particolare dell'Annunciazione 1333, Uffizi Firenze

Un ritratto di Laura (quanto reale?) si trova nell'affresco La Chiesa militante e trionfante 1365-1367 
di Andrea di Bonaiuto  che si trova nell'antica sala capitolare di Santa Maria Novella a Firenze.


Particolare

Presunto ritratto di Laura
Fonte immagini
https://musicksmonument.nl/styled-53/

Due diverse funzioni del ritratto

Lo spettatore che assiste all'opera Il flauto magico non vede il ritratto  fra le mani di Tamino, ma può ben figurarselo appena Pamina entra in scena. I due sono frutto di finzione artistica, ma rappresentati da  esseri umani. Il ritratto è una sorta di idea platonica che si incarna nelle diverse interpreti dell'opera ed assolve ad una precisa funzione narrativa: spingere l'eroe alla ricerca della fanciulla, e perché ciò avvenga deve farlo innamorare. Tamino supererà le prove e potrà amare e stringere fra le braccia l'originale anziché limitarsi alla contemplazione della sua effige.

A teatro non si può, al cinema sì.
Da Il Flauto Magico film di animazione
 di Giulio Gianini, Emanuele Luzzati 1978

Nel caso di Petrarca, nella triade amante-amata-ritratto, questo svolge un ruolo diverso: poiché l'amata è lontana, irraggiungibile,  ha una funzione consolatoria, ma ahimè solo parzialmente, sembra piuttosto acuire il rimpianto della perdita, la sofferenza per l'assenza,  come testimoniano i sonetti. L'immagine della donna amata assume così uno stato ontologico ambiguo, un'ambivalenza dolorosa; scrive Maurizio Bettini in Il ritratto dell'amante.

Perché, in definitiva, Laura non c'è. Però, anche, in qualche misura c'è, quel ritratto è testimonianza simultanea della sua assenza e della sua presenza. Questo esprime già un aspetto importante della nostra storia fondamentale. Il ritratto è un punto di passaggio, un varco stretto fra la luce e il buio. Come un fragile velo di carta, basterà spingerla in un senso o nell'altro, quell'immagine dipinta, ed essa potrà richiamare alla vita oppure alla morte. Ciò che piú tortura è l'oggetto che ci consola.
Petrarca è solo. La solitudine, del resto, è la sua stessa definizione, la sua identità. In definitiva lui è di quegli uomini che esistono per restare soli. È per l'appunto allora che comincia la parte migliore di lui: quando, alla fine di un giorno faticoso, potrà raccogliersi fra i suoi libri, o quando sarà riuscito a fuggire dalla Babilonia avignonese per correre a Valchiusa. Esistere per restare solo fra i boschi e le fonti dove, immancabilmente, comparirà l'immagine 'di lei': oppure nel suo piccolo studio, dove potrà riempire il vuoto che lo circonda scrivendo 'di lei', ovvero parlando al suo ritratto - ovvero, descrivendo con delle parole (che inevitabilmente parleranno 'di lei') il ritratto che ha fra le dita. I nostri amanti saranno tutti amanti soli: come Petrarca.
Dunque il poeta scrive, popola la sua fantasia, arreda di parole le stanze vuote della sua attesa. Lei è assente, e non potrebbe essere in altra maniera. Oltretutto, se lei fosse vicina e presente il poeta non scriverebbe per cui, in un certo senso, lei deve essere lontana. La letteratura, ovverosia la vocazione all'amore letterario, lo esige. Il poeta è solo, [...] Tra le dita, il poeta stringe sempre il ritratto dell'amante.

Gralli