Il vero Natale 2

22.12.2025

Poiché nelle scarne narrazioni della Natività, fatte dai soli evangelisti Luca e Matteo, non ci sono il bue, l'asinello, la stella cometa; poiché i Magi non sono re e non sono tre, poiché di Maria e di Giuseppe si dice ben poco (oltre al loro ruolo di genitori particolari); cerchiamo di scoprire da dove saltano fuori tutti questi elementi che siamo abituati a vedere nel presepio.
Questo è la rappresentazione iconica, nel senso letterale del termine, visiva, della "tradizione cristiana", sulla quale i credenti sono pronti a giurare, e a difendere a spada tratta da presunte minacce del multiculturalismo.
Al sintetico canovaccio iniziale, si sono aggiunti nel corso del tempo, anche dopo molti secoli, altri personaggi e storie che hanno dato alla messa in scena (in senso proprio, teatrale) della nascita di Gesù un ruolo centrale e preponderante che originariamente non aveva. Non è un caso che ogni tanto dal clero si levi qualche voce, sommessa in verità, a ricordare che è la Pasqua, con la Resurrezione, la ricorrenza più importante del cristianesimo. Ma tant'è! Come si vedrà il presepio quale lo vediamo oggi, è una costruzione plurisecolare della quale l'Italia si attribuisce, documenti alla mano, l'invenzione.
Il libro che ci aiuterà in questa ricerca è Falso Natale di Errico Bonanno, le citazioni, dove non diversamente indicato, provengono da questo testo. 

Cominciamo dalla parola presepe o presepio: entrambi i termini, di derivazione latina, sono corretti ed ugualmente attestati nella lingua italiana. Per approfondire vedere qui:

https://accademiadellacrusca.it/it/consulenza/si-dice-presepio-o-presepe/932

Il significato originario non è quello da noi oggi attribuito, il presepio è semplicemente la mangiatoia; come dice Luca di Maria: diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia.

Il primo presepio risale a san Francesco che

[...] ritornato dall'Oriente e convinto di ritrovare a Greccio, nel Lazio, uno spirito, un'aria simile a quella che doveva esserci a Betlemme nell'anno 1, organizzò una rievocazione della natività nel 1223. Un presepe vivente, diremmo oggi, sul modello delle sacre rappresentazioni in voga. In cui non c'erano i re Magi, non c'era la cometa, non c'erano i pastori. Anzi, per dire la verità non c'erano neanche la Madonna, san Giuseppe e il Bambino. C'era solo il praesepe : la mangiatoia, uno dei pochi elementi presenti davvero nel Vangelo. E tanta gente ad ammirarla.

Il primo presepio era tale in senso letterale, una mangiatoia che Francesco aveva voluto per

[...] rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello.

 Proprio così, oltre alla mangiatoia, vuota, c'erano il bue e l'asinello: il primo presepe della storia è già sbagliato, almeno secondo i Vangeli canonici. Ma questi due animali da dove vengono? La presenza della mangiatoia non può bastare a giustificarli, se Gesù è nato in una stalla perché non potevano esserci anche alcune mucche?

Questa la fonte dell'immagine
https://immaculate.one/lorigine-del-presepe-betlemme-e-greccio/
decisamente brutta, forse realizzata con l'IA, ma è stata l'unica veritiera che ho trovato,
tutti i dipinti che ho visto mostrano il Bambino nella greppia o in braccio al Santo.

Spulciando le Scritture, Bonanno ha trovato in Isaia 1,3 la seguente frase del profeta riferita al suo annuncio del Messia:

Il bue riconosce il padrone / e l'asino la greppia del suo proprietario / Israele invece non (mi) ha riconosciuto / il popolo continua a non capire.

L'affermazione non può dare adito a dubbi, è una similitudine, neppure troppo lusinghiera nei confronti di Israele. Non si dice che il Messia sarebbe nato fra il bue e l'asino. 

Isaia predice la nascita del Messia alla Vergine.
Maria è raffigurata mentre allatta il Bambino Gesù.
Circa 100-150 d.C., Catacombe di Priscilla.

Nella traduzione latina la greppia o mangiatoia, diventa praesepe; parola che compare in Luca e che può aver evocato l'asino e il bue della frase Isaia. Ciò, tuttavia, non è ancora sufficiente. Occorre consultare un'altra fonte: il Vangelo apocrifo, non riconosciuto dalla Chiesa, dello Pseudo-Matteo nel quale vien detto che Maria «mise il bambino nella mangiatoia e il bue e l'asino lo adorarono.»

E, temendo che i suoi lettori non siano convinti, aggiunge:

Si adempì allora quanto era stato detto dal profeta Isaia, con le parole: «Il bue riconobbe il suo padrone, e l'asino la mangiatoia del suo signore». Gli stessi animali, il bue e l'asino, lo avevano in mezzo a loro e lo adoravano di continuo.

Insomma non aveva proprio capito. O mentiva consapevolmente? Comunque insiste tirando in ballo un altro profeta:

Si adempì allora ciò che era stato preannunciato dal profeta Abacuc, che aveva detto: «Ti farai conoscere in mezzo a due animali».

Ora la domanda d'obbligo è,  che aveva detto Abacuc (3,2)? Questo:

Signore, ho ascoltato il tuo annuncio, Signore, ho avuto timore e rispetto della tua opera. Nel corso degli anni falla rivivere, falla conoscere nel corso degli anni. Nello sdegno ricordati di avere clemenza.

Come è possibile sbagliarsi? Di asini e buoi manco l'ombra! Ma il problema è un altro: si tratta, come sovente capita, di un refuso. Bonanno così lo spiega:

Il testo di Abacuc fu composto in ebraico, ma venne diffuso in Occidente in lingua greca. E [...] al posto delle parole "nel corso degli anni" c'era scritto così: «ὲν μὲσῳ δύο ζῷον», en mèso dúo zòon . Cioè in mezzo a due animali. [...] Per capire il pasticcio, si può solo pensare a una cantonata. Esiste una parola greca quasi uguale a ζῷον, ovvero ζωῶν, genitivo plurale di ζωή. Ed ecco: ὲν μὲσῳ δύο ζωῶν magari non è una traduzione accurata di "nel corso degli anni", ma è già più sensato, se riferito al Messia. Significa che l'opera del Signore rivivrà e si manifesterà "in mezzo a due tempi" o "a due epoche". Ma certo! Il Messia fa da spartiacque tra un tempo e un altro. Peccato solo che un refuso, a opera di qualche oscuro copista, cambiò il significato della parola e fece dire ad Abacuc qualcosa che il povero profeta minore non si era mai sognato di dire.

L'immagine tuttavia aveva una forte suggestione e fu accettata da tutti, prima da Francesco nel suo prototipo di presepio, dai semplici devoti, e in seguito da quasi tutti gli artistitutti gli artisti. Non solo, i due modesti animali furono caricati di significati simbolici dai Padri della Chiesa, il pio bove rappresentava gli ebrei.

Mansueti, pronti ad affrontare le sofferenze, legati alla Legge (il giogo). Erano quelli che, per secoli, avevano pazientemente arato la terra, ovvero che avevano preparato la venuta del Signore. E ci si riferiva, ovviamente, agli ebrei "giusti", quelli che, una volta arrivato Gesù, erano pronti a inchinarsi al suo cospetto e a riconoscerlo come Messia.

L'asino, che non gode di buona fama, rappresentava i pagani, ma é anche un animale mite e pacifico, non dimentichiamo che sulla sua groppa Gesù entrerà a Gerusalemme.
C'è anche un'altra interpretazione allegorica, che si rifà, ai versetti di Isaia 1,3: il bue e l'asinello sono un'ammonizione ai fedeli a riconoscere il Messia appena nato. Non era questa l'intenzione del profeta, ma questo fenomeno reinterpretativo è prassi regolare nell'elaborazione dei miti.


Luca Cambiaso, particolare da L'adorazione dei pastori 1565-70

 Insomma, oggi sarebbe impensabile allestire un presepe senza il bue e l'asinello, ma la mangiatoia col Bambinello, Maria e Giuseppe, dove li mettiamo? in una grotta al freddo e al gelo o in una capanna?

La grotta è un ambiente simbolico nel quale nacquero, si rifugiarono, o si manifestarono molte divinità.

[...] l'elemento della grotta aveva sempre e dovunque rappresentato una sorta di connessione tra il mondo e il divino: a Delfi, a Creta, a Malta, in Frigia… una sequenza di grotte in cui addentrarsi per trovare il dio.

Gli evangelisti non ci aiutano, Matteo parla di casa, d'altra parte la mangiatoia-culla di cui parla Luca doveva essere una soluzione temporanea, all'arrivo dei Magi sicuramente la famigliuola doveva aver trovato un alloggio sicuro. Luca parla di stalla, ma non dice se è di legno o se ricavata in una grotta. Di nuovo ci si arrampica sugli specchi per conciliare le scarse informazioni, e qualcuno fa nascere Gesù in una capanna di legno abbandonata, che stava davanti ad una grotta-stalla in disuso.
L'evangelista apocrifo pseudo-Matteo

fece nascere Gesù in una grotta, ma scrisse che, dopo tre giorni, «Maria uscì dalla grotta ed entrò in una stalla», tanto per conciliare le cose.

La cosa venne decisa per decreto imperiale:

già nel 330 dopo Cristo, l'imperatore Costantino e sua madre Elena avevano deciso di identificare ufficialmente il luogo della nascita di Gesù in una grotta di Betlemme, iniziando a costruire la basilica della Natività che ancora richiama pellegrini da ogni parte del mondo. E grotta sia.

Tuttavia, nei dipinti troviamo un po' di tutto, anche colonnati di antichi templi. 

Betlemme, Basilica della Natività

        Il punto simbolicamente segnato da una stella d'argento dove secondo la tradizione nacque Gesù                 

Nella cappella della confessione, ossia sotto l'altare papale della basilica di Santa Maria Maggiore di Roma, si può ammirare un prezioso reliquiario ovale di cristallo sormontato da un bambino in oro, opera di Valadier e dono della duchessa Pignatelli. Questo reliquiario risale al 1797, essendo stati i primi tre trafugati. In esso sono racchiuse 5 assicelle di legno. Di queste, una probabilmente apparteneva ad un antico quadro della natività, scomparso con il sacco di Roma del 1527, mentre le altre 4, sono di legno di sicomoro, o acero, della zona della Palestina, e che potrebbero avere circa 2.000 anni. Hanno delle tacche che fanno sì che le assicelle possano essere messe insieme a forma di X, due a due, per formare una specie di cavalletto (mancando l'asse orizzontale di unione) che potrebbe esser stato utilizzato come supporto di una culla in terracotta, secondo l'uso dei tempi. 

La citazione proviene dal sito https://reliquiosamente.com/2018/01/16/la-sacra-culla/ che mi limito, laicamente, a segnalare a chi volesse conoscere tutta la storia del reliquiario, credente o no.

                                                                                                                                                         Gralli