La Befana vien di notte

06.01.2026

Le tradizioni natalizie, lo si è visto, non provengono dalle narrazioni evangeliche, piuttosto smilze, ma sono aggiunte successive, di qualche secolo dopo, quando comincia a consolidarsi il culto cristiano. La storicità del Cristo non entra in discussione, è questione di fede, qui ci occupiamo di usi, costumi, folclore, feste. L'invenzione della tradizione nasce dalla necessità di inserire il nuovo culto, senza traumi, in pratiche antiche e consolidate. Nel III o IV secolo, a Roma, si stabiliscono attinenze con Helios, il Sole, ed alcuni luoghi di culto vengono riciclati e trasformati in chiese.

Insomma, non è il Vangelo che copia i pagani e i culti solari; sono i cristiani dei secoli successivi a Gesù che devono far sì che il Vangelo venga inserito negli schemi mentali e culturali pagani, per dare alla nuova religione una veste accettabile, rassicurante e conosciuta.

In qualche modo si stabiliscono dei compromessi e le vecchie usanze convivono con il nuovo credo; il mese di maggio è dedicato a Maria il cui fiore è la rosa, e nessuno si ricorda più, col tempo, che era Maia, la dea della terra ad essere onorata nello stesso mese con offerte di rose. Nello stesso nome di Dio si nasconde il sole:

deus , come theòs , θεός, come Zeus, come il Dyaus Pitar degli indù, derivano tutti dalla stessa radice indoeuropea, che vuol dire "splendente". Deus come dies , ovverosia il giorno.

La "tradizionale" tombola natalizia, o il gioco del mercante in fiera derivano dai giochi d'azzardo che erano consentiti a Roma solo durante i Saturnali; la gran parte delle persone che fanno gli auguri per le feste e il nuovo anno, soprattutto, non sanno che parola e uso derivano dagli àuguri, gli indovini romani che prevedevano il futuro osservando il volo degli uccelli.

ARX AUGURACULUM Campidoglio

Ed eccoci infine arrivati alla festa di oggi, l'Epifania 1, meglio ancora la Befana, benevola vecchietta, un po' male in arnese che durante la notte, a cavallo di una scopa, vola da un camino all'altro a portare doni ai bambini, magari previa una piccola offerta di dolcetti. È buona e generosa, ma il suo aspetto è quello ben più temibile della strega, ne costituisce infatti il modello.
La Befana non è sempre stata così, vecchia e brutta, duemila anni fa era una bellissima dea pagana. Dai documenti relativi alla caccia alle streghe risulta che non era raro il caso che le donne accusate fossero le seguaci di un antichissimo rito precristiano la cui divinità poteva assumere nomi diversi, ma sempre con funzioni simili.

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Epifania: latino epiphanĭa, greco ἐπιφάνεια, epifáneia; manifestazione della divinità. Festa cristiana che si celebra il 6 gennaio di ogni anno per commemorare la manifestazione di Gesù Cristo come Dio Figlio incarnato.


Diana di Anton Raphael Mengs, 1765

Nel Canon episcopi di Reginone di Prüm – un testo del X secolo [...] – si raccontava di donne che, «sviate da illusioni e seduzioni diaboliche, credono di cavalcare la notte certune bestie al seguito di Diana, dea dei pagani […] e di attraversare larghi spazi grazie al silenzio della notte profonda». Un secolo dopo, nel Decretum del vescovo di Worms Burcardo, si parlava delle streghe come seguaci della germanica Holda, ovvero un'antica protettrice della fertilità e dei campi, esattamente al pari di Diana. [...]
Dal X secolo in avanti, streghe e stregoni processati affermavano spesso di recarsi a raduni notturni che nulla avevano a che fare con il sabba: [...] Semplicemente, si tratta di un "volo" compiuto al seguito di una figura che ora veniva chiamata Diana, ora Erodiade, ora Holda, ora Perchta: tutte divinità pagane legate alla terra.

Guglielmo d'Alvernia, nel XIII secolo, riferiva di una credenza popolare secondo la quale una dea Abundia o forse Satia visitava di notte le case con il suo seguito. Se trovava un'offerta portava prosperità, se non la trovava erano guai e malasorte.
Nel 1390 una strega processata a Milano confessava che Diana visitava di notte le case benedicendo quelle che trovava in ordine. In Baviera un documento del 1468 condannava l'usanza di lasciare in certe notti del cibo per la dea Habundia o Satia, chiamata anche la signora Perchta.
Il quadro è chiaro, la credenza di una dea della fertilità, pur con nomi diversi, persisteva in epoche e luoghi diversi, un culto pagano in piena regola, di non poco disturbo per la Chiesa.

Frau Perchta in una xilografia del 1486, tratta dal poema didattico di Hans Vintler Blumen der Tugend 

Andando un po' indietro nel tempo, troviamo qualcosa di simile presso i Romani, dodici notti dopo il Solstizio d'inverno (a quale giorno si arriva?) si festeggiava la rinascita della natura che comincia il suo risveglio, e il cammino verso la primavera, grazie ad una dea che la notte volava fecondando i campi. Ma non finisce qui, a Roma a inizio d'anno ci si scambiavano doni in occasione della festa degli dei Giano e Strenia, da cui la nostra strenna. Una così lunga e antica tradizione non si poteva impunemente cancellare, e infatti è rimasta, a latere, educatamente, senza dar disturbo al credo ufficiale, ma facendo lieti i bambini che attendono con trepidazione la Befana la notte fra il 5 e il 6 gennaio dopo aver lasciato qualche leccornia accanto alla calza. È un po' invecchiata e non più bella come un tempo, ma sono passati duemila anni da quando Cristo si è manifestato al mondo, non si può pretendere. In tutta Italia si festeggiano variamente tante Befane, qui per chi vuole saperne di più                                                                                                                          https://it.wikipedia.org/wiki/Befana

Fonte e citazioni: Falso Natale di Errico Bonanno

La Befana intrattiene una folla di bambini in una piazza romana (litografia di Antoine - Jean - Baptiste Thomas, ca. 1823).

Ed ora il finale in musica, con la Sinfonia dei giocattoli dedicata ai bambini. Non è certa la paternità di questa allegra e scanzonata composizione, chi la attribuisce a Leopold Mozart, padre di Wolfgang; chi a Michael Haydn, fratello del più celebre Joseph. Come si vedrà l'organico strumentale di questa composizione è molto particolare.

Gralli