La poesia è quella cosa

21.03.2026

Il grande giorno finalmente è arrivato: festeggiamo la Poesia! Sì, ma come? Finora abbiamo cincischiato prendendola un po' alla larga*, ma ora una decisione va presa. Intanto una definizione in rime anacreontiche.**

La poesia è quella cosa
Che si fa con rime e versi
I suoi canti son diversi
Son d'amore per la bella
O dipingon la natura
O lamentan vita dura
Gridan gioia ed allegrezza
Sempre scritti con passion! 
(Gralli)

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* Vedere la serie Verrà la poesia in  https://www.bibliosalotto.it/vi-parlero-coi-versi/
** Secondo la Treccani: anacreòntica s. f. [femm. sostantivato dell'agg. anacreontico]. – Odicina o canzonetta d'ispirazione leggera, amorosa, bacchica, in metri brevi e di stile vezzoso, coltivata in Italia nella seconda metà del Cinquecento e poi nel Sei e Settecento: le a. del Chiabrera, del Vittorelli, dei poeti arcadi.

Chi va con il poeta impara a poetare, magari! Non è proprio così, certo è che chi va col poetastro non può fare che un disastro!  Il poetastro che ho frequentato è Ferdinando Ingarrica prolifico autore al quale si devono forse i versi più brutti del mondo; qui per chi vuol conoscerlo meglio. 

Il disastro che ho combinato è questa anacreontica ricalcata sulle sue, che forse supera il maestro; tanta fatica per dire che la poesia parla d'amore, della bellezza della natura, di sentimenti, di passioni variamente intese. Si dirà, bel modo di rendere omaggio alla Poesia!

Ma consultando il Dizionario etimologico della lingua italiana, 1979 Zanichelli, Bologna scopriamo che:

La poesia è arte e tecnica di mettere in versi una determinata visione del mondo [...].

Questa definizione asciutta, puntuale, è la migliore che se ne possa dare. Arte, ovvero espressione estetica; tecnica, ovvero capacità di padroneggiare gli strumenti espressivi; visione del mondo, ovvero con la poesia si può dire tutto, il sublime e lo spregevole, purché siano rispettate le prime due condizioni, tenendo conto che con estetica non deve intendersi necessariamente il bello in senso banale, ma piuttosto la forma stilistica nuova e originale della rappresentazione.

La poesia ci insegna a vedere il mondo con occhi diversi.
(D. Bisutti La poesia salva la vita)

Dedicato a chi ama la poesia e a chi le dice di no. Il titolo è fuorviante, dà l'idea di uno di quei manualetti, sommamente irritanti, che ti insegnano a vivere, invece no: è un testo teorico sulla poesia, serio, ma accessibilissimo anche ai non linguisti, scritto con la passione di chi comunica qualcosa che ama, ricchissimo di esempi e di riferimenti a poeti, si legge con grande piacere. È un libro dotto, ma non lo fa pesare. Un testo per chi ama e vuole capire il linguaggio poetico. Dissipa alcuni pregiudizi sulla poesia e ne esamina le chiavi segrete, gli ingranaggi che la fanno funzionare. 

Ora finalmente possiamo festeggiare questa Giornata in modo degno, mostrando che il linguaggio poetico è molto più ricco e articolato di quanto una certa concezione idealizzante, e un po' ipocrita - complice la scuola - ci ha fatto credere. Ed ora un po' di rime sparse, solo un campione, per forza di cose, molto inferiore al reale, per mostrare la versatilità del linguaggio poetico e della libertà creativa e di pensiero.

Cose non poetiche

Una rosa è poetica, una cipolla no. Davvero?

ODE ALLA CIPOLLA

(Pablo Neruda)

Cipolla,
luminosa ampolla,
petalo su petalo
si formò la tua bellezza
squame di cristallo ti accrebbero
e nel segreto della terra buia
si arrotondò il tuo ventre di rugiada.
Sotto la terra
fu il miracolo
e quando apparve
il tuo lento germoglio verde,
e sono nacquero
le tue foglie come spade nell'orto,
la terra accumulò il suo potere
mostrando la tua nuda trasparenza,
e come in Afrodite il mare remoto
duplicò la magnolia
innalzando i suoi seni,
la terra
così ti fece,
cipolla,
chiara come un pianeta,
e destinata
a splendere
costellazione fissa,
rotonda rosa d'acqua,
sulla 
mensa
della povera gente.

Generosa
Disfi
il tuo globo di freschezza
nella consumazione
fervente della pentola,
e il frammento di cristallo
al calore intenso dell'olio
si trasforma in arricciata piuma d'oro.

Ricorderò anche come feconda
la tua influenza l'amore dell'insalata
e sembra che il cielo contribuisca
dandoti  fine forma di grandine
a celebrare la tua luminosità tritata
sugli emisferi di un pomodoro.
Ma alla portata
delle mani del popolo,
innaffiata con olio,
spolverata
con un po' di sale,
uccidi la fame
del bracciante nel duro cammino.
Stella dei poveri,
fata madrina
avvolta
in delicata
carta, esci dalla terra,
eterna, intatta, pura,
come seme d'astro,
e nel tagliarti
il coltello in cucina
sgorga l'unica lacrima
senza pena.
Ci facesti piangere senza affliggerci.

Quanto esiste ho celebrato,
cipolla,
ma per me tu sei
più bella di un uccello
dalle piume accecanti,
ai miei occhi sei
globo celeste, coppa di platino,
danza immobile
di anemone niveo
e vive la fragranza della terra
nella tua natura cristallina.

Vittorio Gussoni (1893-1968)

Poesia e matematica

Il P greco non è poetico! Dici?

PI GRECO

(Wisława Szymborska)

È degno di ammirazione il Pi greco
tre virgola uno quattro uno.
Anche tutte le sue cifre successive sono iniziali,
cinque nove due, poiché non finisce mai.
Non si lascia abbracciare sei cinque tre cinque dallo sguardo,
otto nove dal calcolo,
sette nove dall'immaginazione,
e nemmeno tre due tre otto dallo scherzo, ossia dal paragone
quattro sei con qualsiasi cosa
due sei quattro tre al mondo.
Il serpente più lungo della terra dopo vari metri s'interrompe.
Lo stesso, anche se un po' dopo, fanno i serpenti delle fiabe.
Il corteo di cifre che compongono il Pi greco
non si ferma sul bordo del foglio,
è capace di srotolarsi sul tavolo, nell'aria,
attraverso il muro, la foglia, il nido, le nuvole, diritto fino al cielo,
per quanto è gonfio e smisurato il cielo.
Quanto è corta la treccia della cometa, proprio un codino!
Com'è tenue il raggio della stella, che si curva a ogni spazio!
E invece qui due tre quindici trecentodiciannove
il mio numero di telefono il tuo numero di collo
l'anno millenovecentosettantatré sesto piano
il numero degli inquilini sessantacinque centesimi
la misura dei fianchi due dita sciarada e cifra
in cui vola e canta usignolo mio
oppure si prega di mantenere la calma,
e anche la terra e il cielo passeranno,
ma non il Pi greco, oh no, niente da fare,
esso sta lì con il suo cinque ancora passabile,
un otto niente male,
un sette non ultimo,
incitando, ah, incitando l'oziosa eternità a durare.

Poetar bizzarro e contorto

D'accordo su tutto si può poetare, ma la poesia deve avere un senso, o no? Be'... vediamo:

ODE AL (NON)SENSO

                                    (Gralli)                                          

Ma il nonsenso ha poi un senso?
È da tanto che ci penso.

In inglese fa nonsense
certo aumenta la suspense.

Ma che dici, non ha senso!
Già tu manchi di buon senso.

Non è vero, ne ho ben cinque:
Io ci vedo di longinque,
il profumo mi sdilinque,
e ci sento di longinque,
poi ti tasto di propinque,
il buon cibo mi sdilinque.

E poi senti, senti un po':
anche un sesto inver ne ho!

L'organo suo ogni senso suona,
e così percepisce ogni persona.

Ma l'illusion dei sensi è gran periglio
fischi per fiaschi per essa piglio.

E che dir del doppio senso?
Io ci rido su e mal penso.

Senso stretto e senso lato
così ben mi son spiegato.

Senso unico rispetto,
contro senso è gran dispetto.

Se dei sensi hai tu la pace,
be', davvero mi dispiace!

Piacer dei sensi sarà peccato,
ma peggio fu chi ha rinunciato!

Ehi, mi pensi o non mi pensi,
Son fra noi amorosi sensi?

Senso del buon umor, ma che risate,
lo sai che non mi piaccion le frignate!

Mi fa senso quest'orrore,
'sù la smetta per favore!

Ma che senso di stanchezza,
ho perduto l'allegrezza!

Provo un senso gran di fame.
Gradirebbe del salame?

Oh, che senso di sconforto,
l'umorismo è proprio morto!

Che tristezza questo canto
provo un senso di rimpianto.

Col tuo prossimo in letizia
usa il senso di giustizia.

E se non vuoi far del male
devi aver senso morale.

Se si vuol salvar l'onore
ci vuol senso del pudore!

Col senso pratico: e senza tema,
si risolve ogni problema.

Troppi sensi, mi lamento:
perdo quel d'orientamento!

Ce ne sono ancora tanti,
non li dico tutti quanti.

Soprattutto or è mia cura
aver senso di misura!

Ecco qua mister Lear
quanti sensi per poetar!

Ma lei no, nemmeno uno
Sensi niente, per nessuno!

Prenda quei della mia stima
ed amici più di prima!  

L'aspetto severo di questo barbuto signore non ci inganni, è Edward Lear il re del nonsense, autore di scoppiettanti limerick e non solo!

E dopo il modesto omaggio, la parola al Maestro

There was an Old Man with a beard,
Who said, 'It is just as I feared! —
Two Owls and a Hen,
four Larks and aDA Wren,
Have all built their nests in my beard!'

C'era un vecchio dal mento barbuto
Che disse: - L'ho sempre temuto!
Due gufi e un pollastrello,
Quattro allodole e un friguello
Han fatto il nido nel mio mento barbuto.
(trad. Carlo Izzo)

C'era un vecchio signore con barba,
Che diceva: - Così non mi garba...
Quattro gazze e un tacchino,
Due gufi ed un pulcino
Hanno messo su il nido qui in barba!
(trad. Ottavio Fatica)

La traduzione non è facile, come si può immaginare, rendere il senso e la rima in altra lingua è impresa ardua. Ne propongo due, al lettore la scelta. La prima è del libro qui sopra a cura di Carlo Izzo; la seconda si riferisce a Limericks editore Einaudi, ed è a cura di Ottavio Fatica. I disegni sono dello stesso Lear che era anche un buon pittore.

There was a Young Lady whose bonnet,
Came untied when the birds sate upon it;
But she said, 'I don't care!
all the birds in the air
Are welcome to sit on my bonnet!'

C'era una signorina il cui cappello
Si slacciava al calar d'ogni uccello;
Ma diceva: - Io non curo davvero!
TUtti gli uccelli del cielo
Son benvenuti in cima al mio cappello.
(Trad. Carlo Izzo)

Di una giovin signora la cuffia
Gli uccelletti hanno sciolto in baruffa
Ma lei fa: - Benvenuti
Tutti quanti i pennuti
Sempre stati son sulla mia cuffia! -
(Trad. Ottavio Fatica)

LIMERICK NOSTRANI

Seduzioni

C'era una casalinga di Boario
che aveva membra come marmo pario.
Conscia della questione
s'esponeva al balcone
abbacinando il prete col breviario.

Una procace vedova al Lipuda
va a aprire la finestra mezza nuda.
Per quei del seminario
è davvero un calvario
e la imploran, disfatti: "Chiuda! Chiuda!" 

Una turista nordica a Bagnatica
del nuoto non pareva essere pratica
e al bagnino primevo
"In mar- chiedeva - devo
muovere prima l'una o l'altra natica?

VERSI DEL SENSO PERSO

(Toti Scialoja)

L'uccello nero
salta leggero,
si chiama merlo
senza saperlo.

Questa sarta tartaruga
fa modelli in cartasuga,
sotto gli occhi ha qualche ruga
con due foglie di lattuga
se le bagna, se le asciuga,
ma non sogna che la fuga.

In mezzo alle foglie la nuda ranocchia

si pappa una mosca né cruda né cotta,
un poco la inghiotte, un po' la sgranocchia,
infine la spolpa per quanto n'è ghiotta.

Due sciacalli giocavano a scacchi
erano magri come due stecchi
uno era scettico l'altro era sciocco
uno pensava: «Se attacchi, mi arrocco?»
l'altro pensava: «Se arrocco, mi attacchi?»
e si scrutavano di sottecchi.

Chiede il bombo: «Perché ronzo?

Perché vado sempre a zonzo
come un gonzo, senza meta?
Perché peso come il piombo
sopra il fiore che si piega?»

Ahi, la vespa
com'è pesta!
Era vispa,
non fu lesta.

Tra l'erba le lucertole

la sera stanno all'erta:
circa cento lucertole
sotto la luce incerta.

Disegnare cose con le poesie

Il calligramma (dal greco kálos 'bellezza' e da gramma lettera alfabetica), è un componimento poetico visivo nel quale le parole, opportunamente disposte, disegnano l'oggetto descritto.

Corrado Govoni Autoritratto

Guillaume Apollinaire

Per ora ci fermiamo, ma solo per riprender fiato; il caleidoscopio della poesia ha ancora tante combinazioni da mostrarci.

Jean Dupuy, Waiting, 1996

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