Quotidiani e Pericolosi

Copertina-indice insolita e geniale. Sopra il riquadro del titolo, una striscia quasi invisibile riporta anno di pubblicazione, in numeri romani, casa editrice, il numero di collana.
Un libro in grado di appagare, in modo intenso e prolungato l'erotobiblìa di cui molti di noi, lettori compulsivi, sono affetti. Lo fa attraverso la veste tipografica, e il contenuto: un appagamento completo, senso-percettivo e intellettuale.
Di piccolo formato, il libro sta nel palmo d'una mano, anche piccola, come la mia. Il piacere tattile è sollecitato dalla lieve ruvidità che si percepisce ad una carezza leggera dei polpastrelli sulla copertina. L'olfatto è gratificato da un profumo discreto di carta che, per essere assaporato, richiede una lunga aspirazione col naso fra le pagine. Ma il senso che viene maggiormente, eroticamente lusingato è la vista. La copertina, di un elegante color avorio, è assolutamente originale: è suddivisa in tanti riquadri, che la ricoprono interamente, e che contengono disegni tracciati ad inchiostro color seppia, che sembrano antiche illustrazioni pubblicitarie, quelle che nel primo '900 si trovavano a margine dei quotidiani. Ma la singolarità non finisce qui perché osservate con attenzione queste piccole immagini, nel loro insieme, non sono altro che un particolarissimo indice, ciascuna di esse è infatti il titolo di un racconto del florilegio.
Il diletto intellettuale, non è da meno. All'interno sono presenti illustrazioni ad inchiostro di gusto retro.
Ma torniamo alla copertina: in alto un rettangolo presenta il titolo, ma è il sottotitolo,

Ovvero come evitare gli incredibili pericoli celati dietro l'apparente banalità dei beni più comuni
insieme alla raffigurazione di un diavolo in bicicletta, a dar conto dell'umorismo surreale e ironicamente sulfureo di questi racconti, tutti d'autore. Alcuni molto noti, due meno: la principessa Catherine Radziwill, che è ella stessa personaggio da romanzo; Enrico Castelnuovo, che non conoscevo; le ricerche mi hanno condotto ad uno stimato storico dell'arte, ma ho il dubbio che non sia quello lo scrittore, che pare ottocentesco. Approfondirò, se qualcuno mi darà notizie sarà ricompensato dalla mia erotobibliaca riconoscenza.

La quarta di copertina, prezzo e codice a barre compreso, a titolo informativo.
Sfogliando il Libro

La malvagità degli oggetti inanimati è un argomento su cui un mio vecchio amico amava soffermarsi e non senza giustificazioni. Nelle vite di tutti noi, brevi o lunghe che siano, ci sono stati giorni, spaventosi, in cui abbiamo dovuto riconoscere con cupa rassegnazione che il mondo ci si è rivoltato contro. Non intendo il mondo umano delle relazioni e delle amicizie: dilungarsi su questo è la specialità di quasi tutti i romanzieri moderni. Nei loro libri viene chiamato "vita" ed è un guazzabuglio piuttosto strano, per come lo dipingono. No; è il mondo delle cose che non parlano e non lavorano, né tengono congressi e conferenze. Include esseri quali il bottone del colletto, il calamaio, il fuoco, il rasoio e, con l'avanzare dell'età, il gradino in più delle scale, del quale vi potete aspettare o meno la presenza. A causa loro e di altri simili poiché ho nominato solo una minima parte di essi - la voce viene messa in circolazione e una giornata di supplizi è imbastita.

«Proprio da quella finestra, esattamente tre anni fa, suo marito e i suoi due fratelli più giovani uscirono per la battuta di caccia quotidiana. Non sono mai tornati. Mentre attraversavano la brughiera, diretti al loro terreno preferito per la caccia ai beccaccini, furono inghiottiti tutti e tre da un insidioso tratto di palude. C'era stata una terribile estate piovosa, sapete, per cui i luoghi che erano stati sicuri in altri tempi cedevano improvvisamente. Ma la parte orribile è che i loro corpi non sono mai stati recuperati.» Qui, la voce della ragazzina perse il suo tono posato e divenne umana ed esitante. «Povera zia, pensa sempre che possano tornare, un giorno, insieme al piccolo spaniel bruno che si perse con loro, entrando da quella finestra come facevano di solito. Ecco il motivo per cui la finestra resta aperta ogni pomeriggio fino al tramonto. Povera, cara zia, mi racconta spesso il momento in cui uscirono, suo marito con l'impermeabile bianco sul braccio e Ronnie, suo fratello più piccolo, che cantava "Bertie, why do you bound": la punzecchiava sempre con questa canzone perché lei diceva che le faceva saltare i nervi.»
Gralli
