Attalea Princeps

07.08.2026

Sola e libera vai Attalea

Volumetto di pregiata finezza appartenente alla collana Il divano di Sellerio; frutto, assieme ad altri confratelli, di una fortunata trouvaille su una bancarella.
L'autore mi era sconosciuto, del pari il titolo; che si trattasse di una pianta potevo intuirlo dall'immagine di copertina, ma l'argomento restava misterioso. Mi sono fidata della mia curiosità, e di un certo fiuto da lettrice di lungo corso, e sono stata ricompensata.
Come definire la brevissima storia che si dipana in sole tredici pagine? Un apologo? Una parabola laica? Una favola, con annessa morale come si confà a questo genere letterario? Una fiaba, come l'incipit potrebbe indurre a credere?

In una grande città c'era un giardino botanico, e in questo giardino si trovava un'enorme serra, fatta di ferro e di vetro.

https://kinderbox.ru/skazka-attalea-princeps/

Che può aspettarsi il lettore che, come me, non ha letto, di proposito, i risvolti, né la nota introduttiva?
Lo sguardo scorre sulla pagina e quei segni scuri, tracciati sulla carta, prima si fanno parole e poi immagini davanti ai nostri occhi: gli archi, delicatamente arabescati, sorretti da snelle colonne ritorte, e le vetrate, sulle quali giocano i raggi del sole trasformando la costruzione in gigantesca pietra preziosa dalle mille sfaccettature.
E poi un repentino cambio di tono e di scena, dalla materia inanimata, di minerale, astratta bellezza, alla materia vegetale, viva: in uno spazio angusto le piante lottano per la sopravvivenza.

Benché la serra fosse molto ampia, era comunque troppo stretta per loro. Le radici si intrecciavano, rubandosi a vicenda il nutrimento e la linfa vitale. I rami degli alberi si mescolavano alle grandissime foglie delle palme e le curvavano rompendole, ma essi stessi si piegavano e rompevano, sbattendo sugli infissi.

Le piante - strappate dalla loro terra dal caldo clima; costrette in una gabbia che le priva dello spazio vitale; della vivida luce del cielo, contemplato solo attraverso il vetro; dell'alito caldo del vento che giocava fra le loro foglie -  si immalinconiscono nella nostalgia.

Tra le varie piante c'era una palma, sola, più alta e più bella di tutte le altre.

È lei, Attalea, la protagonista del racconto, ma questo non è il suo vero nome, è quello latino che le ha dato il direttore del giardino botanico, illustre scienziato che passa gran parte del tempo a guardare attraverso un vetro, quello del miscroscopio.
Il vero nome della pianta, lo conosce lo straniero in visita al giardino, originario dello stesso paese, e afflitto dalla medesima, struggente nostalgia della propria terra.
La palma svetta sopra tutte le altre piante, in solitudine, contemplando più da vicino, in doloroso rimpianto del cielo aperto, la porzione di quello smorto che sta dietro il vetro.

Ai suoi piedi il chiacchiericcio querulo delle piante più basse, le sterili lamentele di alcune, la rassegnazione di comodo di altre, che per timore dei pericoli esterni accettano la prigionia.
Invano Attalea le sprona ad unirsi, a crescere per infrangere con più forti rami le vetrate. Invidia per l'orgogliosa palma, e viltà nei discorsi di quel sottobosco che le augura una brutta fine sotto la scure del giardiniere se insisterà nella sua boria.
Solo una misera, modesta piantina erbacea seminata a copertura di uno spazio vuoto ammira e incoraggia la fiera ribelle che si prefigge di infrangere il vetro del tetto. Cosa che puntualmente avviene dopo una straordinaria crescita che consente alla sua sommità di guardar fuori, e… mi fermo qui.  Che vuol dirci Attalea? E quale finale vorremmo per questa storia? 

Qui trovate il racconto, i siti sono russi, ma con il traduttore nessun problema.

https://kinderbox.ru/skazka-attalea-princeps/
https://moreskazok.ru/garshin/attalea-princeps.html

Gralli

Share