Cattivo Natale

Cattivo Natale non è solo il titolo di questa raccolta, di cui si darà conto, ma in senso più ampio vuole rappresentare il lato oscuro di questa festa: complessa, composita, nel suo celebrarsi e nelle sue origini che, piaccia o no, non sono solo cristiane, e si portano addosso il peso di credenze ancestrali e pagane. È forse questa lunga ombra antropologica - oltre alle reali condizioni di vita, dura, di alcuni protagonisti di questi racconti - che si proietta sulle tavole imbandite, sui festoni e le luci dell'albero di Natale, sulla spensieratezza e la gioia dei bambini, ai quali non sempre spettano doni. Se la cristianità gioisce per il Bambino Salvatore - dimenticando quale sarà il suo destino primaverile, pur con la promessa di Rinascita - qui ci sono bambini che non avranno alcun tipo di riscatto.

Diciassette scrittori, alcuni dei quali oggi sconosciuti, altri considerati minori, ma la raccolta annovera anche due premi Nobel e nomi ancora presenti dei manuali di letteratura italiana. Tutte diverse fra loro le storie, ma tutte testimonianti un Natale "diverso", che poco o nulla ha della festa gioiosa, che sia sullo sfondo della vicenda narrata o ripreso nel suo svolgimento. Una annotazione importante: il Natale di questi racconti, è quello trasformato dalle tradizioni locali, non ha quasi nulla in comune con la Natività dei Vangeli, è in qualche modo "eretico". Il Bambino non è nato al "freddo e al gelo", anzi, stando al Libro, quella era una notte calda e i pastori dormivano all'aperto. Una festa sempre "su misura".

Betlemme. Qui, secondo la leggenda del Vangelo, è nato Gesù.
Una raccolta a tema, di autori diversi, va valutata innanzi tutto nel suo insieme; si tratta di una panoramica il cui fine è quello di mostrare le differenti declinazioni, nel contenuto e nello stile, dell'argomento. Questa assolve pienamente il compito: il tema natalizio, nei suoi aspetti ombrosi, tragici, disperati, emerge a contrasto, e a dispetto, della forzata allegria e dell'ostentata manifestazione dei buoni sentimenti, ma soprattutto è lo stridente contrasto fra opulenza e miseria, il tono più ribattuto.
Detto questo si può passare all'esame dei singoli brani, che possono suscitare nel lettore sensazioni e riflessioni diverse.
Il più sconvolgente è stato per me Il ceppo di Giovanni Pascoli. Il poeta, malinconico e decadentista che ricordavo, qui riferisce di una atroce natività; non una vergine immacolata, ma una peccatrice senza redenzione, sola a pagare per un peccato commesso in due, un bambino non atteso, non desiderato, non adorato come quello che scende dalle stelle.

Si trova anche in audiolibro
La notte di Natale di Camillo Boito, autore di Senso da cui l'omonimo film di Luchino Visconti; il racconto nero della progressiva, inesorabile distruzione di un uomo disperato e della sua inutile crudeltà.

Il Natale dei poveri, dei poveri bambini soprattutto, è quello descritto nei racconti I salitimbanchi e Miracolo di Natale, rivisitazione di La piccola fiammiferaia di H. C. Andersen di Contessa Lara (Evelina Cattèrmole); La povera Teresa di Giuseppe Cesare Molineri; Strana vigilia di ceppo, storia dickensiana di Evelyn (Evelina Franceschi Marini); Canituccia di Matilde Serao; Il tesoro dei poveri, di Gabriele D'Annunzio, questo, pur rientando nel filone pauperistico se ne discosta per un sorprendente, agrodolce finale.

Insolito e raffinato il racconto di Ambrogio Bazzero, Natale in famiglia, dal titolo fuorviante: la famiglia di cui si parla, nobile e scomparsa da secoli, abitava una fastosa dimora barocca, ora desolatamente in rovina. Un uccellino infreddolito ne percorre le grandi stanze fredde e cadenti "raccontando" al lettore gli antichi fasti di quei nobili signori e la caducità dell'orgoglio, umano e architettonico.

Ironiche e un po' boccaccesche, le due novelle rusticane di Luigi Capuana, Notte di San Silvestro, e di Giovanni Verga, Il Carnevale fallo con chi vuoi: Pasqua e Natale falli con i tuoi.
Un insolito Luigi Pirandello è presente con due brevi racconti: Natale al Polo - più al freddo e al gelo di così non si può - e Sogno di Natale, un angoscioso peregrinare onirico per paesaggi diversi, e deserti, in compagnia di un Gesù malinconico che non trova un'anima in cui rivivere.
Ancora uno sfondo rusticano per il racconto Mal d'occhio di Grazia Deledda, una storia di gelosia e di vendetta che si dipana, a contrasto, nei giorni della Santa Festa.
Un banchetto di Natale di uomini lontani dalla famiglia, studenti e professori, vede l'improvvisa irruzione di un angoscioso brandello di passato del padrone di casa: da qui si diparte un racconto dalla suspense secca e precisa che fa scorrere le pagine in fretta al lettore, non tanto per "sapere" l'esito che è implicito, ma la sua modalità. Il racconto, di Marchesa Colombi (Maria Antonietta Torriani) è Il "curare", piccolo inganno semantico nel titolo che sarà presto dissipato.
Natale in solitudine di Carlo Dossi, amara meditazione su questa condizione, che se può essere soavissima compagnia nei giorni ordinari, si fa dolorosa in quelli di festa. Il narratore, su un omnibus vuoto, che dà le sensazioni del carro funebre, si spinge fuori della città là dove la solitudine è anche isolamento dalla vita civile, il carcere, e dalla vita stessa in quanto tale, il cimitero.
Un forte chiaroscuro caratterizza Un povero cane il racconto di Emilio De Marchi: la scena si apre su un opulento banchetto che celebra la solida ricchezza contadina di una grande famiglia. L'improvviso, lamentoso guaito di un cane, forse appartenente ad un uomo colpito da morte violenta, viene a turbare la festa, sembra un'anima inquieta del Purgatorio...

Gralli
