CROMA

Di questo volume...
... si può dire che è un libro di splendide fotografie, provenienti da tutto il mondo, divise in sei capitoli secondo il colore: rosso, verde, nero, giallo, blu, bianco;
... si può dire che il curatore è Michel Pastoureau, storico dei colori, forse l'unico ad occuparsi di una materia così particolare;
... si può dire che vi si trova una breve introduzione sulla difficoltà di definire il colore con le parole;
...si può dire che ciascun capitolo si apre con una breve presentazione del significato psico-antropologico del colore in questione;
Informazioni descrittive, asettiche, utili forse a chi fosse interessato ad un eventuale acquisto, del tutto inadeguate, tuttavia, a comunicare l'emozione ottica che queste pagine trasmettono; una polifonia visiva dalla sonorità sontuosa. Il confronto sinestetico con la musica balza immediato allo sfogliare delle pagine.
Il libro nella sua interezza può essere paragonato ad una musica regale, e scoppiettante.
Händel Musica per i Reali Fuochi d'Artificio La rejouissance.
SFOGLIANDO IL LIBRO
BIANCO
Il bianco è un colore, spesso un colore magnifico come testimoniano le immagini qui presentate.
Se privato del bianco, questo volume sarebbe risultato incompleto e sbilenco: il bianco dà equilibrio, valore e bellezza a tutti gli altri colori. Rare sono, peraltro, le culture in cui il bianco sia associato all'idea di incolore. È, anzi, un polo forte di tutti i sistemi di colore. È addirittura l'unico a possedere due contrari: il nero da una parte e il rosso dall'altra.
In Occidente, il periodo durante il quale il bianco e il nero hanno cessato di essere considerati colori a tutto tondo, al punto di essere talvolta definiti "non colori", è stato relativamente breve: grosso modo, dalla fine del Seicento fino alla metà del Novecento. È stato Newton che, scoprendo lo spettro nel 1666, ha proposto al mondo scientifico un nuovo ordine di colori in seno al quale, ormai, non c'era più spazio né per il bianco né per il nero. Gli scienziati hanno fatto di questa scoperta una verità, ma gli artisti sono stati a lungo recalcitranti nell'accettarla. Sono stati, peraltro, i pittori per primi, all'inizio del Novecento, a restituire al bianco e al nero il loro statuto di colori veri e propri. Stilisti, sarti, designer, creatori e perfino specialisti delle diverse scienze hanno seguito la loro scia. Oggi non c'è più un chimico o un fisico che rifiuti di ammettere il bianco e il nero nell'universo dei colori. Il vocabolario è, oltretutto, sempre pronto a ricordarci che ne fanno parte a tutti gli effetti.
L'occhio umano è sensibile a un gran numero di sfumature di bianco che il lessico si sforza di nominare con precisione. Certe lingue quelle dell'estremo Nord, ad esempio - possiedono fino a sei, otto o dieci termini di uso comune per descrivere il bianco e le sue sfumature e, in questo modo, definire le qualità di ghiaccio o neve. Altre lingue, più numerose e parlate in terre meno fredde, ne posseggono spesso solo due: uno per indicare il bianco opaco o neutro; l'altro per qualificare quello brillante e che valorizza. È il caso del latino e delle antiche lingue germaniche.
Ma, nel corso dei secoli, il lessico delle lingue europee si è poco per volta ridotto a un unico termine.
La simbologia, invece, non è per nulla cambiata. Ovunque, o quasi, il bianco è un colore positivo, segno di purezza, castità, saggezza e pace. La bandiera bianca, per esempio, è un emblema di pace e l'abito bianco, un simbolo di verginità. Per molto tempo, tutte le stoffe a contatto col corpo dovevano essere bianche, per ragioni igieniche e simboliche. Oggi non è più così: andiamo a letto con lenzuola dai colori vivaci e portiamo camicie o biancheria intima variopinte. Ma il bianco è rimasto il colore dell'igiene, come nei bagni, negli ospedali o, più semplicemente, anche dei frigoriferi. Il bianco è pulito, puro, freddo, silenzioso.
Inoltre, è il colore del divino e del sacro. In numerosi culti i vestiti liturgici sono tinti di questo colore. Per secoli non è stato facile, poiché la natura non proponeva coloranti bianchi. Per questo motivo, il bianco dell'abbigliamento è a lungo rimasto un orizzonte teorico, visto che l'uomo non riusciva a ottenere il candore assoluto del giglio, del latte o della neve. Per molto tempo i bianchi sono stati dei quasi bianchi, ingialliti, greggi, grigiastri. Oggi queste difficoltà sono scomparse, ma resta nel bianco un qualcosa di misterioso e inaccessibile, al contempo seducente e inquietante. Colore della perfezione e dell'eternità, il bianco è talvolta anche la paura, il lutto (in gran parte dell'Asia e dell'Africa), i fantasmi e la morte.

Inverno Francia Patrick Forget (part)
NERO
Il nero è forse il più misterioso e inquietante tra i colori perché è, al contempo, quello dell'origine del mondo e quello della morte e del nulla. Ovunque, nei grandi miti di fondazione come nelle ipotesi più avanzate dell'astrofisica contemporanea, le tenebre hanno preceduto la luce. In principio era la notte, l'immensa notte delle origini; poi la luce è apparsa e la vita ha potuto prendere forma. Da qui, la doppia simbologia che accom- pagna il nero nel corso della sua storia nella maggior parte delle culture: il nero è matrice e creatore da un lato, inquietante e mortifero dall'altro.
Il nero delle origini prende posto in un gran numero di mitologie. È un nero fecondo e fertile, come quello dell'Egitto dei Faraoni che simboleggia il limo deposto dalle acque del Nilo, le cui piene benefiche sono attese ogni anno con speranza; si oppone al rosso sterile delle sabbie del deserto. Altrove, il nero fertile è semplicemente rappresentato da grosse nubi scure, gonfie di pioggia, pronte ad abbattersi sulla terra per fecondarla. Ancora altrove, ricopre le statuette delle dee- madri protostoriche oppure riveste alcune divinità associate alla fertilità (Cibele, Demetra, Ceres, Ecate, Iside, Kali): hanno la pelle scura o indossano un abito nero. Questo nero fertile lascia tracce fino al Basso Medioevo cristiano attraverso la simbologia dei colori associati ai quattro elementi: il fuoco è rosso, l'acqua è verde, l'aria è bianca e la terra, feconda e nutrice, nera.
Nello stesso periodo, il nero per l'abbigliamento, lungi dall'essere negativo, è associato a diverse virtù: umiltà, temperanza, dignità, giustizia. È il nero austero dei monaci e dei religiosi che la Riforma protestante riprenderà più tardi per farne un colore morale. È anche il nero dei giudici e dei magistrati, ancora presente nei nostri palazzi di giustizia. Numerose divise moderne e contemporanee sono peraltro eredi di quel nero simbolo d'autorità. Anche la tenuta degli arbitri sui terreni sportivi si situa in questa scia: quando abbandonano il nero per abiti più variopinti, com'è ormai frequente sui campi di calcio, perdono parte della loro autorità. Oggi, tuttavia, il nero dei vestiti è soprattutto segno di eleganza, lusso e modernità: così si vestono architetti, stilisti, grandi sarti. È richiesto da tutti i creatori e numerosi artisti sembrano consacrargli una specie di culto. Realizzare un nero davvero nero, sia in pittura che in tintura, è stato per lungo tempo un difficile esercizio. Ai giorni nostri non è più così: la maggior parte dei neri fabbricati dall'uomo sono più neri di quelli prodotti in natura. Anche le ali del corvo, il più nero tra tutti gli esseri viventi, hanno riflessi azzurrognoli.
I cattivi presagi legati al colore non sono, tuttavia, scomparsi. Il nero resta, nel mondo contemporaneo, uno degli attributi della miseria, della vec- chiaia e della morte. Se il vestito nero a lutto riguarda solo il mondo occidentale (in quasi tutta l'Asia il lutto è bianco mentre in Africa con diversi colori), ovunque è associato al buio, al mondo sotterraneo e alla fine definitiva.
Così come alle origini del mondo, la vita è uscita dalle tenebre; allo stesso modo alla fine dell'esistenza il corpo ritorna alla terra.

Ira, scontri Belfast, Irlanda del Nord, Peter Marlow
ROSSO
Parlare di "colore rosso" è quasi un pleonasmo. II rosso è il colore per eccellenza, il colore archetipo. In molte lingue questa parola significa al contempo rosso e colorato. In altre, c'è sinonimia tra rosso e bello. In altre ancora tra rosso e ricco. Ovunque, dire che qualcosa è rosso suppone molto di più del fatto che tale colorazione s'inserisca nella zona di lunghezza d'onda corrispondente a questo colore nello spettro. Rosso è il più fortemente connotato tra tutti i termini di colore, più ancora del nero o del bianco. Per questo risultato ci sono motivi al contempo naturali e culturali che risalgono assai lontano e che si ritrovano in numerose società.
Sia nella pittura che nella tintura, è in effetti dalla gamma dei rossi che l'uomo ha saputo trarre per prima cosa maggior rendimento. La natura gli ha fornito i pigmenti e coloranti da cui ha saputo, ben presto, ricavare profitto: terre ocra rosse, ricche in ossido di ferro, per dipingere e disegnare sulle pareti delle caverne; la garanza, il cartamo e più tardi il chermes per tingere stoffe e vestiti. Per questo motivo, la tavolozza dei rossi si è strutturata prima di quella di altri colori ed è stata a lungo la più variegata. In molte lingue, la ricchezza di vocaboli riguardante i toni del rosso attesta l'antichità e il primato di questo colore. La sua simbologia ha fatto il resto.
Diversi miti raccontano come, all'origine del mondo, la terra fosse rossa; oppure che il primo uomo - Adamo, per esempio - sia stato modellato con argilla di quel colore. Il rosso è il sangue della terra divenuto quello degli uomini. Ma è anche il fuoco, al contempo creatore e distruttivo. Da cui una simbologia sempre ambivalente che può esprimere vita, amore o carità, ma anche violenza o morte. Il rosso è al contempo il colore degli dèi, dei re e dei guerrieri e quello del Diavolo e dell'inferno, le cui temibili fiamme bruciano senza rischiarare. Certi rossi portano fortuna, altri incutono paura.
Con maggiore tranquillità, nelle società contemporanee, il rosso è anche e soprattutto il colore della festa, della gioia e della bellezza. Un tempo maschile, e fortemente legato al potere e alla guerra, il rosso è progressivamente divenuto un colore femminile, simbolo d'amore e di piacere. Anche i cosmetici attingono alla gamma dei rossi per la sostanza della loro tavolozza, volta a sottolineare la bellezza delle donne e a suscitare il desiderio maschile. Più di qualunque altro colore, il rosso attira lo sguardo. Forse per questo è onnipresente nel mondo degli emblemi e delle bandiere, come in quello di marche e segnali. Da un lato attira l'attenzione, segnala un pericolo, corregge un errore, proibisce il passaggio; dall'altro, sottolinea la forza di un'idea, mette in risalto la bellezza di una donna, rallegra occhi e cuore. Sempre e ovunque, da vicino o da lontano, il rosso si vede e si nota; è il primo tra tutti i colori

Colata di lava raggiunge il mare.Haway, Stati Uniti. Maurice e Katia Krafft.
GIALLO
Nelle società occidentali contemporanee, il giallo è un colore discreto, poco presente nella vita quotidiana e molto indebolito sul piano simbolico. Non è sempre stato così. I popoli dell'antichità vedevano nel giallo
un colore sacro, simbolo di luce, calore, ricchezza e prosperità. I greci e i romani gli attribuivano uno spazio importante nei rituali religiosi, mentre i celti e i germanici lo associavano all'oro e al sole. In Europa, il declino
del giallo risale al Medioevo che ne ha fatto un colore ambivalente. Da un lato il cattivo giallo, quello dello zolfo demoniaco e della bile amara,
è segno di menzogna, avarizia, viltà, talvolta di malattia o follia. Il giallo è anche il colore dei falsari, dei cavalieri vigliacchi, dei traditori, di Giuda e Lucifero. La stella gialla, di sinistra memoria, si riallaccia a questa tradizione negativa. Dall'altro lato, il buon giallo, quello del miele e dell'oro, è segno di gioia, piacere, abbondanza. In termini
cromatici questi due gialli si esprimono in modo diverso: il primo è giallo limone mentre il secondo è un giallo più o meno arancio, senza tendere comunque al rossiccio, colore spesso considerato maligno e che riunisce in sé il giallo, il rosso e il bruno.
Nel corso dei secoli, la simbologia del giallo non è per nulla cambiata. Ancora oggi, il giallo che tende al verde è spesso considerato pericoloso o malaticcio; porta in sé o qualcosa di velenoso o distruttivo. Viceversa, il giallo che si avvicina all'arancione è sano, tonico e benefico, come tutti i frutti di questo colore e le vitamine che contengono, in particolar modo la vitamina C. L'oro e l'arancione sembrano aver assunto e tutti gli aspetti positivi del giallo, lasciando ad altre sfumature la variante negativa del colore.
Altrove, è diverso. La simbologia dei colori non ha nulla d'universale e quello che vale per l'Europa non vale necessariamente per l'Asia, l'Africa o l'America del Sud. In Asia, ad esempio, i pigmenti gialli (ocra, orpimento) e i coloranti gialli (zafferano, curcuma, guado) sono molto abbondanti. Ecco perché dipingere o tingere con questo colore è stato assai più facile qui che in Europa, avendo a disposizione una tavolozza di gialli molto più ricca e variegata. Ecco perché questo colore è quasi sempre considerato positivamente. In Cina era riservato all'imperatore che prendeva posto al centro della terra, come il sole in mezzo al cielo. In India, qualunque sfumatura di giallo è fonte di felicità, soprattutto in ambito coniugale e familiare: portare addosso un po' di giallo tiene lontane le forze del male. Soprattutto, il giallo è il colore del buddismo, i cui templi sono segnalati sulla porta da un segno di questo colore. Anche il Buddha aveva celebrato il giallo, raccomandando la tintura delle stoffe e dei vestiti allo zafferano e condannando l'indaco.
Oggi, le differenze tra i continenti rimangono, ma sono minori di un tempo. Nella maggior parte delle culture, il giallo resta un colore associato alla luce e al sole, un colore che si vede da lontano e che sembra caldo e sempre in movimento, come le palle da tennis che sui campi del mondo intero sono, ormai, di questo colore.

Scolaresca in visita al tempio, Kioto, Thomas Hoepker
VERDE
Oggi è difficile evocare il verde senza pensare immediatamente alla vegetazione, alla campagna e, ovvio, all'ecologia e ai movimenti politici che se ne fanno difensori. Grazie alla clorofilla, il verde è onnipresente in natura, al punto da esserne diventato il colore emblema.
Ma non è sempre stato così. In Occidente bisogna aspettare il Settecento, poi il periodo romantico, perché la natura sia definitivamente associata al verde. Prima, la natura non si definiva come vegetazione, ma come l'insieme dei quattro elementi: aria, terra, acqua e fuoco. Per questo motivo possedeva quattro colori: il bian- co dell'aria, il nero della terra, il verde dell'acqua, il rosso del fuoco. Il verde della natura era soltanto un colore tra gli altri, quello dell'acqua, pensata e percepita verde per millenni. È soltanto al principio dell'epoca moderna, tra il Cinquecento e il Settecento, che in Europa l'acqua è lentamente passata dal verde al blu.
Nelle regioni secche o aride, ancora ai giorni nostri, il verde è di rado il colore della natura. Questa è gialla, rossa o bruna, ma mai verde, essendo la vegetazione stentata o assente. D'altronde, ovunque, anche nelle zone temperate e ben irrigate, i pigmenti e i coloranti naturali verdi, utilizzabili dall'uomo, sono sempre stati rari. Da cui la difficoltà per dipingere o tingere in questo colore: la malachite e qualche terra verde per i pigmenti e praticamente nulla per quanto riguarda i coloranti. Certo, molte piante (ortica, porro, ramno, ontano, ecc.) potevano produrre una leggera tintura verde, ma questa risultava sempre sbiadita e grigiastra e non resisteva agli effetti del sole o dei lavaggi. Ecco perché, sia in pittura come in tintura, l'uomo ha ben presto imparato a mescolare il blu e il giallo per ottenere il verde. Ricette, procedimenti, tradizioni e competenze variano molto da cultura a cultura, ma quasi ovunque in queste pratiche della mescolanza, c'è più blu che giallo. Per questo il verde è spesso stato considerato molto vicino al blu, al punto che molte lingue possiedono un'unica parola per indicare i due colori.
Le difficoltà per creare il verde, e ancor di più per fissarlo, spiegano ugualmente perché sul piano simbolico questo colore sia spesso legato a ciò che è mutevole, a ciò che va viene, a ciò che non dura: la gioventù, l'amore, la fortuna, la speranza, il gioco, il caso e anche i soldi (molto οι prima che il dollaro fosse stampato in verde...). Colore chimicamente instabile, il verde è in Occidente simbolicamente associato a una mancanza di stabilità. In questo modo è ritenuto sia buono che cattivo. Se nei paesi islamici è sempre ritenuto positivo - in paradiso, gli eletti porteranno abiti verdi, simili a quelli indossati da Maometto quando gli apparve l'angelo Gabriele e se in molte società è segno di vigore, di salute e fertilità, al- trove porta sfortuna (per esempio, in Europa, a teatro o sulle navi) oppure ricopre il corpo di esseri strani (geni, marziani) o di creature malefiche (il Diavolo e i demoni).

Vipera delle palme in atteggiamento difensivo Borneo, Malesia Nick Garbutt
BLU
AIla domanda: "qual è il suo colore preferito?" quasi la metà degli europei risponde "il blu". Seguito dal verde (tra il 15 e il 20% delle risposte), poi il rosso, il bianco, il nero e il giallo, per limitarci ai colori di base. Ciò che stupisce non è tanto che il blu sia in testa, quanto la classifica delle risposte che è sempre la stessa da quando disponiamo di tali sondaggi d'opinione, cioè dalla fine dell'Ottocento. E questo vale sia per gli uomini che per le donne. I cambiamenti della società, i mutamenti tecnologici, la comparsa di nuove luci o nuovi materiali non sembrano aver esercitato alcuna influenza sull'evoluzione dei gusti in materia di colore. Tra vent'anni, tra cinquant'anni, l'Europa continuerà a fare blocco intorno al blu. È, peraltro, questo colore a rappresentarla tra i cerchi olimpici.
I risultati dei sondaggi d'opinione sono circa gli stessi negli Stati Uniti e in Canada e nel resto del mondo occidentale: il blu davanti al verde. Viceversa, differiscono molto in altre culture. In Giappone, ad esempio, il bianco è in testa, davanti al rosso e al nero. In India è il giallo a farla da padrone. In Cina e in Sudamerica, il rosso.
Nella maggior parte dei paesi musulmani, il bianco davanti al verde. Il clima, le risorse naturali, le tradizioni religiose e le eredità storiche spiegano tale diversità.

Una bagnante al sole, Benidorm, Spagna, Martin Parr.
https://www.bibliosalotto.it/l/la-vie-en-rose-en-vert-en-bleu/
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(continua)
Gralli
