Cyrano de Bergerac

15.09.2026

Ci sono diverse edizioni, a cura di traduttori vari, questa in versi di Mario Giobbe è la più vicina all'originale; personalmente la preferisco, ma ci sono anche versioni più moderne e anche in prosa. Qui notizie sull'opera.  https://it.wikipedia.org/wiki/Cyrano_de_Bergerac_%28Rostand%29

Qui, per chi ha pazienza, la commedia completa nella magistrale interpretazione di Gigi Proietti.

Ne uccide più la lingua o la spada?

Cyrano è un personaggio che tutti credono di conoscere: lesto di spada e di lingua, il suo "alfin della licenza io tocco" riguarda più che la lama, la dialettica altrettanto tagliente con la quale trafigge, in modo incruento, ma spietato, il suo avversario.
Il nostro guascone è noto anche per la mole del suo naso e alla sua intelligenza non corrisponde  altrettanta avvenenza; la bella Rossana di cui è silenziosamente innamorato gli preferisce l'insipido Cristiano. Generosamente, Cyrano mette a disposizione del giovane la sua fertile eloquenza per suggerire al giovane le parole che faranno innamorare di lui la ragazza. 
La fama del personaggio è dovuta alla penna del francese Edmond Rostand (1868/1918) che ne ha fatto il protagonista di una famosissima commedia il cui successo dura ancora oggi grazie alla brillantezza e al fine umorismo dei dialoghi. Moltissimi grandi attori, a teatro e al cinema, hanno vestito i panni di Cyrano, fra i quali i nostri Gino Cervi e Gigi Proietti. Francesco Guccini gli ha dedicato una struggente canzone, sottolineando le più importanti caratteristiche di questo personaggio: la libertà di pensiero, il rifiuto di adattarsi al gregge.

Ciò che però non tutti sanno è che Hercule Savinien de Cyrano de Bergerac è realmente vissuto (1619/1655), è stato filosofo, scrittore, drammaturgo e soldato. Era davvero un abilissimo spadaccino, dotato di un'intelligenza vivida e bizzarra, di una vasta cultura; è autore di molte opere a carattere fantastico per le quali è considerato il precursore della fantascienza. Su Wikipedia potete trovate molte notizie su questo affascinante personaggio morto ahimè a soli 36 anni. 

https://it.wikipedia.org/wiki/Savinien_Cyrano_de_Bergerac

Hercule Savinien de Cyrano de Bergerac 

Sfogliando il libro

Atto I scena IV (Monologo del naso)

DE GUICHE E alcuno non è buono a rispondergli per le rime?...
IL VISCONTE Nessuno?
Andrò a lanciargli io stesso, vedrete, un di quei tratti!
[Si avanza verso Cirano che lo osserva, e piantandosi innanzi a lui fatuamente.]
Voi... voi... avete un naso... eh... molto grande!...
CIRANO ( grave ) Infatti!
IL VISCONTE ( ridendo )Ah!
CIRANO ( imperturbabile )
Questo è tutto?...
IL VISCONTE Ma...
CIRANO
Gli è assai ben poca cosa!
Se ne potevan dire..., ma ce n'erano a josa,
variando di tono. – Si potea, putacaso,
dirmi, in tono aggressivo: «Se avessi un cotal naso,
immediatamente me lo farei tagliare!»
Amichevole: «Quando bevete, dee pescare
nel bicchiere: fornitevi di un qualche vaso adatto!»
Descrittivo: «È una rocca!... È un picco!... Un capo affatto!
Ma che! l'è una penisola, in parola d'onore!»
Curioso: «A che serve quest'affare, o signore?
forse da scrivania, o da portagioielli?»
Vezzoso: «Amate dunque a tal punto gli uccelli,
che vi preoccupaste con amore paterno
di offrire alle lor piccole zampe un sì degno perno?» 
Truculento: «Ehi, messere, quando nello starnuto
il vapor del tabacco v'esce da un tale imbuto,
non gridano i vicini al fuoco nella cappa?»
Cortese: «State attento, che di cotesta chiappa
il peso non vi mandi per terra, a capo chino!»
Tenero: «Provvedetelo di un piccolo ombrellino,
perché il suo bel colore non se ne vada al sole!»
Pedante: «L'animale che Aristofane vuole si chiami ipposcampelofantocamaleonte
tante ossa e tanta carne ebbe sotto la fronte!»
Arrogante: «Ohi, compare, è in moda quel puntello?
Si può infatti benissimo sospendervi il cappello!»
Enfatico: «Alcun vento, o naso magistrale,
non può tutto infreddarti, eccetto il Maestrale!»
Drammatico: «È il mar Rosso, quando ha l'emorragia!»
Ammirativo: «Oh insegna da gran profumeria!»
Lirico: «È una conca? Siete un genio del mare?»
Semplice: «Il monumento si potrà visitare?»
Ripettoso: «Soffrite vi si ossequii, messere:
questo sì che vuol dire qualcosa al sole avere!»
Rustico: «Ohè, corbezzole! Dàgli, dàgli al nasino!
È un cavolo gigante o un popon piccolino?»
Militare: «Puntate contro cavalleria!»
Pratico: «Lo vorreste mettere in lotteria? Sarebbe il primo lotto!»
O in fin, parodiando Piramo,tra i singhiozzi:
«Eccolo, l'esecrando naso che la bellezza del suo gentil signore
distrusse! Or ne arrossisce, guardate, il traditore!»
Ecco, ecco, a un di presso, ciò che detto mi avreste
se qualche po' di spirito e di lettere aveste.
Ma di spirito, voi, miserrimo furfante,
mai non ne aveste un'oncia, e di lettere tante
quante occorrono a fare la parola: cretino!
Aveste avuto, altronde, l'ingegno così fino
da potermi al cospetto dell'inclita brigata
servirmi tutti i punti di questa cicalata,
non ne avreste nemmeno la metà proferito
del quarto d'una sillaba, ché, come avete udito,
ho vena da servirmeli senz'alcuna riserva,
ma non permetto affatto che un altro me li serva. 

Atto II scena VIII (Cyrano uomo libero)

LE BRET Se tu fossi un po' meno moschettiere!
A me pare che il danaro, la gloria...
CIRANO Orsù che dovrei fare?...
Cercarmi un protettore, eleggermi un signore
e, dell'ellera a guisa che de l'olmo tutore
accarezza il gran tronco e ne lecca la scorza,
arrampicarmi, invece di salire per forza?
No, grazie! Dedicare, com'usa ogni ghiottone,
dei versi ai finanzieri? Far l'arte del buffone
pur di vedere al fine le labbra di un potente
schiudersi ad un sorriso benigno e promettente?
No grazie! saziarsi di rospi? Digerire
lo stomaco per forza dell'andare e venire?
consumar le ginocchia? misurar le altrui scale?
far continui prodigi di agilità dorsale?
No, grazie! Accarezzare con mano abile e scaltra
la capra e in tanto il cavolo inaffiar con l'altra?
e aver sempre il turibolo sotto de l'altrui mento
per la divina gioia del mutuo incensamento?
No, grazie! Progredire di girone in girone,
diventare un grand'uomo tra cinquanta persone,
e navigare con remi di madrigali, e avere
per buon vento i sospiri di vecchie fattucchiere?
No, grazie! Pubblicare presso un buon editore,
pagando, i propri versi? No, grazie dell'onore!
per farsi eleggere papa nei concistori
che per entro le bettole tengono i ciurmatori?
Sudar per farsi un nome su di un picciol sonetto
anzi che scriverne altri? Scoprire ingegno eletto
agl'incapaci, ai grulli; alle talpe dare ali,
lasciarsi sbigottire dal romor dei giornali?
e sempre sospirare, pregare a mani tese:
– Pur che il mio nome appaia nel Mercurio francese !
No, grazie! Calcolare, tremar tutta la vita,
far più tosto una visita che una strofa tornita,
scriver suppliche, farsi qua e là presentare?...
Grazie, no! grazie, no! grazie, no! Ma... cantare,
sognar sereno e gaio, libero, indipendente,
aver l'occhio sicuro e la voce possente,
mettersi quando piaccia il feltro di traverso,
per un sì, per un no, battersi o fare un verso!
Lavorar, senza cura di gloria o di fortuna,
a qual sia più gradito viaggio, nella luna!
Nulla che sia farina d'altri scrivere, e poi
modestamente dirsi: ragazzo mio, tu puoi
tenerti pago al frutto, pago al fiore, alla foglia
pur che nel tuo giardino, nel tuo, tu li raccoglia!
Poi, se venga il trionfo, per fortuna o per arte,
non dover darne a Cesare la più piccola parte,
aver tutta la palma della meta compita,
e, disdegnando d'essere l'ellera parassita,
pur non la quercia essendo, o il gran tiglio fronzuto
salir anche non alto, ma salir senza aiuto!
LE BRET Sia! Ma non contro tutti! – Ma dimmi: come a un tratto
hai questa frenesia terribile contratto
di volerti dovunque, sempre, crear nemici?
CIRANO Vedendo voi crearvi amici, e a questi amici
sorrider così schietti e parlar così chiari!
Io amo sui miei passi fare ogni dì più rari
i saluti e i sorrisi, e con gioia mi dico
a ciascun che ne perdo: – Ecco un altro nemico!
LE BRET Quale aberrazione!
CIRANO Sì, questo è il mio difetto.
Dispiacer mi piace, dell'odio mi diletto!
Se tu sapessi come s'incede più gagliardi
sotto il fuoco di fila dei malevoli sguardi;
quali sul giustacuore, quali macchie gentili
fan degl'invidi il fiele e la bava dei vili!
No: la molle amicizia di cui cingete i frolli
cuori somiglia in tutto quei grandi e flosci colli
d'Italia che vi cingon così femineamente
la gola; vi si sta meglio... e men fieramente;
ché, d'ogni freno liberi, come d'ogni sostegno,
voi ponete la testa piegar senza ritegno.
 Me l'odio senza posa fascia al collo, e mi appresta
il rigido collare che tiene alta la testa; 
cresce una crespa ad ogni nemico, al cui passaggio
mi s'aggiunge una pena, ma mi s'aggiunge un raggio;
ché, simile al collare spagnuol, se il collo stringe
come una gogna, l'Odio anche di un nimbo cinge
!

Una galleria di interpreti

Alessandro Baricco racconta l'amore di Rossana

Gino Paoli e Sergio Cammariere come Cyrano e Cristiano

Gralli

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