Donne da Romanzo 1

12.06.2026

Come da copertina, questo è un libro di quiz, ma ad alto livello: ne è garante l'autore, scrittore raffinato e coltissimo, purtroppo misconosciuto. Cinquanta ritratti, magistralmente tracciati, di eroine letterarie di cui il lettore deve indovinare il nome. Il quiz non proprio facilissimo, è un divertimento, ma anche il pretesto per un'analisi critica di personaggi femminili divenuti immortali (quasi), senza contare l'eventuale scoperta di romanzi, per lo più classici, che non si conoscevano. Purtroppo il libro è fuori catalogo, io l'ho trovato nell'usato, è possibile che qualche copia si trovi ancora.

Prefazione dell'autore

Cinquanta donne.
Cinquanta eroine della letteratura, protagoniste di romanzi e di racconti famosi.Questo libro racconta le loro storie.
Al lettore (ma chi ha scritto queste pagine ha pensato soprattutto alla lettrice) toccherà, se vuole, scoprire in quale romanzo o racconto appaiano; chi ne sia l'autore; il nome dell'eroina. Scoperte di cui sarà poi possibile controllare l'esattezza nelle ultime pagine.
Qualche volta sarà facile, qualche volta difficile o molto difficile. Ma non si vince e non si perde niente, se non la soddisfazione, per chi indovinerà molto, di poter dire: "Ho letto molto".
Probabilmente nessuno indovinerà tutto. Se qualcuno indovinasse tutto dovrebbe forse chiedersi: "Non avrò letto troppo? Non avrò dedicato ai libri una parte eccessiva della mia vita?"
Donne da romanzo è un libro fatto di altri libri: un libro pieno di echi, in cui lettrici e lettori ritroveranno i fantasmi di letture forse dimenticate; e può anche darsi - l'autore e l'editore se lo augurano - che qualcuno venga spinto, da queste pagine che sono anche un gioco, verso letture mai fatte.
Perché cinquanta personaggi femminili?
Perché solo donne?
Una possibile ragione è questa: il lettore par excellence dei romanzi è sempre stato una lettrice.
Esisteva persino, nell'Europa dell'Ottocento, un caldo scialle femminile per leggere romanzi nelle fredde notti d'inverno: si chiamava liseuse.
E perché le donne leggevano tanti romanzi? Perché nei romanzi i casi e i sentimenti delle donne, a cominciare dall'amore, avevano un peso maggiore di quello che avevano nei discorsi e nella considerazione della società, e occupavano uno spazio più grande.
La narrativa - soprattutto quella dell'Ottocento - resta la fonte più importante per seguire l'evoluzione sociale e psicologica delle donne; e i personaggi femminili - aristocratiche, borghesi, donne del popolo, adultere, demi-mondaines, mogli fedeli, ecc. -costituiscono una galleria infinitamente screziata.
Attraversando avanti e indietro queste cinquanta storie, la lettrice riflessiva (ma naturalmente anche il lettore) potrà ricostruire facilmente alcune metamorfosi del "personaggio donna".
Non solo tutti i personaggi di Donne da romanzo sono femminili (a parte uno, che però lo diventa), ma tutti appaiono in romanzi o racconti scritti dalla metà del Settecento a oggi. Questo significa che mancano le donne di Omero, dei tragici greci, dei romanzi medioevali, di Shakespeare: Elena e Medea, Isotta e Ginevra, Giulietta e Desdemona...
Via via che ce ne allontaniamo, il grande romanzo moderno ci appare sempre più come un grande ciclo unitario, nel senso in cui lo furono quello della guerra troiana, quello degli Atridi, quello arturiano.
Da Parigi a Londra, da San Pietroburgo a Roma, ma anche da Boston a Osaka, è come se assistessimo a un'unica storia fatta di mille storie e ricchissima di rimandi interni, di corrispondenze; una storia che fa venire voglia di compilare una sorta di grande cronologia, da cui risulti che cosa faceva quel certo anno, ma anche quel certo mese o quel certo giorno, un personaggio della Austen o di Balzac, di Joyce o di Hemingway, di Tolstoj o di James.
Donne da romanzo - libro da comodino o da spiaggia, ma anche da salotto, per chi vorrà condividere il piacere di indovinare con qualche amico - vuole essere solo un piccolo, onesto, civile intrattenimento ai margini di un meraviglioso, gigantesco arazzo.

G.M.

Giovanni Mariotti disegno di Tullio Pericoli

Chi è? da quale romanzo?

Può essere una insopportabilmente manierata, ma l'abitudine a posare nulla toglie al suo incanto: l'incanto che si sprigiona da giovane donna cresciuta in un piccolo cosmo artificiale con orchidee nei vasi e conversazioni snob e spensierate.
Come nei film, la sua gioventù è stata fasciata dall'onda musicale delle orchestre e specialmente dal gemito dei sassofoni che per intere notti suonavano i blues; intanto, nelle sale da ballo le sue scarpette volteggiavano, in mezzo a centinaia di altre, in un pulviscolo splendente.
[...]
Nessuno però l'aveva guardata con l'intensità di quel giovane tenente.
Come avrebbe potuto un figlio di contadini in miseria non innamorarsi di una creatura levigata dal privilegio e dalla ricchezza?
Era la prima ragazza 'bene' che lui aveva conosciuto.
La condizione di militare gli rendeva più facile nascondere il rango sociale. Lui lo nascose: le fece credere che era in grado di avere cura di lei: quanto al nome, già da tempo era abituato a dichiarare un'identità fittizia.
Mentre facevano per la prima volta l'amore, lui pensò: "Non avrei il diritto nemmeno di sfiorarle una mano".
[...]
È diventato ricco per lei.
Ogni sera, sul prato che digrada verso il mare, osserva la luce verde che segnala il pontile della villa dirimpetto alla sua, sull'altra riva della baia.
Lei abita là, insieme all'uomo che ha sposato.
Mentre guarda nella notte, all'uomo sembra che il suo sogno sia ormai così vicino da non potergli sfuggire più.
Non sa che il suo è ancora lo sguardo cupo del povero sull'universo incantato dei ricchi.
Lo sguardo di chi è destinato alla sconfitta.

Gralli

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