E dio rise

Ridere ridere ridere ancora
E non mi si venga a dire che l'umorismo fa ridere, se no batto sul tavolo, non il pugno, ma la ponderosa bibliografia che mi sono beccata all'Università per un Corso Monografico sul suddetto: Bergson, Pirandello Freud, tanto per dare un'idea, ma la lista è ben più lunga e impegnativa. (Mi ci ero divertita però a quel corso!) Questo testo è un compendio, diviso diligentemente in settori, dell'umorismo ebraico; direi il migliore sulla piazza, per finezza, acume, originalità, e perché non risparmia nessuno: chi lo esercita, chi lo subisce, senza distinzione di classe o di genere, o di ruolo sociale (arriva senza esitazione a colpire la Massima Carica). Un lavoro sistematico, quale si addice ad uno studio comme il faut.
Questo l'indice, per rendersi conto dei contenuti e per trascegliere l'argomento da irridere più adatto alla circostanza; si perché si consiglia di leggere questo libro non in modo lineare e continuo ma saltuariamente e a saltabecco, come se fosse una scatola di cioccolatini, che si gustano in particolari occasioni di relax, scegliendo il gusto, senza abbuffarsi fino a vedere il contenitore vuoto. Qualche campione omaggio nelle citazioni.

L'autore Rabbino e Filosofo, autore di numerose pubblicazioni, dirige il Centre de recherches et d'études juives Aleph a Parigi e insegna letteratura all'Università Bar-Ilan di Tel Aviv. La sua Bible de l'humour juif, che è alla base di E Dio rise, è la più documentata e completa raccolta sull'umorismo ebraico.
INDICE
Presentazione di Moni Ovadia
Introduzione di Marc-Alain Ouaknin
1. Mamme e suocere
2. I bambini e l'educazione
3. Medici, psichiatri e psicanalisti
4. Gli amici
5. Il matrimonio e lo shadkhan
6. Mogli e mariti
7. I rabbini e i loro discepoli
8. Lo shabbat e le feste ebraiche
9. La sinagoga
10. Povertà e ricchezza
11. Pazzia e saggezza
12. Il lavoro, gli affari e il denaro
13. Di fronte alla legge
14. I viaggi
15. Le persecuzioni e l'antisemitismo
16. Ebrei e non ebrei
17. Gli incontri ecumenici
18. La politica, gli ebrei e l'esercito
19. Umorismo israeliano
20. L'identità ebraica, Dio e il Messia
21. Lo spirito talmudico
22. Il nome
23. Il cibo
24. Lo specchio
25. La morte, il Paradiso e l'Inferno
Sfogliando il libro
Dall'introduzione di Moni Ovadia
L'umorismo ebraico è, a mio parere, una delle più alte manifestazioni della mente umana che si erge contro le derive della violenza, della stupidità, del pregiudizio. Per essere esercitata nella pienezza delle proprie prerogative, questa capacità richiede all'umorista di saperlo usare anche nei confronti di se stessi, anzi, soprattutto nei confronti di se stessi! Sorta di filosofia del paradosso, il witz ebraico è eminentemente autodelatorio, prende di mira soprattutto gli ebrei, i loro vizi, gli aspetti assurdi e un po' deliranti della loro fede e in generale gli spasimi di un popolo braccato alla ricerca della propria identità da quattro millenni. In questo quadro, l'assillo umoristico degli ebrei cerca di disarmare l'antisemita, rivelandogli i tratti ridicoli del proprio odio e suggerendogli di guardarsi allo specchio per beneficiare anch'egli della propria goffaggine. L'umorismo non è solo una risorsa preziosissima e delicata, ma è garanzia di una spiritualità pacifica, refrattaria ai manicheismi, aperta ad accogliere contraddizioni e paradossi.

Moni Ovadia
Cominciamo affrontando uno degli argomenti più celebri dell'umorismo ebraico: la mamma. Anzi, la yiddishe mame. [...] È una caricatura o una realtà quotidiana? La mamma ebrea è veramente così soffocante e intransigente, così tenera e feroce al tempo stesso, così generosa e insopportabile come la dipingiamo da generazioni? Lasceremo che il lettore giudichi da solo e non influenzeremo la sua opinione su una questione tanto delicata…

Yiddishe mame by Eduard Gurevich
Tre attempate ebree bevono il tè e si vantano l'una con l'altra dei modi in cui i loro figli le coccolano.
«Mio figlio», dice la prima, «mi adora talmente tanto che per il mio compleanno mi ha regalato una crociera intorno al mondo in prima classe!»
«Mio figlio», rincara la seconda, «ha fatto di più. Per festeggiare il mio ottantesimo compleanno ha affittato un intero hotel di lusso!»
«Mio figlio», sussurra la terza, «è ancora più affettuoso! Tre volte alla settimana va da un medico, si sdraia su un lettino e paga cento euro. E sapete perché? Per parlargli di me!»
**********
Qual è la differenza tra una yiddishe mame e un terrorista? Con un terrorista si può trattare.
**********
Simon annuncia a sua madre che ha trovato una fidanzata.
«È ebrea?», gli domanda subito lei.
«Sì, mamma, non ti preoccupare!»
«Vieni a cena con lei, stasera».
Simon si presenta con tre ragazze: una bionda, una mora e una rossa, tutte una più bella dell'altra.
«Mamma», dice lui, «voglio che indovini qual è la mia fidanzata».
Alla fine della portata principale, la madre chiama il figlio in cucina:
«So qual è!» dice in tono trionfale.
«Quale?»
«La bionda!»
«Caspita! È vero! Che intuito, mamma! Ma come hai fatto a indovinare?»
«Facile, l'ho odiata da quando è entrata dalla porta!»
Lezione di logica
Laurent ha scommesso con il suo amico Jonathan che riuscirà a ottenere l'ammissione al processo di conversione all'ebraismo già dopo il primo incontro col rabbino.
Il rabbino interroga brevemente il giovane per verificarne la preparazione.
«Mi sono laureato in Filosofia con una tesi sulla logica socratica».
«Eccellente! Ti farò qualche domanda per capire se la tua mente è adatta allo studio dell'ebraismo. Dato che è la tua specialità, cominciamo con qualche problema di logica».
Il rabbino mostra due dita:
«Due uomini scendono dallo stesso camino. Uno ne esce pulito e l'altro sporco. Chi dei due si laverà?»
«E sarebbe questo il test di logica?» si stupisce Laurent.
«Esatto», risponde imperturbabile il rabbino.
«Beh, ovviamente quello sporco!»
«Sbagliato. Sarà quello pulito a lavarsi. È semplice logica: quello sporco vede l'altro pulito e crede di essere pulito anche lui, perciò non si laverà. Quello pulito vede l'altro sporco e crede di essere sporco anche lui, perciò sarà lui che andrà a lavarsi».
«Molto chiaro», ammette Laurent. «Ma passiamo al prossimo test».
Il rabbino mostra nuovamente due dita:
«Due uomini scendono dallo stesso camino. Uno ne esce pulito e l'altro sporco. Chi dei due si laverà?»
«Ma mi ha appena dato la risposta! Quello pulito…»
«Sbagliato. Si lavano tutti e due. È logico: quello pulito vede l'altro sporco e crede di essere sporco anche lui, perciò andrà a lavarsi. Ma quello che ne è uscito sporco, vedendo l'altro che si lava, farà lo stesso. Perciò si laveranno entrambi».
«Non ci avevo riflettuto abbastanza», dice Laurent, «ma adesso ho capito il procedimento. Mi faccia un altro test».
Il rabbino mostra di nuovo le due dita:
«Due uomini scendono dallo stesso camino. Uno ne esce pulito e l'altro sporco. Chi dei due si laverà?»
«Tutti e due! Lo si è appena detto!»
«Sbagliato. Nessuno dei due si lava. È logico: quello che è sporco vede quello pulito e crede di essere pulito anche lui, perciò non si lava. Quello pulito vede che quello sporco non si lava, perciò a sua volta non si lava».
Laurent è scoraggiato: «Eppure ero sicuro di aver capito… Mi faccia un'ultima domanda!»
Il rabbino alza per l'ennesima volta le due dita fatidiche: «Due uomini scendono dallo stesso camino. Uno ne esce pulito e l'altro sporco. Chi dei due si laverà?»
«Nessuno dei due…», risponde Laurent con un filo di voce.
«Sbagliato. Ora capisci che la logica socratica non è una base sufficiente per risolvere i problemi talmudici? La risposta è che si tratta di una domanda cretina: come fanno due uomini a scendere per lo stesso camino e a uscirne uno pulito e uno sporco?»

Dubbi
«Sonja, e se Dio non esistesse?»
«Boris Dimitrovič, stai scherzando?»
«E se fossimo solo un branco di gente assurda che corre intorno senza nesso o ragione?»
«Ma, se non esistesse Dio, la vita non avrebbe alcun significato. Perché dovremmo continuare a vivere? Perché allora non suicidarsi?»
«Beh, non facciamo gli isterici. Potrei sbagliare: io oggi mi uccido e domani Lui concede un'intervista…»
(Woody Allen)

Gralli
