Essendo capace di intendere e di volere

29.05.2026

SPOON RIVER NOTARILE

Il dramma è la morte, la trista cicatrice [...] che salda il lembo d'una provenienza ignota a quello d'una meta incerta [...] Mostreremo fino alla fine il nostro sorriso smagliante o sdentato per nascondere generosamente a noi stessi e agli altri la trista consapevolezza che galleggia in fondo al cuore, la caducità cioè dell'essere contro la quale fino alla fine, a fronte alta, lottiamo invano la più gloriosa e disperata delle battaglie.

Questo il senso autentico dei sepolcri (edificazione di imponenti cappelle gentilizie o acquisto di modesti loculi); delle disposizioni funerarie (imponenti esequie o sepoltura intima); delle richieste (a pagamento) di messe a suffragio; dei testamenti (per dispensare i propri favori o realizzare vendette): tutti disperati e illusori tentativi di credersi ancora capaci di esercitare una qualche giurisdizione su questo e l'altro regno.
Questa raccolta di testamenti olografi, una sorta di Spoon River notarile, rappresenta una toccante testimonianza di "vite minuscole"; uomini e donne dall'esistenza umile e faticosa, dalla quale emergono, nell'estremo atto di elargire e spartire i propri beni, ( più o meno modesti, case e terreni), amori, affetti e gratitudini; ma anche delusioni e risentimenti, estreme rivalse e ripicche.
Documenti sgrammaticati, redatti in un registro ibrido, in cui il pomposo, orecchiato, linguaggio giuridico-burocratico si mescola al parlato, contaminato da dialettismi. Unica traccia del loro passaggio su questa terra, muovono ad un sorriso, ma anche ad un commosso pensiero.

Io sottoscritto Monaco Ciro 19-8-1908, nato e vissuto qui fino al giorno della mia morte, attesto con questo testamento a mia moglie Maria 7-7- 1907 del Secondo letto, che le lascio l'affetto e tutta l'eredità.
Padrone assoluta che se la può vendere e la può donare a chi essa vuole. Ma è meglio che non la vende e non la dona fino a che campa. Se no, come camperebbe?
Da signorina viveva nel basso con dieci fratelli e sorelle, i genitori suoi e quelli di suo padre. Per dormire dovevano togliere il tavolo, e per mangiare dovevano accatastare i letti. In caso di malattia, i sani potevano mangiare solo freddo e in piedi se ce n'era anche per loro. Insomma, erano persone brave e numerose, proprio come li preferisce la miseria nera. Io scrivo questo ricordo non per offesa alla famiglia o a lei, ma solo per non vendere, altrimenti non campa, ritorna nel basso e io dove vado non la posso aiutare. Alla mia equamente amata moglie del Primo letto invece ho già donato un loculo ben posizionato e la Croce di lampadine perenne. Da essa invoco la forza del trapasso come già Maria del secondo letto, in fede, mi sta aiutando veramente molto a trapassare.
Questa scrittura è fatta con le mie mani ed è valida a tutte le leggi italiane e forestiere. 17-4-1987. Questa che ora vedete è la mia firma personale.

Lascio a Delfina il terreno di Aiello, cioè il terreno alberato e seminatorio in contrada Tufara di circa moggia tre, antiche misure, e la casa colonica di due piani confinanti nel cortile del fu don Gaspare Bianco. La casa ha il diritto di attingere acqua dalla cisterna interrata nel cortile e quello di servirsi dell'aia. Attenzione al coperchio prima di camminare sulla cisterna, bisogna mettercelo subito dopo l'uso. Già ci sono cadute dentro tre persone e una è morta affogata. Per ogni persona o animale che si affoga dentro, l'acqua diventa cattiva per molto tempo e si perde la comodità di tenere la cisterna.
A Delfina lascio anche la cantina nella piazzetta dei monaci, dove davanti giè uno spazio per depositare qualunque materiale che attualmente si trova impiantato. Quando i monaci si lamentano di qualcosa basta bestemmiare loro o qualche santo che subito si ritirano.

Ho scritto questo mio testamento la notte del 23 aprile 1954 alle ore 01 cioè praticamente il giorno 24 aprile 1954 mentre ero in servizio in clinica. Credo che questa data è significativa perché coincide col mio onomastico. Per la speciale ricorrenza di cui mai una volta vi siete ricordati, ho deciso di fare io a voi un regalo: vi comunico di avervi diseredato.
Ho infatti alienato gradualmente il mio patrimonio immobiliare e donato il danaro che ne ho ricavato. Mi auguro di avere tempo e abilità sufficiente per sottrarvi ciò che resta. Nel caso tuttavia che mi sopravvivessero dei beni, ne nomino beneficiario la clinica sperando che conoscendo i nostri reciproci sentimenti, abbiate l'orgoglio e il buon gusto di non impugnare il presente testamento.
Siete dunque sul lastrico e da qualche anno vivete al di sopra delle vostre possibilità. Quando ne sarete informati, sarà tardi per ogni rimedio e avrete finalmente un buon motivo per portarmi rancore per tutto il testo della vostra vita.
Spiacente di avervi conosciuto. Mi auguro di non vedervi mai più. 

A mia moglie Severino Concetta fu Michelantonio, lascio dono e appadrono¹ a vita l'usufrutto sulla mia proprietà per riconoscenza di affetto e divozione alla mia persona, per serietà di costume e portamento religioso da prima a dopo il matrimonio.
Lascio a titolo di leggittima alle quattro ragazze Carmela, Maria, Annina e Antonietta il fondo rustico in contrada Fossa dei Lupi già diviso dal geometro da me comandato in cinque parte. Al mio figlio maschio Giuseppe, detto fu Filippo dopo che sarò morto, ci assegno precisamente la particella numero 90 con la casa rustica per alleviare il bestiame secondo la tradizione di famiglia. Noi Bardi ci chiamano alleviatori di bestiame. Però ce la caviamo bene anche con la terra, specie ortaggi e agrumi.
In caso che le due ragazze nubili, Carmela e Maria, alla mia morte non si trovano maritate perché poco fanno per assomigliare alla loro santa madre agli occhi della popolazione, hanno il diritto al corredo uguale alle altre due già maritate e costumate, prendendo una somma equivalente su tutta la mia proprietà.
In ultimo, mi raccomando non date fastidio a Giuseppe fu me, Filippo, vostro padre da voi tanto amato come spero. E non fate regalie al parroco che non ce n'ha di bisogno.
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1 Espressione ricorrente che significa rendere padrone assoluto. 

Gralli

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