Gli altri

Questo è stato il primo Simenon che ho letto, se si eccettuano i Maigret che mi appassionarono quando ero ragazzina.
Il primo giudizio a caldo, appena chiuso il libro, anzi spento l'e-reader, è stato quello di aver fatto una buona lettura: per forma, contenuto, psicologia dei personaggi. Una valutazione positiva, in accordo con tutti gli amici, degni di stima, che avevano apprezzato l'autore. Ho pensato tuttavia che, dati molti impegni di studio e letture già in programma, avrei fatto passare del tempo prima di leggere altro dell'autore. Non è stato così. Come capita con certi libri, dopo un paio di giorni di decantazione, la storia si è ripresentata "chiedendo" di essere esaminata; la mente, spontaneamente, ha proceduto ad una rilettura analitica.
Cominciamo dallo strato più esterno, la scrittura. Sobria, asciutta, precisa, sintatticamente chiara senza essere semplicistica, in perfetto registro con la vicenda narrata: una storia di ordinaria, grigia, banalità. Una storia in cui non succede quasi niente, a parte l'eco di qualche sordido avvenimento del passato.
I personaggi: un gruppo di parenti - mogli, mariti, zii, cugini - che si ritrovano per i funerali di un anziano zio. Un campionario di miserevole umanità che si trascina in una cieca routine fatta di ipocrisia, di vecchi rancori, di tradimenti, di meschine invidie. Non una tragedia, né un dramma, questi personaggi non hanno sufficiente passione, neppure per commettere malvagità, solo piccole cattiverie, godono di poveri piaceri senza entusiasmo, sono spettri, morti viventi, privi di luce, fosse pure quella livida dell'odio. Inquietanti, tuttavia.
Qu'est ce que vous voulez dire au lecteur, monsieur Simenon?
Noi leggiamo, fra le righe di questa storia, ciò che Baudelaire ha detto in maniera esplicita:
Dans la ménagerie infâme de nos vices,
II en est un plus laid, plus méchant, plus immonde
Quoiqu'il ne pousse ni grands gestes ni grands cris, [...]
[...] dans un bâillement avalerait le monde;
C'est l'Ennui! [...]
Tu le connais, lecteur, ce monstre délicat,
– Hypocrite lecteur, — mon semblable, – mon frère!
Nel serraglio infame dei nostri vizi,
Ce n'è uno più brutto, più cattivo, più immondo!
Sebbene non provochi grandi gesti, né grandi pianti, [...]
[...] in uno sbadiglio inghiottirebbe il mondo;
È la noia! [...]
tu lo conosci, oh lettore, questo mostro delicato,
– Lettore ipocrita! — Mio simile, – mio fratello!

Émile Deroy Ritratto di Charles Baudelaire, 1844 (Poco noto)
Dalla noia esistenziale nessuno è immune, seppur in varia misura, è parte della condizione umana. C'è un po' di tutti noi nei personaggi straniati e stranianti di Gli altri. Il richiamo immediato è a Lo straniero di Camus, ma soprattutto a Il mito di Sisifo.
Queste persone vivono nella condizione nonsensica dell'assurdo, trascinano la loro vita senza averne consapevolezza. Non sono neppure infelici, perché per esserlo occorre aver coscienza di ciò che ci manca. A differenza di Sisifo trascinano il loro masso come automi.
Noi prendiamo l'abitudine di vivere prima di acquistare quella di pensare. (A. Camus)

Sfogliando il libro
Domenica 5 novembre
Zio Antoine è morto martedì, vigilia di Ognissanti, probabilmente intorno alle undici di sera. Sempre quella notte, Colette ha tentato di buttarsi dalla finestra.
Pressappoco nello stesso momento si veniva a sapere che Édouard era tornato e che diverse persone lo avevano visto in città.
Tutto questo ha creato una certa agitazione nella famiglia che ieri, al funerale, è apparsa al completo per la prima volta da anni.
[...] Mi ero appena fatto il bagno e la barba quando, con mia grande sorpresa, ho sentito suonare il campanello della porta d'ingresso. [...]
La mia sorpresa è stata ancora più grande quando ho riconosciuto la voce di mia madre, che non metteva piede in casa mia da più di tre anni [...]
Eppure era proprio mia madre che suonava alla porta la mattina di Ognissanti e aspettava in soggiorno mentre finivo rapidamente di vestirmi. [...]
Era agghindata come per le grandi occasioni, tutta in nero, e dai suoi vestiti emanava, mi è sembrato, un vago odore d'incenso. Aveva gli occhi rossi e, con un fazzoletto in mano, tirava su col naso.
«Hai saputo la notizia?» mi ha chiesto con una certa diffidenza.
«Quale notizia?».
«Eppure hai il telefono...» ha detto, fissando l'apparecchio.
Lei non ce l'aveva e si rifiutava ostinatamente di farselo mettere.
«Mi domando perché non ti hanno avvertito...».
«Chi?».
«Tuo cugino Jean avrebbe potuto telefonarti o, se era troppo occupato, farti telefonare dalla moglie...».
Parlava di Floriau, il marito di mia cugina Monique, che, a trentotto anni, è un rinomato cardiologo.
«Zio Antoine è morto... Sono sicura che hanno già avvertito tutti, tranne te...».
Si guardava intorno preoccupata, come se temesse di veder spuntare mia moglie, e ha chiesto sottovoce:
«Dov'è?».
«Dorme».
«Sei sicuro che non si alzerà?».
«Certo non prima di un'ora. Siediti».

Gralli
