Guida alle reliquie miracolose d'Italia

Oggetti miracolosi
Uno dei principi di funzionamento del pensiero magico è la cosiddetta legge del contatto o del contagio: le cose che siano state una volta a contatto fisico, continuano ad agire l'una sull'altra, a distanza, anche dopo che questo sia cessato. Questa è una credenza antica, l'essere umano ha sempre creduto di potersi impadronire di qualche qualità di un morto portando con sé un oggetto che gli era appartenuto o una parte del suo corpo. Nelle tribù che vivevano di caccia, per esempio, i giovani portavano le armi di un bravo cacciatore, o qualche suo osso come amuleto, perché la sua abilità era rimasta in questi oggetti che erano rimasti a contatto con lui.
Le case nelle quali sono avvenuti degli efferati delitti, le cosiddette case degli orrori, non si vendono tanto facilmente, pochi sarebbero disposti ad abitarvi anche se possono suscitare curiosità morbose, per questo a volte vengono abbattute. L'idea è che "qualcosa" di quanto vi è accaduto sia rimasto, e continui ad esercitare un malefico influsso.
Ci sono adulti maturi disposti a pagare a caro prezzo un oggetto personale appartenuto a un personaggio famoso, un pezzo di stoffa dell'abito di un attore, di un cantante, un oggetto che gli era appartenuto o che aveva solo toccato. Gli abiti usati delle star, venduti all'asta, non vengono lavati, anche se macchiati di sudore, o peggio. È il desiderio di possedere qualcosa di intimo e personale del proprio idolo, e più il collegamento è forte meglio è. I collezionisti attribuiscono a certi oggetti proprietà invisibili che li rendono unici e insostituibili.
Le reliquie, "funzionano" nello stesso modo, poiché sono state a contatto di un santo, mantengono la sua forza miracolosa anche se separate dal possessore, se poi si aggiunge la suggestione della fede religiosa, si comprende come siano ancora venerate da folle di fedeli che si recano in pellegrinaggio per assorbirne la potenza sacra.
Questo libro è una guida alle preziose reliquie custodite in molte chiese italiane; al di là di quello che può essere il credo religioso di ciascuno, tutte hanno una storia avvincente da raccontare: l'avventuroso ritrovamento, le peripezie del viaggio che le ha condotte a destinazione, gli straordinari miracoli da esse compiuti.

Mano sinistra di santa Caterina da Siena, Monastero di Santa Maria del Rosario, Monte Mario, Roma
Sfogliando il libro
I luoghi in cui è nato il cristianesimo traboccano di reliquie. Quando Elena, la madre di Costantino, va a Gerusalemme trova parecchi tesori: i ventotto gradini della Scala Santa, la Vera Croce, alcune spine della Corona, i tre chiodi che hanno trafitto le mani e i piedi di Gesù.
Le città lontane dalla Terrasanta, come Roma e Costantinopoli, devono invece procurarsi le reliquie con compravendite, smembramenti, traslazioni, furti (clamorosi quelli dei corpi di San Marco, San Nicola e San Tommaso). Però può anche capitare che il santo accetti volentieri la nuova casa (o chiesa): un successivo miracolo non solo conferma l'autenticità della reliquia ma dimostra che il trafugamento è avvenuto con il consenso dell'interessato.
A Roma, per esempio, arrivano i sandali di Gesù, la sacra culla, il legno della Croce, un pane e 13 lenticchie dell'ultima cena, la canna e la spugna imbevuta d'aceto usate per la crocifissione, la colonna della flagellazione, le pietre prelevate dal Santo Sepolcro, i frammenti del bastone di San Giuseppe, una delle cinque teste del Battista*, quella di San Sebastiano, quella di San Valentino e via dicendo.
L'editto di Milano del 313, noto anche come editto di tolleranza, non solo garantiva libertà religiosa, ma permetteva la sepoltura di santi e martiri nelle chiese. Custodire il corpo di un santo assicurava guadagni, una protezione efficace contro le malattie, uno scudo portentoso contro guerre e calamità naturali. Quanto più è importante il santo, tanto più affluiscono pellegrini e tanto maggiori sono le offerte alle chiese in cui è custodito.
Quando i corpi a disposizione finiscono, si comincia a farli a pezzi. Dita, mani, gambe, piedi, teste, lingue, cuori e capelli viaggiano da un luogo all'altro d'Europa. Le parti più pregiate sono quelle che hanno a che fare con la specialità del santo: nel caso di Antonio da Padova, che è un predicatore formidabile, la reliquia più ambita è la lingua. Discorso diverso per Apollonia alla quale, durante il martirio, vengono cavati i denti con le tenaglie. Un suo incisivo o un molare assicurano indiscusso prestigio. E così i denti di Apollonia si moltiplicano e quando Paolo VI incarica di raccogliere quelli sparsi per la penisola, viene riempita una cassetta del peso di 3 chili e mezzo.
In base alla loro provenienza si parla di reliquie di prima, seconda, terza e quarta classe. Ad esempio quelle provenienti direttamente dal corpo del santo sono reliquie di prima classe ( ex ossibus, ex carne, ex praecordis, ex piliis, ex cineribus, ex tela imbuta sanguine, ecc.). Poi, tra il VI e il VII secolo, si sviluppa il culto delle reliquie di seconda classe, da contatto: è il caso degli abiti ( ex habitu ), degli strumenti usati per far penitenza ( ex cilicio ), della polvere grattata dal sepolcro ( ex arca sepulchralis ), della manna che stilla dalle ossa, dell'olio che brucia in una lampada votiva e via di seguito.
Il Medioevo è il momento d'oro delle reliquie e la conquista della Terrasanta contribuisce alla loro moltiplicazione. Si venera di tutto: il prepuzio di Gesù, la lancia che lo ha trafitto, i sudari nei quali sarebbe stato avvolto, la tovaglia usata per la lavanda dei piedi degli apostoli, la mangiatoia, il sacro capello della Vergine, il suo latte, la sua cintola, il bastone di Giuseppe, la coda dell'asino della natività, i denari di Giuda, una piuma dell'Arcangelo Michele, i raggi della stella cometa.
Molte di queste reliquie si conservano ancor oggi e per alcune di loro sopravvive una venerazione per certi versi sorprendente (e gli ex voto sono lì a dimostrarlo). È il caso della lingua di Sant'Antonio a Padova, degli occhi di Santa Lucia a Venezia, del sangue di San Gennaro a Napoli o della manna di San Nicola a Bari. Per non parlare del dito di Santa Caterina da Siena, reliquia con la quale viene ancora impartita la benedizione all'Italia e alle Forze Armate.
Evidentemente le reliquie non hanno smesso di esercitare il loro potere seduttivo. Non importa nemmeno più se sono false (San Giorgio, probabilmente, non è mai esistito, Santa
Barbara è una figura più che altro leggendaria, i Magi non erano tre e forse non erano nemmeno re), quel che conta è che sono ancora lì, nelle chiese, in attesa di liquefarsi, stillare acqua, fiorire, sprigionare profumo, richiamare migliaia di fedeli, guarirli, oppure no.
Val forse la pena, quindi, avere a portata di mano una guida alle reliquie sacre conservate nelle chiese italiane. Quelle che per la rocambolesca storia del loro ritrovamento o per i prodigiosi miracoli compiuti o per l'incredibile vicenda degli uomini e delle donne alle quali appartengono meritano di essere, se non venerate, almeno raccontate.
* Qui si dice che sono quattro, d'altra parte chi ha battezzato il Cristo non era uno qualunque.
https://www.nationalgeographic.it/perche-esistono-quattro-teste-di-giovanni-battista

Reliquia della testa di santa Caterina a Siena, questa è una almeno.
Nella cappella delle reliquie di Santa Maria Ausiliatrice a Torino sono conservate la reliquia del Sacro Legno e quella del Preziosissimo Sangue Laterale di N.S. Gesù. Ci sono poi le reliquie di dottori della Chiesa, fondatori di ordini e congregazioni religiose, santi confessori e santi martiri.
Fino a qualche tempo fa, visitando la chiesa, sarebbe stato possibile trovarsi di fronte un cartello recante l'annuncio della «Reliquia del Giorno». E questa reliquia avrebbe potuto essere quella attribuita a un santo misconosciuto in Italia ma molto noto in Francia e nel Nord Europa: San Gengolfo, un nobile della Borgogna vissuto nell'VIII secolo.
Nonostante il nome sia stato distorto in una infinita serie di varianti – Gingolfo, Gangulfo, Gengulfo, Gandulfo, Gangolfo, Gongolfo e via dicendo – la sua vicenda viene raccontata in modo pressoché identico da più fonti: il Martirio di San Gangolfo, ad esempio, opera in distici elegiaci composta da Roswitha di Gandersheim nel X secolo, è interamente sovrapponibile alla Vita di San Gengolfo composta da un anonimo autore dello stesso periodo.
In entrambi i racconti Gengolfo brilla per onestà e purezza di cuore. Si tiene alla larga dal peccato e dal vizio, frequenta le chiese e si dedica a letture religiose. Anche quando, rimasto orfano, è chiamato ad amministrare le proprietà dei genitori, si dimostra particolarmente saggio e prudente. Per queste sue doti, e anche per la sua destrezza nel maneggiare le armi, viene tenuto in grande considerazione da Pipino il Breve che lo vuole con sé durante le campagne militari e gli permette di dormire nella sua tenda da campo.
Tutte queste qualità, purtroppo, non lo aiutano a scegliersi una moglie devota. Sposa infatti una donna infedele e vendicativa. Di ritorno da una delle spedizioni volute dal re dei Franchi, viene a sapere che la moglie lo ha tradito. All'inizio fa finta di nulla ma poi le voci si fanno più insistenti e la situazione diventa intollerabile. Quando ne parla alla moglie lei nega tutto. Allora Gengolfo le propone di sottoporsi a una prova, una cosa facile facile: dovrà solo immergere il braccio in una fontana. Se non proverà alcun male vorrà dire che le voci sono semplici calunnie.
Ora, bisogna spiegare che la moglie di Gengolfo non aveva molta simpatia per il marito e lo considerava un idiota. Sicché accetta la proposta e infila il braccio nella fontana. Deve però ritirarlo immediatamente perché l'acqua si è miracolosamente surriscaldata bruciandole la mano e staccandole la pelle dalla carne (motivo per cui Gengolfo, patrono dei malmaritati, è anche considerato protettore dei guantai).
A quel punto le cose diventano chiare ma l'uomo dimostra grande clemenza e, anziché affidare la moglie adultera al giudizio della legge, si separa da lei, la sistema in un castello a Varennes (oggi Varennes - sur - Amance) e si ritira ad Avallon, vicino a Vézelay. Qui viene raggiunto dall'amante della donna che, nel tentativo di assassinarlo, lo colpisce a una coscia. Sul momento la ferita sembra guaribile e invece, nel giro di qualche giorno, porta l'uomo alla morte. È l'11 maggio 760.
Il corpo di Gengolfo viene sepolto a Varennes, e già lungo la via si verificano molti miracoli. Qualche tempo dopo, anche per proteggerlo dalle incursioni dei vichinghi, il corpo viene trasferito a Langres. Nel X secolo una parte delle spoglie arriva a Toul e poi, nel corso degli anni, frammenti di ogni tipo viaggiano attraverso l'Europa finché, per iniziativa del commendatore Michele Bert, uno di questi arriva a Torino. Il loro potere taumaturgico si manifesta immediatamente.
In molti vanno a pregare sulla sua tomba a Varennes, in molti ottengono la grazia richiesta. Quando la moglie lo viene a sapere commenta così: «Gengolfo fa miracoli? Sì, come il mio culo».
Tanto cinismo le si ritorce contro: appena pronunciate queste parole si sente una gran scoreggia. E così, ogni volta che apre bocca, si sente una scoreggia. E non solo quel giorno, che è un venerdì, ma tutti i venerdì a venire: una squallida e fragorosa fanfara, per dirla con le parole di Roswitha di Gandersheim.

San Gengolfo, la prova dell'acqua, immagine realizzata con l'IA, bruttarella e oleografica, manca il finale per ovvi motivi. Nel sito seguente si dice che è il protettore degli uomini sposati, altrove, più sfacciatamente, dei cornuti.
https://www.interris.it/spiritualita/san-gengolfo-ecco-considerato-protettore/
Gralli
