Il ballo

Prego vuol ballare con me?
Un autentico piccolo gioiello. La vera letteratura sa dire molto con poco, parole precise e affilate per descrivere ambienti e personaggi ed evocarli davanti agli occhi del lettore. In pochissime pagine, con scrittura elegante ed incisiva, vengono tracciati il profilo di un'adolescente sofferente e inquieta; quello di una madre egoista e vanesia, una squallida bovary dalle smanie di scalata sociale; la meschina figura dell'ebreo abile speculatore di borsa che ha raggiunto successo e ricchezza; il mondo fatuo della cosiddetta società elegante. Il tutto inserito in un racconto dal meccanismo narrativo di precisione che si conclude con un affondo ineluttabile.
Grazie alle fortunate speculazioni in borsa del capofamiglia, i Kampf sono diventati ricchi, molto ricchi. Il denaro sarà la chiave che permetterà loro di entrare nell'alta società; dovrà essere un ingresso trionfale: uno sfarzoso ballo organizzato dalla signora al quale saranno invitati gli aristocratici e i rappresentanti più in vista del bel mondo. Per la figlia Antoinette dovrà essere il grande evento sognato: il debutto, l'ingresso nell'età adulta, l'ammirazione e i piaceri dell'essere finalmente donna. Le cose andranno diversamente per entrambe.
Una piccola storia terribile, un esempio perfetto di ciò che Umberto Eco chiama effetto cric: un minimo uso di mezzi narrativi per ottenere un massimo rendimento. Questo libro di modeste proporzioni, in senso fisico, vale molto di più dei tanti romanzetti, pretenziosi e dilettanteschi, oggi così di moda, che pretendono di raccontare la crisi dei rapporti familiari. Senza moralismi, con un racconto impietoso e scarno, invita il lettore a riflettere.
Sfogliando il libro
Antoinette ora stava in piedi e si dondolava goffamente su una gamba. Era una ragazzina di quattordici anni, lunga e magra con il volto pallido di quell'età, tanto smunto da apparire agli occhi degli adulti come una macchia rotonda e chiara, priva di lineamenti, le palpebre socchiuse, cerchiate, la boccuccia serrata… Quattordici anni, i seni che premono sotto l'abito stretto da scolara, che feriscono e impacciano il corpo debole, infantile… I piedi grandi e quelle lunghe bacchette con all'estremità due mani arrossate, dalle dita sporche d'inchiostro, che magari un giorno diventeranno le più belle braccia del mondo… Una nuca fragile, capelli corti, incolori, secchi e leggeri…
[...] Aveva quattordici anni, era una giovanetta e, nei suoi sogni, una donna amata e bella… Gli uomini l'accarezzavano, l'ammiravano, come nei libri Andrea Sperelli accarezza Elena e Maria, e Julien de Suberceaux, Maud de Rouvre… L'amore…

Amedeo Modigliani
La signora Kampf [...] a voce più bassa, mentre rialzava una ciocca di capelli che pendeva sulla fronte della figlia: «Dimentichi sempre che ora siamo ricchi, Antoinette…». E girandosi verso l'inglese: «Miss, avrò molte commissioni per lei, questa settimana… Il 15 do un ballo…». «Un ballo» mormorò Antoinette spalancando gli occhi.«Ma certo,» disse la signora Kampf sorridendo «un ballo…». Guardò Antoinette con un'espressione d'orgoglio, poi inarcò le sopracciglia accennando di nascosto all'inglese.«Non le hai detto niente, spero». «No, mamma, no» disse Antoinette con foga.

Jean Béraud (1849-1935) Una serata presso madame Adam
Sapeva bene quale fosse la preoccupazione costante della madre. All'inizio – erano passati due anni da allora - quando avevano lasciato la vecchia rue Favart in seguito al geniale colpo in Borsa che aveva dato loro la ricchezza (dopo aver scommesso sul ribasso del franco, Alfred Kampf aveva poi, nel 1926, speculato su quello della sterlina), Antoinette veniva convocata ogni mattina nella camera dei genitori: la madre, ancora a letto, si limava le unghie, mentre nel bagno attiguo il padre, un piccolo ebreo scarno dagli occhi di fuoco, si radeva, si lavava, si vestiva con quella folle rapidità di tutti i suoi gesti che un tempo aveva spinto i colleghi della Borsa, gli ebrei tedeschi, a soprannominarlo Feuer. Era andato su e giù lungo la scalinata della Borsa per anni e anni… Antoinette sapeva che prima era stato impiegato alla Banca di Parigi, e prima ancora usciere alla porta della banca, in livrea blu… Quando lei stava per nascere aveva sposato la sua amante, la signorina Rosine, dattilografa del capo. Per undici anni avevano abitato in un piccolo appar tamento buio, dietro l'Opéra – Comique. Antoinette si ricordava di quando la sera ricopiava i compiti sul tavolo della sala da pranzo, mentre la domestica, in cucina, lavava rumorosamente i piatti, e la signora Kampf leggeva romanzi china sotto la lampada, un grande globo di vetro smerigliato dove brillava il getto vivido del gas. Qualche volta la madre emetteva un profondo sospiro di irritazione, così forte e brusco che Antoinette sobbalzava sulla sedia. Kampf domandava: «Che cos'hai ancora?» e Rosine rispondeva: «Mi si stringe il cuore pensando a quanta gente vive bene, è felice, mentre io passo gli anni migliori della mia vita in questo lurido buco a rammendarti i calzini…».

Harriet Backer Donna che cuce 1890
Gralli
