Il delitto di Sylvestre Bonnard

Questo è un libro anomalo, per varie ragioni. L'autore del delitto è apertamente dichiarato dal titolo spoileroso. E fin qui niente di strano, è capitato in altri romanzi.
1) L'incauto aspirante lettore, allora, si farà l'idea che la narrazione abbia lo scopo di mostrare in che modo l'astuto investigatore, un po' come il tenente Colombo, arriva ad assicurare il colpevole alla giustizia. No, mi spiace.
2) Potrebbe allora essere la descrizione di un personaggio dalla personalità patologica, che commette un atto aberrante e lo scrittore ne fa un'analisi psicologica. No, mi di-spiace.
3) Riproviamo: il protagonista subisce una grave ingiustizia e reagisce con un atto violento, ma in qualche modo giustificato. No, mi tri-spiace.
4) Il delitto di monsieur Sylvestre è compiuto per salvare un innocente. No, mi quadri-spiace.
Avevo avvertito che questo è un libro anomalo, la prospettiva è rovesciata, la rivelazione finale riguarderà proprio la descrizione del delitto, del quale nulla si saprà durante il racconto. E poi chi ha detto che si tratta di un giallo?
Un aiutino potenziale lettore, come nei quiz in tv: concentrati sulla parola delitto, che in varie edizioni è sostituita, più fedelmente all'originale, con crimine. Basta così, se no è troppo facile.
Ma le anomalie non sono finite, questo libro consiste non nella narrazione di un fatto, ma di un personaggio, Sylvestre Bonnard, per l'appunto: la trama è pressoché inesistente, quindi coloro che amano le trame complesse, i colpi di scena, l'azione, si astengano, non fa per loro.
Chi potrà apprezzare questo libro allora? Il lettore lento, quello che fa dolcemente scorrere lo sguardo sulle frasi come se fossero una partitura musicale ed è in grado di assaporare la melodia del linguaggio. Il lettore attento, quello che segue la commedia rappresentata dai personaggi sul palcoscenico delle pagine, pronto al sorriso, alla commozione, all'applauso.
Il primattore è proprio lui, Sylvestre Bonnard, un anziano bibliofilo che vive fra i libri e per i libri; dividendo la confortevole dimora con un gatto, saggio e sornione, Amilcare; e una governante, Thèrese, saggia anch'essa, ma armata di dispotico buon senso, indispensabile al governo della casa e del padrone. Ma che avrà mai combinato questo mite signore, il quale non conosce lettura più facile, più attraente, più dolce di quella di un catalogo? (di libri rari)
Non crederete mica che ve lo dica?

Illustrazione di Fernand Simeon per una vecchia edizione del libro
Sfogliando il libro
Avevo infilato le pantofole e indossato la vestaglia. Asciugai la lacrima con cui la tramontana che soffiava sul lungosenna mi aveva offuscato la vista. Un fuoco chiaro fiamneggiava nel caminetto del mio studiolo, Cristalli di ghiaccio, in forma di foglie di felce, arabescavano i vetri delle finestre e mi nascondevano la Senna, i suoi ponti e il Louvre dei Valois.
Avvicinati al fuoco la poltrona e il tavolino portatile, presi il posto che Amilcare si degnò lasciarmi - Amilcare che, all'estremità degli alari, se ne stava acciambellato su un cuscino di piuma, il naso tra le zampe. Un respiro regolare gli sollevava il pelo folto e leggero. Quando mi avvicinai, abbassò dolcemente le pupille d'agata tra le palpebre socchiuse, per richiuderle quasi subito, pensando: "Non è nulla, è solo il mio amico." "Amilcare," gli dissi allungando le gambe, "Amilcare, principe sonnolento della Città dei libri, notturno guardiano, tu difendi dai vili roditori i manoscritti e le opere a stampa che il vecchio studioso acquista a prezzo di un modesto peculio e di uno zelo infaticabile. In questa biblioteca silenziosa, protetta dalle tue virtù militari, tu dormi, Amilcare, con l'indolenza di una sultana! E unisci nella tua persona l'aspetto formidabile di un guerriero tartaro alla grazia un po' greve d'una donna d'Oriente. Dormi, eroico e voluttuoso Amilcare, dormi prima che venga l'ora in cui i topi balleranno, al chiaro di luna, davanti agli Acta sanctorum dei dotti Bollandisti."
L'inizio di questo discorso piacque ad Amilcare, che lo accompagnò con un gorgoglio simile al canto di un bollitore. Ma la mia voce era salita di tono e Amilcare mi avvertì, abbassando le orecchie e corrugando la pelle zebrata della fronte, che non era educato declamare a quel modo. E intanto pensava:
"L'uomo dei libri parla per non dire niente, mentre la nostra governante pronuncia sempre e soltanto parole piene di senso, di cose, parole che contengono l'annuncio di un pasto o la minaccia di uno scapaccione. Quando parla, si sa quel che dice. Ma questo vecchietto mette insieme dei suoni che non significano nulla."
Cosi pensava Amilcare. Lo lasciai alle sue riflessioni e aprii un libro che presi a leggere con interesse, perché si trattava di un catalogo di manoscritti. Non conosco lettura più facile, più attraente, più dolce di quella di un catalogo.

Questo non è Amilcare, il gatto di Sylvestre Bonnard, è un amico che spesso viene a trovarmi.

Anatole France ritratto da Auguste Leroux, 1906
Gralli
