Il diavolo a Westease

30.07.2026


Un posto tranquillo?

Un topos letterario e letterale, il classico villaggio inglese, quello, per intenderci, teatro delle indagini di miss Marple e dell'ispettore Barnaby. Prati verdi, il ruscello, il rettorato, il pub, i cottage con il tetto di paglia e il giardino fiorito, la dimora elegante del nobilucccio del luogo. Lontano dai clamori, dalla folla, dal fumo di Londra: che pace! Ma veramente, proprio pace non direi, ci si muore come le mosche in inverno, e non di rado nel modo più efferato (quasi quasi torno in città!). Westease non fa eccezione, il rettore, uomo buono e mite viene ucciso in maniera bizzarra e cervellotica. Troppo facile un colpo di pistola o una coltellata!
La storia, ambientata nell'immediato secondo dopoguerra, è raccontata da un giovane scrittore che da poco ha acquistato un vecchio mulino; dopo gli orrori bellici è in cerca di tranquillità, vuole dedicarsi all'agricoltura. Il movente del delitto è incomprensibile: la vittima, benvoluta da tutti, non aveva nemici, si pensa ad un delitto gratuito.
I possibili sospettati - la figlia del morto, un pittore di fama, un anziano professore appassionato di numismatica - hanno degli alibi inattaccabili. E non siamo in presenza di una soluzione tipo l'assassino di Roger Ackroyd.
Dopo qualche tempo il professore scompare lasciando una lettera nella quali si autoaccusa del delitto, forse per "salvare" generosamente dal sospetto la figlia della vittima, della quale nel frattempo si è innamorato lo scrittore-contadino- narratore.
Vane le ricerche dello scomparso, e poi il colpo di scena! Il lettore, al quale si richiede, come in casi del genere, la sospensione e dell'incredulità, è stupito e soddisfatto. E invece no! Il finale vero è ancora un altro, ma dalle recensioni che ho letto, credo che non sia stato colto.
Qualche notazione stilistica: il livello è di grado decisamente superiore del giallo alla Christie; il linguaggio è più elegante; nella narrazione si prospettano temi che inducono alla riflessione, i personaggi hanno un ambiguo spessore psicologico che ne fa dei veri protagonisti e non dei semplici caratteri funzionali all'intreccio.
La storia è un elegante, divertito gioco di specchi, che si burla dei cliché del poliziesco-enigma (e non solo), e un raffinato mise en abyme visto dall'interno, un abyme, dal quale il lettore viene tirato fuori per i capelli all'ultima pagina.
Dite che sono criptica? Sì per non spoilerare.
Verso la fine della storia viene dibattuta, con ironia, una seria questione morale: se sia lecito salvare dalla forca un assassino che è anche un genio nel suo campo.
Un libro che, sotto l'apparente leggerezza, nasconde altro. 

Sfogliando il libro

Chissà perché il villaggio di Westease, pur essendo uno tra i più belli in quella campagna di bei villaggi, non è molto noto. Non è mai stato sfruttato a beneficio dei turisti; la sua unica locanda, stranamente denominata Al principe senza testa, non conta che due camere a disposizione non esiste che una sola piccola sala da tè, e non passa nessun autobus a meno di otto chilometri di distanza. A dire il vero, dubito che un autobus riuscirebbe a percorrere quella stradina stretta e incassata, e anche se potesse non avrebbe spazio sufficiente nemmeno per sorpassare una bicicletta; le rose selvatiche sulle siepi ai due lati ne graffierebbero la vernice; la sua lunghezza gli impedirebbe di eseguire quelle strettissime curve, e non mi fiderei dei suoi freni giù per quelle discese ripide. Questa infatti è una contrada collinosa e Westease giace là in fondo, nella vallata.
Devo confessare di essere stato attirato dal nome, che sembrava promettere tutto ciò che più desideravo: l'isolamento e una specie di sonnolenza molle e misteriosa proveniente dal suono stesso delle sue sillabe [1] ; inoltre la cartina mi aveva indicato che un fiumiciattolo, il Rush, correva lungo la valle, così vicino al villaggio che immaginavo dovesse bagnare i muri stessi delle case.
In questo non ero lontano dal vero poiché il villaggio consisteva di un'unica strada, prolungamento del sentiero che avevo percorso, e le porte poste sul retro delle case davano direttamente sulla vallata, mentre le case stesse erano separate dall'acqua soltanto dai loro piccoli giardini pieni di fiori. Il Rush [2] non aveva un nome scelto male: era un allegro fiumicello, rapido, limpido e gioioso, che, quella prima volta che lo vidi, scintillava al sole mattutino. Al di là si stendevano verdissimi prati acquitrinosi, che anche ai miei occhi inesperti promettevano una terra fertile, abbastanza simile ai ricchi pascoli che ricordavo di aver visto nelle paludi di Romney, i cui ovini e bovini sono famosi; anche per altri versi questa campagna somigliava alle paludi di Romney, perché era attraversata da piccoli canali e fossati per lo scolo delle acque, con salici potati a tondo che crescevano in file diritte, lungo le loro rive. Capii subito che questo era il luogo per me: avevo l'impressione di essere giunto a casa.

Il pittoresco villaggio di Godshill sull' Isola di Wight 
Fonte  https://www.passionecampagnainglese.com/post/i-villaggi-inglesi-storia-e-curiosita

Biografia

Vita Sackville-West è stata una scrittrice, giornalista, poetessa e botanica inglese (Knole, Kent, 9 marzo 1892 – Sissinghurst Castle, Kent, 2 giugno 1962).
Nata da una famiglia aristocratica, discendente dal drammaturgo elisabettiano Thomas Sackville, ricevette un'educazione raffinata e mondana. Nel 1913, a ventun anni, sposò Harold Nicolson, diplomatico, giornalista e membro del Parlamento inglese.
Dotata di un senso acuto di humor e di eccezionali qualità descrittive, che le permettono una riproduzione dei caratteri e degli ambienti garbata ed elegantemente satirica, fu una delle scrittrici più significative del periodo tra le due guerre.
Nel 1927 ricevette il premio Hawthornden per il poema
The Land, di vaga ispirazione georgica, e la passione per la campagna, i fiori e i giardini pervade gran parte della sua opera.
Particolare importanza hanno i due romanzi The Edwardians (1930), una satira acuta e brillante dell'alta società al tempo di Edoardo VII e All Passion Spent (1931), uno studio profondo e sagace dell'animo umano.
Vita Sackville - West fu uno dei personaggi più trasgressivi e passionali del secolo scorso. Oltre al bizzarro matrimonio con Harold Nicolson (entrambi attratti da persone dello stesso sesso, si concessero a vicenda ampie libertà, pur mantenendo un forte legame familiare), ebbe un'amicizia intima con Virginia Woolf e un legame passionale con Violet Trefusis.
«Vita era sempre innamorata. Che io sappia, non vi fu mai un momento, in vita sua, che non spasimasse per qualcuno, che non stesse in smaniosa attesa dell'unica persona che, in quel periodo, poteva placare la sua smania». Così la descrive suo figlio, Nigel Nicolson, in Ritratto di un matrimonio .
Una vita eterodossa, spesso divertente: due figli, romantiche vacanze, travestimenti, gelosie, ricatti, snervanti passioni e avvenimenti al limite della pochade , come la fuga in Francia con Violet, inseguite dai rispettivi mariti su un piccolo aeroplano.
Virginia Woolf, che Vita conobbe nel 1922, la fece entrare in un gruppo artistico - letterario nato nel 1905 a Londra, il Bloomsbury. I membri del gruppo, che si riunivano in case private nel quartiere da cui prese il nome, erano attivi in diversi campi dell'arte, della critica artistica e dell'insegnamento, e i loro incontri durarono fino alla Seconda guerra mondiale. Virginia Woolf le dedicò l'opera Orlando (1928), trasfigurazione letteraria del loro amore, che finì pochi mesi dopo la sua pubblicazione.
Un altro aspetto importante della scrittrice è legato alla sua passione per il giardinaggio, di cui è stata una grandissima esperta. Per quattordici anni, dal 1947 al 1961, tenne una rubrica settimanale sull'
Observer, In your Garden, raccolta e pubblicata in Italia con il titolo Il libro illustrato del giardino .
«Non voglio vantarmi in anticipo del mio giardino bianco e grigio. Potrebbe rivelarsi un terribile fallimento. Tuttavia, non posso astenermi dallo sperare che il grande spettrale barbagianni l'estate prossima volerà silenzioso sopra un giardino tutto chiaro, nella luce del crepuscolo; il giardino chiaro che ora sto piantando, sotto i primi fiocchi di neve».
In un appezzamento del giardino di Sissinghurst Castle, nel Kent, luogo acquistato da Vita e dal marito nel 1930, furono piantate rose Iceberg e Chrysantemum foeniculaceum , per far crescere un giardino bianco "virginale, selvaggio, patrizio", che ancora oggi si può ammirare in tutto il suo splendore.

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