Il diavolo in amore

VADE RETRO
Il diavolo, si sa, è tentatore, si insinua, con le sue lusinghe, nei più diversi desideri degli umani per impadronirsi della loro anima. Attraversa spavaldo e indenne tutte le epoche, ben sapendo che mai gli verranno meno adepti e postulanti. Le pretese della ragione non lo intimoriscono, perché si sa, egli loico è, e l'inganno suo più sottile è quello di farci credere che non esiste. In pieno Secolo dei Lumi, incurante dei diversi esorcismi, del clero e dei filosofi, che lo vorrebbero allontanare, continua l'opera sua, nelle coscienze umane e nella letteratura, come in questa storia.
Don Alvaro, giovane capitano delle guardie del re di Napoli, si lascia tentare, da un più anziano ed esperto commilitone, ad evocarlo perché
La curiosità è la mia passione più forte. Vi confesso che per natura ho scarso interesse nei confronti delle conoscenze comuni; mi sono sempre sembrate troppo limitate…
L'evocazione avviene nella suggestiva cornice di antiche rovine. Il giovane soldato, non privo di boria, nasconde i suoi timori e affronta la pericolosa apparizione che, dapprima si presenta come un'orribile testa di cammello, poi assume l'aspetto di un cane, e infine quello di un giovane paggio, che è in realtà una fanciulla: Biondetta, bellissima, disponibile e sottomessa, la quale afferma che esaudirà tutti i suoi desideri, ciò che chiede in cambio è di essere amata. Da qui la storia, che da Napoli, con un avventuroso viaggio, si sposta nella Venezia del Settecento, fra gioco d'azzardo, cortigiane e diversi colpi di scena, il tutto legato dal filo della tentazione erotica di Biondetta rivolta al riluttante soldato, che alla fine pare cedere, non credendo più alla natura diabolica della bella. Ma da uomo d'onore, vuole prima la benedizione materna e un onesto matrimonio; per questo i due intraprendono un periglioso viaggio verso l'Estremadura, patria del giovane. Durante una sosta, nella stanza di una locanda, Biondetta sfodera tutte le armi della bellezza e della seduzione per la conquista finale, non solo erotica.
lo stordirò di delizie, lo colmerò di ogni scienza, lo eleverò al culmine della potenza. Non solo gioie amorose dunque, ma la capacità di sottomettere gli uomini, gli elementi, la natura intera.
Tuttavia Alvaro, non crede più alla natura demoniaca della fanciulla, non vuole altro che il suo amore, non aspira ad altro, contrariamente a Faust, ma lei si rivela col suo vero nome: Belzebù, e qui mi fermo per non rivelare il finale.
L'interesse della storia non consiste tanto negli avvenimenti, ma piuttosto nella tensione psicologica dei e fra i due protagonisti.
Alvaro è pentito di aver evocato gli spiriti infernali, teme per la salvezza della propria anima, vorrebbe liberarsi del demone, ancorché grazioso, e lo tiene a debita distanza fisica, in maniera che rasenta il comico. La bella Biondetta, giovane, graziosa e delicata, non ha nulla della femme fatale, il suo aspetto è quanto di più lontano ci può essere dal demoniaco. Il suo insistente assedio amoroso si manifesta con implorazioni di affetto, con dichiarazioni di sottomissione e obbedienza. Fa di tutto per compiacere l'amato, e dimostra anche un notevole senso pratico nella gestione delle questioni organizzative ed economiche del menage domestico. Sembra talvolta una saggia governante, anche in questo caso con un certo effetto comico. Insomma lui arretra e lei avanza, non lo molla, e quando alla fine lo ha trascinato in camera da letto e, con destrezza, spogliato… be', non ve lo dico!
Su tutta la vicenda aleggia un che di ambiguo e incerto, ma Biondetta è davvero un diavolo? Forse sì; ma pare ravveduta: più che sedurre, é lei ad essere stata sedotta. È sincera?
Sfogliando il libro
O potere delle lacrime! È senza dubbio il più acuminato fra gli strali dell'amore! Timori, risoluzioni, giuramenti, tutto è dimenticato. Nel tentativo di prosciugare la fonte di quella rugiada preziosa troppo mi sono avvicinato a quella bocca sulla quale la fragranza si fondeva col dolce profumo della rosa, e se anche avessi voluto allontanarmi, due braccia di cui mai saprei cantare il candore, la dolcezza e la forma, sono catene da cui è impossibile fuggire…
"O mio Alvaro! Questo è il mio trionfo!" grida Biondetta, "sono la più felice fra tutte le creature".
Non avevo la forza di parlare: provavo un turbamento straordinario; dirò di più: ero paralizzato dalla vergogna. Lei si precipita ai piedi del letto, alle mie ginocchia, mi sfila gli stivali.
"Come! cara Biondetta, come! voi vi abbassate…" proruppi.
"O ingrato" rispose lei, "ti servivo quando eri il mio despota: lascia che ti serva ora che sei il mio amante".
In un attimo sono sbarazzato dai miei panni: i miei capelli, raccolti in bell'ordine, sono sistemati in una reticella che ella ha trovato nella sua tasca.
La sua forza, la sua abilità, la sua scaltrezza hanno avuto la meglio su tutti gli ostacoli che era mia intenzione frapporre. Con uguale rapidità porta a termine la sua aggraziata toilette notturna, spegne la candela che ci rischiarava e tira le cortine.
Allora, con voce di tale dolcezza che nessuna musica, per quanto soave, deliziosa, potrebbe uguagliare: "Ho fatto la felicità del mio Alvaro, come lui ha fatto la mia?" dice; "ma no, sono ancora la sola a essere beata: ma anch'egli lo sarà, io lo voglio; lo stordirò di delizie, lo colmerò di ogni scienza, lo eleverò al culmine della potenza. Vorrai tu, cuore mio, vorrai tu essere la più privilegiata fra le creature, sottomettere con il mio aiuto gli uomini, gli elementi, la natura intera?"
"O mia cara Biondetta!" risposi, pur forzando in qualche modo la mia natura, "tu mi Basti: tu esaudisci tutti i desideri del mio cuore…"
"No, no" replicò lei con ardore, "Biondetta non deve bastarti: non è questo il mio nome, sei tu che me l'hai dato; mi lusingava, lo portavo con piacere: ma bisogna che tu sappia chi io sono… Io sono il diavolo, mio caro Alvaro, io sono il diavolo…"
Pronunciando questa parola con una dolcezza incantevole, bloccava, è il caso di dirlo, la via delle risposte che avrei voluto darle. Quando fui in grado di rompere il silenzio: "No! Non pronunciare, cara Biondetta, o chiunque tu sia, non pronunciare questo nome fatale" le dissi, "e non ricordarmi un errore da lungo tempo ritrattato".
"No, mio caro Alvaro, non era affatto un errore; ho dovuto fartelo credere, mio povero piccolo mortale. Bisognava bene ingannarti per renderti finalmente ragionevole, La vostra razza rifugge dalla verità: solamente accecandovi vi si può rendere felici.

Lorenzo Lotto, San Michele Arcangelo che scaccia Lucifero, 1551-1555 circa (Particolare)
Ma allora, ecco l'altro dubbio, tutta la storia è da intendersi in ben altro modo? Ovvero quel che viene messo in scena, non è che la paura di Alvaro, e di molti uomini, ancor oggi, di cedere alla seduzione, di abbandonarsi ad una passione che potrebbe sfuggire al controllo della ragione, delle regole della rispettabilità? La natura demoniaca della femmina è stata ampiamente teorizzata, be' qui si apre un abisso.
Gralli
