Il gatto del Vecchio Formaggio

Old London
Ye olde cheshire chese ossia Al buon vecchio formaggio, è il nome di un antico pub londinese, tuttora esistente, famoso per essere stato frequentato da celebri letterati quali Charles Dickens, G.K. Chesterton e Mark Twain. Altri ospiti interessanti del locale, in questa storia, sono però i gatti, fra questi Skilley, singolare gatto randagio, dall'inconsueta predilezione alimentare: preferisce infatti mangiare formaggio piuttosto che topi. Ed è proprio con questi che stringe un singolare patto: protezione in cambio di forniture casearie quotidiane. Naturalmente su questo inusitato contratto occorre mantenere il più rigoroso silenzio. Ma questo non è il solo segreto celato fra le mura della locanda, in soffitta si nasconde un ospite misterioso, qualcuno che tutta Londra sta cercando, e del quale si interessa persino Sua Maestà la Regina. C'è poi, fra i clienti abituali, Charles Dickens in persona, in profonda crisi di ispirazione. Una storia per ragazzi, ma godibilissima anche dagli adulti.

L'ingresso principale nel 2006
Sfogliando il libro
Era il migliore dei gatti. Era il peggiore dei gatti.
Lesto di zampa, elegante e solitario, Skilley era un gatto tra i gatti. O quantomeno lo sarebbe stato, se non fosse per un segreto che portava con sé fin dalla prima infanzia. Un segreto che lo costringeva a vivere in disparte, nella vergogna, evitando persino le amicizie di circostanza, perché nessuno scoprisse mai…
«Pussa via, gattaccio!» Una scopa calò pesante dal gelo e dalla nebbia di Londra. Skilley trasalì e balzò di lato, e la scopa spolverò la nuda brezza.
Il gatto, però, si rifiutò di pussar via.
Rimase invece a osservare il pesce in vendita, e poi la scopa, calcolando la distanza che divideva l'uno dall'altra.
«Ora smamma, sacco di pulci» strillò la pescivendola, e come se gli avesse letto nel pensiero, con un calcio spedì il pesce sotto la bancarella e caricò la scopa per un altro colpo.
Pescivendole. La maledizione dei gatti di Londra.
Le donne furiose munite di scopa gli davano sui nervi. L'unico incontro che Skilley temeva di più era quello con Pinch, il terrore di Fleet Street.
Con uno scatto della sua bizzarra coda, Skilley voltò le spalle alla donna, ondeggiando i fianchi con tutto lo sdegno di cui era capace.
Appena svoltato l'angolo, però, si infilò in una viuzza, che percorse tutta a sussulti e balzi. Arrivato in fondo al vicolo si fermò, e contemplando i ciottoli familiari, il suo spirito si riaccese.
Rannicchiata sulla brace, in un angolo vicino, stava la vecchia che vendeva caldarroste ammezzopenny . A due passi da lei, un ragazzo proponeva vino caldo. Lungo la strada, la canzone dello straccivendolo si confondeva col calpestio delle carrozze e il mormorio dei pedoni.
Ah, Fleet Street , pensò Skilley.
Sede delle più fini case di ristorazione di Londra, la via era un punto di ritrovo perfetto per chi frugava tra i rifiuti. E lì, in un modesto vicolo, vi era un pub alquanto particolare, famigerato covo di scrittori londinesi: Ye Olde Cheshire Cheese , che vuol dire "Al Buon Vecchio Formaggio".Skilley scrutò nella nebbia. L'insegna di legno della locanda penzolava, in balia del vento di gennaio. Tremando di freddo, Skilley rimase a lungo a fissare la taverna calda e confortevole.
Ci dev'essere un modo per entrare , pensò.
«Qualunque cosa ti salti in mente… dimenticala» sibilò l'avvertimento, seguito da fusa morbide e pericolose.
«Ah, Pinch» disse Skilley in tono affabile; l'apparente calma mascherava però la stretta che gli serrava lo stomaco. «Buongiorno a te.»
Spietato e volubile, Pinch non era un gatto da prendere alla leggera. «Puoi tenerti i tuoi ah , Pinch e i tuoi buongiorno .» I suoi occhi si affilarono e la peluria sul dorso si rizzò in segno di sfida. «Ricordati solo: alla larga dal Vecchio Formaggio.»
«Il Vecchio Formaggio?» domandò Skilley, imperturbabile. «Che ha di strano?»
«Topi» rispose Pinch.
«Topi?» Skilley spalancò gli occhi con finta innocenza.
«Sissignore, topi. Il Vecchio Formaggio è zeppo di topi.»
«Ah.»
«Il miglior formaggio d'Inghilterra, o così dicono. E quando c'è del formaggio con una fama così, di topi ce n'è a bizzeffe.» Si incantò un attimo e si lasciò sfuggire un gemito sognante. «Grassi e succulenti. Cicciottelli e rotondi, giovani e… teneri.» Arricciò il naso come se fosse già in una tana di topolini appena nati.
«Topi a bizzeffe, hai detto?» lo interruppe Skilley.
«La taverna è casa mia. Stai alla larga, tu.»
Skilley si mise a sedere e si leccò la zampa, segno della sua indifferenza; poi, con un tocco di classe, si diede un colpetto all'orecchio. «Non sapevo che tu avessi una casa, Pinch.»
«E invece ce l'ho, sissignore. Sta proprio là.» Rivolse un cenno alla locanda.
«Mmm, strano» disse Skilley. «Una taverna confortevole come casa, e ancora siedi qui sui ciottoli ghiacciati passando le giornate con quelli come me.»
«Be', lo sarà presto, casa mia, aspetta e vedrai. Il locale rigurgita di topi, e il proprietario andrà matto per uno che li ammazza, i topi.»

Gralli
