Il labirinto della parola

29.09.2026

Indovina indovinello 

Un'avvincente storia dell'enigma, profonda metafora dell'esistenza umana, e non semplice gioco per passare il tempo come si potrebbe pensare. L'enigma più famoso è quello risolto, tragicamente, da Edipo che dà inizio alla sua dolorosa e travagliata vicenda mitica. L'enigma ha a che fare con la morte, perché questa è la punizione inflitta dalla Sfinge a coloro che sbagliano i suoi "indovinelli". Spesso lo troviamo nelle fiabe come prova per la conquista dell'oggetto magico o della sposa. Attraversa la storia dell'umanità da tempi immemorabili. Tutto è enigma, noi stessi lo siamo. Tutta la realtà si presenta come un enigma, aggrovigliato e oscuro, affrontarlo è ciò che ci ha reso umani. Ogni nostra conoscenza è frutto della risoluzione di enigmi. Scienza e matematica sono figlie dell'enigma; è tanto connaturato alla nostra natura che proviamo un piacere esaltante, orgasmico, quando lo affrontiamo. E' una sfida che mette alla prova conoscenze e abilità, è un duello contro l'oscurità, il suo scioglimento è la vittoria della luce della ragione. Non è un caso che illustri pensatori vi si siano dedicati con passione nel presente e nel passato. E neppure che il tipo di letteratura più fertile e diffusa sia quella cosiddetta gialla dove l'enigma si sposa al delitto. Il libro esamina il rapporto dell'enigma con la nascita e la morte, con il matrimonio, con la sapienza, con il gioco, con la letteratura, con gli oracoli, con i sogni. Una lettura avvincente, affascinante, un viaggio nella nostra complessa interiorità e nell'enigma che noi stessi siamo. 

Edipo e la Sfinge su un kylix a figure rosse risalente al 470 a.C. e ritrovato a Vulci 

Sfogliando il libro

L'enigma e la morte

Un uomo solo cammina lungo una strada scavata nei fianchi di una montagna. Sulla cima c'è una strana figura, forse un animale – ma, da lontano, non si capisce bene, se è un animale, che animale sia: forse un grosso uccello, forse un leone, forse entrambe le cose. Quando l'uomo raggiunge la vetta, si ferma davanti all'essere misterioso, che subito apre la bocca piú volte, emettendo suoni molto simili a parole umane. L'uomo rimane immobile. Solo i suoi occhi si muovono: guardano la strana bestia, guardano in basso (dove si vede, non molto lontano, una grande città), guardano in alto, nel cielo privo di nuvole. Poi anche le labbra dell'uomo si schiudono. Tutto quel che segue accade in un lasso di tempo molto minore rispetto a quel che è necessario per descriverlo: lanciando grida stridule, l'animale precipita giú dal monte e si schianta al suolo; il silenzio viene rotto da grida d'entusiasmo; l'uomo si volta e comincia lentamente a scendere verso una folla che gli si fa incontro festante.
Il nome dell'uomo lo conosciamo, e conosciamo pure quello del misterioso animale: l'uomo si chiama Edipo, la bestia Sfinge. 
[...] è giusto pensare che Edipo – il mitico re di Tebe, l'assassino di suo padre Laio, il marito di sua madre Giocasta, l'uomo che per espiare queste due colpe orribili si sarebbe volontariamente accecato – sia esistito davvero? Ed è davvero giusto pensare che, dopo gli pterodattili del Giurassico e prima dei numerosissimi uccelli catalogati da Linneo, abbia mai volato nei nostri cieli una leonessa alata chiamata Sfinge? Questo non lo sappiamo, non possiamo saperlo. Ma sappiamo quello che i due si sarebbero detti nel loro breve incontro.
La Sfinge aveva sfidato Edipo – cosí come aveva sfidato molti altri Tebani prima di lui – a capire che cosa si nascondeva dietro questi versi misteriosi:

"Sulla terra c'è un essere che ha due piedi, e quattro, e tre,
e possiede una sola voce. Di tutti gli esseri che si muovono sulla terra,
volano nel cielo o nuotano nel mare, è il solo che muta il suo aspetto.
Ma quando, per affrettare la sua marcia, cammina con piú piedi,
allora la forza delle sue membra è piú scarsa".

E con queste parole Edipo aveva risposto alla Sfinge:

"O Musa dei morti dalle ali malvagie, ascolta,
anche se non la vuoi ascoltare,
la voce che ti svela il nostro enigma.
L'essere di cui hai parlato è l'uomo:
quando si muove strisciando sulla terra,
è un bambino appena uscito dal ventre della madre,
che non sa ancora parlare e cammina a quattro zampe;
quando è vecchio, e la testa gli pesa sulle spalle, ed è piegato dall'età,
s'appoggia su un bastone che gli fa da terzo piede".

Edipo e la Sfinge Giorgio de Chirico 1968

Tra le cento e passa commedie composte dal poeta comico Antifane nel IV secolo a. C. c'era anche la Saffo, che presumibilmente ruotava intorno alla figura della famosa poetessa vissuta a Lesbo due secoli prima. Ce ne rimane un solo frammento, che consiste in un indovinello, proposto, stando a quel che ci dice Ateneo, dalla medesima Saffo:

"C'è un essere femminile che protegge nel grembo
i suoi piccoli. Benché privi di voce, essi lanciano un grido sonoro
che vola sul mare e sulla terra, raggiungendo
tutti gli uomini che vogliono. Questi possono sentire
anche se non sono presenti: il loro senso dell'udito è sordo".

Un anziano personaggio della commedia tenta di dare una risposta all'enigma:

"L'essere di cui parli è la città;
i piccoli che nutre nel suo grembo sono gli oratori.
Gridando, questi trasportano fin qui attraverso il mare
i guadagni che vengono dall'Asia e dalla Tracia.
Mentre si spartiscono questi profitti litigando in continuazione,
il popolo se ne sta seduto lí vicino
senza ascoltare e senza vedere nulla" .

Ma Saffo, con l'obiezione: «Ma che razza di stupidaggini mi stai dicendo, vecchio mio? Quando mai si è visto un oratore privo di voce?», fa notare al suo interlocutore che la risposta è sbagliata, perché non fornisce la soluzione adeguata al primo degli elementi forniti dal testo dell'enigma. Come possono essere aphona («esseri privi di voce») persone per le quali la voce è il principale strumento professionale? La risposta corretta viene fornita dalla poetessa subito dopo:

L'essere femminile è l'epistola; i piccoli che porta in giro sono le lettere;benché prive di voce, esse parlano da lontano a tutti quelli che vogliono; se qualcuno per caso si trova vicino a un uomo che sta leggendo la lettera, non sentirà nulla. L'enigma di Saffo è molto bello. Lo è dal punto di vista drammaturgico, perché presenta lo stesso schema a due risposte (sbagliata la prima e giusta la seconda) che avevamo visto nello Sfingocarione di Eubulo, un riuscito espediente per conferire all'aneddoto una dimensione maggiormente teatrale e per accrescere la suspense negli spettatori; ma lo è soprattutto perché agisce sul profondo rapporto tra letteratura orale e letteratura scritta, che proprio in quegli anni stava attraversando la sua fase cruciale.

Una delle più antiche rappresentazioni di Saffo, proveniente da un vaso del 470 a.C. 

Gralli

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