Il sospetto

17.10.2026

L'abisso del Male

Il lettore di questo libro ha due possibilità.
La prima: giustificare la delusione e la noia provate - come risulta da molte recensioni su siti di lettori - incolpando la cattiva riuscita del testo che, a loro parere, non riesce a mantenere le aspettative del poliziesco canonico, perdendosi in digressioni prolisse a scapito dell'azione.
La seconda: rendersi conto che non si tratta di un'opera di narrativa - tanto meno di un poliziesco - né teatrale, nonostante la struttura dialogica prevalente, ma di un saggio filosofico, meglio di un dialogo, come quelli platonici, nei quali si discutono l'etica e il senso dell'esistenza, ma con una differenza fondamentale: i personaggi sono un assassino e la potenziale vittima; in gioco non è la vittoria dialettica, ma la vita stessa per la vittima designata, la libertà per l'assassino.
Chi sono i personaggi? Un medico, titolare di una lussuosa clinica, già torturatore in un campo di sterminio nazista; e un vecchio commissario di polizia, malato terminale, che lo vuole smascherare. Il dialogo fra i due precede "l'esecuzione", un intervento chirurgico, senza anestesia, come quelli praticati nei lager, che dovrà avere esito letale. Tralascio gli altri particolari della storia, per non fare anticipazioni inopportune, perché la trama è talmente esile che non è il caso di privare il potenziale lettore di quel poco di azione che riserva.
La forza del testo sta tutta nei dialoghi, il tema sotteso è il Male e la sua giustificazione.
Il primo si svolge fra la dottoressa amante del medico torturatore e il commissario. Il secondo fra il potenziale assassino e la vittima che, da allusivo, in un crescendo implacabile, e ad alto tasso di ansia per il lettore, si fa scoperto: un duello dialettico che tuttavia, inesplicabilmente, si trasforma in un monologo del potenziale assassino, perché il commissario alle pressanti questioni dell'interlocutore tace. Non potrebbe fare altrimenti perché sono questioni senza risposta.
Un libro che si affaccia sull'abisso del male, sulla pagina più nera della nostra storia contemporanea, che ha condizionato la visione del mondo degli anni successivi, che ci ha cambiati tutti profondamente, anche noi che non c'eravamo.
Dürrenmatt non scrive noir avventurosi e avvincenti, scrive dell'angoscia del nostro tempo.

Friedrich Dürrenmatt

Un estratto dallo sceneggiato RAI

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