La bambola è arrivata
IL RITRATTO DELL'AMANTE (7)

Cara signorina Moos,
dopo che ho ricevuto la vostra lettera con la felice notizia che il mio idolo è pronto, sono lacerato da propositi contrastanti. Malandato come sono, non credo di poter affrontare un viaggio in treno, con i bagagli appresso. Non posso partire ma non posso nemmeno più vivere senza la mia dea un giorno in più. Quindi l'unica soluzione è che me la spediate. Per espresso, con tutte le cure e garanzie possibili, debite assicurazioni contro i rischi di umidità, danni, furti. Se ci fossero complicazioni per una spedizione immediata informatemi con un telegramma. Vi prego, fate ancora questo per me. Siate certa che la bambola, così com'è, sarà per me la cosa più cara, il rifugio più sicuro di tutto quello che mi offre la realtà. Vi porterò i miei ringraziamenti più sentiti a viva voce al mio passaggio in Germania a maggio.
Vostro sinceramente riconoscente O. Kokoschka.
Il giorno fatale è arrivato. Alma, quella di Hermine, sta per andar via, i trasportatori, i becchini li chiama lei, hanno portato la cassa; Il feticcio, avvolto in un lenzuolo vi è stato adagiato, con trucioli e stracci per proteggerlo dagli urti. Per un attimo i due nerboruti facchini hanno un soprassalto: pensano ad un cadavere. Vengono invitati a guardare, si tratta di una bambola per un'esposizione.
La bella dormiente appare in tutto il suo narcotico fulgore, le palpebre chiuse, i capelli sparsi.
[...] Guardano interdetti. Uno scoppia a ridere, l'altro scuote il capoccione. La cassa viene chiusa, i chiodi ben conficcati, issata a spalla dai due sacripanti, caricata sul furgone che scompare nel giro di pochi istanti con gran scoppiettio di motore.
A Dresda, Oskar, nonostante tutto il dichiarato dolore per l'abbandono di Alma, non rinuncia a vivere. Dipinge, visita musei per studiare le grandi opere, ma soprattutto frequenta teatri e attricette, e si conforta con la pepata Hulda-Reserl che, in attesa della "signora silenziosa", progetta audaci giochi erotici a tre.
Più che fare la cameriera, Reserl gioca alla cameriera. Affascinato dall'inventiva della piccola sassone, Kokoschka le ha procurato il costume giusto, cuffietta e grembiulino di batista, calze di seta nera acquistate da un soldato che, dopo aver girovagato per Parigi per anni, faceva commercio di biancheria pregiata al mercato nero. Un costume da servetta provocante che Reserl indossa solo quando è "a servizio", anima e corpo, dal suo Capitano.
Dopo un lungo viaggio, in un giorno di pioggia, i due rudi trasportatori scaricano il prezioso carico a casa di Oskar.
La cassa è aperta, il telo scostato, il volto tanto desiderato, appare. Kokoschka arretra, ne resta abbagliato. [...] In quella bambola così minuziosamente progettata, Oskar non riconosce la donna del passato, tanto agognata, ma quella del futuro, di un quadro che verrà.
Sarà La donna in blu che verrà realizzato alcuni mesi dopo.
Per nove mesi Oskar ha coltivato la folle illusione di far rivivere la sua bien aimée . Per un battito di ciglia il miracolo si è avverato, la bambola ha preso vita. Ma [...] quella che gli si erge davanti non è più la donna del desiderio ma una gallinona, una pupazza ricoperta di piume. Invece della vagheggiata pelle di seta e velour da accarezzare con voluttà, tra le mani si ritrova il pellame denso e scivoloso di un cigno. Gli avanzi dei costumi di un vecchio balletto recuperati e incollati con perversa minuzia dal collo in giù, sui seni e sui glutei, sulle spalle, la schiena, le cosce. Un corpo d'amore di piume e di pezza. Goffo, macabro, ridicolo. Come del resto lo è un feticcio.
E Oskar scrive, nella dodicesima ed ultima lettera a Hermine esprime tutta la sua delusione e la sua rabbia.
Cara signorina Moos,
e adesso, cosa facciamo? Sono sinceramente terrorizzato dalla vostra bambola. Nonostante da tempo mi fossi preparato a prendere la distanza tra i miei fantasmi e la realtà, è troppo diversa da quel che pretendevo da lei e speravo da voi. L'involucro esterno sembra una pelliccia d'orso bianco, buono per farne uno scendiletto a forma di grizzly irsuto. Mai avrà la morbidezza e la dolcezza della pelle di una donna, quando il primo requisito era di creare l'illusione del tatto.

Così come meticolose e maniacali erano state le istruzioni in fase di creazione, altrettanto lo sono le recriminazioni: fattura grossolana, materiali scadenti, proporzioni corporee sbagliate,
sarà impossibile farle indossare gli abiti preziosi acquistati per lei. Perché infilarle calze di seta su quei polpacci, sarebbe come affidare a un maestro di ballo francese un orso polare.
A questo punto anche io devo confessare la mia perplessità: prima di arrivare alla fine del romanzo non riuscivo a conciliare le descrizioni del lavoro minuzioso di Hermine con le immagini della bambola terminata, fotografie autentiche, scattate dalla sorella della bambolaia. Le istruzioni incalzanti e perentorie di Oskar la mettevano in ansia, ma lei cercava di fare del suo meglio per accontentarlo, almeno così credevo, aveva persino sacrificato la sua chioma! Si tratta di un colpo di scena che rivelerò al momento debito, per ora vediamo quel che prova Oskar messo di fronte al feticcio così bramato.
Più forte di tutto è l'amarezza della disillusione:
Come è potuto succedere? Lui aveva scelto lei, le aveva aperto il suo animo, aveva fatto affidamento nelle sue mani e nella sua immaginazione. Aveva creduto in lei perché lei gli aveva assicurato di comprenderlo fino in fondo.
Il lettore ignaro si aspetta che il cliente eserciti, come si dice oggi, il diritto di reso, o quantomeno che si liberi di quel mostruoso simulacro. No, in questa storia le cose non vanno come si potrebbe pensare col buon senso. Oskar…
…dopo aver sbraitato e dato sfogo alle sue furie, la bambola se la tiene. Anzi se la sposa. Un matrimonio a tre, visto che a guidare le danze in salotto e in camera da letto è l'astuta Reserl. Maîtresse impagabile nell'accudire la docile padroncina, nell'inventare con lei situazioni di ogni tipo. Il physique du rôle non proprio ortodosso della bambola non le impedisce di cimentarsi nel gioco del vestirla e svestirla. Che consiste nel convocare Oskar davanti al grande specchio del guardaroba e indossare lei per prima i deliziosi corsetti di pizzo, le coulottes di chiffon trasparente, le sottovesti di raso che si incollano al corpo. E dopo che si è lasciata rimirare con quelle meraviglie indosso, la graziosa sassone le passa alla sua Signora. Che con il suo corpo voluminoso e piumato non fa certo la stessa figura. Risolini e commenti, e poi tutti e tre a rotolarsi nel lettone.
I moralisti potrebbero definirla una perversione, innocua tuttavia: non fa male a nessuno, si consuma fra le mura domestiche e lì resta. No, la follia non è ancora compiuta.
La situazione li diverte al punto di sfidare ogni remora. L'Alma di pezza non deve stare relegata tra le mura, è degna di una vita sociale. Kokoschka affitta una carrozza scoperta, le siede accanto, la porta in giro per il parco, agitando la mano piumata della sua singolare compagna in segno di saluto per chi incontra. Perché tutti la vedano, ha anche affittato un palco all'Opera, e alla sera arriva con lei al braccio, vestita di raso rosso, una camelia appuntata sul petto, una fascia luccicante a trattenere i capelli ramati. Una mise che Reserl ha messo insieme ispirandosi a Marguerite Gautier, protagonista di un romanzo che l'ha fatta sognare. E l'apparizione fa sognare pure gli spettatori, tutti con gli occhi all'insù quando la bella di pezza appare tra ori e velluti scortata dal suo fierissimo cavaliere.
Tutti ne parlano e sparlano, la ghiotta notizia varca le porte cittadine e arriva alle orecchie di Alma che, a Vienna, si destreggia fra un marito, l'architetto Walter Gropius, che sta per lasciare, e un nuovo aspirante che sta per entrare in carica, lo scrittore Franz Werfel. Le sue reazioni oscillano fra il compiacimento di esercitare ancora il suo fascino su un ex amante, e il timore del ridicolo che potrebbe travolgerla.

Alma e Franz Werfel
La faccenda va avanti per due anni. Il feticcio costruito da Hermine è una sorta di mostro grottesco, ben lontano dalla prosperosa bellezza di Alma, ma è pur sempre un corpo femmininile, è solo questo che interessa Oskar. La pupazza ha bocca e lingua ma non parla, il pittore non ha la delicatezza petrarchesca, non brama la risposta dell'amata ai suoi discorsi. Tutt'altro: vuole una donna che taccia - l'Alma reale non era certo il tipo da farsi sopraffare dialetticamente - una donna che gli appartenga in modo esclusivo, da poter dominare, soprattutto sessualmente, come un padrone.
Durante i due anni del "matrimonio" a tre la bambola diventa l'spiratrice di numerose opere; dopo i numerosi disegni e schizzi prodotti in fase di realizzazione anche quelli della bambola finita. I più significativi sono tre dipinti.

La Donna in blu. Coricata sul divano, si regge la testa con la mano destra; i seni bianchi, spiccano sul blu intenso dell'abito, è il colore delle piume di cigno di cui è ricoperta, rese con pesanti tratti di pennello.

Autoritratto con bambola. Presenta, deformata, la struttura figurativa di un precedente Autoritratto con Alma Mahler, ora sostituita dalla bambola: il corpo nudo, ripiegato e scomposto, le mani appoggiate sopra i seni. Il pittore le posa una mano su una gamba e con l'altra ne indica il sesso. Un chiaro gesto di possesso. I due visi presentano una curiosa, inquietante somiglianza, Alma è il doppio del pittore.

La terza tela: Autoritratto al cavalletto. Sullo sfondo una grande vetrata dalla quale si vedono il cielo ed uno scorcio della città di Dresda. La figura del pittore, la testa sproporzionata, incassata nelle spalle, spicca in primo piano; "Gobbo" si autodefinisce. Alla sinistra dell'osservatore la bambola in dimensioni ridotte, con espressione vacua sul viso. A destra si intuisce la presenza del cavalletto contro il quale è puntato il pennello, ma il pittore ha lo sguardo - allucinato come quello della bambola - rivolto in avanti.
Quel che conta nel quadro adesso è lui, il pittore sfigurato, grottesco, ma al lavoro. Dopo la guerra, la malattia, la separazione da Alma, la lunga crisi professionale, Kokoschka è tornato a dipingere.
E se l'ha fatto è stato grazie alla bambola. Prima con i disegni minuziosi tracciati per Hermine [...]. Poi con la bambola stessa, modella prodigiosa, a cui dar vita attraverso l'arte, da usare e abusare senza tabù, in totale arbitrio e libertà.
Kokoschka rinasce, come uomo e come pittore, attraverso di lei.
Oskar è guarito, indubbiamente la bambola, nonostante la delusione, oppure proprio per questo, ha avuto un'azione esorcizzante e vivificante. Tutta questa storia, tuttavia, possiede una coloritura cangiante, fatti e personaggi mutano se osservati da un'altra prospettiva, che il testo della Manin non ha contemplato.
Torniamo alla struttura narrativa che ha ispirato tutte le ricerche compiute negli articoli precendenti: la triade amante-amato-ritratto*. Quest'ultimo, nelle storie di Barbara, della figlia del vasaio, di Laodamia, di Petrarca, ha la funzione di alleviare il dolore della mancanza con una illusoria presenza. Questo anche il primo desiderio di Oskar.
Procedendo nella storia, tuttavia, le cose sembrano cambiare, ed è proprio la delusione provata di fronte all'aspetto di quell'effige, che ha tanto atteso e "progettato" nei minimi particolari, che ha operato in lui una svolta radicale. La bambola-Alma non è più un sostituto del corpo amato, ma un feticcio sul quale prendersi una rivincita; non è più il folle, grande amore, ma la partner di un gioco erotico a tre; Oskar non prova per lei la folle gelosia patita per la sua omologa di carne, che voleva tenere per sè lontana dal mondo, al contrario la esibisce come un trofeo, esponendola alla curiosità morbosa del pubblico dei teatri e al dileggio, quasi un fenomeno da baraccone.
Eppure, quella di Oskar è una sconfitta più che una trionfante vendetta: non è su Alma che si esercita il suo potere di maschio, questa è presa da nuovi amori con uomini in vista, che hanno un posto importante nella società: un innovativo architetto e uno scrittore importante; quelli di Oskar sono amorazzi con attricette e una perversa relazione ancillare con un'astuta ragazza che ne ha fatto il suo zimbello. L'Alma di pezza e Oskar sono i pupazzi di Hulda-Reserl. La vera vincitrice è Alma, alla quale dopo anni l'amante continuerà a scrivere, senza ricevere risposta.
Ancora una volta siamo di fronte ad una forma di pothos, di desiderio irrealizzabile: la morte è un destino ineluttabile che ci sovrasta, dobbiamo rassegnarci se ci strappa l'amato; l'abbandono è espressione della volontà dell'altro, altrettanto ineludibile, non possiamo costringere nessuno ad amarci. Il ritratto della persona amata, e poi perduta, è un succedaneo, un espediente simbolico che può aiutarci a guarire però, come è accaduto ad Oskar. Questi come tutti gli esseri umani, anche non artisti, possiede una caratteristica unica fra tutti i viventi: il pensiero simbolico che ricrea la realtà e, quando è il caso, attutisce i duri colpi da essa inferti.
Torniamo al libro.
L'Alma di carne è stata esorcizzata, quella di pezza non serve più. Da oggetto del desiderio è diventata oggetto polveroso, tragicomico, imbarazzante. Un fagotto di stracci e ossa da seppellire in una cantina come la mamma di Norman Bates o da immolare in un sabba sfrenato. Oskar, opta per la seconda soluzione.
Vedremo come.
* https://www.bibliosalotto.it/il-ritratto-dellamante/
(continua) Gralli
