La chimica in versi

A distanza di anni - non dico quanti, ma molti - ho trovato questo delizioso libro, intelligente e arguto, perfetto esempio dell'accordo delle due culture di snowiana memoria, piacevole dal punto di vista letterario e rigoroso da quello scientifico. Quando meno me lo aspettavo me lo sono trovato davanti in un catalogo online e, con effetto madeleine, mi sono sentita travolgere da una vertigine che mi ha riportato nel primo banco della seconda classe dell'Istituto Magistrale, di fronte alla severa insegnante di chimica signorina professoressa B, che ricordava nell'aspetto e nel cipiglio la nonna Abelarda di un fumetto per bambini, che forse non esiste più, ma che qualcuno, ricorderà. La suddetta insegnante, quando era "in buona" prima di introdurre un nuovo elemento chimico era usa recitare alcuni versi di quest'opera, e poiché i miei interessi e la mia predisposizione erano più letterari che scientifici, apprezzavo quei pochi versi più delle caratteristiche del bromo o del cloro, di cui francamente non mi importava nulla.

Per una sorta di nemesi, non punitiva, anzi gradevolissima. in tarda età mi sono ritrovata a ripassare la chimica di base, prendendoci gusto; è proprio vero che prima o poi i debiti si pagano, fosse sempre così! Quindi ecco a voi il libro nel quale con versi sapidi e leggeri si illustrano le caratteristiche degli elementi e dei composti chimici principali.

Prefazione
Da giovane studente, alunno d'istituto,
non andai mai d'accordo col piombo o col bismuto;
anche il vitale ossigeno mi soffocava; il sodio,
per un destino amaro, sempre rimò con odio;
m'asfissiò forte a scuola, prima che, in guerra, il cloro;
forse perfino, in chimica, m'infastidiva l'oro.
E di tutta la serie sì numerosa e varia
di corpi e d'elementi, sol mi garbava l'aria,
quella dei campi, libera, nel bel mese di luglio:
finché non m'insegnarono che anch'essa era un miscuglio!
Un vecchio professore barbuto, sul cui viso
crostaceo non passava mai l'ombra d'un sorriso,
un redivivo Faust, voleva ad ogni costo
saper da me la formula d'un celebre composto.
Non sapevo altre formule che questa: H20;
e questa dissi: il bruto, senz'altro, mi bocciò.
Poi ch'era ancor più arida nella calura estiva,
io m'ingegnai di rendere la chimica più viva;
onde, tradotta in versi, l'imparai tutta a mente,
e in versi, nell'ottobre, risposi a quel sapiente.
Accadde un gran miracolo: quell'anima maniaca,
che non vedeva nulla più in là dell'ammoniaca,
dell'acido solforico, del piombo e del cianuro,
rise, una volta tanto, e m'approvò: lo giuro!
Mi lusingò quel fatto: volevo far l'artista,
e invece, senz'accorgermi, divenni un alchimista...
Oggi distillo e taccio in un laboratorio,
dove la vita ha tutto l'aspetto d'un mortorio.
E vedo, in fondo, dato che non conosco l'oro,
dato che ancor mi soffoca, sempre accanito, il cloro,
che non avevo torto, e il mio pensier non varia:
la miglior cosa, amici, è l'aria, l'aria, l'aria!...

IDROGENO
Con ferro e un acido
già sviluppato,
aria infiammabile
venne chiamato
quando, nel secolo
decimosesto,
a un noto chimico
fu manifesto.
Pur diffusissimo,
libero, in fondo,
è in parte minima
sul nostro mondo,
laddove, libero,
diffuso appare
intorno all'ignea
massa solare
e in altri nuclei
celesti: e ciò
lo spettroscopio
ci rivelò.
S'ha, dunque, in piccola
parte allo stato
di corpo libero;
ma combinato
è abbondantissimo
quest'elemento,
formando -dicono l'uno
per cento
di tutto il tragico
peso che, ansante,
grava su l'inclite
spalle d'Atlante;
né puoi sorprenderti
se pensi a ciò:
dà con l'ossigeno
l'H20.
[...]
E' un gas insipido,
senza colore,
di peso minimo,
buon conduttore.
Anche, volendolo,
si liquefà,
ma con grandissima
difficoltà.
Nell'acqua sciogliesi
difficilmente,
è diffusibile,
è riducente,
e quindi gli ossidi
spesso riduce.
E' combustibile
con poca luce;
n'è calorifica
la combustione.
[...]
Se con l'ossigeno
s'unisce, scoppia,
ma mai più utile
si vide coppia,
ché da quel vincolo
violento nasce
il puro liquido
che i campi pasce,
il fresco nèttare
che, come sai,
con arte impiegano
gli osti e i lattai
e a cui si debbono
tante fortune:
in altri termini,
l'acqua comune.

L'atomo di idrogeno
OSSIGENO
E' abbondantissimo
tanto allo stato
di corpo libero
che combinato:
entra negli acidi,
nei minerali,
e nelle cellule
dei vegetali.
Tutti conoscono
come dell'aria
formi l'aliquota
più necessaria,
perché vivifica
l'emoglobina,
che senz'ossigeno
cade in rovina.
L'acqua, ch'è il merito
suo principale,
n'ha una grandissima
percentuale.
S'ottien l'ossigeno
quand'è scaldato
il sal potassico
detto clorato:
è consigliabile
molta attenzione
contro il pericolo
d'un'esplosione.
Con altri metodi,
come il processo
elettrolitico,
s'ottien lo stesso.
L'industria chimica
l'ottiene ancora
dall'aria liquida,
quando svapora.
E' un gas insipido,
privo d'odore,
e non combinasi
sol col fluore.
Se con l'idrogeno
misto si trova,
assai per fondere
metalli giova:
la fiamma ossidrica
è molto calda
ed autogenica.
mente li salda.
Non combustibile,
è comburente;
s'ottiene liquido
difficilmente.
Ha come simbolo
soltanto un O.
Senz'esso vivere,
ah, non si può!
AZOTO
Caratteristico
ed essenziale
del malinconico
regno animale,
è diffusissimo;
tra i derivati
suoi più notevoli
sono i nitrati.
Col gas ossigeno,
in prima schiera,
dà luogo all'aria
dell'atmosfera,
e da qui libero
lo si converte.
E' un gas insipido,
poltrone, inerte.
Ma corpi esistono - nè sono scarsi -
con cui benissimo
può combinarsi
[...]
Miscuglio è l'aria,
non è composto,
come credevasi
fosse piuttosto.
A tal proposito,
anzi, vi dico
che pretendevasi
nel tempo antico
che solo fossero
quattro elementi
del mondo gli unici
costituenti:
la terra, l'aria,
l'acqua ed il fuoco:
se la cavavano
con molto poco!
E chi primissimo
la luce fe',
fu un grande chimico:
fu Lavoisier,
che visse in epoca...
d'aria funesta
e sul patibolo
perdè la testa.
L'aria componesi - fece egli noto -
del gas ossigeno,
del gas azoto;
in una piccola
percentuale,
ancor n'esistono
degli altri, quale
l'elio; ed il cripton,
l'argo rammento,
che insieme formano
l'uno per cento.
[...]

Antoine-Laurent Lavoisier. Incisione di Louis Jean Desire Delaistre, da un disegno diJulien Leopold Boilly.
