"La mia bella Fornarina al balcone non c'è più"

20.04.2026

IL RITRATTO DELL'AMANTE (15)

 La Fornarina, chi è costei? Dopo tanti secoli il suo mistero non si è dissolto, vano è interrogare il suo ritratto: i grandi occhi neri, di vellutata sensualità, eludono il nostro sguardo, obliquamente guardano lontano; il sorriso enigmatico, ma lievemente irridente, è quello di una giovinetta che, forse, vedremmo meglio negli agili panni della popolana innocente ma, a un tempo, cosciente del suo diffuso erotismo nei panni preziosi, di velo e seta che la svelano, maliziosamente.

Il candore della pelle rifulge contro lo sfondo cupo, forse annerito dal tempo, sul quale si intravede un cielo notturno fra fronde scure.

Il velo impalpabile, e la mano che lo sorregge, offre il seno allo sguardo, fingendo di celarlo; l'altra mano, allusiva è abbandonata in grembo; le due braccia tornite, in posizione parallela, incorniciano la rotondità del ventre e l'occhieggiare delicato dell'ombelico.
Sarebbe stato impossibile per il pittore non innamorarsi di una simile modella, e senza necessità del prodigio di Pigmalione: la donna vera e viva era davanti a lui, e il ritratto ne testimonia la bellezza, è un omaggio a lei presente. Ma siamo sicuri che le cose siano andate proprio così? Forse no.

Autoritratto di Raffaello dalla Scuola di Atene

Molti i misteri, sull'identità della modella e sul dipinto stesso.
Il ritratto restò nello studio di Raffaello fino alla sua morte, avvenuta poco dopo il suo compimento, e pare avesse subito alcuni ritocchi da un altro pittore, Giulio Romano. Passò nel corso dei secoli di mano in mano, ed è oggi conservato nella Galleria Nazionale d'Arte Antica di Roma.

L'identificazione prevalente della modella si fa risalire a Margherita Luti, amante del pittore, figlia di un fornaio (fornaro) di Trastevere, da cui il soprannome. È bene notare, tuttavia, che il titolo del quadro non risale al tempo della sua composizione (1518-19), ma si diffuse molto più tardi; la prima comparsa si trova nella didascalia relativa ad un'incisione di Domenico Cunego del 1772. Prima era semplicemente indicata come "ritratto di donna"; l'800 romantico ha poi inventato la storia d'amore fra il pittore e l'umile ragazza, fissando per sempre il nome del quadro.

Che Raffaello non disdegnasse la bellezza femminile, e non solo a fini artistici, è cosa nota, lo racconta Giorgio Vasari in Le vite dei più celebri pittori scultori e architetti. Le esigenze letterarie delle sue biografie, tuttavia, non sempre si conciliano con l'attendibilità storica. Secondo il Vasari, mentre attendeva alla decorazione della loggia di Agostino Chigi, Raffaello fece venire presso di sé la donna di cui era innamorato dalla quale non poteva separarsi: era la Fornarina? Non ci sono prove.
Sempre il Vasari racconta che sentendo la fine vicina,

Fece testamento e prima, come cristiano, mandò l'amata sua fuori di casa e le lasciò modo di vivere onestamente.

Da questa frase si può dedurre che si trattasse di una relazione clandestina, ma il biografo in nessuna occasione fornisce nomi.
Altri ipotizzarono che quell'onestamente si riferisse ad una prostituta che avesse lasciato il mestiere, facendo riferimento, sia al termine Amasia presente nella didascalia dell'incisione di Cunego di cui sopra, che ai doppi sensi osceni dei termini  fornaia, impastare, infornare alludenti ai rapporti con le prostitute.
La curiosità e le congetture sul nome della donna del dipinto ebbero inizio già dai primi decenni successivi alla morte dell'urbinate, qualcuno affermò che la donna del dipinto si chiamasse Margherita a motivo della perla presente sul gioiello appuntato al turbante, in latino margarita. Il suo legame con il pittore veniva dedotto da alcuni anche dal braccialetto indossato dalla ragazza, recante la scritta Raphael Urbinas, che per altri era solo una firma apposta in maniera originale.

 C'è poi un documento che attesta come una tal Margherita, figlia del fu fornaro Franco Luti, alla morte del marito, nel 1520, anno della morte di Raffaello, si fosse ritirata in un convento di Trastevere, l'anello all'anulare sinistro della Fornarina starebbe ad indicare l'avvenuto matrimonio fra il pittore e la modella, chi voleva una "prova"...

 Che la ragazza fosse una modella abituale di Raffaello potrebbe essere attestata, secondo alcuni, dalla somiglianza di altri ritratti Trionfo di Galatea, La Velata o la Madonna Sistina, tuttavia è molto probabile che questi volti rappresentassero piuttosto un ideale femminile, ispirato al vero, ma trasfigurato dalla concezione artistico-estetica del pittore, e per questo somiglianti fra loro. Non manca neppure il dubbio che La Velata e La Fornarina siano dello stesso artista. Come si vede ipotesi e dubbi, con poco fondamento.

Riporto infine un'ultima più consistente ipotesi, e non meno attraente:

[...] la storica dell'arte Amélie Ferrigno ha formulato un'ipotesi suggestiva, identificando la modella della Fornarina in Francesca Odescalchi, cortigiana d'alto borgo con la quale il ricco banchiere senese Agostino Chigi, committente e amico dell'Urbinate, strinse un'appassionata relazione durante gli anni romani. Relazione sancita dalle nozze celebrate il 28 agosto 1519 da papa Leone X in persona, evento che assicurò a Raffaello la commissione della Loggia di Psiche a Villa Chigi. L'intento del Chigi era proprio quello di celebrare, attraverso la storia di Amore e Psiche narrata da Apuleio nell'Asino d'oro, la propria storia con la Odescalchi. Secondo questa tesi, quindi, il ricco banchiere avrebbe commissionato a Raffaello un'altra opera, ancor prima di convolare a nozze con la sua amante, ovvero proprio La Fornarina. La Ferrigno parte dalla concezione che un ritratto di tale sensualità potrebbe in effetti suggerire la vita passata della sposa, quella vita che ella stava per offrire totalmente al futuro marito, rinunciandovi una volta per tutte; a suggello di questa ipotesi ci sarebbe l'anello che la giovane indossa all'anulare sinistro, proprio quello dedicato alla fede nunziale. L'anello sembrerebbe, inoltre, ornato con una pietra lavorata per assumere la forma di una stella, elemento presente nello stemma della famiglia Chigi, poi occultato da un velo di pittura in una redazione successiva (forse da Giulio Romano).

Questa citazione e le informazioni che ho riportato sono tratte da un articolo, molto dettagliato e rigoroso, che si può trovare qui

https://musageteartpress.wordpress.com/2020/08/02/la-fornarina-donna-di-raffaello/

Il mio intento non era quello di compiere un'analisi critica del dipinto, cosa che va ben oltre le mie competenze, ma semplicemente quella di aggiungere un tassello al variegato e complesso mosaico del ritratto dell'amante. Ho fatto perciò solo alcuni cenni al mistero della Fornarina, rimandando per gli approfondimenti a fonti ben più attendibili. Ciò che appare chiaro è il fascino e la complessità interpretativa, a livello artistico, che la diade artista-modella, o musa se si vuole, produce. Un pittore immortale e affascinante, il ritratto misterioso di una donna bella e sensuale, sono bastati a creare nell'immaginario pittorico e poetico una straordinaria storia d'amore che ha sfidato il tempo e che ancora viene creduta autentica: prova della fecondità del tema il ritratto dell'amante. In rete si trovano molti articoli, non tutti attendibili, quello che cito è di una certa complessità, ma di indubbio valore culturale per chi fosse interessato.

La prima parte della storia si trova qui:  https://www.bibliosalotto.it/l/ritratti-degli-amanti/

Gralli




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