L'amore da vecchia

Eppur bella è vecchiezza!
E allora diciamola una volta per tutte questa parola nelle sue varie declinazioni e derivazioni:
VECCHIO /A
Vecchino/a; Vecchietto/a, Vecchierello/o, Vecchiotto/a, Vecchione/a. Vecchiaccio/a
Vecchiaia, Vecchiume, Vecchiezza (bellissimo!).
Forse che a non dirla, questa parola, e a sostituirla con il termine burocratico ANZIANITÀ
si ringiovanisce? Roberto Vecchioni diventerebbe ANZIANONI! Non so se gli piacerebbe.
È morto di ANZIANITÀ, certo non lo mandavano mai in pensione! Un anzianotto è così diverso da un vecchiotto? E che dite di anzianella, anzianaccio,?
E il ciceroniano De senectute ovvero Sull'anzianità? sembra un rapporto dell'INPS. Insomma provate e divertitevi.
Il giovanilismo ad ogni costo è patetico e ridicolo, ma perché dovremmo buttar via le rughe ed altri segni del tempo, che testimoniano le battaglie sostenute negli anni, e soprattutto perché ignorare tutte le esperienze che, nel bene o nel male, ci hanno reso quel che siamo. Io sono una VECCHIA, fra poco, ad inizio d'anno compirò 78 anni e allora? Che male c'è a dirlo? Se c'è la salute, come si dice, se non ti capitano disgrazie (ma quelle arrivano a tutte le età) e se si ha voglia di sapere, di imparare, di affrontare cose nuove e se hai voglia di comunicarle, la vecchiaia è una bellissima parte della vita di cui dobbiamo godere. Certo le differenze fra età diverse ci sono, questo è il bello, il vecchio le ha vissute, ma non perdute e sono parte del suo io attuale: qualche volta nel vecchio fa capolino il bambino, nella vecchia la giovane innamorata. Fine del pistolotto!
E allora viva questo bel titolo L'amore da vecchia amore in varie accezioni, sì perché si può, eccome!
Ma forse è meglio che sia il libro stesso a parlare di sé: leggerezza, malinconia un po' ironica, consapevolezza del tempo che tanto ti ha dato e che ancora è capace di doni tardivi, ma dolci. Insomma una bella conversazione poetica, senza retorica né sdolcinature, riflessioni illuminate dalla bella vivida luce del tramonto.

Sfogliando il libro
Quale amore in queste poesie?
per la bella d'erbe famiglia e d'animali
per la famiglia di cari nipoti e cara figlia
per i treni e il tempo (che si somigliano tanto)
per il cinematografo (e le sue sale scomparse)
per la poesia ("non lasciarmi mai, alfabeto")
per qualche fuori tempo innamoramento (per due o tre di voi che non lo sanno)
e per me stessa naturalmente ("io sono autobiografica", "io non sono morta io sono nata")
insomma per voi, perché "mutato nomine, de te fabula narratur" (Orazio)

ESERCITO
Al bisogno faccio l'appello
le nomino le convoco e loro accorrono
in punta di gambette, di curve,
di occhielli, loro le lettere
a formare parole, le rifiutate
si ritirano mogie con la coda
tra le gambe, le prescelte si allineano
lì dove le metto, anzi non lì, là, anzi
qua, in riga! attente! riposo! a capo!
ordino al mio esercito fidato.
Per ora fidato.
(non lasciarmi mai, Alfabeto)

Paul Klee, testo immagine
FILO DA RICAMO
Finito, già finito
l'incantato tempo
dei rami in fiore?
Come quando
sul più bello del ricamo
finisce il filo da ricamo?

La ricamatrice, dipinto di Franz Xaver Simm
È COSA EQUA NEI CIMITERI
È cosa equa nei cimiteri
togliere l'acqua ai fiori finti
e darla ai fiori veri.
L'acqua piovana ne colma
tutti i vasi fino all'orlo. Bevono
assetati fino all'ultima goccia, come
con la cannuccia, i fiori veri.
Non hanno sete invece i fiori finti.
Per questo è cosa equa sottrarla
a loro, ripartirla. Questo volentieri lei fa
per ore tra i quieti viali dei cimiteri
toglie ai fiori finti e versa ai fiori veri.
(Oh su una tomba
una spina ha fatto una rosa!
Viene dall'Ade, è –
meravigliosa)

Sandro Botticelli particolare dalla Nascita di Venere 1483-1485
QUANDO DAL SONNO
Quando dal sonno svegliandomi
le lancette dell'orologio guardo
che fu tuo, si confonderà forse la Notte?
Crederà sia tu quest'assonnata che guarda
l'ora nel tuo quadrante, da dentro
la tua bianca camicia?
Crederà che sia tu, questa io?

Pablo Picasso, Donna seduta con orologio da polso, 1932
Gralli
