Le corna del duca

12.08.2026

Per lettori non superstiziosi

Su Cesare della Valle, duca di Ventignano - un nobile raffinato, colto, elegante e amante del buon vivere, vissuto nel regno di Napoli di fine Settecento - grava un'ombra sinistra: si mormora che con il suo solo sguardo, malevolo, sia in grado di seminare disgrazie di ogni sorta, insomma è quello che si dice uno iettatore. La prima vittima di questa funesta attribuzione, tuttavia è lo stesso duca colpito nel suo prestigio sociale e bersaglio continuo di calunnie, ridicolizzato da motti sarcastici e scongiuri ad ogni sua apparizione. Anche Alexandre Dumas, nel suo libro Il corricolo lo cita, sia pure in forma anonima, per evitare il malocchio, naturalmente. La biografia del duca offre all'autore il pretesto per evocare da un'insolita prospettiva un secolo della storia di Napoli. Una curiosa biografia, rigorosamente documentata, anche se sembra frutto di fantasia, una lettura piacevole e avvincente. Un libro originale per chi si è stancato delle solite storie.

Sfogliando il libro

Si delinea un primo abbozzo di scienza jettatoria

«Quando colui che diciamo jettatore posa lo sguardo con malevolo intendimento sulla vittima o ne tesse lodi sperticate, questi, per il tramite dei suoi segreti mezzi, inietta il maleficio con una semplice occhiata.» Ma via, com'è possibile? Il duca allungò le gambe, stiracchiò la lunga persona adagiata nell'ampia poltrona di cuoio verde marcio. Un grosso volume nella mano destra, l'espressione sconcertata.
L'autore della frase che aveva appena finito di leggere, Martin Del Rio, era uno studioso; un intellettuale. Gesuita per giunta; mente fine, di quelle che spaccano il capello in quattro. Filosofi implacabili; e politici accortissimi. Come gli era potuta uscire dalla penna una simile corbelleria? Maleficio… quell'occhio che gli era apparso in sogno. Grande. Torvo. Ma via! ripeté tra sé e sé in tono meno sostenuto.
Appoggiò il volume su un tavolinetto. Prese a passeggiare lento e nervoso nella grande sala di stucchi e ori, ripiani di marmo e volute barocche, tra cui ardevano decine di fiammelle nutrite dall'olio. Gli specchi dalle elaborate cornici dorate spargevano in ogni angolo della stanza la sua immagine. Alto, ossuto, il grosso naso a becco. E i piccoli occhi scuri, puntuti – due stiletti – che appena si scorgevano sotto il folto delle ciglia. Per la prima volta nella sua vita, si sorprese ad ammettere di avere una fisionomia sgraziata, poco seducente, per non dire il contrario. Ma questo non voleva dire…
D'improvviso si sentì assolutamente solo. Capitano senza ciurma, sulla tolda del galeone rosso pompeiano che svettava superbo in mezzo alla folla di miserabili barchette radunate attorno allo scafo maestoso, in attesa che le briciole di qualche ricco banchetto volassero fuori bordo, per poterle afferrare e riempire stomaci esausti da diuturne carestie.
Novant'anni aveva passato su quella tolda. Solo, ora se ne rendeva conto, dal momento in cui il suo corpo smisurato… sgraziato, già allora… era uscito dallo stremato ventre materno. Da quella fioritura infelice. Primo anello di una inesauribile catena di disgrazie. Privo del calore materno. Un peso per il padre, che mai aveva dissimulato la propria glaciale indifferenza per quel figlio.
La frase di Plinio… il giorno in cui Ercole era stato ucciso: «Persone da tenere a bada… influssi perniciosi». Con ogni probabilità le ultime parole che il duca padre aveva letto prima di imboccare la strada dell'aldilà. Nessun dubbio, era a lui che pensava: influssi perniciosi . Questo, dunque, credeva? Non era da escludere che lo avesse maledetto. Ma tanto…
Tornò a sedersi. Si passò una mano tra i rari ciuffi bianchi che solcavano il capo; inutile ricorrere alla parrucca nella solitudine della grande casa. Lanciò uno sguardo, di malevolo intendimento , al volume lì accanto. L'occhiataccia non ebbe conseguenze; il libro non prese fuoco, non precipitò a terra in un carosello di fogli strapazzati, né si disintegrò in un cumulo di polvere. A quell'ovvia constatazione, un breve sorriso soddisfatto gli incurvò le labbra. Maleficio… bah!
Martin Del Rio. Il Seicento, due secoli prima. L'epoca in cui prendeva forma la scienza sperimentale…Galileo. Giordano Bruno… be', il nolano anche lui non aveva disdegnato pensieri e formule esoterici, stravaganze della mente che poco avevano di razionale… gli stessi umanisti… Ma via! L'occhiata che inietta il maleficio, il malevolo intendimento . Come aveva potuto? Eppure lo stesso Plinio, un martire della scienza… morto a poca distanza da lì, per osservare con i propri occhi la devastazione che sgorgava dal vulcano inferocito. 

Totò nell'episodio La patente del film Questa è la vita (1954) 

Gralli

Share