Le galline pensierose

Fino a poco tempo fa, mio nipote affliggeva quotidianamente e ripetutamente tutti i membri della nostra famiglia-tribù con un tormentone: a chi piacciono le galline? Fin da piccolissimo ha manifestato uno spirito bizzarro, con una forte propensione all'umorismo surreale, ma come si dice, il troppo stroppia, e alla risata per la battuta originale, quale che fosse, seguivano, causa la reiterazione, l'esasperazione del parente preso di mira ed esplicite minacce di ritorsioni violente.
Non abbiamo mai capito il motivo di questa passione per un animale, di indubbia utilità, ma che non gode di buona stampa relativamente alla sua intelligenza (cosa che tuttavia la scienza ha confutato).
Ora tutti noi in famiglia sappiamo che si fa presto a dire gallina, ce ne sono un numero infinito di specie, e guardiamo con rispetto quelle presenti in casa, di peluche, beninteso.
Una considerazione simile, per questo negletto animale, ha manifestato Luigi Malerba, che ha elevato il pollaio a sublime allegoria della condizione umana; e le opere delle sue abitanti - femmine meditative, custodi di una tradizionale saggezza, ma anche aperte alla sperimentazione intellettuale - degne delle patrie lettere. Il gallo, ça va sans dire, non manifesta una mente così brillante, ricopre solo una necessaria funzione riproduttiva.
Il testo consiste in una serie di epigrammi, la forma letteraria perfetta secondo il parere autorevole dell'Enciclopedia Treccani, tre raccolte, precisamente, composte in tempi diversi.
Epigramma: Per le sue caratteristiche è il genere letterario più adatto a delineare in pochi tratti una situazione o una vicenda che susciti una riflessione, o a ritrarre un personaggio particolare.
P.S. Mio nipote, specie dopo aver saputo del libro in questione, con grande signorilità, ha evitato il ve l'avevo detto. Ma, in compenso, ci affligge con sempre rinnovati tormentoni.

TIZIANA MARRA
Sfogliando il libro
Una domenica mattina le galline uscirono dal pollaio in cerca di semi e vermetti. Una di loro andò fino alla conigliera e domandò a un coniglio se era domenica anche da loro. Il coniglio disse di sì e la gallina andò a comunicare la notizia alle compagne. Il gallo fece una espressione pensosa e disse: «Strano».
Una gallina astronoma disse che tutte le galassie dell'universo messe insieme non erano altro che nuvolette di polvere sollevate da una gallina che ruspa in un universo infinitamente più grande. «E allora che cosa c'è al di là delle galassie?» domandarono le compagne. «Se guardate bene si vede, laggiù in fondo, la zampa della gallina che ha sollevato le nuvolette di polvere».
Una gallina vagabonda si trovò per caso in mezzo a un grande trambusto di uomini e di cavalli, rischiò di venire calpestata, ma alla fine riuscì a scappare e andò a nascondersi sotto una siepe. Quando raccontò il fatto, le dissero che si era trovata in mezzo alla battaglia di Waterloo, dove era stato sconfitto Napoleone. La gallina vagabonda fu molto orgogliosa di essere stata testimone di un grande avvenimento storico.
Una gallina cercava di insegnare il teorema di Pitagora alle sue compagne, ma incontrava gravi difficoltà. Un giorno finalmente si mise al centro del pollaio e lo spiegò con parole nuove: «La gallina disegnata sulla ipotenusa di un triangolo rettangolo equivale alla somma delle galline disegnate sui due cateti». Da quel giorno il teorema di Pitagora entrò a far parte del patrimonio culturale del pollaio.
Un gallo con le idee molto confuse sperava che un giorno o l'altro sarebbe riuscito a fare le uova. Si metteva in un angolo del pollaio e restava lì delle ore ma, nonostante gli sforzi, non riusci mai a fare nemmeno un uovo. Non riusciva a capire perché mai le galline, che secondo lui erano le bestie più stupide del mondo, riuscivano a fare le uova e lui no.
Una gallina un po' confusa non sapeva distinguere il riso da mangiare con il riso da ridere. Quando le dissero che le due parole sono proprio uguali smise di ridere per timore di venire scambiata per il riso da mangiare e mangiata da qualche gallina un po' confusa come lei.
Le galline vennero a sapere che il poeta Charles Baudelaire aveva detto che la campagna è quel posto dove le galline vanno in giro crude. Una gallina disse allora per ripicca che la città è quel posto dove i poeti vanno in giro cotti.
Un passero veniva ogni tanto davanti al pollaio e prendeva in giro le galline perché, diceva, non sapevano volare. Una gallina coraggiosa andò sull'orlo di un burrone e fece un bel volo fino alla pianura. Ma dovette ritornare a piedi perché si era accorta che sapeva volare solo in discesa.
Una gallina che si sentiva molto europea volle essere tradotta in tedesco. Quando venne a sapere che gallina in tedesco si dice Huhn , rimase delusa da quella parola così corta e per di più con due «h». Così si fece ritradurre subito in italiano.
«Una gallina moltiplicata per una gallina fa una gallina: prima erano due e adesso ne è rimasta una sola. E l'altra dove è andata a finire?». La gallina decise di non lasciarsi mai moltiplicare perché, a forza di moltiplicazioni, c'era il rischio che il pollaio restasse vuoto.
Una gallina geografa andava cercando il suo pollaio sul mappamondo. Non riuscì a trovarlo e, furibonda, fece rotolare il mappamondo giù da un burrone e lo mandò in mille pezzi. «Questa è la fine del mondo» esclamò la gallina delusa.
Una gallina calabrese decise di diventare mafiosa. Andò da un ministro mafioso per avere una raccomandazione, ma questo le disse che la mafia non esiste. Andò da un giudice mafioso, ma anche questo le disse che la mafia non esiste. Andò infine da un sindaco mafioso e anche questo disse che la mafia non esiste. La gallina ritornò nel pollaio e alle compagne che le facevano delle domande rispose che la mafia non esiste. Tutte le galline pensarono così che era diventata mafiosa ed ebbero timore di lei.
Gralli
