L'imperatrice Cixi

25.09.2026

Un'avvincente biografia, rigorosamente fondata su fonti storiche; molto dettagliata, poco romanzesca, totalmente aliena da effetti spettacolari e da facile esotismo. Lettura impegnativa per mole e contenuto, che tuttavia ripaga ampiamente dell'attenzione richiesta.
Dal momento in cui lo sguardo dell'imperatore Xianfeng si posa su di lei, nel marzo del 1852, il suo destino è segnato: sedicenne, entra nella Città Proibita come semplice concubina, una fra le tante, ma la sua intelligenza e la sua determinazione la condurranno, con il titolo di Imperatrice Vedova Cixi, fino al trono del Celeste Impero, sul quale resterà assisa per quarant'anni.
Il 27 aprile 1856 diede alla luce un figlio, l'unico discendente dell'imperatore Xianfeng (l'imperatrice consorte non era riuscita a generare un erede per l'imperatore).

Tongzhi (1856-1875), figlio di Cixi

Il 22 agosto 1861, l'imperatore Xianfeng muore; Il suo erede, il figlio della concubina, a soli cinque anni diventa imperatore, la madre e la vedova ufficiale sono nominate co-reggenti, ma in realtà il governo è nelle mani della sola Cixi. Quando il giovane imperatore muore, prematuramente a soli 19 anni, ha inizio il regno della madre, che durerà fino al 1908, anno della sua morte.
Governerà con energia e lungimiranza, attuando coraggiose riforme di modernizzazione, scuotendo l'immobilismo millenario del suo Paese. A lei si devono l'introduzione del telegrafo e della ferrovia; la costruzione di una flotta efficiente; una riforma legislativa che abolisce pratiche arcaiche, fra cui la fasciatura dei piedi per le donne; l'istituzione di scuole e università all'avanguardia. Tutto ciò in un contesto di grande difficoltà: rivolte (Taiping, Boxer); guerre dell'oppio; minacce russe e giapponesi; congiure personali. Una grande figura di donna e di governante misconosciuta, dal grande pubblico, ma anche dalla storiografia occidentale. 

L'imperatore Xianfeng, di cui Cixi fu la concubina 

Sfogliando il libro

LA CINA DOPO L'IMPERATRICE VEDOVA CIXI

L'imperatrice vedova Cixi lasciò un'eredità imponente e dai molteplici aspetti. Innanzitutto compì la transizione della Cina dal Medioevo all'epoca moderna. Con la sua leadership, il Paese iniziò ad acquisire tutti gli attributi di uno Stato moderno: le ferrovie, l'elettricità, il telegrafo, il telefono, la medicina occidentale, un esercito e una flotta di stampo moderno, i metodi contemporanei di conduzione del commercio con l'estero e della diplomazia. Il sistema educativo, assai limitante e vecchio di un millennio, fu abbandonato e sostituito dalle scuole e dalle università di stile occidentale. La stampa ebbe un enorme sviluppo e godette di una libertà senza precedenti e, probabilmente, da allora in poi insuperata. Cixi aprì le porte alla partecipazione politica: per la prima volta nella lunga storia della Cina i sudditi stavano per diventare «cittadini». Fu lei a difendere la causa della liberazione delle donne in una cultura che imponeva da secoli la fasciatura dei piedi alla popolazione femminile, e lo fece mettendo fine a quella pratica. Che l'ultima iniziativa prima della sua morte intempestiva fosse l'introduzione del voto, testimonia il suo coraggio e la sua lungimiranza. Ma, soprattutto, Cixi attuò la trasformazione della Cina senza impiegare la violenza e senza eccessive sollevazioni da parte del popolo. I cambiamenti furono radicali e tuttavia graduali, sismici e tuttavia incredibilmente incruenti. Sempre alla ricerca del consenso, sempre disposta a lavorare con persone di opinione diversa, governò ponendosi sul lato giusto della storia.
Cixi fu un gigante, non una santa. Essendo la sovrana assoluta di un terzo della popolazione mondiale, ed essendo il prodotto della Cina medievale, fu capace di atti d'immensa crudeltà. Le sue campagne militari per riprendere lo Xinjiang e soffocare la ribellione armata furono brutali. I tentativi di servirsi dei Boxer per combattere gli invasori ebbero come conseguenza la perpetrazione di atrocità su larga scala da parte di questi ultimi.
Malgrado tutte le sue colpe, non fu una despota. Paragonato ai suoi predecessori, e ai suoi successori, quello di Cixi fu un governo benigno. In quasi quarant'anni di potere assoluto le persone giustiziate per reati politici – veri o presunti – di cui abbiamo reso testimonianza in questo libro, furono non più di qualche dozzina, e si trattò soprattutto di persone che attentarono alla sua vita. Non era crudele per natura. 

Esterno del mausoleo di Cixi situato a 125 km ad est di Pechino

Gralli

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