L'ossessione del pittore

09.02.2026

IL RITRATTO DELL'AMANTE (5)

L'assenza di chi amiamo - provocata dalla morte, dall'abbandono, dall'allontanamento forzato - è una condizione paradossale: la persona non c'è fisicamente, ma è presente, forse ancor più intensamente, in quello che i Greci chiamavano pothos, il desiderio straziante e inappagabile indotto dalla mancanza.
Petrarca lamenta nei versi il silenzio che il ritratto di Laura oppone alle sue suppliche. La figlia del vasaio di Corinto cerca di fissare, tracciandone il contorno, l'ombra dell'amato che si staglia contro il muro, perché sa che questa lo seguirà quando lui se ne andrà, ma poi abbraccerà la statua fittile che il padre pietoso farà per lei. Laodamia stringe a sé - la notte, appassionatamente - l'effige in cera di Protesilao; la stessa cosa fa Barbara, con la statua del bellissimo marito perduto, nel racconto di Hardy.

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F.Giani, la fanciulla di Corinto, fine XVIII – inizio XIX sec.

Sono forme estreme, si dirà, create dal mito e dalla poesia, eppure c'è qualcuno che nella realtà, in preda alla disperazione, ha cercato di lenire il dolore provocato dall'abbandono della donna amata  sostituendola con un simulacro, nel vano e folle tentativo di colmarne l'assenza. 
L'amante è Oskar Kokoschka, pittore; l'amata è Alma Mahler, vedova del musicista, amante che lo ha abbandonato, lasciandolo nella disperazione. Il terzo elemento della triade è una bambola, a grandezza naturale, commissionata ad una artigiana, effige sostitutiva della donna perduta. 

In molti hanno raccontato questa bizzarra e inquietante storia, io farò riferimento soprattutto, a due libri: La bambolaia di Giuseppina Manin ( per la puntata successiva a questa); e La creatura del desiderio di Andrea Camilleri; testi dall'elevata qualità letteraria, in grado di appassionare ed emozionare il lettore, ma fondati su una solida base documentale. Il testo di Giuseppina Manin si pone però da una diversa prospettiva, di solito trascurata, quella dell'artefice del simulacro, che come si vedrà non si limiterà alla semplice esecuzione del manufatto, ma si inserirà nella triade amante-amata-effige lateralmente, ma con grande coinvolgimento emotivo. Non meno importante è lo sguardo femminile, empatico, di questa scrittrice su tutta la vicenda.

Oskar Kokoschka, pittore e drammaturgo, nasce a Pöchlarn (Austria) nel 1886, secondogenito di Gustav Josef Kokoschka, un orafo greco, e di Maria Romana Loidl.
La sua vita non fu facile a causa dei problemi economici dovuti all'incapacità paterna di sostenere adeguatamente la famiglia. Dopo una prima frequentazione della Realschule, improntata allo studio di materie moderne quali lingue e scienze, su consiglio di un insegnante, che aveva apprezzato la sua attitudine al disegno, si iscrive alla Kunstgewerbeschule (Università di Arti applicate).
Si trasferisce quindi a Berlino dove ha inizio la sua carriera artistica; qui acquista una certa notorietà, piuttosto controversa tuttavia: apprezzato negli ambienti più progressisti, si guadagna l'appellativo di super selvaggio dalla critica a causa del suo stile, alieno da ogni ideale di bellezza, volto piuttosto a mettere in evidenza gli aspetti più duri e dolorosi del reale e dell'esistenza, una visione espressionistica e pessimista, psicanalitica, dirà qualcuno.
Tornato a Vienna nel 1911 viene a contatto con il gruppo della Secessione all'interno del quale avverrà la sua maturazione artistica, e l'incontro fatale con Alma da poco vedova di Mahler, il grande compositore.

Un giorno il noto pittore Carl Moll, che era rimasto molto colpito da alcune opere di Kokoschka, lo invitò a fargli un ritratto. Così Oskar cominciò a frequentare la sua bella casa.
Moll aveva sposato la vedova di un pittore suo amico, Schindler, madre di due ragazze che egli amava come fossero figlie sue.
Una delle due figliastre di Moll era nientedimeno che Alma Mahler, di certo la donna più in vista nella spumeggiante Vienna di quegli anni nei quali l'Europa sembrava ballare spensieratamente sull'orlo di un abisso.
Alma, bellissima, di grandissimo fascino, a diciotto anni già amante del grande pittore Klimt, aveva sposato il notissimo compositore e direttore d'orchestra Gustav Mahler molto più anziano di lei, divenendo così la regina del mondo intellettuale non solo viennese dell'epoca.
[...] Rimasta vedova, Alma, che abitava nella sua casa viennese e non aveva mai smesso di condurre una vita brillante, spesso andava a pranzo dal patrigno Moll.
E un giorno espresse l'intenzione di conoscere Kokoschka, avendone tanto sentito parlare.
Vale la pena di leggere come ci racconta quel primo incontro lo stesso Oskar nelle pagine del libro La mia vita che egli scrisse in età avanzata, quando cioè da gran tempo i fuochi della passione, del disamore e del risentimento si erano spenti.
(Andrea Camilleri La creatura del desiderio)

Questa la citazione che Camilleri fa dall'autobiografia di Kokoschka:

Dopo il funerale di Gustav Mahler, per qualche tempo [Alma] si era tenuta appartata da tutti; ma era giovane ed era di nuovo desiderosa di compagnia. Era curiosa d'incontrarmi. Dopo cena, mi portò nella stanza accanto, verso il pianoforte, dove cantò e suonò - solo per me, disse - la morte di Isotta. Ero affascinato; era giovane e incredibilmente bella nel suo lutto, e sola, malgrado tutta la gente che vedeva. Quando mi propose di farle il ritratto a casa sua, rimasi allo stesso tempo colmo di gioia e turbato.Prima di tutto non avevo mai dipinto una donna che sembrava essersi innamorata di me a prima vista, e poi sentivo timidezza e apprensione: com'era possibile che un uomo trovasse la felicità dove un altro era appena morto?"

Continua Camilleri

Domanda che di certo non si poneva Alma, che aveva deciso di sedurre l'impacciato, timido, turbato Oskar in quarantotto ore.[...] Anche Oskar ci mise poco a superare timidezza e imbarazzo.

Il fuoco della passione divampa, ma ben presto, con la stessa furia, scoppiano i litigi; non sono solo scontri di due personalità forti e determinate; l'amore di Oskar diventa ossessivo, totalizzante, una gelosia bruciante lo divora, anche per il defunto Mahler; vorrebbe Alma tutta per sé, staccata da ogni altra frequentazione:

[...] il "selvaggio" Kokoschka vuole che Alma abbandoni il mondo dorato da lei frequentato e che lui vede come un pericolo costante per il loro amore. Ma la pretesa è francamente priva di senso.
Alma naturalmente non intende rinunziare alle sue amicizie, rimprovera a Oskar di trattarla come una prigioniera sorvegliata continuamente a vista e da qui continue liti e discussioni che terminano sempre con grandi riappacificazioni a letto.

Molto acutamente Camilleri osserva:

A Oskar mancava un po' di malizia. Gli sarebbe bastata una frase per legare per sempre a sé Alma: "Fammi ascoltare uno dei tuoi lieder così belli".

La musica di Alma è di tutto rispetto, eppure Mahler non la teneva in considerazione, voleva essere lui l'unico musicista in famiglia.

Ascoltare e giudicare. Il video consente di scegliere i vari lieder

Kokoschka ha un'ossessione patologica per l'amante, per il suo corpo, che disegna in centinaia di modi, per intero e nei particolari. Sembrerebbe completamente assorbito in lei, ma ancora una volta colpisce un'osservazione di Camilleri, quasi marginale all'apparenza, che tuttavia si rivelerà illuminante per la comprensione non solo della personalità di Kokoschka, ma soprattutto per alcune dinamiche del processo artistico relativamente al tema del ritratto dell'amante.

Fanno assieme dei viaggi, vanno a Napoli e sulle Dolomiti. Però, a leggere l'autobiografia, è come se avesse viaggiato da solo. Invece di raccontare di lui ed Alma a Napoli, luogo ideale per due amanti, ci informa che ha dipinto un paesaggio con il Vesuvio sullo sfondo, quadro poi andato distrutto in un incendio. E tutto quello che ricorda del soggiorno dolomitico è che vi ha dipinto un altro paesaggio.

Il legame fra i due è comunque molto forte, mettono su casa insieme, ma le cose non migliorano, la gelosia di Oskar raggiunge livelli intollerabili e assurdi, è  geloso non solo di ogni influenza esterna su di lei, ma:

[...] pretende addirittura che Alma dimentichi di essere stata la moglie di Mahler. È geloso del suo passato, si sente umiliato di non poterle offrire quel tenore di vita al quale era abituata. Pretende la damnatio memoriae del Maestro. Perciò non vuole che Alma porti a casa sua il busto di Mahler scolpito da Rodin. Le rimprovera il fatto che lei parli troppo del suo defunto marito. Pro bono pacis Alma ubbidisce e riporta il busto nel suo appartamento. Ma una vera e propria tragedia scoppia quando arriva una cassetta. Oskar l'apre e si trova tra le mani la maschera mortuaria di Mahler. La scaglia a terra, folle di rabbia. E urla ad Alma che sicuramente il loro bambino assomiglierà a Mahler. Per tutta risposta, Alma "andò in una clinica di Vienna e si sottopose a un aborto, abortì mio figlio". Questo aborto — che Oskar non le perdonerà mai - segna l'inizio della fine della loro relazione.

Auguste Rodin busto di Gustav Mahler

Dopo quasi tre anni la loro storia finisce. Allo scoppio della guerra si arruola volontario, pensando che sia un modo abbastanza certo per morire. Verrà invece ferito gravemente alla testa e sottoposto a lunghe dolorose cure, riuscirà a guarire, ma non dalla passione per Alma.

Leggiamo ancora dal libro di Camilleri

Difficile sostenere che l'avesse dimenticata.
Anzi l'assenza non faceva che ravvivarne la presenza.
Anche se avesse voluto dimenticarla, non avrebbe saputo come fare, ormai era troppo tardi.
C'è un modo di dire popolare che indica esattamente questa situazione passionale: "entrare nel sangue". Alma gli era entrata nel sangue, come un veleno sottile o meglio come una potente droga.
Oskar fa diversi tentativi di disintossicazione con altre donne, ma nessuna di loro riesce a scalfire minimamente non il ricordo ma la presenza costante di Alma dai suoi pensieri e dalle sue azioni.
Quando dipinge una figura femminile deve controllarsi molto perché in questa figura non compaia un qualche tratto di Alma.
La dipendenza ormai l'ha portato a una sorta di crisi di astinenza, che diventa la sua quotidiana condizione di vita.
Rivuole Alma a tutti i costi e non gliene importa nulla se la donna amata è le mille miglia lontana da lui, l'ha completamente cancellato dalla sua esistenza, le dà persino fastidio sentirlo nominare, è passata dalle braccia di Gropius a quelle dello scrittore Franz Werfel...
[...] Alma deve tornare ad essere sua.
E alla fine, in un modo per tutti impensabile e imprevedibile, riuscirà nel suo intento.
Anche se non completamente.
Ma sarà sufficiente a liberarlo dalla pericolosa ossessione che a volte ha rischiato di travolgerlo irreparabilmente.

Prima però conosciamo un po' da vicino questa femme fatale.

DALLA PARTE DI LEI

Ha cominciato lei, Alma, volendo conoscere Kokoschka, ma perché?

Alma è una donna curiosa degli uomini, ma non degli uomini comuni che l'annoiano mortalmente. È donna, come dire, dal palato raffinato, le interessano gli artisti, i musicisti, gli scienziati e tra essi sa perfettamente distinguere quelli coi quali intrattenere rapporti di semplice amicizia da quelli coi quali può concedersi rapporti molto più intimi. Ma di questi ultimi non intende solo essere l'amante, ma qualcosa di più, una sorta di musa ispiratrice. (Andrea Camilleri La creatura del desiderio)

Kokoschka è lo scandaloso pittore e commediografo, che i borghesi benpensanti considerano un degenerato, un criminale, che per sfida si è rasato il cranio come un galeotto.

Quindi la domanda va formulata diversamente: perché Alma non avrebbe dovuto incuriosirsi? (ibidem)

Il 12 aprile 1912, data dell'incontro, nella raffinata casa di Moll, arredata con gusto, bei mobili e vasi cinesi, Oskar è un po' come il classico elefante nella cristalleria, anzi un orso: cranio rasato, orecchie a sventola, perfetto da addomesticare e assai stimolante.
Le due versioni dell'incontro non coincidono, Oskar aveva detto che lei aveva suonato e cantato per lui, secondo Alma invece lui la abbranca senza troppi complimenti, e la cosa non le dispiace per niente. Non solo, era lei ad essere imbarazzata nelle sessioni di posa per il ritratto, non lui come aveva affermato nella sua autobiografia. In ogni caso il fuoco erotico divampa immediatamente, Alma

ci racconta che Oskar l'accoglieva impaziente nel suo studio dalle pareti dipinte tutte di nero indossando un pigiama rosso fiamma...
Alma è una donna di trentacinque anni. Confessa che non ha mai incontrato un uomo che l'abbia fatta sentire così tanto amata e così tanto desiderata.
Con lui, dice, ho provato un benessere perfetto.
Benessere. Sembra una gatta che faccia le fusa soddisfatta del pasto.
Oskar, che pure con lei è spesso di modi bruschi, in compenso le scrive lettere deliranti d'amore, alle quali, come già sappiamo, lei risponde con altrettante lettere al calor bianco.
Insomma, a conti fatti, Alma non solo ha addomesticato l'orso, ma l'orso si è in parte trasformato dimostrando verso di lei una dedizione e una fedeltà totali, addirittura canine.
Che sessualmente eccitano molto Alma. (ibidem)

Oskar Kokoschka, Due nudi (gli amanti), 1913

Il trasporto erotico di Oscar, tuttavia, ha dei risvolti inquietanti, oggi si parlerebbe di amore tossico.

Per esempio, detesta le amicizie di Alma e quando lei invita un po' di persone a casa sua, Oskar se ne va e si mette a passeggiare nelle vicinanze fino a quando l'ultimo invitato non è andato via. Allora annunzia ad Alma, con un fischio, il suo ritorno a casa.

Ciò che preoccupa maggiormente Alma è la gelosia, disperata e devastante, di Oskar nei confronti di Mahler, il suo defunto primo marito. Sapendo che è impossibile cancellare il passato

Ricorre a una sorta di rito esorcistico. Invece di distruggere le immagini di Mahler, come gli verrebbe di fare, le bacia assumendo un'aria devota.

L'espediente ha poca efficacia e dura poco, come si è visto. Alma confessa che questa gelosia, a stento trattenuta dall'esplodere, talvolta le fa veramente paura. Francamente non si può darle torto.

Per distrarlo un giorno gli promette che lo sposerà se lui dipingerà un capolavoro.
Non si tratta solo di uno stratagemma, in realtà Alma vuole risvegliare le sue energie creatrici.

Tutti gli uomini di Alma, mariti, amanti, ma anche amici, erano persone geniali, questa per lei era una grande attrattiva, ma il ruolo che amava maggiormente ricoprire era quello della musa ispiratrice.
Oskar dipingerà un capolavoro, La sposa del vento, ma Alma non lo sposerà; farà con lui un viaggio di nozze senza nozze, il resoconto del quale non coincide con quello di lui.

La sposa del vento

Se Oskar sorvola sui loro rapporti durante il viaggio italiano, Alma invece racconta che furono felici anche se litigavano spesso. Kokoschka cita i paesaggi che dipinse, Alma ci dice che la disegnò frequentemente. All'acquario - aggiunge - Oskar rimase affascinato dalla vista di un insetto che pungeva un pesciolino paralizzandolo e quindi se lo divorava.
E forse si chiese chi, nel rapporto tra lui e Alma, fosse l'insetto e chi il pesciolino.

Neppure la convivenza - in una casa costruita su un terreno acquistato da Mahler ed ereditato da Alma - portò la pace fra i due.

Alma afferma che lì, in quella che Oskar trasformò in una sorta di prigione dorata, i litigi tra loro si fecero più aspri e più frequenti. Oskar non voleva che vi ricevesse i suoi amici che avevano la colpa di essere stati amici di Mahler.

La fine era inevitabile, la scena grottesca della maschera mortuaria fu l'evento scatenante. Alma non era donna da subire, da farsi sottomettere, privare il suo amante del figlio - il pittore non ne avrà altri in seguito - fu la sua implacabile vendetta, il suo ritorno a casa fu di breve durata, era stanca dei capricci di un uomo grande rimasto bambino; poco tempo dopo uscì senza voltarsi indietro, senza nemmeno fare la valigia. Tuttavia dopo molto tempo dichiarò che

È stato l'uomo col quale ho più litigato ed è stato l'uomo col quale sono stata più felice.

La reazione di Kokoschka ricorda quella dell'Orlando Furioso:

… impazzisce per qualche giorno, dà la testa contro i muri, fracassa un cavalletto, non si lava, non mangia, urla, le notti le trascorre sotto le finestre di Alma. L'orso ha ritrovato la sua natura selvaggia.
Ma per Alma un capitolo chiuso è davvero un capitolo chiuso. Non ha ripensamenti. Non vuole più nemmeno sentir parlare di lui.

Oskar parte per la guerra e Alma per nuovi amori.
A questo punto l'entrata in scena di una nuova Alma, in simulacro, frutto come vedremo di una lunga e sofferta gestazione, e il termine non è scelto a caso.

(continua)                                                                                                                                    Gralli