Ma dove sono gli uomini?

Elogio dell'imperfezione
Questa è, a quanto sostiene l'editore, la prima traduzione italiana di un romanzo utopico, pubblicato a puntate sul giornale Cincinnati Commercial nel 1880-81 e riunito in volume nel 1889. Dell'autrice, Mary Ellen Bradley Lane, si hanno poche notizie, la più curiosa è che il marito ignorasse che la moglie fosse l'autrice di uno scritto che aveva destato un certo scandalo nel modesto e provinciale ambiente letterario di Cincinnati.
Questo testo, il primo di una serie di utopie femministe statunitensi, nate fra fine Ottocento e primo Novecento, presenta molti motivi di interesse ed ha suscitato l'attenzione di molte studiose del femminismo. Nonostante un certo dilettantismo dello stile, il contenuto e le idee sono davvero degni di discussione e approfondimento, conservano molti elementi di attualità a dispetto dei 140 anni trascorsi dalla pubblicazione.
La trama: Vera, una giovane aristocratica russa, colta e cosmopolita, condannata dal regime zarista per motivi politici, e fortunosamente imbarcata su una baleniera, fa naufragio al Polo Nord e attraverso il Maelström (vedi Poe) mitica porta per altri mondi, precipita nello straordinario regno di Mizora allogato in una cavità della Terra. I suoi abitanti, sono esclusivamente donne di eccezionale bellezza, bionde e dagli occhi azzurri, sane e sportive, di grande intelligenza e dotate di conoscenze scientifiche e tecniche che hanno consentito loro la costruzione di macchine per alleviare ogni tipo di fatica. Le mizoriane si spostano in aereo, parlano e fanno conferenze a distanza, hanno strade e case illuminate dall'elettricità, hanno inventato un materiale speciale detto "vetro elastico". Lo studio continuo per scoprire i segreti della natura e per addivenire a nuove ed utili invenzioni è fatto pensando anche al miglioramento delle generazioni future, non solo per lo stretto presente benessere individuale. Paradossalmente in questo mondo tecnico-scientifico dove tutta la vita e i suoi agi si devono ad artefatti umani, dove non ci sono animali, sesso, e perfino il cibo è artificiale, vige una sorta di culto, senza chiesa e liturgie, della Natura. I maschi non esistono, proprio la loro "estinzione" ha permesso la nascita e lo sviluppo di questa straordinaria civiltà dove regnano cooperazione e concordia, dove non esistono povertà e conflitti di classe, dove la cultura e la continua ricerca scientifica sono al centro di ogni interesse e disponibili per tutti. La diffusione capillare dell'istruzione ha permesso il superamento della criminalità e la diffusione di una alta moralità. A Mizora non esiste religione, si ignorano le nozioni di peccato e di espiazione, non si venerano dei, si vive bene e a lungo, si muore serenamente e senza dolore di vecchiaia, ma non ci si illude dell'esistenza di una vita ultraterrena, si torna quietamente in grembo alla Natura.
Vera, che resterà per ben quindici anni a Mizora, pur ammirandone la civiltà e il progresso raggiunti, non può fare a meno di esprimere profonde e inquietanti perplessità e, cosa non indifferente, ad avere nostalgia del suoi imperfetto mondo di provenienza.
Come tutte le utopie, il mondo mizoriano, è raggelante nella sua perfezione. La prima riflessione che si può fare dunque è proprio sul significato dell'Utopia, nome coniato da Thomas More nel 1516, con le voci greche ū 'non' e tópos 'luogo'; "luogo che non esiste", ed è bene che non esista, che gli ideali utopici non si traducano in realtà, i diversi tentativi politici e religiosi in tal senso non hanno dato buoni risultati. Il perno di ogni considerazione è proprio la perfezione, che di per sé esclude ogni mutamento e ogni diversità, e ogni dissenso. Il romanzo fu accusato di proto-nazismo, le belle abitanti, simili a walchirie, frutto di ricerche eugenetiche, ricordano troppo le tristemente note teorie hilteriane; in esso anche una feroce e trasparente critica al modello politico americano, alla corruzione dei suoi alti dirigenti, alle ingiustizie sociali che l'autrice conosceva bene. Il ritratto del genere maschile che ne vien fuori non è proprio lusinghiero, altro motivo di scandalo, tuttavia le riflessioni sui comportamenti aggressivi e violenti degli uomini non sono prive di attualità. Non rivelo la fine, naturalmente. Concludendo: una lettura piana e piacevole, dai contenuti ambigui, ma per questo molto stimolanti.

Sfogliando il libro
Un'ondata mi colpì il viso e la barca s'inabissò a velocità spaventosa. Il terrore e la stanchezza, misericordiosi, mi fecero svenire.
Passarono molte ore, credo. Ho un vago ricordo della mia barca che continuava a sprofondare. La sua velocità però diminuiva gradualmente finché, a parte un delicato dondolio, sentii che era ferma in acque tranquille. Aprii gli occhi. Una luce rosa, simile all'alba di un nuovo giorno, permeava l'atmosfera. Mi misi a sedere. Un muro circolare di pallida nebbia ambrata sorse alle mie spalle. Davanti a me si stendevano le rive di un nuovo e bellissimo paese. Remai in quella direzione con rinata speranza e forza.
Entrai in un largo fiume, la cui corrente veniva dal mare, e mi lasciai andare alla deriva lungo gli argini, frastornata dal sollievo. Il cielo sembrava più blu e l'aria persino più balsamica del meraviglioso clima italiano. Un'erba liscia e delicata rivestiva gli argini, come un verde tappeto di velluto. Da numerosi frutteti dolci brezze portavano un profumo invitante. Uccelli del piumaggio brillante svolazzavano tra i rami, prorompendo in una melodia selvaggia ed esultante, come se si rallegrassero di vivere in quel clima così favorevole. Ero forse alla deriva in un paese incantato, come nei libri delle fate?
L'atmosfera era particolarmente tersa, gli oggetti lontani si distinguevano perfettamente, eppure una nebbia d'oro e porpora velava l'orizzonte. Nuvole delle più belle tonalità, come gemme preziose divenute vapore, galleggiavano in un cielo azzurro e sereno. Provai una sensazione di potente appagamento. Sentii il suono di una dolce musica mista a voci umane. La musica si fece più forte, meravigliosa, e finalmente vidi una grande imbarcazione. Era a forma di pesce e il suo avanzare silenzioso faceva brillare le scaglie che la ricoprivano. A bordo c'erano solo ragazze, bionde e belle. La musica veniva dalle loro dolci voci accompagnate da curiosi strumenti a corda. Mi osservarono con curiosità, senza diffidenza. La loro barca si fece da parte per lasciar passare la mia. Scoprii la testa, scossi i miei lunghi capelli scuri, caddi in ginocchio e giunsi le mani in una supplica. La mia richiesta fu apparentemente compresa poiché mi girarono intorno, quindi mi fecero cenno di seguirle. Lo feci a fatica: ero debole e la loro barca si muoveva con stupefacente rapidità e facilità, e soprattutto silenziosamente.
Ammirai la sua impressionante capacità di navigazione e la bellezza del suo equipaggio, vestito con abiti impreziositi da gemme rare. Ma percepii una sgradevole sensazione di mistero, come se fossi davvero giunta in una terra incantata. Mi colpì anche il silenzio innaturale che ci circondava. Dai campi coltivati, a parte il canto degli uccelli, non veniva alcun rumore. Non si vedevano animali. Nessun fervore di vita. La natura dormiva sprofondata in una voluttuosa bellezza. Sembrava un sogno. La brezza era una costante carezza, come durante l'estate indiana in Nord America. Ma nessuna estate indiana ha mai conosciuto il verde di quella vegetazione, simile alla prima veste di primavera. Tutto aveva qualcosa di magico: le nuvole, il cielo, l'acqua, gli alberi.

Finalmente la barca accostò una scalinata di marmo a pelo d'acqua. Quando la salii, potei ammirare uno scenario di incomparabile bellezza: una possente, maestosa città si allungava a perdita d'occhio. Edifici di marmo bianco e granito grigio, circondati da prati e alberi, occhieggiavano attraverso il fogliame verde. Sul prato di fronte a noi, un gruppo di bellissime ragazze. Alcune leggevano, altre disegnavano o ricamavano. Tutte bionde. Non capivo se la musicalità delle voci fosse dovuta a un accento particolarmente dolce, ma la loro conversazione ricordava il canto d'amore di un uccellino. Dietro di loro sorgeva un grande edificio di marmo, coronato da una piccola cupola.
Le mani di colossali statue di donna, meravigliosamente scolpite in marmo, sostenevano i portici. […] Ai lati dell'ingresso, enormi fontane lanciavano a trenta metri una colonna d'acqua che ricadeva in immensi bacini. [...] Supposi di essere in un collegio femminile, poiché non c'era traccia di maschi. Un collegio per ricche fanciulle, a giudicare dalla bellezza e dall'eleganza della casa, del giardino, degli abiti. Avviluppata in una rozza e logora pelliccia, non osai mischiarmi a quelle belle creature, come se appartenessi a una razza diversa. Il contrasto era fortissimo. La loro cultura, raffinatezza e dolcezza era evidente, per cui non avrei dovuto provare timore per il trattamento che mi attendeva. Ma il singolare silenzio che pervadeva tutto mi intimorì.

«Sotto il governo di un Presidente donna, la prosperità della nazione aumentò velocemente. La maggioranza voleva un innalzamento della moralità, che venne sostenuta attraverso leggi e pratiche. Arti e scienze erano incoraggiate e fecero rapidi progressi. Università e scuole fiorirono e ogni ramo dell'istruzione venne aperto alle donne. Durante la Repubblica degli Uomini il governo aveva fondato e sostenuto un'accademia militare e navale, dove un limitato numero di giovani era educato a spese del governo. Il governo femminile la riorganizzò per le giovani donne. Fondarono anche un'Accademia delle scienze, fornita di tutto ciò che occorreva per la ricerca e il progresso. Veniva ammessa solo chi mostrava una forte predilezione per la ricerca scientifica e dava un saggio delle sue abilità. Il che portò all'università i migliori talenti femminili della nazione. La scienza, fino ad allora riservata a pochissimi, era un campo inesplorato per le donne, ma l'incoraggiamento e le grandi agevolazioni offerte rivelarono presto il loro talento nascosto. Dopo appena mezzo secolo, le scoperte ottenute dalle prime allieve portarono a notevoli cambiamenti, soprattutto nella prevenzione e nella cura delle malattie. Tuttavia, per quanto potessero prosperare, le donne non avevano la sicurezza politica necessaria, poiché parte della cittadinanza era priva di diritti civili. Gli uomini erano decisi a riguadagnare il potere perduto. Trame e intrighi erano sempre all'opera. Per scongiurare un'altra guerra civile si decise infine di modificare la Costituzione e di dare ai maschi gli stessi diritti elettorali.
Appena li ottennero, ripresero le vecchie pratiche dell'ex repubblica che assicurava loro la supremazia nel governo. Le donne capirono che tornare alla sottomissione sarebbe stato solo questione di tempo, e si pentirono amaramente. In quel momento critico, però, una scienziata di primo piano propose di lasciar morire gli uomini: la Scienza aveva rivelato il Segreto della Vita.
Smise di parlare, come se io avessi capito tutto.
«Sono più sconcertata che mai, non riesco a comprendervi».
«Vieni con me» disse. La seguii nel laboratorio di Chimica.
Mi indicò un microscopio, mi disse di guardarci dentro e mi chiese cosa vedessi.
«Una delicata cellula in grande agitazione».
«Figlia» disse solennemente, «stai guardando il germe di tutta la Vita. Che sia animale o vegetale, fiore o essere umano, tutto ha un'origine comune, e siamo abbastanza avanti nella ricerca scientifica da controllare il suo sviluppo. Sappiamo che la MADRE è la sola parte importante della vita. Negli organismi inferiori non vi è altro sesso».
Mi sedetti e guardai la mia compagna in uno stato mentale che faccio fatica a descrivere.
Ero impressionata dalla grandezza intellettuale del suo portamento. La sua fronte era incoronata dalla Verità. Mi ero quasi pentita di aver inseguito così a lungo quella rivelazione, che mi allontanava di molto da quelle socievoli, bellissime creature.
«La scienza vi ha istruito a sostituire la natura» dissi infine.
«In nessun modo, Vera. Ci ha solo insegnato a farci obbedire da lei. Non possiamo creare la vita. Non possiamo svilupparla. Ma possiamo controllare i processi di sviluppo della natura. Si può deprecare un tale potere? Non ti piacerebbe che nel tuo paese non ci fossero più idioti, pazzi, deformi o malati?»
[...] «Attraverso quali mezzi avete uno sviluppo così grande?» chiesi.
«Studiando attentamente la natura e aderendo alle sue leggi. Ci sono voluti molti anni – direi secoli – prima che l'influenza della grezza natura maschile fosse eliminata. Dedichiamo la massima attenzione alle Madri della nostra razza. Non permettiamo che siano toccate da ritardi mentali o da cattive influenze morali. Al contrario, vengono circondate da tutto ciò che dà allegria e nobilita attraverso l'arte, la musica, la natura. Sono al centro dell'interesse e dell'affetto di tutte. Le nostre bimbe progrediscono costantemente, protette contro agitazioni malsane, nutrite con una corretta dieta fisica e mentale. Siamo la prova che un essere crescerà amabile e intelligente anche se ha ereditato tendenze sfavorevoli, se sin dalla nascita subisce solo influenze positive. In base a questi principi abbiamo migliorato il nostro genere e scoperto il modo di allungare la vita e la giovinezza molto oltre i limiti dei nostri antenati.
Abbiamo capito che le tentazioni e il bisogno spesso rovinano una natura che avrebbe buone tendenze. Come abbiamo capito che la natura degradata dal delitto potrebbe trasmettersi ai posteri. Per questo a chi aveva commesso delitti fu impedito di fare figli».
«Ma come avete fatto a diventare così belle? A Mizora non ho mai incontrato un viso o una figura che non lo fosse».
«Seguiamo la gentile guida di madre Natura. Aria buona ed esercizi fisici per generazioni e generazioni ci hanno aiutato. Le nostre antenate conoscevano l'influenza di arte, pittura, scultura e musica – erano esercitate ad apprezzarle».
«Non è che la natura è stata molto generosa con voi?»
«Ignorando o contrastando le leggi di natura, anche un popolo bello come il nostro, nell'arco di poche generazioni, forse già nella prossima, tornerebbe ad avere lineamenti e carnagioni rozze, spalle curve, deformità. C'è voluta pazienza, osservazione e cura da parte dei nostri antenati per assicurarci l'inestimabile eredità di salute e corpi perfetti. Il tuo popolo potrebbe acquisirli nello stesso modo».

Illustrazioni dal libro
Gralli
