MADAME INQUIETA [Schindler's List 4]
So perché non sono mai stata
molto fedele nellamia vita.
Sono troppo molteplice per poter
appoggiare l'anima su un
solo
cuore. Tutto m'interessa.
(Alma Schindler, Diario)
Dopo la morte di Gustav Mahler potrebbe sembrare che nulla si potesse più opporre al coronarsi del sogno d'amore di Alma e Gropius. Chi lo pensasse non tiene sufficientemente conto del carattere della giovane vedova, libera, ancora straordinariamente attraente e non priva di mezzi grazie all'eredità e alla pensione del marito. Rispettando le convenienze, Alma passò sei mesi senza presenziare a nessun evento pubblico ma anche senza portare il lutto, per rispettare il desiderio del defunto marito. Quando si rivide per la prima volta con Gropius, al momento di decidere del loro futuro e del matrimonio cui l'uomo aspirava, la situazione precipitò. Ecco come ricostruisce quel momento Françoise Giroud:
Nella camera d'albergo in cui sono distesi, uno accanto all'altra, felici, appagati, Alma si
comporta in quel modo curioso che si è già potuto osservare anche in altre circostanze. Stretta
dalle domande del suo amante, invece di rifugiarsi in una pia menzogna risponde sì, sì, durante
tutti questi mesi ho fatto l'amore con Mahler, quando lui l'ha desiderato, sì, gli ho dato tutta la
tenerezza di cui aveva bisogno, sì.
Alma non mente mai, ma non si sa se questo avvenga per fierezza o per una sorta di
provocazione che punta al dramma.
Gropius reagisce malissimo alla confessione: si sente profondamente offeso, ingannato,
tradito.
Quando lei se ne va le scrive: «Una domanda importante, alla quale devi rispondere, te ne
prego. Quando sei tornata a essere sua, per la prima volta?»
Geniale, la capacità degli amanti di torturarsi…
Dopo il ritorno di Gropius a Berlino, i rapporti tra i due rimasero piuttosto tesi. Sappiamo che
continuarono a scriversi, anche perché Gropius conservò tutte le lettere di Alma, ma qualcosa
si era rotto. Forse Alma desiderava semplicemente godere della ritrovata libertà, del prestigio
che le derivava dall'essere la vedova del grande compositore e del suo virtuosismo nel flirtare
in modo poco impegnativo.
Il primo uomo a interessare Alma per un breve periodo, nell'autunno del 1911, fu il compositore
austriaco Franz Schreker. Anni dopo scrisse di lui: Non ha avuto un ruolo nella mia vita. […]
Ho camminato un po' al suo fianco e l'ho lasciato al momento giusto.
Forse la decisione aveva anche a che fare col fatto di non apprezzare per nulla la sua musica troppa e spesso a buon mercato. L'uomo non rappresentò per Alma niente più che un
piacevole diversivo.
Lo stesso si può a ermare per Joseph Frankel che era stato medico e amico di Mahler a New
York: Dopo la morte di Mahler venne a Vienna e voleva sposarmi dopo un adeguato periodo di
lutto, perché era molto innamorato di me. Ma non volevo legarmi a lui."
Alma, nel suo diario, ci spiega inequivocabilmente le ragioni del suo scarso interesse:
"Frankel era un eroe in America, un medico importante, famoso, presidente della Neurological
Society, eccetera, eccetera - in Europa uno gnomo povero, malaticcio e anziano, decisamente
poco eroico e preoccupato soltanto per la sua grave malattia intestinale.
Evidentemente Alma ne aveva abbastanza di uomini malati ma ciò non le impedì di accompagnarlo in una crociera a Corfù.

Bruno Walter
Alma si ripresentò in pubblico ufficialmente per la prima volta il 20 novembre 1911 a Monaco,
a sei mesi dalla morte del marito. L'occasione era la prima assoluta dell'esecuzione di Das Lied
von der Erde (Il canto della terra), capolavoro di Gustav Mahler, sotto la direzione d'orchestra
di Bruno Walter.
Durante il concerto di Monaco ricevette le manifestazioni di omaggio del pubblico e recitò per
la prima volta un ruolo che poi interpretò spesso: quello della vedova del grande musicista.
Sul treno che la riportava a Vienna, incontrò Paul Kammerer, e questi immediatamente
s'innamorò di lei e, forse ancor di più, dell'ombra del defunto marito.
Kammerer era nato a Vienna nel 1890 e, prima di laurearsi in Biologia e diventare professore
della materia, aveva studiato musica presso l'Accademia di belle arti della capitale austriaca.
Di lui si può dire che fu un personaggio per certi versi straordinario e che sviluppò tantissime
idee, purtroppo quasi tutte sbagliate. Sostenne ad esempio che la vasectomia causava il
ringiovanimento degli uomini maturi e formulò una teoria della serialità, dopo aver raccolto e
raccontato in un libro (Das Gesetz der Serie ossia La legge delle serie) cento coincidenze che
gli erano capitate.
Egli fu soprattutto un fervido sostenitore del neolamarckismo, la teoria evoluzionistica oggi
screditata secondo la quale gli organismi possono trasmettere ai propri discendenti
caratteristiche acquisite o perse durante la loro esistenza, tramite l'uso o il disuso di una
funzione.
I suoi esperimenti finiranno per costargli la vita poiché un collega pubblicò su una rivista
scientifica una lettera in cui lo accusava esplicitamente di frode in un esperimento. Kammerer
ricontrollò i risultati e, pur proclamandosi personalmente innocente, dovette ammettere che
qualcuno li aveva manipolati. Non riuscendo a superare l'umiliazione, il 23 settembre 1926, si
suicidò con un colpo di pistola e il suo corpo fu ritrovato su un sentiero di montagna nella
foresta di Schneeberg.

Rudolf Huber-Wiesenthal- Ritratto di Paul Kammerer, 1916
Torniamo però a quindici anni prima, all'autunno del 1911 e all'incontro di Kammerer con Alma.
L'uomo non le era sconosciuto. Qualche anno prima aveva fatto visita a Gustav Mahler, che
idolatrava, a Toblach, lasciando un'impressione non certo positiva. In quell'occasione si era
addirittura offerto di lavorare come servitore di Mahler, solo per il piacere di essergli vicino.
Mahler trovava strana questa devozione quasi canina, e quindi la visita fu abbreviata il più
possibile. La morte di Mahler aveva profondamente colpito Kammerer; come confessò ad
Alma: È incomprensibile come qualcuno, senza qualche sottofondo sessuale, senza legami
familiari e senza nemmeno un legame di amicizia apertamente dichiarato, possa amare un'altra
persona quanto io amo Mahler. Perché questo non è stata ed è solo ammirazione, entusiasmo
per l'arte e la persona, questo è amore!
Dopo la morte del compositore Kammerer trasferì il suo amore alla vedova. Come le disse, era
certo che il fattore che aveva elevato Mahler alla sua posizione fosse da considerare anche un
risultato della sua moglie straordinaria.
Questi complimenti erano molto graditi ad Alma, e Kammerer soddisfaceva al suo bisogno di
adorazione in modo perfino eccessivo.
L'uomo era sposato ma trovò pretesti per incontrare Alma il più spesso possibile; la convinse
perfino a diventare sua assistente nel laboratorio dove conduceva esperimenti sugli anfibi.
Arrivò a minacciarla, se non corrisposto, di suicidarsi sulla tomba di Mahler.
Lei gli confidò che stava pensando di risposarsi, ma non gli disse con chi e, nel gennaio del
1912, raggiunse Gropius a Berlino. Le cose andarono subito molto male. Gropius volle
presentarla alla madre e tra le due donne scattò un'immediata antipatia.
Dopo il viaggio, la corrispondenza tra i due non si interruppe ma divenne meno frequente.
Fu in questa situazione che il patrigno di Alma, Carl Moll invitò a pranzo la figlia e un pittore
ventiquattrenne a cui aveva chiesto di dipingere il proprio ritratto. Si trattava di un artista che,
nel bene e nel male, stava facendo molto parlare di sé: Oskar Kokoschka.

Oskar Kokoschka - Ritratto di Carl Moll, 1913
Kokoschka era nato a Pöchlarn, cittadina della Bassa Austria, il 1º marzo 1886. Era il
secondogenito di Gustav Josef Kokoschka, un orafo ceco, che non assecondò mai il talento del
figlio per l'arte.
Era il tipico rappresentante di una Vienna "altra", ribelle, che avverte ed esprime l'agonia di un
mondo e della sua estetica e che si interroga sulla funzione sociale dell'arte. I suoi esponenti,
oltre allo stesso Kokoschka, sono Adolf Loos, uno dei pionieri dell'architettura moderna, il
giornalista Karl Kraus e il pittore Egon Schiele.
Tra gli intellettuali più influenti sono pochi a comprenderli, come Schnitzler e Hofmannsthal
che scrive: È necessario superare questa bella vita che ci impoverisce. […] La vita che
conduciamo a Vienna non è sana. Da un punto di vista intellettuale viviamo come delle
prostitute che si nutrono soltanto di insalate francesi e di sorbetti.
Kokoschka affermava che, nei ritratti che dipingeva, riusciva a portare alla luce le personalità
spesso represse dalle convenzioni, come se procedessi con un apriscatole.
Ciò era fin troppo vero e la sua pittura appariva priva di qualsiasi grazia, eccessiva, brutale, a
volte spaventosa; i nazisti la inseriranno tra l'arte degenerata.
Nel 1911, all'inaugurazione di una mostra di Kokoschka e altri artisti, comparve
inaspettatamente l'arciduca Francesco Ferdinando, l'erede al trono che tre anni dopo sarà
assassinato a Sarajevo. Dopo aver guardato i quadri si mise ad urlare: "Porcherie!" e indicando
un'opera di Kokoschka: "Quest'uomo merita che gli rompano le ossa, a una a una".
È chiaro che, in questa situazione, il pittore, anzi "il Super selvaggio", come veniva chiamato,
non avesse molti committenti.
Per sua fortuna il famoso architetto Adolf Loos gli venne in aiuto, presentandogli Karl Kraus, che
in seguito appoggiò il pittore sul suo giornale, e procurandogli commissioni per ritratti, tra cui
quello per Carl Moll.
Fu così che, durante un pranzo a casa del patrigno, avvenne l'incontro fatale tra Alma Mahler e
Oskar Kokoschka. L'uomo era piuttosto brutto ma ormai sappiamo che Alma non era attratta
dalla bellezza ma dal genio e, inevitabilmente, entrambi furono subito travolti da una infuocata
passione.

Oskar Kokoschka
La tempestosa relazione durata tre anni tra Alma e Kokoschka è già stata trattata su questo sito:
https://www.bibliosalotto.it/l/lossessione-del-pittore/
Da parte dell'uomo si trattò con tutta evidenza di quello che oggi definiamo un amore tossico. Kokoschka era possessivo, esigente, geloso fino all'ossessione perfino del defunto marito. Avrebbe voluto allontanarla dalle sue amicizie, quel giro di ebrei e di liberi pensatori che ti sta intorno, che vedeva come un pericolo per il loro amore.
Arrivò a scriverle: Tu devi cominciare con me una vita completamente nuova, una nuova
infanzia, se veramente vuoi che possiamo essere felici insieme, per sempre…
Nonostante tutto lei scriverà che Kokoschka è stato l'uomo col quale ho più litigato ed è stato
l'uomo col quale sono stata più felice.
Nella sua autobiografia Kokoschka giustifica così i suoi eccessi:
Di recente ho scorso, per la prima volta, la biografia di Alma Mahler e ho visto che non mi ha
mai dimenticato. Ammetto che anche per me c'è stato un periodo in cui non riuscivo a
immaginare di poter vivere senza di lei. […]
Leggo nel suo libro che mi accusa di autoritarismo, si lamenta di essere stata sorvegliata come
una prigioniera e che non le permettevo di vedere altre persone. A mia difesa debbo dire che
allora le sue recriminazioni mi sembravano insignificanti e banali. E anche per lei deve essere
stato così, altrimenti non sarebbe rimasta con me, come fece, appagata nella sua
appassionata dedizione. […] Scrive che le ho riempito la vita e al tempo stesso gliel'ho distrutta.
Ma questo non era certo nelle mie intenzioni. Scrive anche di avermi visto, dopo che l'avevo
lasciata, camminare su e giù sotto le sue finestre fino all'alba; e non lo feci certo per spiarla."
(Oskar Kokoschka, "La mia vita")
Nel rapporto tra i due amanti fu sicuramente l'attrazione fisica ad essere predominate. Quando
non facevano l'amore, lui la ritraeva continuamente. Alma scrisse nel suo diario: Con lui una
lotta amorosa selvaggia e violenta. Prima di lui non avevo mai gustato tanti spasimi, tanto
inferno, tanto paradiso. Egli dipinge me, me, me. Non conosce nessun altro volto.
Perfino la piccola Anna, la figlia di Alma, mentre osservava al lavoro il pittore, gli chiese: "Sì,
non sai dipingere altro che la mamma?"
Sono così numerose le opere che ritraevano la donna che, nella primavera del 1913, Walter
Gropius la riconobbe in una tela di Kokoschka esposta a Berlino.
La corrispondenza tra Alma e Gropius fino a quel momento non si era mai interrotta né lei gli
aveva mai parlato del suo nuovo amore. Dopo aver visto il quadro, che la ritraeva insieme al
pittore, Gropius le scrisse una lettera senza appello, in cui rompeva ogni rapporto. Lei prese il
fatto con indifferenza, totalmente presa dalla sua passione per il pittore.
Nei tre anni della loro relazione lui le chiese più volte di sposarlo e arrivò a fare le pubblicazioni
di matrimonio senza neppure avvertirla. Lei si rifiutò sempre, ma finì per sbilanciarsi: lo avrebbe
sposato se avesse creato un capolavoro per lei. E lui lo creò: La sposa del vento è una grande
tela che mostra i due amanti sdraiati su quello che Kokoschka definisce un relitto nello
spazio. Sono come circondati da una tempesta. La donna riposa serena, con la testa posata
sulla spalla dell'uomo che ha invece gli occhi aperti che guardano un punto lontano.

Oskar Kokoschka – La sposa del vento, 1914 (Kunstmuseum di Basilea)
Sembrava che infine tutto congiurasse per la felicità della coppia. Alma aspettava un figlio da
lui ed erano andati a vivere in una nuova casa sul Semmering che stanno arredando insieme.
Accaddero però una serie di fatti che sembrarono rappresentare segnali sinistri e andarono a
turbare questo momentaneo clima di serenità domestica: la soffitta prese fuoco, le
fondamenta si allagarono, mentre una moltitudine di viscidi rospi si accoppiava nel prato
circostante. A dare lo scossone finale giunse, ben imballato, un dono da parte di Carl Moll: la
maschera mortuaria di Mahler.
Esplose una terribile lite tra la donna, che intendeva esporla in bella vista, e Kokoschka che non
voleva in casa niente che ricordasse il passato di Alma. I due si scambiarono parole orrende.
Dopo qualche giorno, Alma si recò in una clinica ed abortì.
Il 17 maggio 1914, Alma scrisse sul suo diario: Così, anche questa storia è finita. Una storia
che credevo potesse durare. Kokoschka fu straziato dalla vicenda e i rapporti tra i due divennero estremamente tesi, anche
se non avvenne subito una completa rottura.
Intanto il 28 giugno l'arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie furono assassinati a Sarajevo. Alma non si rese minimamente conto del baratro in cui stava per cadere l'intera Europa. Il 28 luglio, nel giorno in cui l'Impero Austro-Ungarico dichiarava guerra alla Serbia, dando inizio alla Prima guerra mondiale, Alma si trovava nella casa dul Semmering e confidava al diario solo emozioni personali: [Io mi sento] perfettamente tranquilla e in pace qui ed è ciò che più desidero… Ha riempito la mia vita e l'ha distrutta - tutt'e due le cose nel medesimo tempo. Io non so in che cosa mi sia sbagliata. Perché? Perché ho lasciato la tranquillità per una fornace ardente? Forse continuo ad amare quell'uomo? Oppure già lo detesto? Perché sono così profondamente turbata?
Infine, i due si separarono, anche se non mancarono ritorni di fiamma. Ad esempio, trascorsero
insieme l'ultima notte del 1914 e subito dopo Oskar le scrisse: Il modo in cui mi hai condotto
ancora una volta nel tuo letto non ha confronti, è stato di una bellezza indimenticabile.
Intanto non mancarono nuovi spasimanti. Il compositore Hans Pfitzner, giunto a Vienna per
lavorare alla sua opera, Palestrina, si installò a casa di Alma. Pare che cercasse di assalirla su
un divano ma che rinunciò, dopo che lei gli scoppiò a ridere in faccia.

Oskar Kokoschka in divisa di Dragone (foto di Hermann Schieberth, 1915)
Il disperato Kokoschka decise infine di arruolarsi come volontario. Fu però rifiutato sia dalla fanteria, a causa della sua scarsa costituzione fisica, che dall'artiglieria perché debole in matematica. Alla fine, fu di nuovo Loos ad aiutarlo, riuscendo a farlo ammettere alla cavalleria, l'arma più prestigiosa dell'esercito.
Doveva però dotarsi di un proprio cavallo: Kokoschka trovò il denaro necessario vendendo La sposa del vento ad un farmacista di Amburgo.
Riassume così gli eventi successivi nella sua autobiografia: Poi fui gravemente ferito al fronte, venni ricoverato in un ospedale militare, prima a Vienna poi a Dresda. Non ho mai più sentito Alma Mahler. […] Ci incontrammo una volta, per caso, davanti ad alcuni quadri miei alla Biennale di Venezia del 1922.
Tutti i suoi tentativi di riallacciare i rapporti con Alma furono inutili: la donna uscì per sempre dalla sua vita ma non dai suoi pensieri. La sua ossessione era tale che arrivò a farsi costruire una bambola a grandezza naturale, con le fattezze di Alma. È una storia davvero interessante che consiglio di approfondire qui:
https://www.bibliosalotto.it/l/la-bambola-di-k/
https://www.bibliosalotto.it/l/la-bambola-e-arrivata/
https://www.bibliosalotto.it/l/gran-finale-orgiastico/

La Bambola Alma Mahler nell'appartamento di Hermine Moos, la bambolaia, ca. 1919
Un'ultima curiosità per chiudere il capitolo. Nella turbolenta vita erotica di Alma non mancarono spasimanti del suo stesso sesso. La più famosa tra loro fu Henriette Amalie Landau, più conosciuta come Lilly Lieser, dal cognome di suo marito. Di quattro anni più vecchia di Alma, era nata da una facoltosa famiglia ebraica viennese e fu una importante patrona dell'arte, supportando tra gli altri Arnold Schönberg e Alban Berg.
Tra il 1910 e il 1915 fu legata da una profonda amicizia ad Alma con cui compì viaggi a Parigi e in Olanda e che aiutò nel difficile momento dell'aborto. Lilly le propose di andare a convivere ma niente lascia pensare che Alma ne sia mai stata tentata.
Il destino di Lilly fu tragico. Dopo l'Anschluss dell'Austria da parte della Germania nazista nel 1938, la famiglia Lieser fu colpita dalle leggi antiebraiche. I beni e le case furono "arianizzati". Tra l'altro furono sequestrati mobili, strumenti musicali e dipinti tra cui, oltre numerose opere di Maurice Utrillo, un quadro di Gustav Klimt che ritraeva Helene Lieser, figlia di Lilly.
Mentre le sue due figlie riuscirono a fuggire in Inghilterra e negli Stati Uniti, Lilly Lieser fu deportata a Riga l'11 gennaio 1942 e lì fu assassinata dai nazisti il 3 dicembre 1943.

Gustav Klimt – La signorina Lieser, 1917
Bibliografia:
Françoise Giroud, "Alma Mahler o l'arte di essere amata";
Oliver Hilmes, "Malevolent Muse. The Life of Alma Mahler";
Oskar Kokoschka, "La mia vita".
(continua) DrRestless(Roberto Gerbi)
