Nemici di penna

"Caro amico ti scrivo, così ti distruggo un po' "
I poeti che brutte creature cantava Francesco De Gregori in Le storie di ieri. Possiamo estendere il giudizio - ma usando maggiore clemenza - anche agli scrittori in prosa, che non sono angeli, ma esseri umani come tutti noi, che vanno giudicati per le loro opere e non per i loro difetti o la loro vita privata, anche se non sempre è emotivamente facile farlo. In particolare questo libro in tono lieve e ironico, ma non superficiale, mostra i nostri "idoli" letterari in preda all'invidia, al livore, all'astio, verso i colleghi, ai quali non risparmiano insulti, dai più raffinati ai più grevi, fino alla volgarità. L'aggressività e la violenza, in molti casi, si nascondono anche nelle attività umane apparentemente più nobili, e sono spesso scatenate da futili motivi che forse coprono motivazioni più profonde.
Nell'introduzione, molto godibile e dotta, potremo apprendere interessanti ed utili informazioni sull'arte dell'insulto, (possono sempre tornare utili). Un assaggio:
Sapete come si dice, no? Verba volant, scripta menant : quando cominciano a volare parole grosse niente di meglio di un bell'insulto scritto per colpire e far male. E chi meglio di un artigiano delle parole potrebbe comporre i migliori insulti che abbiate mai sentito? Tutto è pronto signore e signori, benvenuti. State per assistere, su queste pagine, ad alcuni dei duelli più celebri della storia della letteratura. I più grandi scrittori di sempre si sfideranno per difendere il proprio onore, la propria donna, i propri scritti e per i motivi più futili e ridicoli fra cui anche la sessualità di un cane. [...]
Ecco dunque le cinque regole per una buona lite letteraria:
1 Per disprezzare devi prima assaggiare: conosci le opere del nemico tuo come le tue tasche.
2 Sfida solo chi è al tuo livello, meglio se ha venduto più copie di te (l'invidia è considerata sempre un'ottima attenuante).
3 Prendersela con un morto è valido solo nel caso in cui abbia il canone mondiale dalla sua parte e il cadavere sia freddo, diversamente non avrai speranze.
4 Ingegno ed eleganza sono armi improprie, non essere così stupido da non usarle.
5 Non cercare la lite per motivi diversi dall'invidia, il tuo ego, l'odio personale o l'amor di realtà. Sono tutte ottime ragioni.

Sfogliando il libro
Vladimir Nabokov VS Fëdor Dostoevskij e molti altri
Per Nabokov i libri di Borges erano poco più che «esili favolette», Saul Bellow un emblema di «mediocrità miserabile», Eliot «un imbroglio», Colette «letteratura vocazionale di seconda scelta», Thomas Mann «un pedante tradizionalista, un monumento alla convenzionalità», Ezra Pound «un autore disgustoso di pretenziosi nonsense». In un'occasione arrivò a dichiarare: «Fin da quando mediocri formidabili come Galsworthy, Dreiser, Tagore, Gorky, Rolland e Thomas Mann sono stati considerati dei geni, sono rimasto perplesso e divertito dalla nozione costituita delle così dette 'grandi opere'».
Non se la cavano meglio nemmeno capisaldi del Novecento come Brecht, Faulkner o Camus: «semplicemente per me non esistono, i loro nomi sono seppelliti in un cimitero vuoto». Né il Dottor Zivago di Pasternak, «melodrammatico e abietto», Morte a Venezia di Mann, «asinino», o Finnegan's wake di Joyce, «un ammasso informe di folklore fasullo». Quanto a Hemingway, «lo lessi per la prima volta agli inizi degli anni '40, qualcosa su campane coglioni e tori ( bells, balls and bulls , nda). L'ho detestato».
Ma il giudizio più impietoso resta quello espresso su Conrad: «Non sopporto lo stile da negozio di souvenir di Conrad, le navi in bottiglia e le collane di conchiglia dei suoi cliché romantici». Una volta disse: «Mi dissocio da Joseph Conradicalmente».

Monumento di Nabokov a Montreux
[...]
Insomma, quel che resta non è molto: della cultura letteraria mondiale si salvano giusto Ulisse di Joyce, la Metamorfosi di Kafka, e la prima metà della Recherche di Proust (che nel suo complesso viene definiva invece «un racconto di fate»).
Una buona parte della sua acrimonia era puro divertimento, umorismo di prima scelta riservato agli amici. Infatti, per quanto nelle conferenze e nelle pubbliche lezioni non le mandasse certo a dire, è nella corrispondenza privata che vanno ricercati i motti più feroci. In pubblico, ad esempio, non risulta che abbia mai dileggiato un autore vivo. Tutt'altra storia per i morti. Uno su tutti: Dostoevskij.
Mediocre e sopravvalutato, sciatto e frettoloso, creatore di personaggi dalla psicologia malata e razzolatore di cronaca nera. Di lui, oltre a questo, Nabokov scrisse: «La mancanza di gusto di Dostoevskij, il suo monotono trattare di personaggi sofferenti di complessi pre - freudiani, il suo modo di sguazzare nelle tragiche sventure dell'umana dignità, tutto ciò è difficile da ammirare».
Non riusciva a tollerare che uno scrittore come Dostoevskij, che lui riteneva di pessimo gusto, potesse godere di un simile successo in patria e nell'Occidente tutto. Così diede il via a una vera e propria campagna accademica combattuta su giornali e riviste, nelle aule universitarie e nella pubblicistica di settore per abbattere il monumento del Grande Scrittore Russo. Nel 1936 scrisse persino un intero romanzo con l'intento di parodiare Delitto e castigo: Disperazione. Non contento, trent'anni dopo lo riscrisse da capo, tanta era la sua indignazione.
Nabokov scrisse una volta che un artista non commetterebbe mai un delitto perché avrebbe sempre una scelta migliore: scrivere un romanzo. Ma a volte, come in questo caso, si rivela l'unica scelta possibile. Dostoevskij aveva l'indiscutibile vantaggio di essere già morto.

Dostoevskij Ritratto di Vassilij Perov 1872
Mark Twain VS Jane Austen
E come ogni fenomeno che si rispetti, anche Jane Austen ha avuto i suoi haters, e che haters: niente di meno che sua eccellenza fluviale Mark Twain. Secondo colui che Faulkner definì «il primo vero scrittore americano», «ogni biblioteca che non contiene libri di Jane Austen è una buona biblioteca. Anche se non contiene altri libri».
Una volta [...] scrisse a proposito di un altro scrittore: «Per me la sua prosa è illeggibile come quella di Jane Austen. Non c'è una sola differenza. Forse potrei leggere la sua prosa dietro compenso, ma non quella di Jane. Jane è del tutto impossibile. Mi sembra che sia stato estremamente caritatevole lasciarla morire di morte naturale» [...] A ogni modo, gli attacchi a tema funebre resteranno fra i più riusciti di Twain, come questo a proposito di una delle sue opere maggiori: «Tutte le volte che leggo Orgoglio e pregiudizio mi viene voglia di disseppellirla e colpirla sul cranio con la sua stessa tibia». O ancora: «Quando comincio uno dei libri di Jane Austen, come Orgoglio e pregiudizio o Ragione e sentimento, mi sento come un becchino che entri nel Regno dei Cieli. So quali sarebbero le sue sensazioni e le sue opinioni in merito: arriccerebbe il naso e non troverebbe il posto di suo gusto».
Insomma, sembrerebbe proprio che nessuno odi la povera Jane come il vecchio Mark. Eppure non tutti ne sono così convinti. Emly Auerbach, una ricercatrice universitaria, ha avanzato l'ipotesi che Twain fosse in realtà un "janeaustener", un vero e proprio fan della scrittrice, e che la sua non fosse altro che una posa.
In effetti non può che risultare quanto meno sospetto il fatto che scriva «tutte le volte che leggo Orgoglio e pregiudizio mi vien voglia di disseppellirla» o ancora «quando comincio uno dei libri di Jane Austen come Orgoglio e pregiudizio o Ragione e sentimento ». Quante volte avrà mai avuto bisogno di rileggere i suoi libri per stroncarla? [...]
Perché Mark Twain mostrava di odiare a tal punto Jane Austen? Cosa voleva dimostrare? E perché? Cosa sapeva Mark Twain che i suoi contemporanei ignoravano? Perché colpirla proprio con una tibia? Non sarebbe stato meglio un femore? E il becchino che c'entra? E il riferimento alla morte naturale? Il caso Twain - Austen aspetta solo di essere riaperto.

Mark Twain
Gralli
