Ritratto Ombra Fantasma
Il RITRATTO DELL' AMANTE (4)
Tamino si innamora di Pamina dopo averne contemplato il ritratto*, e parte alla sua ricerca. Al termine di un lungo percorso avventuroso, irto di prove da superare, i due giovani si uniranno.
Petrarca, invece, sa che non ritroverà Laura, inutilmente si rivolge al ritratto di lei che sembra ascoltarlo ma non può rispondere*. A sua volta la ritrae con i versi affidando loro la voce lirica del suo rimpianto.
Barbara abbraccia di notte una statua; la bellezza del suo uomo, perduta con lui, è fissata nel marmo, una fredda presenza che acuisce il dolore di un'assenza definitiva**.
Una Venere bronzea, oscura, emersa dalle profondità dei desideri inconfessati, effige che non rimanda ad una donna reale: il suo abbraccio non può che essere mortale***.
Simulacri, effigi diverse, con funzioni diverse, ma qual è stato il primo ritratto? Quale l'origine del tentativo di imprigionare l'assenza, per sua natura inafferrabile, nella materialità del colore, della pietra scolpita, del metallo fuso e modellato? Dall'ombra e dalla terra sarà plasmato come si vedrà.
* https://www.bibliosalotto.it/l/il-ritratto-dellamata/
** https://www.bibliosalotto.it/l/barbara/
*** https://www.bibliosalotto.it/l/la-venere-dille/

L'ORIGINE DELL' ARTE FIGURATIVA
Butade è un vasaio che lavora a Corinto, ha una figlia, innamorata di un giovane che dovrà andare lontano, per avere qualcosa di lui, la ragazza traccia sulla parete il contorno della sua ombra proiettata dalla lampada. Il padre, per alleviare la tristezza della figlia, su quel modello plasma una figura di argilla dell'amato. Così il mito racconta come nacque la scultura in creta, la plastica. Questo racconto ha due chiavi di lettura: è un mito di fondazione culturale, che dà conto della nascita di una tecnica artistico-artigianale; ma soprattutto è sulle motivazioni e sui modi della creazione artistica che fa riflettere.
L'impulso creativo nasce dal póthos, come viene chiamato nella lingua greca il desiderio inappagabile, il desiderium latino, ma dice Maurizio Bettini,
è come se quella prima immagine creata dalle mani di Butade non fosse stata capace di nascere da sola, e avesse avuto bisogno di un supporto cui appoggiarsi: l'ombra. [...] Il piú antico ritratto che la nostra storia fondamentale possa vantare germoglia dunque sull'ombra dell'amato, è il suo calco (il suo furto?). Quando, fedele e ineluttabile compagna, l'ombra si allontanerà per seguire nel suo viaggio il giovane corinzio, l'astuzia malinconica della fanciulla, e la bravura pietosa dell'arte, ne avranno già imprigionato l'inconsapevole silhouette. (Maurizio Bettini Il ritratto dell'amante)
L'arte plastica sarebbe anteriore all'arte del cesellare, della scultura e della statuaria, e il ritratto dell'amante quindi il prototipo di qualsiasi immagine tridimensionale; la pittura a sua volta, secondo gli antichi storici, sarebbe cominciata proprio dal tracciamento dei contorni dell'ombra di un uomo. Insomma all'origine delle arti figurative ci sarebbe la nostalgia di un amato assente, con l'ausilio prezioso dell'ombra. E alla base di tutto il gesto consolatorio di un padre affettuoso.

J.B.Suvee 1793
Protesilao fu il primo guerriero a metter piede sul territorio troiano ed il primo a trovarvi la morte, adempiendo così la profezia di un oracolo. La giovane sposa Laodamia, dopo una sola notte d'amore, aveva perduto il suo amato e non sapeva darsi pace. Secondo una versione del mito ebbe dagli dei la possibilità di riabbracciare il marito, al cui fantasma fu concesso un breve ritorno, seguito poi dalla discesa nell'Ade di entrambi.
La storia, però, viene raccontata anche in un altro modo, leggiamo da Maurizio Bettini:
[...] Laodamia si era fatta costruire un simulacro in cera di Protesilao, e lo aveva posto nel talamo fingendo che si trattasse di un'immagine sacra: così cominciò a venerarlo. Era però ben chiaro che la fanciulla «aveva commercio col simulacro del marito». Ma una volta, il servo che alla mattina le portava i frutti per il sacrificio si prese la briga di guardare da una fessura, e vide Laodamia che teneva abbracciata la statua, e la baciava. L'uomo credette che la donna avesse aperto la porta a un adultero e andò a informare di tutto il padre di lei, Acasto, che si sentí in dovere di fare irruzione nella camera della figlia - ma scoprí che nel letto c'era solo l'effigies di Protesilao. Credette, il padre, che quella finzione tormentasse inutilmente la figlia, e che meglio sarebbe stato troncarla. Non era un padre gentile come Butade, dette ordine che si ammucchiasse subito una pira e ci fece gettar sopra simulacro e arredi sacri: poi, appiccarono il fuoco. Ma Laodamia non sopportò questo secondo dolore, e si gettò fra le fiamme.
Questa è la versione classica del ruolo del ritratto dell'amante: sostituzione dell'assente a scopo consolatorio, un topos letterario che avrà grande fortuna.
Di Laodamia scrive anche Ovidio nelle Heroides, le lettere che donne del mito scrivono dopo l'abbandono dei loro uomini. Protesilao è ancora vivo, ma il suo destino di morte già incombe, la sposa ne ha il presentimento mentre stringe fra le dita l'immagine dell'amato assente.
Così Ovidio fa parlare la sposa addolorata:

Miniatura francese tratta dalle Eroidi di Ovidio.
mentre tu, soldato, indossi le armi in una terra lontana,
io ho con me un'immagine di cera che riproduce il tuo volto.
A lei dico le dolci parole che vorrei rivolgere a te,
è lei che riceve i miei abbracci.
Credimi, quell'immagine val piú del suo sembiante:
aggiungi la voce alla cera, sarà Protesilao.
È lei che contemplo, e la stringo al seno, come se fossi veramente tu:
e come se potesse rispondermi, con lei mi lamento.
Le due versioni del mito di Laodamia mostrano che non solo l'effigie, in cera in questo caso, ma anche il fantasma tornato dagli inferi funge come "ritratto" dell'amante, che in qualche modo lo sostituisce.


Protesilao e Laodamia, alle loro spalle il ritratto di lui

Protesilao, velato, arriva dagli Inferi

Protesilao torna agli Inferi
(continua)
Gralli
