Le Sorelle Bunner

Un giorno dopo l'altro, un giorno uguale all'altro
Ai tempi in cui il traffico di New York si muoveva al passo di caracollanti carrozze trainate da cavalli…
Vivevano due sorelle nubili, titolari di un modesto negozietto di cucito e mercerie, che offriva loro la pura sopravvivenza; lindo e ben tenuto, in contrasto con l'ambiente circostante, sudicio e in disfacimento.
Era un negozio davvero molto piccolo, in un seminterrato malmesso, in una via laterale già condannata al degrado…
Una quotidianità squallida, priva di ambizioni e di possibilità di riscatto, confortata solo dall'affetto reciproco e dalla solidarietà, soprattutto dall'atteggiamento protettivo della sorella maggiore, Ann Eliza, nei riguardi della minore, Evelina.

Sembra quasi la situazione iniziale di una fiaba. Il lettore a questo punto si aspetta un avvenimento che dia una svolta alla narrazione.
La svolta ci sarà e prenderà la forma simbolica di un orologio, un regalo di compleanno di Ann Eliza per la sorella. E con l'orologio un altro personaggio entra in scena, l'orologiaio, il cui altrettanto modesto esercizio commerciale è situato poco distante.
Simpatico, brillante, persona istruita, sui quarant'anni, dall'aria un po' malaticcia. Per motivi di salute ha dovuto lasciare un impiego prestigioso e, una volta guarito, si è messo in proprio.
Le giornate delle due sorelle si animano, conversazioni elevate, qualche escursione, e molte trepidazioni, speranze, che da appena accennate si fanno più intense, soprattutto in Evelina.

Fonte Didatticarte
Non vorrei fare anticipazioni, quindi non dirò altro della trama. Farò invece considerazioni critiche sul racconto. Intanto una architettura narrativa perfettamente equilibrata, nella quale ogni parte è in perfetta armonia con le altre. Eccellente la resa dell'ambiente: la New York dimessa, povera, la faccia buia della scintillante metropoli, descritta efficacemente senza lungaggini.
Vivaci ed accurati i ritratti di alcuni personaggi minori; che lungi dall'avere una funzione riempitiva nell'economia del racconto, danno risalto a quelli delle protagoniste. Il comprimario, l'orologiaio, mr. Ramy appare fin dall'inizio figura dubbia e ambigua, della quale si è portati a diffidare. Quel che si saprà di lui sarà per via indiretta, dal racconto di chi lo ha conosciuto in passato.
Il lettore comprende ben presto quale esito avrà la vicenda, anche se non ne può individuare alcuni particolari.
Il grande punto di forza di tutto il racconto è l'analisi della psicologia di Ann Eliza, della sua forza, della sua lucidità nell'affrontare le situazioni difficili, e della sua capacità, naturale, di sacrificio per il bene della sorella. Il ritratto di Eveline è meno acuto, ci appare come descritto dall'esterno, senza eccessivo approfondimento, di lei il lettore coglie gli aspetti esteriori del suo turbamento; mentre nel caso di Ann Eliza viene quasi trasportato all'interno dei suoi pensieri.

Le sartine Jules Trayer
Infine l'aspetto sociologico, la condizione delle donne, quale doveva essere per molte non munite di mezzi adeguati. Il matrimonio, era sicuramente la primaria risorsa di sopravvivenza, ma non costituiva sempre una garanzia di benessere, economico e affettivo. Il lavoro, nella terra promessa americana, luogo per eccellenza delle opportunità, secondo una certa mitologia, non era sempre, per le donne, fonte di emancipazione, soprattutto con l'avanzare dell'età.
Una storia senza speranza, senza un sorriso. Unico puntino luminoso, una traccia di ironia, in tanta cupezza, il personaggio dell'amica sarta, vivace affabulatrice, spacciatrice di storie avvincenti, quanto inverosimili.
Un'opera minore (con qualche eco balzachiana), ma di tutto rispetto, senza alcun dubbio, tracciata dalla mano della scrittrice esperta.
Gralli
