Storia di una canzone

Due libri: un po' di storia e un po' di chiarezza
Un piccolo, documentatissimo excursus, che alla ricerca filologica aggiunge alcune considerazioni volte a far luce su pretestuose interpretazioni ideologiche volte a limitare, per interessi di parte, la rappresentazione di questo canto nelle manifestazioni ufficiali.

LA RESISTENZA E BELLA CIAO
Nelle polemiche che accompagnarono la ricerca delle origini di Bella ciao, si sostenne anche, senza che fosse documentato in alcun modo, che la canzone, in realtà, non era mai stata cantata da bande partigiane nel corso della lotta di liberazione, ma era il risultato di una invenzione successiva, simile a quella di altri canti che furono effettivamente l'esito della costruzione postuma di una memoria resistenziale. Anche se ancora non è del tutto chiaro in che misura Bella ciao fu cantata durante la Resistenza e in quali zone, è certo che lo fu e si diffuse in regioni diverse, a dimostrazione del suo essere parte di un patrimonio collettivo che era frutto di scambi, intrecci, incroci, ibridazioni differenti. [...]
Mentre proseguiva, con alterne vicende, il ritrovamento di testi attorno ai quali si andavano formulando ipotesi interessanti ma non definitive, si cercava anche di capire quanto davvero Bella ciao fosse stata conosciuta e cantata nel corso della Resistenza, così da poter collegare eventualmente i luoghi geografici dove era maggiormente diffusa alla tradizione popolare del passato.
In diverse occasioni era emerso che l'area di Reggio Emilia era stata probabilmente quella dove Bella ciao era stata ascoltata, che la maggiore diffusione si era avuta nel corso della Zona libera di Montefiorino tra giugno e agosto 1944, che era stata diffusa anche nelle campagne del Reatino, che aveva accompagnato alcune bande anarchiche sui monti Apuani e che veniva cantata anche nell'Alto bolognese. La testimonianza di Mario Ricci «Armando», comandante del battaglione Ciro Menotti e poi del Corpo d'armata Centro - Emilia e della Divisione Modena, raccolta sia da Bermani sia da Coggiola, può essere considerata da questo punto di vista definitiva, malgrado la posizione «negazionista» (secondo cui Bella ciao non sarebbe mai stata cantata nel corso della Resistenza) che, sull'onda di affermazioni generiche e senza alcun fondamento di Giampaolo Pansa, ha teso ad affermarsi presso molti organi di stampa.
[...] 1996 venne pubblicata sul «Corriere della Sera» una lettera in cui si raccontava che quell'inno partigiano era cantato, ma con parole diverse, anche tra i membri della Brigata Maiella, la formazione abruzzese che era stata aggregata al 5° corpo britannico schierato sull'ala occidentale della VIII Armata.
[...] Che Bella ciao sia stata cantata durante la Resistenza rappresenta ormai una realtà documentata che solo pretestuose polemiche a carattere politico o ideologico possono ignorare o negare. Ulteriori approfondimenti compiuti sempre da Bermani [vedi libro seguente] hanno permesso di constatare la sua presenza in Valsesia, ad Alba, nel Novarese e nel Vercellese, nell'Alessandrino, nel Cuneese.
LA DIFFUSIONE INTERNAZIONALE
Nel dopoguerra essa fu presente, come raccontato da diversi testimoni, al festival della gioventù di Praga del 1947, e poi a quelli di Budapest del 1949 e di Berlino del 1951, probabilmente perché di più facile trasmissione tanto sul piano musicale quanto, soprattutto, nelle due parole chiave, sicuramente note in tutta Europa, che le davano il titolo: «bella», che ricorre nel testo diciotto volte, e «ciao», che ricorre addirittura trenta volte. «A quel punto», tuttavia, « Bella ciao è già una canzone del mondo. La sua diffusione dev'essere stata aiutata anche dalla fascinazione fonica suggerita dal titolo. […] Due parole che, considerate singolarmente, sono chiari casi di passepartout linguistico e cucite assieme suonano in perfetto reticolo fonico, proprio in virtù della piccola magia fonosintattica che riescono a trasmettere.» (Carlo Pestelli Bella ciao ADD editore).
È certamente il particolare intreccio vocale e musicale, più che il contenuto e il significato delle parole, a permettere a Bella ciao di imporsi sempre più, in particolar modo dopo la metà degli anni Sessanta, cantata sia da coloro che vi riconoscevano il simbolo di un'immagine unitaria della Resistenza, del suo essere unicamente «guerra di liberazione», sia da parte dei giovani che intendevano contrastare quella visione alimentando soprattutto l'immagine della «guerra di classe» più evidentemente presente in altre canzoni. Ha scritto Stefano Pivato: «Se nei canti di Giustizia e Libertà la polemica contro Badoglio esprime la volontà di non addivenire a compromessi con personaggi e situazioni che rappresentavano la continuità con l'esercito regio [il richiamo è qui alla Badoglieide , sarcastica e irriverente canzone scritta da partigiani piemontesi di GL , tra i quali Nuto Revelli, nella primavera 1944], in Fischia il vento e nei canti delle Brigate Garibaldi risulta evidente il richiamo alla "madre Russia". Così come in chi ripropone gli inni risorgimentali è prevalente l'intenzione di riscattare un concetto di patria "tradita". Anche i canti, dunque, rivelano quella triplice natura della Resistenza nella quale convivono – e talvolta si sovrappongono – guerra civile, guerra patriottica, guerra di classe». (Stefano Pivato Bella ciao Canto e politica nella storia d'Italia Laterza)
È sempre a partire dagli anni Sessanta che Bella ciao entra nel repertorio della musica leggera e commerciale grazie all'interpretazione che ne danno cantanti famosi. La prima, che apre le porte a un successo internazionale non solo nell'ambito dei festival della gioventù, è, nel 1963, quella del grande cantante francese Yves Montand; ma nella seconda metà del decennio la interpreteranno anche Claudio Villa, Anna Identici, Gigliola Cinquetti. Montand, in realtà, era nato in provincia di Pistoia e si chiamava Ivo Livi. I suoi genitori, antifascisti e socialisti, erano stati costretti a emigrare a Marsiglia nel 1923, due anni dopo la nascita del figlio. Combattente della Resistenza francese, Montand si sentì particolarmente legato anche a quella italiana, e se scelse a inizio anni Sessanta di far conoscere in Francia – ma anche in Belgio, in Spagna e in tutta Europa – Bella ciao, fu perché la ritenne capace di comunicare con maggiore intensità e semplicità di altre canzoni il desiderio di libertà della lotta di liberazione.
Le occasioni in cui Bella ciao venne cantata sono tante, troppe per ricordarle tutte, ma qualcuna va sicuramente citata. Due funerali, ad esempio, a distanza di poco più di dieci anni l'uno dall'altro. Nel marzo 1973 ha luogo a Sampierdarena il funerale di Giovanni Pirelli, autore delle più volte ristampate Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana, la cui prima edizione risale al 1952. È Giovanna Marini a cantare Bella ciao, seguita dalla folla commossa di amici. Nel 1984, ai funerali di Enrico Berlinguer il canto partigiano risuona più volte, cantato dall'enorme folla che vuole accompagnare nell'ultimo viaggio il segretario del PCI . Più tardi, nel nuovo secolo, il canto viene intonato nel 2007 ai funerali di Enzo Biagi e a quelli di Bruno Trentin. Una versione suonata col clarinetto è proposta nel 2010 da Woody Allen e dalla sua New Orleans Jazz Band all'Auditorium di via della Conciliazione, mentre nel 2013 Bella ciao risuona dietro il feretro di Jovanka Broz, la vedova di Tito, che aveva lasciato disposizione che fosse quel canto a risuonare al suo funerale.
Lo stesso anno la scena si ripete a Genova per i funerali di don Gallo, che tre anni prima aveva cantato Bella ciao insieme a Gino Paoli durante una manifestazione.
Il canto è ormai un successo mondiale, favorito dalle interpretazioni di Goran Bregović e di Manu Chao, ma anche dei Chumbawamba, banda rock anarchica che la inserisce in un nuovo disco del 2005. Oltre a essere ormai considerato un jingle di rara potenza, lo troviamo presente, in numerose versioni e rifacimenti, in almeno quaranta lingue, tra i braccianti chicanos della California, o in Catalogna, dove un'artista molto nota, Marina Rossell, l'ha inserita nel suo Cançons de la Resistència , disco del 2015. Qui, «il tratto originale è che il partigiano cui si chiede di essere seppelliti è una donna, una "partisana", alla quale ( i si em moria, entre els teus braços ) si invoca la sepoltura all'ombra di uno degli alberi che fioriscono a ogni aprile ( sot a l'ombra d'algun dels arbres que floreixen cada abril ). Nell'ultima strofa il legame sentimentale tra l'io cantante e l'eroina partigiana cui ci si affida è esplicito: la traccia dell'amore rimane non sotto l'ombra di "un bel fior", come nell'originale, ma di un bell'albero, un albero della memoria (a sota l'ombra d'aquest bell arbre / oh, bella ciao […] hi jeu l'amor d'una partisana / morta per la llibertat)».(Carlo Pestelli Bella ciao cit.)
Questo agile volumetto ha un taglio rigorosamente storico, con riferimenti documentali precisi. Una lettura avvincente che, risalendo alle sorgenti di una canzone ormai a diffusione planetaria, ripercorre altre storie del nostro e di altri popoli, non in una trattazione sistematica, ma fornendo non poche sorprese, e segnalazioni interessanti per il lettore interessato a qualcuna delle vicende riferite.

Origini a lungo sconosciute
Le origini di Bella ciao sono a lungo rimaste sconosciute. Questo è dipeso dal fatto che per un non breve periodo la canzone è stata ignorata dai libri di storia e dai canzonieri della Resistenza, ciò che ha permesso alla bufala che non sia stata cantata nei mesi della lotta partigiana di giungere sino a oggi, accreditata purtroppo anche da giornalisti studiosi quali Bepi De Marzi, Arrigo Petacco, Giorgio Bocca, Giampaolo Pansa, tanto da poter essere ribadita nel 2018 anche dal giornalista Luigi Morrone.
La ricerca e razionalizzazione di canti popolari e sociali, relativamente recente, ha conosciuto solo negli anni sessanta del secolo scorso, per opera dei ricercatori collegati all'attività del Nuovo Canzoniere Italiano e alle Edizioni Avanti!, produttrice dei Dischi del Sole, un grande impulso, ciò che ha permesso di salvare dall'oblio molti canti e all'indagine storico - critica di spiegare l'apparenza oscura della maggior parte dei loro testi e di studiarne le ascendenze, la produzione e le ulteriori trasformazioni.
Un'attenzione particolare venne dedicata proprio a Bella ciao, per farci perdonare gli errori commessi nei primi anni di ricerca sul campo principalmente da Roberto Leydi, da Gianni Bosio e dal sottoscritto, proprio per quel che riguardava quella canzone. Tutti dimostrammo di non essere ancora in grado di muoverci agevolmente e con senso critico affinato nell'interpretazione delle fonti orali, finendo spesso per indirizzare la ricerca in direzioni sbagliate, non ultimo limitandola al Nord del Paese e trascurando colpevolmente il Centro e il Sud. La nostra impreparazione di allora ci fece prendere per buona l'asserzione di Giovanna Daffini, grande interprete del canto popolare italiano, secondo cui la Bella ciao partigiana discendeva da un canto di risaia che risultò poi essere stato composto nel 1951 da Vasco Scansani, il quale l'aveva scritto sulla canzone partigiana, da lui imparata a Reggio Emilia, dov'era diffusa, mentre era partigiano nella 77 a Brigata Sap.
Purtroppo, prima di apprendere la verità, noi proprio su questa erronea discendenza avevamo impostato lo spettacolo Bella ciao, presentato al teatro Caio Melisso di Spoleto il 21 giugno 1964 all'interno del Festival dei due mondi. La rappresentazione si apriva con la Bella ciao delle mondine, che sfumava poi nella Bella ciao partigiana. Fu questa presunta grande "scoperta" a determinare il titolo dello spettacolo e del disco che se ne ricavò. La loro grande fortuna e diffusione fu dovuta all'irritazione che lo spettacolo di canzoni popolari determinò in una parte del pubblico, quella sofisticata e reazionaria, che può essere sintetizzata nella frase di una signora straingioiellata che urlò, dopo un'esecuzione di Giovanna Daffini: «Non sono venuta a teatro per sentire cantare la mia serva». Lo "scandalo" di Spoleto, ingigantito dai mass media, determinò un vero e proprio rilancio del canto popolare in Italia e in particolare della canzone Bella ciao, nei due testi proposti dallo spettacolo.
Solo nel 1974 avrei appreso che una versione di risaia di Bella ciao era stata effettivamente cantata nel Vercellese prima della guerra, con un testo diverso da quello che noi avevamo registrato ma con un'aria simile, come vedremo più avanti.
A scusante degli errori commessi in quel primo periodo di ricerca sul campo, ricordo che si trattava di un lavoro completamente nuovo per l'Italia e che era forse inevitabile che ci muovessimo ancora un po' come degli apprendisti stregoni.
Un'esecuzione eccezionale delle due versioni di Bella ciao
QUALCHE TESTIMONIANZA
Nel luglio 1965 Gianni Bosio e io andammo a verificare se era vero che Bella ciao – come si diceva da più parti – fosse stata molto diffusa nella zona di Reggio Emilia. Le ricerche in questa direzione – poi proseguite da Franco Coggiola nel 1970 e completate da me nel 1974 – permisero di determinare che una Bella ciao partigiana era stata cantata dall'aprile - maggio 1944 nella zona di Montefiorino (Modena), divenendo popolarissima durante la Repubblica partigiana, vissuta cinquanta giorni, dalla metà di giugno all'inizio di agosto del 1944.
Ne attestarono la presenza a Montefiorino nel 1965 Primo Montermini, "Gaetano", nato nel 1925, già manovale - muratore e poi saldatore elettrico alle Reggiane, secondo il quale era già cantata a Piandelagotti nel gennaio - febbraio 1944, e Giordano Canova, nato nel 1929. Particolarmente importante al proposito fu la testimonianza di Mario Ricci, "Armando", nato nel 1908, comandante militare prima del corpo d'armata Centro - Emilia (Modena - Reggio Emilia) poi della divisione Modena - Montagna, 8 che mi confermò la notizia della diffusione di Bella ciao a Montefiorino, che a un certo punto i partigiani avevano cominciato a eseguirla battendo le mani «per darle più calore».
Del resto io avevo già registrato nel luglio 1964 una versione di Bella ciao cantata sulle montagne modenesi durante la Resistenza che, sebbene qua e là corrotta, mi pare significativa:
Alla mattina mi son svegliato
o bella ciao oi bella ciao ciao ciao
alla mattina mi son svegliato
c'era l'invasor
Il capitano lui dà la sveglia
è l'ora di partir
Ed in marcia verso i monti
dobbiamo andà
Ma è là sui monti ed il nemico
abbiam trovà
O bella mia se non mi vedi a ritornare
non devi pian'
Ed il mio amore ma qui sul monte
seppellirà
M'hanno sepolto sotto una pianta
di quel bel fior
Era la pianta di un gelsomino
non muore più.
Risultò inoltre che essa era stata assai popolare non solo nella zona di Reggio Emilia ma anche nell'alto Bolognese; e che era stata cantata anche da formazioni anarchiche sui monti Apuani. Ma ecco il testo della Bella ciao cantata a Reggio Emilia nei giorni della Liberazione, che è del tutto simile a quello cantato durante la Repubblica di Montefiorino, le cui parole sembrano essere state adattate alla Resistenza da un medico partigiano che aveva quale nome di battaglia "Fiore":
Alla mattina appena alzato
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
alla mattina appena alzato
ho trovato l'invasor
O partigiano portami via
che io temo di morir
E se io muoio sulla montagna
tu mi devi seppellir
Mi seppellisci sotto un bel fiore
sotto l'ombra di un bel fior
E tutti quelli che passeranno
loro diranno che bel fior
E tutti quelli che passeranno
loro diranno è un partigian.
Nel giugno 1996 Ivan Proserpi, partigiano della brigata Maiella, comunicava con una lettera al "Corriere della sera" che sin dai primi mesi del 1944 veniva cantato dai patrioti della brigata Maiella un inno sull'aria di Bella ciao , ma con parole diverse da quelle cantate oggi; i patrioti della brigata Maiella sono quelli che poi combatterono incorporati nell'VIII Armata britannica sul fronte adriatico fino alla fine della guerra.
In precedenza anche un altro testimone, il perugino Vinci Grossi, aveva affermato di avere imparato Bella ciao tra i reparti regolari italiani aggregati alle forze armate alleate che avanzavano dall'Appennino verso Bologna. Ho rintracciato Proserpi tramite il "Corriere della sera" e Grossi facendo ricerca a Perugia, tramite un suo compagno d'armi, Francesco Innamorati, che ha sostanzialmente confermato quanto Grossi aveva già riferito più di venticinque anni prima.
NOTA Le tre testimonianze sono citate nel libro.

PRIMA DI BELLA CIAO: UN'ANTENATA
Come si è visto, il canto della risaia è posteriore al Bella ciao della Resistenza, che invece deve essere fatto risalire ad una canzone popolare intitolata Fior di tomba presente in due versioni, la prima diffusa in Piemonte la seconda in Veneto, fra i soldati della guerra 1915-1918. Per maggiori informazioni si rimanda al testo di Bermani. Qui una bella versione di Fior di tomba II.
Gralli
