Te le canto e te le suono

10.10.2026

Mozart non solo diceva moltissime parolacce, come testimoniano le sue lettere, ma le metteva anche in musica, deliberatamente e in forme raffinate quali il canone. 

 Questo aspetto scabroso del compositore austriaco è noto da relativamente pochi anni: per secoli, le parolacce di Mozart sono state un segreto sussurrato fra gli studiosi, che non volevano rovinare la sua memoria con la macchia dell'oscenità. Le sue lettere alla cugina Anna Maria Thekla, ai parenti e agli amici sono zeppe infatti di espressioni scurrili [...]

Ma l'epistolario di Mozart non è l'unico documento della sua propensione al linguaggio volgare. Accanto al "Flauto magico o al "Requiem" Mozart compose infatti anche alcuni canti licenziosi.
Nell'immenso catalogo delle sue composizioni, infatti, figurano anche 4 canoni licenziosi composti fra il 1782 e il 1788, quando Mozart aveva fra 26 e 32 anni.
Il primo di questi canoni si intitola Leck mich im Arsch (K. 231), in si bemolle maggiore, per sei voci. Il titolo è stato tradotto con "Leccami il culo", ma è una traduzione Letteralmente imprecisa. l'espressione significa "Leccami nel culo": è un beffardo modo di dire tedesco che ha lo stesso significato irridente di "
suca" (me ne infischio di te, non vali nulla).

Il secondo canone umoristico è Difficile lectu (K 559), brano in fa maggiore per 3 voci. II testo è in latino, anche se non ha alcun senso compiuto: Difficile lectu mihi mars et jonicu difficile. Questo canone era nato per fare uno scherzo al baritono Johann Nepomuk Peyerl (1761-1800), che aveva un forte accento bavarese: cantato da lui, il verso lectu mihi mars, sarebbe sembrato leck du mich im Arsch, ossia leccami nel culo. La parola jonicu, invece, ripetuta all'infinito, avrebbe dato il suono cujoni, ovvero coglioni. [...] 

Poiché il povero Peyerl non si era accorto di nulla, alla fine dell'esibizione Mozart ed amici intonarono questo terzo canone, il K. 560a, scritto sul retro dello spartito: 

O du eselhafter Peierl (Oh, asinesco d'un Peierl!).
«Oh asino d'un Peierl! Oh Peierlesco asino!
Sei pigro come un cavallo, senza muso né garretti.
Con te non c'è rimedio; ti vedo già penzolar dalla forca.
Stupido cavallo, sei un pigrone, stupido Peierl,
sei pigro come un cavallo.
Oh caro amico, ti prego oh baciami nel culo, svelto!
Ah, caro amico, perdonami, però ti sigillo il culo.
Peierl! Nepomuk! Perdonami!».

"Il quarto canone licenzioso è Bona nox (K. 561), in la maggiore, per quattro voci. Ecco il testo, che in tedesco è tutto in rima: 

«Bona nox! Sei proprio un vero bue;
Buona notte, cara Lotte; Bonne nuit, pfui, pfui;
Good night, good night,
abbiamo ancora molta strada da fare domani;
gute Nacht, gute Nacht, caga nel letto, [fa'] che scoppi;
Buona notte, dormi bene e porgi il culo alla boсса».

II testo, opportunamente ammorbidito nel finale ("dormi, mia cara, dolcemente, dormi in pace, Buona notte! dormite bene, finché non si farà giorno!") è entrato nel repertorio dei canti tradizionali tedeschi."  

Infine un video per approfondire

Gralli

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