Ventiquattro ore nella vita di una donna

28.10.2026

Travolta da un'insolita passione

Poche pagine grande letteratura, quando questo binomio si avvera in un volume come questo, preparatevi ad assaporare un diletto intellettuale sottile, ma intenso; lasciate che l'incanto di una storia, apparentemente breve e banale, vi avvolga nel labirinto delle sue poliedriche sfaccettature, lasciatevi cullare dalla musicalità di una prosa che sarete tentati di leggere ad alta voce,  per non lasciarla inerte su un foglio, ma per farla risuonare libera nell'aria e per goderne nella sua piena sonorità.
Il linguaggio scritto, invenzione e dono divino presso molte culture - vero e proprio strumento di attrazione erotica della lettura, e non solo - realizza appieno, in questo testo, il potere di seduzione che gli è proprio. Neppure il contenuto è da meno, non tanto per l'originalità della storia, che è piuttosto banale, ma per il grande potere evocativo delle semplici (in apparenza) vicende esposte.
Sul palcoscenico - una piccola pensione della Riviera, come da incipit - si muovono personaggi ordinari e insignificanti, comuni e mediocri, una cerchia prettamente borghese tanto pacifica da divertirsi con discorsi poco significativi e scherzi innocenti.
Ma un avvenimento insolito, e piccante scuote, come un sasso nello stagno, quella sonnacchiosa, piccola comunità. Madame Henriette, giovane e irreprensibile madre di famiglia, è fuggita con un fascinoso ospite da poco arrivato.

Claude Monet Villa a Bordighera

[…] un giovane francese […] aveva preso una stanza con vista sulla spiaggia: indice di per sé di una certa agiatezza. Egli si faceva notare non solo per la sua fine eleganza, ma anche per la sua straordinaria e simpaticissima bellezza: aveva l'ovale del viso delicato come una fanciulla, le labbra calde e appassionate ombreggiate da baffi biondi e soffici come la seta. I capelli castani ondulati incorniciavano la fronte bianca, gli occhi sembravano accarezzare coi loro sguardi teneri – in tutto e per tutto i suoi modi erano affettuosi, gentili e per nulla artificiosi. Se anche la prima impressione poteva essere quella di un manichino che, con tanto di bastone da passeggio, fa bella mostra della propria eleganza nelle vetrine dei negozi, avvicinandolo svaniva qualsiasi impressione di ricercatezza, poiché in lui – caso rarissimo – la gentilezza era naturale, innata. Egli, passando, salutava tutti, modesto e nello stesso tempo affettuoso, ed era davvero un piacere osservare come la sua grazia si manifestasse al vestibolo nel prevenire una signora che desiderava il suo mantello; aveva uno sguardo gentile o una parola graziosa per ogni bambino, era insieme socievole e discreto – sembrava uno di quegli esseri fortunati, i quali conoscendo la simpatia che emana dal loro volto chiaro e dalla loro grazia giovanile, tramutano in fascino la loro consapevolezza. Per gli ospiti dell'albergo, in gran parte vecchi e sofferenti, la sua presenza era benefica e con il passo vittorioso della gioventù, con la fresca esuberanza propria a certi esseri prediletti dalla fortuna, egli si era conquistato irresistibilmente tutte le simpatie.

John Singer Sargent (1856-1925)

In poche parole un casanova; personaggio, il veneziano, al quale Zweig ha dedicato pagine indimenticabili. Al lettore attento non sfuggirà la sottile, soffusa, ironia sottesa al ritratto, all'apparenza benevolo, di questo personaggio dal fascino naturale.
L'avvenimento suscita infiammati e moralistici commenti fra gli ospiti, pronti a condannare senza appello la scandalosa condotta della donna, solo la sua naturalmente; e si fa strada il sospetto che i due avessero da tempo una tresca e che la fuga fosse stata diabolicamente programmata.

È comprensibile che un tale avvenimento, successo proprio in mezzo a noi, sotto ai nostri occhi, sembrasse fatto apposta per eccitare e vivacizzare questa gente abituata solo alla noia e a passatempi spensierati. Ma la discussione che al nostro tavolo proruppe poi così violenta da arrivare quasi alle vie di fatto, era sì nata da quel sorprendente incidente, ma in fondo era piuttosto un dibattito su concetti fondamentali, un'animosa disputa tra idee contrastanti e nemiche.

Unico a cercare qualche giustificazione, il personaggio narrante, che cerca di comprendere i motivi di quella fuga, non premeditata, con un uomo appena conosciuto.
Il vero argomento della novella, tuttavia, non è questo, è costituito invece dalla confessione di una donna, ospite della pensione, di una vicenda, in qualche modo simile, che l'aveva vista protagonista. Con straziante, ma inflessibile determinazione, la donna narra l'avvenimento sconvolgente che, nel giro di ventiquattr'ore, aveva sconvolto, decenni prima, la sua vita piatta e ordinaria, e molte delle sue certezze morali.

Henri Matisse Donna con cappello

Non vado oltre per non togliere ad eventuali futuri lettori il piacere di scoprire di cosa si tratta. Voglio solo sottolineare la grande capacità descrittiva degli ambienti, delle reazioni dei personaggi, della loro profondità psicologica, di questo grande scrittore, che non indulge mai in patetismi moraleggianti, ma si accosta ai turbamenti dell'animo umano con la profonda accettazione di chi solidarizza anziché giudicare; atteggiamento tanto più notevole in quanto rivolto a donne che per qualsivoglia motivo hanno spezzato la catena opprimente delle convenzioni.

Gralli

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