Via col vento

Questa l'edizione, in quattro volumi, da me letta molto tempo fa
Domani è un altro giorno (e si vedrà)
Magari non proprio un capolavoro, tuttavia, questo libro ha molti pregi che lo rendono degno di un posto nella storia della letteratura; uno di quei libri che, pur non essendo di altissimo livello, sono stati capaci di sfidare il tempo, non come tanti, troppi, effimeri bestseller.
Difficile dar conto della complessità della trama, ciò che si può dire è che la storia, ambientata nel Sud degli Stati Uniti al tempo della Guerra di Secessione, ha un'ottima struttura narrativa, un intreccio appassionata e coinvolgente: amori contrastati, un po' di morti - anche strazianti come quella della bambina dei protagonisti - rovesci di fortuna, insomma tutti gli ingredienti in grado di commuovere ed emozionare un vasto pubblico.
Ci sono tuttavia alcuni elementi, meno banali, degni di nota, per esempio la prospettiva diversa, rispetto alla Guerra Civile americana; la presentazione - nei limiti del possibile in un romanzo popolare - della condizione, a livello domestico, della schiavitù (ovviamente da condannare, ma in questo caso da contestualizzare): la cosiddetta introiezione dello status di schiavo.

È scritto da una donna, quindi offre una visione "dall'interno" del femminile, consapevole e sincera, che ne mostra tutte le contraddizioni, le luci e le ombre. La protagonista, perfettamente interpretata da Jane Leigh nel film, è una donna autentica, alle prese con i suoi sogni, le sue vanità, le sue difficoltà: una di noi, lontana dalle idealizzazioni o dalle esemplificazioni (e semplificazioni) moraleggianti e in fondo dispregiative, che molti scrittori maschi esibiscono nei loro romanzi, non di rado facendo morire le proprie eroine audaci e trasgressive.
Scarlet - diversamente da quella lagnosa di Melania, Olivia de Havilland nel film, coprotagonista e, in qualche modo, sua rivale - è una tosta, che non si arrende, manco ci pensa a gettarsi sotto un treno o a bere il veleno.

Olivia de Havilland in Melania
I suoi amori li sbaglia tutti, ma così è la vita (e gli uomini). Si fa una piagnucolata alla fine, prima del famoso (cinematografico) "Me ne infischio!" di Rett - protagonista maschile, uno splendido Clark Gable - ma rialza con coraggio e determinazione la testa, in fondo gli uomini vanno e vengono, quel che conta è ben altro come si vede dal fimato seguente.
E il bel Rett? Torna al suo bordello, perché in fondo lì sta meglio, certe donne non sono abituate a contraddire. Il legame tra Rhett Butler e il bordello è rappresentato principalmente dal suo rapporto con Belle Watling, puttana dal cuore d'oro, la tenutaria della casa d'appuntamenti di Atlanta. Qui egli trova rifugio e conforto contro i benpensanti della buona società che lo tengono a distanza a causa della sua equivoca reputazione di affarista.

Ona Munson nella parte di Belle
Gli amori in questa storia, benché romantici, presentano anche l'altra faccia della medaglia. "Via col vento" è, come dice Orwell parlando di alcuni romanzi (non di questo), uno di quei libri non proprio eccelsi, che però insegnano qualcosa e fanno riflettere. No signori, per Scarlet c'è "un altro giorno", un'altra possibilità. Siamo noi mister Butler che ce ne infischiamo! Tanto, volendo, un altro lo troviamo.
Siamo proprio sicuri che i polpettoni contemporanei, da 1000 pagine, e questo libro le raggiunge, siano migliori? Vinse il premio Pulitzer nel 1937, ricordiamolo a coloro che lo sbandierano nelle recensioni e nelle presentazioni di bestseller programmati. Nel 1939 ne fu tratto un film - che raccolse un bottino notevole di premi - ancora presente in commercio, rimasterizzato in DVD. Dopo 90 anni siamo ancora qui a godere di entrambi.
Sfogliando il libro
L'incipit nella traduzione storica Mondadori e in quella più recente Guanda.
VECCHIA TRADUZIONE
Rossella O' Hara non era una bellezza; ma raramente gli uomini se ne accorgevano quando, come i gemelli Tarleton, subivano il suo fascino. Nel suo volto si fondevano in modo troppo evidente i lineamenti delicati della madre - un'aristocratica della Costa, oriunda francese - con quelli rudi del padre, un florido irlandese. Ma era un viso che, col suo mento aguzzo e le mascelle quadrate, non passava inosservato. Gli occhi verde chiaro, senza sfumature nocciola, ombreggiati da ciglia nere e folte, avevano gli angoli volti leggermente all'insù. Le sopracciglia nere e folte piegavano anch'esse verso l'alto, tracciando una strana linea obliqua sulla sua candida pelle di magnolia - quella pelle così apprezzata dalle donne del Mezzogiorno, che la riparano con infinita cura dai raggi ardenti del sole della Georgia mediante cuffie, veli e mezzi guanti.

NUOVA TRADUZIONE
Scarlett O'Hara non era particolarmente bella, ma gli uomini irretiti dal suo fascino, come i gemelli Tarleton, in genere non se ne accorgevano. Nel suo volto coesistevano in maniera un po' troppo evidente i lineamenti delicati della madre, aristocratica della Costa di origini francesi, e quelli marcati del padre, rubizzo irlandese, ma era comunque un volto irresistibile, con il mento a punta e la mascella squadrata. Gli occhi erano verdissimi, senza un'ombra di nocciola, lievemente all'insù e impreziositi da ciglia lunghe e folte.
Le sopracciglia scure erano spessi tratti obliqui sulla pelle bianca come la magnolia, una pelle che era il sogno di tutte le donne del Sud, accuratamente protetta dal sole cocente della Georgia con cappelli, velette e guanti.

E per finire una parodia
Gralli
