La bambola di K.

IL RITRATTO DELL'AMANTE (6)
Hermine Moss è una pittrice piuttosto apprezzata, ma la sua vera vocazione...
… sono le bambole. Intrecciando all'uncinetto fili di ferro e fili di lana, le sue dita forti e sottili creano curiose figurette femminili che uniscono al fascino innocente del giocattolo quello conturbante della marionetta.
[...] Le sue creature, quelle bamboline un po' buffe e un po' infantili, riscuotono un successo inatteso. Esposte nel giugno 1918 all'Hohenzollernhaus di Berlino, subito dopo vengono richieste anche dal Kunstsalon Richter di Dresda, spazio d'arte prestigioso, riferimento di artisti come Grosz, Klee, Kokoschka.
Ed è proprio alla galleria Richter che Hermine vede per la prima volta Oskar. O meglio, Oskar vede lei.

Hermine Moos
Oskar Kokoschka, il pittore, disperato per l'abbandono di Alma Mahler, affida ad Hermine Moss, abile bambolaia, il non facile compito di costruire un simulacro dell'amata perduta, una bambola che ne riproduca le fattezze il più fedelmente possibile.
Questa è la storia di un pothos, il desiderio irrealizzabile di un uomo che non riesce a vivere senza la donna amata e tenta di sostituirla in effigie. Un progetto folle, ma non nuovo, anche se appartenente solo al mito e alla narrativa*. Ma questa è anche la storia della bambolaia Hermine, fatalmente e pericolosamente, contagiata dall'ossessione dell'amante. La triade amante-amata-simulacro si apre a comprendere l'artefice, il cui ruolo andrà ben oltre la semplice esecuzione di un manufatto su commissione.
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Oskar, si presenta al suo laboratorio, ha l'aspetto allucinato di un pazzo.
Quella che sto per raccontarle è una storia strana. Di passione e desiderio. Ma anche di ossessione, gelosia, sofferenza… La storia di una perdita, di una separazione impossibile. Almeno per me. [...] io non riesco a rassegnarmi. La rivoglio, capisce? In qualsiasi modo, a qualsiasi costo."
Hermine lo fissa sgomenta. Quel dolore e quella furia la imbarazzano e la allarmano. Perché mai quello sconosciuto è venuto fino lì, a raccontare i suoi strazi amorosi proprio a lei?
[...]
"Ha mai amato qualcuno fino a perdere la ragione, stare sveglia tutta notte, ripercorrere con la memoria ogni centimetro del suo corpo? O ancora, parlare con la sua ombra? Invocare il diavolo perché la riporti da te? Per abbracciarla ancora una volta, sfiorare la sua pelle di seta, baciare le sue labbra infedeli, e poi, prima di lasciarla andare, ficcarle un coltello dentro il petto?"

La giovane è seriamente spaventata, è sola in casa e pensa al peggio. Poi
[...] il gigante esausto, sconfitto, si accascia lì, davanti a lei, raggrumato ai suoi piedi.
"Hermine, rendimi Alma!" la implora avvinghiandosi alle sue ginocchia con quelle mani da taglialegna. "Se quella vera non posso più averla, tu puoi ridarmi la sua immagine, evocare la sua bellezza. La copia, se nasce da un'arte come la tua, può sopperire all'originale, suscitare emozioni smarrite, lenire il lancinante vuoto dell'anima.
Hermine, rifai Alma per me, costruisci il suo doppio, cuci le sue braccia, le sue gambe, punto su punto, rivestile delle stoffe più fini, modella il volto a sua immagine e somiglianza. Ridammi i suoi seni, il suo sesso, sempre aperto al mio desiderio. Il cuore no. Quello non lo voglio più. La lingua sì, non la sua parola. In cambio, ti darò tutto quello che vuoi, venderò ogni mio quadro, farò di te l'autrice di un'opera unica al mondo. La più vicina possibile alla creazione divina."
"Vuol dire," balbetta lei ormai stordita, "che dovrei farne una bambola?"
"Una bambola, sì! La mia bambola Alma. Da cullare e baciare, con cui vivere, discorrere, fare l'amore!"
La giovane donna fa un balzo indietro. "Signore, lei è pazzo! La prego, se ne vada. Se mi sta prendendo in giro è un gioco crudele. Se fa sul serio…"
"Così sul serio che se non accetti mi uccido ora, davanti a te!" grida l'uomo afferrando dal tavolo un paio di lunghe forbici e puntandosele dritte al cuore.
La sventurata accetta l'incarico. Da quel momento passeranno nove tormentosi mesi, una autentica gravidanza, punteggiata dalle farneticanti istruzioni di Oskar, in forma di lettere, di schizzi, di suggerimenti del materiale da usare. Il coinvolgimento di Hermine è totale, defatigante, non solo in termini di impegno tecnico, ma soprattutto emotivo. Si staccherà a fatica dalla sua creatura per consegnarla al suo committente.

Oskar è stato chiaro, fin dal primo momento: il doppio di Alma, somigliante nei tratti del viso, non dovrà avere né cuore, né parola pur essendo fornito di lingua. Egli non è come Petrarca, che si rammarica del mutismo del ritratto di Laura. Vuole i suoi seni, il suo sesso disposto ad accoglierlo; un corpo palpitante e morbido al tatto.
Sono molto curioso di come risolverete l'imbottitura, la piuma d'oca potrebbe andare bene? Nei disegni ho schizzato quelle che per me sono le superfici più importanti, gli incavi, le pieghe della pelle. Perché è attraverso la pelle che tutto diventerà più caldo, più tenero, più umano. Quella pelle che mi stuzzica più di tutto. Prendete a modello i quadri di Rubens, specie quello che ritrae sua moglie con i bambini.

Hélène Fourment et deux de ses enfants Pierre Paul Rubens Musée du Louvre
[...] vi ho spedito la figura grandezza naturale della mia amata, che imiterete al meglio facendo appello a tutta la vostra pazienza e alla vostra sensualità. Vi prego, fate il possibile perché si possa provare piacere a toccarla nei punti del grasso e dove i muscoli cessano improvvisamente per lasciar posto alla pelle tesa. L'alternanza tra grasso e masse muscolose li potete vedere nelle macchie bianche. Così che il ventre e le masse muscolari risultino fiere e sode.
Tuttavia quella figura a grandezza naturale lascia perplessa Hermine.
Alma si staglia in tutta la sua corporeità generosa. I seni floridi in parte celati dalle mani giunte, il ventre prominente, le protuberanze di cosce e natiche chiazzate di bianco. Quanto al volto, girato verso chi la sta ritraendo, colpisce per i tratti duri, il naso adunco, la bocca severa, lo sguardo insolente. Hermine la esamina a lungo, incredula e stupefatta. La creatura del desiderio è quella lì? Una donna avanti negli anni, appesantita nelle forme, arcigna nell'espressione?
Kokoschka non è un pittore realista, si sa, ma la descrizione di Alma fatta nel primo incontro era quella di una donna bellissima. Di quale dei due modelli deve tener conto la povera Hermine? Di quello tracciato sulla carta o di quello evocato dalle parole?

Solo i capelli sembrano corrispondere alla descrizione che K. le aveva fatto: una fluente cascata mogano accesa da sfumature rossastre. Il colore di Tiziano.
Le perplessità di Hermine non finiscono qui. K. le ha suggerito, nel modellare la bambola, di prender spunto dal suo stesso corpo palpando con la mano il punto in questione e poi provare a ricreare la stessa sensazione di calore e di vita.
Perché le mani e le punte delle dita spesso valgono più degli occhi, precisa il mittente, che su questo fronte pare saperla lunga.
Vostro devoto. Si congeda così. Con devozione le chiede di palparsi il corpo, di far appello alla sua sensualità, di prendere sé stessa come modello… Lei sottile, slanciata, giovane soprattutto. Cosa potrebbe aver a che fare la matrona marezzata del disegno?
La sorella di Hermine, Henriette detta Henny, è preoccupata: Forse vuole far diventare te la bambola.
Hermine ribatte: lei è solo l'artigiana incaricata di armeggiare con attrezzi e materiale opportuno per realizzare il manufatto che il cliente desidera. La ragazza non manca di buon senso e acume, non va molto lontano dal vero pensando che il pittore innamorato, e abbandonato, in realtà vuole soltanto evocare un fantasma d'amore in pezza, avendo poco interesse per una donna vera, sia pure la stessa Alma, che sa perduta e ormai inconquistabile.
Da buona sorella, Henriette che trova la faccenda un po' folle e un po' macabra, le raccomanda prudenza. A lei Hermine non può tuttavia nascondere il proprio turbamento
[...] lo dico solo a te, è proprio questo lato fosco a tentarmi. [...] in questa storia mi sento coinvolta come mai prima. Mai avevo provato una simile vertigine, la sensazione di addentrarmi in un territorio insidioso e sconosciuto. [...] La sfida stavolta è temeraria. [...] K. [...] Mi chiede di prestare le mie mani, il mio corpo e la mia immaginazione per creare una nuova Eva, inanimata e animata allo stesso tempo. Un essere che non esisteva prima. Capace di colmare un'assenza rabbiosa, placare l'ardore del suo corpo, la furia delle sue fantasie. Qualcosa, qualcuno, da possedere senza limiti di sorta. [...]. Una donna artificiale, persino più gratificante di quella reale. Insomma, l'opera d'arte che scavalca la vita.
Una frase è fondamentale in questa confessione, l'opera d'arte che scavalca la vita, forse è questo che vuole il pittore quando…
Mai sazio di lei e della sua immagine, la ritrae centinaia di volte su carta e su tela, la seziona con matita e pennelli tentando di catturarla da ogni prospettiva: in piedi, seduta, distesa, vestita, semivestita, nuda. Nuda soprattutto. Tratteggiata con la forza del carboncino e della sanguigna, lambita con la sensuale morbidezza dell'olio.
Il ritratto e la donna vera si confondono.

Arriva il momento in cui il committente vuole verificare a qual punto è il lavoro; poiché non può muoversi da Dresda, dove risiede, sarà la bambolaia, da Monaco, ad andare da lui con quell'ingombrante bagaglio.
Non da poco le difficoltà: le ferrovie malfunzionanti per i troppi bombardamenti, l'imballaggio del manufatto, non si può pensare di far viaggiare il manichino seduto come un qualunque viaggiatore. Provvidenziale l'intervento di un amico di Oscar.
Scorterà lui le "ragazze" a Dresda. [...] Un giorno di riposo non gli farà male, e poi ha voglia di rivedere il suo amico stravagante. La sera prima della partenza passa da Hermine per aiutarla a confezionare il fagotto. Per rendere il trasporto meno complicato, l'accordo è di portare a Oskar solo la parte già elaborata, la testa e il tronco ormai imbottiti e sagomati. Adagiata sul grande tavolo come su un lettino chirurgico, la bambola viene divisa in due, il bacino e le gambe slegate con cura dal busto, [...]. La semimummia finisce ripiegata in un borsone di tela militare [...]
Finalmente l'incontro, sia pure con un simulacro dimidiato.
Oskar con l'aiuto della cameriera Hulda, che lui ha ribattezzato Reserl, ha addirittura preparato una stanza per accogliere la signora silenziosa, come la chiama la ragazza. Costei mostra ad Hermine un armadio di mogano con l'anta a specchio fornito di abiti elegantissimi; uno scaffale sul quale fanno bella mostra scarpe, scarpine e stivaletti; non solo
cassetti ricolmi di biancheria finissima, riposta in perfetto ordine: camicie da notte di raso e tulle, mutandine e corsetti di pizzo, calze e reggicalze di seta frusciante.
Nonostante le ristrettezze imposte dalla guerra da poco terminata
Il signore ha fatto spedire tutto da Parigi! Deve essergli costato una fortuna, credo abbia venduto dei quadri.
Come vedremo il ruolo di Hulda-Reserl non si limiterà soltanto a quello di cameriera. Oskar ne parlerà come di una bella ragazza piena di immaginazione. Una perfetta compagna di giochi.
La mezza bambola, stesa sul letto, si offre all'esame meticoloso e inquietante dei due. La palpano, l'accarezzano, le aprono la bocca fornita di lingua e denti.
Tutto si è svolto con meticolosità clinica, K., puntiglioso come un dottore, Reserl diligente come un'infermiera. Mentre la visitano hanno parlottato tra loro, bisbigliato qualcosa che lei non è riuscita ad afferrare. Si sono scambiati sguardi d'intesa, risatine di complicità divertita.
Hermine è stupita e imbarazzata. Il suo compito era quello di creare l'effigie di una donna perdutamente amata e assente, per alleviare il dolore di un amante abbandonato.

Dov'è finita la passione, la tenerezza, lo struggimento di K. che tanto l'avevano commossa e convinta a imbastire un corpo, forse un'anima, per esorcizzare uno spettro dolente e doloroso? Quei due, le pare evidente, vogliono solo un fantoccio da usare per i loro giochi amorosi.
La presenza di Hulda-Reserl ha giovato ad Oskar, è uscito dal suo abbattimento da reduce di guerra e da uomo abbandonato grazie
a tutte le sue attenzioni e premure. Lo ha accudito come un bambino, gli ha preparato i piatti preferiti, lo ha viziato spudoratamente. Tra loro si è creato un legame molto stretto, [...] Meno angosciato, meno depresso, ha ripreso a dipingere, a volte sembra persino di buon umore…
[...] Il progetto della bambola, per quanto stravagante, mi pare faccia parte del processo di guarigione. Un'Alma di pezza è sicuramente più rassicurante e molto meno pericolosa di quella in carne e ossa che tanto l'ha tormentato. Se la potrà coccolare senza tema di essere azzannato. Hulda l'ha capito subito, l'ha incoraggiato nell'impresa e adesso tutti e due attendono impazienti come bambini l'arrivo della 'signora silenziosa', così la chiama Reserl, per baloccarsi con lei.
Hermine si sente tradita:
[...] La sua povera Alma non sarebbe quindi destinata a placare la follia del solo K. ma forse ad alimentarne un'altra. Declassata d'improvviso da feticcio amoroso a fantoccio erotico, da spartirsi per solleticare un legame di possessione condivisa. No, non erano quelli i patti.
Al ritorno a casa la bambola riacquista la sua integrità; Hermine, ora ha capito quale sarà la funzione della sua creatura. Come fa spesso, le parla, promette che troverà per lei le chiome più fini. La consola, non deve temere di non essere bella come la sua sorella di carne, sarà come il suo amante la vuole, come la disegna e la dipinge, sarà la sua donna ideale, l'amante di pezza, docile, indifferente.
Nell'oscuro gorgo del fallimento amoroso, sarai tu, la donna artificiale, a riaffiorare come compagna ideale, concepita secondo i suoi dettami allucinati. Lui dispone, io eseguo. Il suo seme, le mie mani. [...] Le mille Alme dipinte, mai somiglianti all'originale, tutte simili tra loro, sono le tue madri, le tue sorelle.

Anche tu parte della nobile stirpe dell'arte che valica la realtà, la ricrea, la interpreta, persino la migliora.
Hermine, o forse l'autrice del libro che la fa parlare, ha capito che Kokoscka non vuole un ritratto di Alma, ma un'Alma ideale, la sua, quella creata dall'arte.
Gli artisti e i poeti, Dante, Petrarca, Leopardi, Kokoscka, Raffaello e tutti gli altri, hanno amato le donne che hanno cantato, dipinto, o piuttosto hanno amato le loro stesse creazioni, le immagini di cui le donne vere sono state sono un pretesto artistico?
Pigmalione, di cui parleremo, disgustato dalle donne della realtà, ne scolpisce una perfetta e si strugge dal desiderio per lei, vorrebbe che le sue forme perfette divenissero calde e morbide sotto le tue mani, il processo si inverte, il ritratto non riproduce la realtà, diventa esso stesso realtà.
Intanto il committente bersaglia Hermine di lettere e di richieste, sempre più pressanti, più minuziose, più audaci, ancora facendo riferimento al corpo di lei per il perfezionamento del feticcio,
[...] insiste sulla pelle: quando sarà tesa, dovrete, seguendo quella del vostro corpo, lisciarla e dare risalto a ogni piccolo dettaglio con tutti i trucchi possibili: succhi di piante, oli, cera, cuciture… Così di dare la vita al personaggio.
Pagine e pagine di indicazioni minuziose.
[...] Quei riferimenti costanti al suo corpo la infastidiscono e la turbano. Modellare la bambola seguendo le sue curve, confrontare la pelle di Alma con la sua, le zone più intime da plasmare tastando le sue con la mano… Perché solo così, insiste lo scrivente, si potrà dare anima al feticcio, trasformarlo in qualcosa o in qualcuno che le somiglia fin troppo. A che gioco gioca il signor K.? La domanda di Henny che all'inizio tanto l'aveva irritata le frulla in mente. Chi vuole in realtà il signor K., la bambola o lei?
[...] Se fa ancora un'allusione al mio corpo, alla mia pelle, gli rispondo per le rime, oppure rivendo la sua bambola al mercatino. O magari gli gioco un brutto scherzo. Un'idea ce l'avrei…
Il tormento ossessivo e ossessionante di Kokoschka si riversa tutto nelle lettere di istruzioni, minuziose, maniacali, patologicamente dettagliate, imperiose, che spedisce a Hermine mantenendola in uno stato di tensione estrema, l'ansia di perfezione che lo affligge si trasmette alla ragazza che sacrificherà la sua chioma fluente per ornare l'Alma di pezza.

Ci sono almeno tre Alma in questa storia: quella vera, che conta poco ormai, perchè è lontana, immersa nella vita mondana e in altri amori; quella che sta nella testa di Oskar, che forse è un'invenzione tutta sua e che vorrebbe ricreare in un simulacro a tre dimensioni, non soddisfatto dei suoi ritratti; e quella di Hermine, la sua creatura, alla quale lei dedica tutti i suoi sforzi e la sua abilità, con la quale parla affettuosamente, e dalla quale farà fatica a separarsi, perché ci ha messo qualcosa di sé: i capelli non sono che l'aspetto più materiale, esteriore.
Cara signorina Moos,
mi raccomando la parrucca, che non sia il modello convenzionale ma imiti esattamente l'impianto dei capelli, le ciocche sistemate in modo naturale, la frangia, i riccioli sulle orecchie, la treccia. E che il supporto dei capelli sia morbido e flessibile come un vero cuoio capelluto.[...]
l'incavo del dorso, le scapole, la zona che va dalla nuca alla testa, le ascelle, l'incavo delle ginocchia, le clavicole, la sporgenza della tibia, il collo del piede, i gomiti, il retro delle gambe, tutto di un giallo zafferano chiaro. La fessura delle natiche, l'inguine, le orbite, il dorso delle mani, le parti intime, l'interno delle braccia di una tinta leggermente noisette.[...]
Il ventre, le natiche, i seni, il monte di Venere, le palme, la pianta dei piedi, le gote, le narici, i polpacci, l'esterno degli avambracci, l'interno delle gambe, siano di un rosa pallido ottenuto con del vino rosso allungato con l'acqua…
E per finire questo:
E ancora, anche se me ne vergogno, ma questo resta il nostro segreto (avete la mia fiducia) les parties honteuses devono essere completamente e accuratamente realizzate e provviste di peli, altrimenti non sarebbe una donna ma un mostro. Per le mie opere d'arte, non posso essere ispirato che da una donna, anche se, in ogni modo, lei non vive se non nella mia fantasia.
Le parti vergognose, questo indigna davvero Hermine, e anche noi dobbiamo dire
Le parti vergognose. Cosa ci sarebbe mai di vergognoso in quelle parti?, si chiede Hermine incredula che il committente della bambola del desiderio si imbarazzi tanto a mettere nero su bianco l'oggetto del desiderio stesso. Il signor K. deve avere problemi seri se considera il sesso femminile come qualcosa di sporco e indecente. Forse Fraü Alma, quella vera, se ne sarà accorta e non avrà gradito. Les parties honteuses , lo scrive in francese, come a voler smussarne l'impatto. Non solo sarebbero vergognose quelle parti lì, ma anche lui si vergogna moltissimo, solo a doverne accennare. Implora complicità, fa appello a un'intimità stabilita, lettera dopo lettera, in modo impudente. Resterà il nostro segreto, la lusinga. Seguito, tra parentesi, da un ammiccante: voi avete la mia fiducia.
Assicuratosi la discrezione, a quel punto può procedere, passare passare al dettaglio che gli preme: che le "vergogne" siano ben fornite di debita peluria. Se no non sarebbe una donna ma un mostro. Evidentemente è il pelo che fa la donna. Una donna glabra non si è mai vista nel suo studio. E forse nemmeno nel suo letto.

Ma è un problema di sguardo o di tatto? Cosa vuole K.? Un simulacro da ritrarre o una donna da accarezzare, una modella o un'amante? Di certo, quel che chiede fin dall'inizio con insistenza cieca è di essere ingannato, nella vista, nel tatto, nella testa. Pretende una magia. Ma la magia è l'arte dell'illusione. Reclamare il realismo mentre si opera un prodigio è una contraddizione in termini. Il rischio è di precipitare nel ridicolo.
Qui i precedenti articoli
https://www.bibliosalotto.it/il-ritratto-dellamante/
(continua) Gralli
