La...

IL RITRATTO DELL'AMANTE (18)
Il blason è una poesia che celebra una parte, un dettaglio, del corpo femminile, attraverso descrizioni immaginifiche e metaforiche; il genere prese il via da Le Beau Tétin (*) composto da Clement Marot nel 1535 e ben presto imitato da decine e decine di poeti. Il blason si inserisce a pieno titolo nella categoria ritratto dell'amante: pur nella sua parzialità infatti, o proprio per questo, canta, con l'intensità del desiderio, la bellezza di una donna amata, reale o solo immaginata, può essere anche un ritratto ideale, sognato, ma comunque ispirato da amore ed erotismo.

Questo libro è una raccolta pressoché completa dei blason conosciuti, della quale, purtroppo, non esiste traduzione italiana; dopo lunghe ricerche ho trovato, nel mercato dell'usato, Lodi del corpo femminile pubblicato dall'editore SE (v. immagine sopra) che ne riporta un certo numero, tradotti da poeti contemporanei, ma non sempre in modo adeguato. Dalla fronte al sopracciglio, dall'orecchio all'unghia, dalla mano al ginocchio, nessuna parte del corpo è trascurata, neppure la seguente, che qui non si osa nominare. Il testo francese contiene, oltre a questa, altre due poesie dedicate allo stesso particolare anatomico che viene sempre, tranquillamente e ripetutamente, nominato.
LE...
Petit mouflard, petit... rebondy,
Petit connin plus que levrier hardy,
Plus que Lyon au combat courageux,
Agille et prompt en tes follastres jeux
Plus que le Singe ou le jeune Chaton,
Connin vestu de ton poil folaston,
Plus riche que la toison de Colcos,
Connin grasset, sans arestes, sans os,
Friant morceau de nayfve bonté,
O joly bien assis, hault monté
Loing de danger et bruit de ton voisin,
Qu'on ne prendroit jamais pour ton cousin,
Bien embouché d'un bouton vermeillet
Ou d'un Rubis servant de fermeillet,
Joinct et serré, fermé tant seullement
Que ta façon ou joly mouvement,
Soit le corps droict, assis, gambade, ou joue,
Si tu ne fais quelque amoureuse moue.
Source d'amour, fonteine de douceur,
Petit ruisseau appaisant toute ardeur,
Mal et langueur: ô lieu solacieulx,
Et gratieux, sejour delicieux,
Voluptueux plus que tout autre au monde:
Petit sentier qui droict maine à la bonde
D'excellent bien, et souverain plaisir,
Heureux sera cil duquel le desir
Contenteras, qui prendre te pourra
Et qui de toy plainement jouyra.
(Attribuita a Claude Chappuys)
La...
Piccolo musetto, piccolo... rotondetto,
Piccolo coniglio più d'un levriero ardito,
Più d'un leone in battaglia coraggioso,
Agile e pronto nei tuoi giochi folli
Più della scimmia o del giovane gattino,
Coniglio vestito del tuo pelo scherzoso,
Più ricco del vello di Colco,
Coniglio grassottello, senza lische né ossa,
Boccone prelibato di genuina bontà,
O bel tesoro ben posto e alto piazzato,
Lontano dal pericolo e dal rumore del tuo vicino
Che mai si scambierebbe per tuo cugino,
Ben imboccato da un bottone vermiglio
O da un rubino che serve da fermaglio,
Unito e serrato, chiuso quanto basta
Per la tua forma o il bel movimento,
Sia col corpo dritto, seduto, che salti o giochi,
A meno che tu non faccia qualche amorosa smorfia.
Sorgente d'amore, fontana di dolcezza,
Piccolo ruscello che placa ogni ardore,
Male e languore: o luogo consolatore,
E grazioso, soggiorno delizioso,
Voluttuoso più d'ogni altro al mondo:
Piccolo sentiero che dritto mena alla chiusa
Di un bene eccellente e sovrano piacere,
Felice sarà colui il cui desiderio
Accontenterai, colui che potrà prenderti
E che di te pienamente godrà.
(Traduzione mia)
In questa poesia il nome del blason descritto (chiaro no?) ricorre due volte, sempre come vezzeggiativo: connin è il coniglio. Se il lettore distratto non avesse compreso, l'immagine del manufatto, altrettanto delicata dovrebbe rendere l'idea.

Sanna Suvi (**)
BLASON DU CON DE LA PUCELLE
Con, non pas con, mais petit sadinet .
Con, mon plaisir, mon gentil jardinet ,
Où ne fut onc plante, arbre ni souche.
Con joli, con à la vermeille bouche.
Con, mon petit mignon, ma petite fossette .
Con rebondi en forme de bossette.
Con revêtu d'une riche toison,
De fin poil d'or en sa vraie saison
Con qui tant a de force et puissance.
Con qui seul peut bailler la jouissance.
Con qui la main trop paresseuse et lente
Rend, quand il veut, hardie et diligente.
Con qui commande à l'œil de faire signe
À cil qui tient de s'amour la plus digne ,
Et qui ordonne à la bouche parler
De tout plaisir, et ennui ravaler .
Con, tu as bien la force et le pouvoir
Un tétin ferme ébranler et mouvoir.
Con, tu n'es point de ces cons furieux,
Tu es le con très beau et gracieux,
Qui n'as senti cette douce bataille .
Con, il n'est point autre con qui te vaille.
Con haut monté sur les cuisses tant fermes,
Qui fait rempart aux assauts et alarmes.
Tout ce qu'on fait, qu'on dit, ou qu'on procure ,
Tout ce qu'on veut, qu'on promet, qu'on assure,
C'est pour le con tant digne décorer .
Chacun te vient à genoux adorer.
Ô con, beau con, petit morceau friant ,
Con qui rendrait un demi - mort riant,
Je laisse à ceux qu[i] désiraient la main,
La leur quittant plutôt hui que demain.
Et à ceux - là qui sont contents du voir,
C'est un grand bien que ne désire avoir.
Et le baiser je leur délaisse aussi,
Et suis content de demeurer ici
Près de toi, con, à te faire service ,
Comme celui qui m'est le plus propice.
(Anonyme)
BLASONE DELLA FICA DELLA PULZELLA
Fica, non fica: ma piccola fessura,
Mio diletto, mio incantevole giardino:
Dove mai vi fu pianta, albero, né tronco
Fica graziosa, fica dalle labbra vermiglie,
Fica, mia preziosa, mia piccola fossetta
Fica paffuta a forma di gobbetta
Fica ricoperta da un folto vello
Di pelo d'oro fino nel suo tempo più bello
Fica che ha assai forza, assai potere
Da concedere lei sola il piacere
Fica che la mano così pavida e indolente
Rende, quando vuole, ardita e diligente
Fica che comanda all'occhio di far segno
A quello che di amor ritien più degno:
E che ordina alla bocca di parlare
Di ogni piacere, e ogni pena ingoiare
Fica, tu hai la forza ed il potere
Di scuoter financo le mammelle più dure
Fica, tu non sei come una fica furiosa
Ma sei una fica attraente e graziosa
Che mai ha sentito la dolce battaglia
Fica nessun'altra ti eguaglia
Fica sopra cosce così salde,
Che formano un baluardo contro assalti e allarmi.
Tutto ciò che viene fatto, detto o procurato,
Tutto ciò che viene desiderato, promesso, assicurato,
È per adornare la fica così degna.
Tutti vengono ad adorarti in ginocchio.
O fica, bellissima fica, bocconcino gustoso,
Fica che faresti ridere un uomo mezzo morto,
Lascio la mano a coloro che l'hanno desiderata,
Lasciandola loro prima oggi che domani.
E a coloro che sono felici di guardare,
È un grande bene che io non desidero avere.
E rinuncio anche al bacio per loro,
e mi accontento di restare qui
vicino a te, fica, per servirti,
ruolo che più mi si addice.
(Traduzione mia)
Qui invece il nome, con, ricorre per ben venti volte, in un crescendo di vocativi in lode, enfatici ed espliciti, senza l'attenuazione del diminutivo. Traducendo ho creduto opportuno usare, fra i tanti l'appellativo più frequente. Ormai l'argomento è chiaro. La rappresentazione pittorica seguente, allusivamente astratta, è di grande delicatezza.

Tina Maria Elena Bak (**)
Per queste immagini e altro vedere qui (**)
https://wearemooncup.com/it/blogs/the-bloody-bulletin/viva-la-vulva?srsltid=AfmBOop58cx7n0TTKq4_AG7QMiIvVDrp4H1ZIIg_HDGOEfP8uWg6Zqnu
Ed ora un blason musicale, offerto con ironica eleganza, non priva di malizia, da Georges Brassens.
Non solo una canzone, ma un piccolo trattato di semantica e una garbata, ma decisa invettiva contro la misoginia.
LE BLASON
Ayant avec lui toujours fait bon ménage
J'eusse aimé célébrer sans être inconvenant
Tendre corps féminin ton plus bel apanage
Que tous ceux qui l'ont vu disent hallucinant.
C'eût été mon ultime chant, mon chant du cygne
Mon dernier billet doux mon message d'adieu
Or malheureusement les mots qui le désignent
Le disputent à l'exécrable à l'odieux.
C'est la grande pitié de la langue française
C'est son talon d'Achille et c'est son déshonneur
De n'offrir que des mots entachés de bassesse
A cette incomparable instrument de bonheur.
Alors que tant de fleurs ont des noms poétiques
Tendre corps féminin c'est fort malencontreux
Que ta fleur la plus douce et la plus érotique
Et la plus enivrante en ait de si scabreux.
Mais le pire de tous est un petit vocable
De trois lettres pas plus, familier, coutumier
Il est inexplicable, il est irrévocable
Honte à celui-là qui l'employa le premier
Honte à celui-là qui par dépit, par gageure
Dota de même terme en son fiel venimeux
Ce grand ami de l'homme et la cinglante injure
Celui-là c'est probable en était un fameux.
Misogyne à coup sûr asexué sans doute
Au charmes de Vénus absolument rétif
Était ce bougre qui toute honte bue toute
Fit ce rapprochement d'ailleurs intempestif.
La malpeste soit de cette homonymie
C'est injuste madame et c'est désobligeant
Que ce morceau de roi de votre anatomie
Porte le même nom qu'une foule de gens.
Fasse le ciel qu'un jour dans un trait de génie
Un poète inspiré que Pégase soutient
Donne en effaçant d'un coup des siècles d'avanie
A cette vraie merveille un joli nom chrétien
En attendant madame il semblerait dommage
Et vos adorateurs en seraient tous peinés
D'aller perdre de vue que pour lui rendre hommage
Il est d'autre moyen et que je les connais
Et que je les connais.
IL BLASONE
Andando con lui sempre d'amore e d'accordo
Avrei piacere di celebrare senza essere sconveniente
Tenero corpo femminile, il tuo più bell'appannaggio
Che tutti quelli che l'han visto dicono sbalorditivo.
Sarebbe stato il mio ultimo canto, il canto del cigno
L'ultimo biglietto galante, il mio messaggio d'addio
Ora sfortunatamente le parole che lo designano
Se lo significano anche l'esecrabile, l'odioso.
È la grande miseria della lingua francese,
È il suo tallone d'Achille ed è il suo disonore,
Quello di offrire solo parole macchiate di bassezza
Per questo incomparabile strumento di felicità.
Mentre tanti fiori hanno nomi poetici
Tenero corpo femminile, è proprio inopportuno
Che il tuo fiore, il più dolce ed il più erotico
E il più inebriante ne abbia uno così scabroso.
Ma il peggiore di tutti è un piccolo vocabolo
Di tre lettere non di più, abituale, familiare,
É inesplicabile, è irrevocabile,
Si vergogni colui che per primo lo impiegò.
Si vergogni colui che per dispetto, per scommessa,
Dotò dello stesso termine, nel suo fiele velenoso,
Questa grande amica dell'uomo e la sferzante ingiuria,
Quello, probabilmente, doveva esserne uno celebre. (*)
Misogino a colpo sicuro, asessuato senza dubbio,
Al fascino di Venere assolutamente restio
Era quell'uomo che senza alcun ritegno
Fece quel, tra l'altro, improprio accostamento.
Peste colga questa omonimia
È ingiusto signora ed è disdicevole
Che questo boccone da re della vostra anatomia
Porti lo stesso nome d'una gran folla.
Voglia il cielo che un giorno, in un lampo di genio
Un poeta ispirato che Pegaso sorregge
Dia, cancellando tutti in una volta i secoli di soprusi,
A questa vera meraviglia un bel nome cristiano.
Nell'attesa signora sembrerebbe un peccato
Ed i vostri adulatori ne sarebbero tutti addolorati
Se la perdessero di vista perché per renderle omaggio
Ci sono altri modi che io conosco, io conosco.

Gabrielle Lissot
https://www.bibliosalotto.it/l/museum-of-vulva-art/
Da notare la grande abilità con la quale Brassens allude, senza mai nominarli, ai nomi volgari e dispregiativi dell'oggetto cantato: parole macchiate di bassezza; soprattutto la sua indignazione è rivolta al peggiore di tutti, quel piccolo vocabolo di tre lettere (capito, no?) che significa anche, devo dirlo per chi non conosce il francese, coglione, stronzo, stupido. Con ironica finezza lo ritorce verso colui che lo usò per primo in modo così abietto: quello, probabilmente, doveva esserne uno celebre. Sublime arte dell'ingiuria. E per finire un piccolo gioco di parole: io CONosco, io CONosco (je CONnais).
BLASON DU CON
Ô con gentil, con mignon, con joli.
Con rondelet, con net, con bien poli .
Con ombragé d'un petit poil follet
Con où n'y a rien difforme ou de laid.
Con petit, con dont la bouche vermeille
A fait dresser à main grand vit l'oreille.
Con que l'on doit plus qu'un saint tenir cher
Quand ainsi fait ressusciter la chair.
Ô con, qui peut à ta louange tendre?
Où est l'engin qui te puisse comprendre?
Con est d'amour le trésor et domaine.
Con est la forge de quoi nature humaine
Fait ses divins et excellents ouvrages.
Con est de mort réparant les dommages.
Con est la fin dont amour se couronne.
Con est le prix dont amour se guerdonne.
Somme, le con quand tout est bien compris,
Sur le surplus doit emporter le prix.
Il est bien vrai que l'œil l'amour attire,
Mais le con est l'amour qui se désire.
L'œil la pierre est qui la châsse décore,
Mais con le saint que dedans on adore,
Et où chacun, en révérence grande,
À deux genoux vient faire son offrande.
Or de la bouche elle a bien bonne grâce,
Et crois pour vrai que la première place
Doit obtenir au service du con,
Car trop mieux qu'autre, elle sait sa leçon
Pour refuser ou accorder l'entrée
De l'amoureuse et plaisante contrée.
Touchant la main, elle est propre et aduite
Pour con servir, de loyale conduite,
Être près lui, et prompte à ses affaires
Les plus secrets et les plus nécessaires.
De ce tétin, il n'en faut point mentir,
Je ne sais quoi a, qui le fait sentir
Prochain parent, et de nature même
De ce con - ci, qui est cher comme crème.
Quant au regard de sa cuisse bien faite,
Blanche, élevée, ronde, dure et refaite:
C'est le beau lit où le con se repose,
Ce con plaisant, ce con tant digne chose
Que je puis dire, et sans imputer vice
Au résidu, tout fait pour son service.
Doncques du corps entier au départi
Je prends le con pour le meilleur parti.
(Guillaume Bochetel)
BLASONE DELLA FICA
Oh, dolce fica, fica carina, fica graziosa.
Fica rotonda, fica ordinata, fica ben levigata.
Fica ombreggiata da un ciuffo giocoso.
Fica dove non c'è nulla di deforme o brutto.
Piccola fica, fica la cui bocca rosata
Ha fatto drizzare l'orecchio a molti.
Fica che si dovrebbe amare più di un santo
Quando così riporta in vita la carne.
Oh fica, chi può aspirare alla tua lode?
Dov'è lo strumento che può comprenderti?
La fica è il tesoro e il dominio dell'amore.
La fica è la fucina da cui la natura umana
Crea le sue opere divine ed eccellenti.
La fica ripara i danni della morte.ù
La fica è il fine con cui l'amore viene coronato.
La fica è il premio con cui l'amore si ricompensa.
In breve, la fica, quando tutto è ben compreso,
su tutto il resto deve ricevere il premio.
È ben vero che l'occhio attira l'amore,
ma la fica è l'amore che si desidera.
L'occhio è la pietra che decora il reliquiario,
ma la fica è il santo che dentro si adora,
e dove ognuno, con grande riverenza,
in ginocchio viene a fare la sua offerta.
Ora, la bocca ha certo una buona grazia,
e credo per vero che il primo posto
debba ottenere al servizio della fica,
perché meglio di ogni altra, sa la sua lezione
per rifiutare o accordare l'entrata
dell'amorosa e piacevole contrada.
Riguardo alla mano, essa è adatta e abile
per servire la fica, con leale condotta,
stare presso di lei, e pronta ai suoi affari
più segreti e più necessari.
Di questo capezzolo, non bisogna mentire,
ha un non so che, che lo fa sentire
parente stretto, e della natura stessa
di questa fica, che è cremosa come panna.
Quanto allo sguardo della sua coscia ben fatta,
bianca, alta, tonda, soda e tornita:
è il bel letto dove la fica si riposa,
questa fica piacente, questa fica cosa tanto degna
che io posso dire, e senza imputare vizio
al rimanente, tutto è fatto per il suo servizio.
Dunque, del corpo intero così diviso,
io scelgo la fica come la parte migliore.
(Traduzione mia)
Ancor più audace questa poesia, che si inoltra nella descrizione degli "omaggi" a le jolie con, cui Brassens aveva solo alluso, con dovizia di particolari.

Gralli
