Pioggia

03.11.2026

 Mi ripeto, lo so*: Maugham è lo scrittore che mi accompagna dall'adolescenza, e ad intermittenza, fino ad oggi. Ha forgiato il mio gusto letterario attraverso gli elementi che poi ho cercato in altri romanzi: l'eleganza della scrittura, l'equilibrata struttura della trama, la profondità psicologica dei personaggi, la visione disincantata della condizione umana. In lui la critica sociale è sempre ironica, spesso cinica, ma mai sprezzante, né moralistica. Ovviamente in seguito ho letto molto altro (sono lettrice di lungo corso, per motivi anagrafici), anche di più impegnativo, ma Maugham tiene un posto importante, non solo per motivi affettivi, nel mio personale olimpo delle belle lettere. È uno scrittore popolare, nel senso più degno del termine, fruibile da un vasto pubblico, ma non superficiale; il lettore attento trae piacere dalla sua prosa e dall'intreccio sapiente della narrazione, ma è anche indotto alla riflessione su alcuni universali comportamenti e tormenti di uomini e donne.
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 * https://www.bibliosalotto.it/l/in-villa/

Ritratto di William Somerset Maugham,  Philip Steegman

Questo racconto è emblematico del suo stile e della sua visione del mondo, ed è particolarmente amaro. Come in molte delle sue storie l'ambiente è quello delle colonie inglesi, lontano dalle visioni utopistiche e ingenue da "fardello dell'uomo bianco" di kiplinghiana memoria. I personaggi sono i portatori di questo fardello, e ne rivelano non solo la miseria, ma la violenza e la sopraffazione.
La vicenda ha inizio su una nave (palcoscenico frequente delle rappresentazioni di Maugham) e prosegue a terra, località esotica, priva di fascino turistico, battuta da una pioggia incessante, altamente simbolica.
Personaggi, due coppie: un medico e un missionario con rispettive consorti. Il medico, scettico e disincantato, è il portavoce dell'autore.
La figura principale è quella del missionario, febbrile, fanatico, violento, espressione di un moralismo esaltato e intransigente, privo di ogni umana compassione nel combattere la sua idea di peccato. Attraverso le sue parole si rivela tutto l'orrore della sopraffazione colonialista, nell'aspetto particolare della distruzione di una cultura. La sua caduta nel peccato, cui accenno solo per non svelare, sarà tragica e rovinosa. Meritata aggiungerei, e rivelatrice: il sepolcro imbiancato che rivela tutta la sua putredine.
Il volume contiene anche un altro racconto Il reprobo, più lieve, ma non meno sferzante. Anche in questa vicenda si dimostra, con divertita ironia, che lo spirito non è poi così forte, e la carne checché se ne dica, alla fine della tenzone, risulta essere la più forte, e si prende la sua rivincita, con buona pace dell'ipocrisia perbenista. 

Sfogliando il libro

Da Pioggia

Era quasi ora di andare a dormire, e domani al risveglio sarebbe stata in vista la terra. Il dottor Macphail accese la pipa, e sporto dal parapetto scrutò il cielo in cerca della Croce del Sud. Dopo due anni al fronte e una ferita che aveva stentato a guarire, era lieto di dimorare tranquillo ad Apia per dodici mesi almeno, e grazie al viaggio già si sentiva meglio. Quella sera c'era stata una festicciola da ballo, perché il giorno dopo parte dei passeggeri sbarcavano a Pago Pago, e nelle orecchie gli martellavano ancora le note asprigne della pianola meccanica. Ma adesso il ponte era quieto. Vide poco più in là sua moglie, su una sdraio, che conversava con i Davidson, e si accostò. Sedette sotto la luce e quando si tolse il cappello mostrò una testa di capelli rossi rossi, con al sommo una chiazza pelata, e la pelle rossiccia e lentigginosa che va con quei capelli. Era un uomo di quarant'anni, smilzo, con la faccia affilata, meticoloso e un po' pedante; parlava con accento scozzese, a voce molto bassa e calma.
Tra i Macphail e i Davidson, una coppia di missionari, era sorta la dimestichezza che si crea a bordo, dovuta alla contiguità più che ad affinità di gusti. Li legava soprattutto la comune avversione per gli uomini che passavano giorno e notte giù nella sala per fumatori a giocare a poker o a bridge, e a bere. Mrs Macphail era non poco lusingata che lei e suo marito fossero le sole persone a bordo con cui i Davidson erano disposti a intrattenersi; e anche il dottore, timido ma non sciocco, sotto sotto se ne compiaceva, come d'un complimento. Solo per spirito polemico la sera, in cabina, si permetteva di motteggiare.
«Mrs Davidson mi diceva che non sa come avrebbero fatto a sopportare il viaggio, senza di noi» disse Mrs Macphail, mentre spazzolava per bene il suo toupet. «Dice che sulla nave siamo i soli che meritava conoscere».
«Non pensavo che un missionario fosse questo gran personaggio, da avere tanta spocchia».
«Non è spocchia. Li capisco benissimo. Non sarebbe stata una bella cosa per i Davidson doversi mischiare con quella marmaglia giù in sala».

Emil Orlik Viaggio notturno 

Poi aveva visto sua moglie e Mrs Davidson, le sdraio ravvicinate, confabulare per un paio d'ore. Passeggiando su e giù per sgranchire le gambe aveva udito l'agitato bisbigliare di Mrs Davidson, come il flusso remoto d'un torrente montano, e dalla bocca aperta, dalla faccia pallida di sua moglie aveva intuito che ella viveva un'esperienza inquietante. E la sera in cabina sua moglie, col fiato mozzo, gli aveva riferito.
«Ebbene, cosa le dicevo?» esclamò esultante la mattina dopo Mrs Davidson. «Ha mai sentito qualcosa di più tremendo? Non si stupisce, vero, che non abbia potuto parlargliene io stessa? Anche se lei è un dottore».
Lo scrutò in faccia, smaniosa di constatare che aveva ottenuto l'effetto desiderato.
«Si meraviglia se arrivando là ci sentimmo mancare il cuore? Non mi crederà, ma le dico che era impossibile trovare una sola ragazza onesta, in nessun villaggio».
Usava «onesta» in senso severamente tecnico.
«Mr Davidson e io ne discutemmo a fondo, e si decise che per prima cosa bisognava sopprimere il ballo. Gli indigeni andavano matti per il ballo».
«Anche a me non dispiaceva ballare, da giovane» disse il dottor Macphail.
«L'ho capito iersera, quando ha invitato Mrs Macphail a un giro di danza. Non penso ci sia veramente del male se un uomo balla con la moglie, ma per me è stato un sollievo che la signora abbia rifiutato. Date le circostanze, mi pareva meglio starcene per conto nostro».
«Quali circostanze?».
Mrs Davidson gli diede una rapida occhiata attraverso il pince - nez, ma non rispose alla domanda.
«Tra i bianchi, del resto, è una cosa un po' diversa» proseguì. «Anche se devo dire che sono d'accordo con Mr Davidson, che non si capacita di come un marito possa star lì a guardare la moglie nelle braccia di un altro. Quanto a me, dopo sposata non ho più ballato un passo. Ma le danze indigene sono tutt'altra faccenda. Non sono solo immorali in sé, sono fonte di immoralità. Comunque, grazie a Dio, il ballo lo abbiamo sradicato, e non credo di sbagliarmi dicendo che da otto anni nel nostro distretto non balla nessuno».

Erano ormai all'imboccatura del porto, e Mrs Macphail si unì a loro. La nave virò ed entrò lentamente. Era un grande porto interno, ampio abbastanza per ospitare una flotta di corazzate; e tutt'intorno si levavano alte e ripide le colline verdi. [...] C'era una folla allegra e chiassosa di indigeni venuti da ogni parte dell'isola, chi per curiosità, chi per vendere qualcosa ai viaggiatori diretti a Sydney: ananassi e caschi enormi di banane, pezze di tapa, collane di conchiglie o di denti di pescecane, ciotole per la kava , modellini di canoe da guerra. Marinai americani, lindi e lustri, faccia rasata e franca, bighellonavano là in mezzo, e c'era un gruppetto di funzionari. I Macphail e Mrs Davidson, mentre si sbarcava il bagaglio, osservarono la folla. Il dottore notò i segni della framboesia da cui gran parte dei bambini e ragazzi sembravano affetti, papule deturpanti simili a ulcere torpide, e i suoi occhi di medico luccicarono nel vedere per la prima volta casi di elefantiasi, uomini che andavano in giro con un braccione enorme o trascinando una gamba malamente deforme. Uomini e donne portavano il lava - lava .
«È un costume indecente» disse Mrs Davidson.
«Mio marito pensa che dovrebbe essere vietato per legge. Come aspettarsi che sia morale, gente vestita solo d'una striscia di cotone rosso intorno ai lombi?».

Dal racconto  nel 1932 venne tratto un film per la regia di Lewis Milestone interpretato da Joan Crawford.

Gralli

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