Il paradiso dei gatti

Una favola, nel senso proprio del genere, che ha come protagonista un animale, e un intento moralistico. Sono proprio poche pagine, la storia, raccontata in prima persona, di un gatto pingue e viziato dalla padrona che, osservando dalla finestra la vita libera dei suoi simili randagi, decide di fuggire. Vivrà qualche ora avventurosa, non priva di rischi; alla fine deciderà di…
Le storie didascaliche, con la morale scoperta, non mi sono mai piaciute; Esopo-Fedro mal li tolleravo a scuola e come insegnante li evitavo. Ho sempre preferito presentare ai bambini storie con un significato più complesso da interpretare.
Molti grandi scrittori, vedi Joyce* hanno amato i gatti e scritto di loro, mi incuriosiva sapere come avrebbe trattato l'argomento Zola. L'interesse della storia sta tutto nello stile, la classe non è acqua: il racconto in prima persona, vivace e ironico, la descrizione dell'ambiente dei tetti, i pericoli della ricerca fortunosa del cibo, le zuffe tra felini. Una lettura piacevole, più delle favole classiche, ci si potrebbe lavorare, divertendosi, con una classe.
* https://www.bibliosalotto.it/l/i-gatti-di-copenhagen/
Altri gatti:
https://www.bibliosalotto.it/l/i-gatti-e-le-loro-donne/
Sfogliando il libro

Francisco Goya Gatti che litigano
Avevo allora due anni, ed ero di certo il gatto più grasso e più ingenuo che si potesse vedere. A quella tenera età, mostravo ancora tutta la presunzione di un animale che disdegna le dolcezze del focolare. E tuttavia quanti ringraziamenti dovevo alla Provvidenza per avermi sistemato da vostra zia! La buona donna mi adorava. Avevo, in fondo a un armadio, una vera camera da letto, con cuscino in piume e tripla coperta. Il cibo valeva il letto; mai pane, mai zuppa, nient'altro che carne, della buona carne sanguinante.
Ebbene! In mezzo a queste delizie, non avevo che un desiderio, un sogno: scivolare dalla finestra semiaperta e saltare sui tetti. Le carezze mi sembravano insulse, la mollezza del mio letto mi provocava delle nausee, ero grasso da disgustare me stesso. E mi annoiavo lungo tutta la giornata di essere felice.
Devo dirvi che, allungando il collo, avevo veduto dalla finestra il tetto di fronte. Quattro gatti, quel giorno, vi si battevano, il pelo irto, la coda alta, rotolandosi sulle ardesie blu, sotto il sole rovente, imprecando di gioia. Mai avevo contemplato uno spettacolo tanto straordinario. Da quel momento, le mie convinzioni furono fissate. La vera felicità era su quel tetto, dietro quella finestra che veniva chiusa con tanta cura. Me ne forniva prova il fatto che fossero chiuse allo stesso modo le ante degli armadi dietro le quali era nascosta la carne.

Cats in Art from "Kinderhumor für Auge und Ohre" illustrated by Gertrud Caspari (1919)
Stabilii un piano di fuga. Doveva esserci nella vita qualcos'altro di là da della carne sanguinante. Era lì l'ignoto, l'ideale. Un giorno, dimenticarono di chiudere la finestra della cucina. Saltai su un piccolo tetto che si trovava al di sotto.
Quant'erano belli i tetti! Delle larghe grondaie li orlavano, esalanti profumi deliziosi. Seguii voluttuosamente quelle grondaie, dove le mie zampe s'immergevano in un fango fine, che aveva un tepore e una dolcezza infiniti. Mi sembrava di camminare sul velluto. Si provava un bel calore al sole, un calore che fondeva il mio grasso.
Ma questo gatto combattuto fra una vita comoda, coccolato dalla padrona, e il desiderio di avventura e libertà, non è un po' troppo umano?
Gralli
