Il Piccolo Principe 4

Una rosa è una rosa? No tante rose
QUARTA PARTE
Il nono capitolo è la logica conclusione del dialogo precedente. Il principino dà una bella rassettata al suo pianeta, di cui è l'unico abitante. Spazza i camini dei vulcani, strappa gli ultimi germogli di baobab, pensando di non ritornare più.

E quando innaffiò per l'ultima volta il suo fiore, e si preparò a metterlo al riparo sotto la campana di vetro, scoprì che aveva una gran voglia di piangere.
«Addio», disse al fiore. Ma il fiore non rispose.
«Spazzò con cura il camino dei suoi vulcani in attività».
«Addio», ripeté.
Il fiore tossi. Ma non era perché fosse raffreddato.
«Sono stato uno sciocco», disse finalmente, «scusami, e cerca di essere felice».
Fu sorpreso dalla mancanza di rimproveri. Ne rimase sconcertato, con la campana di vetro per aria. Non capiva quella calma dolcezza.
«Ma sì, ti voglio bene», disse il fiore, «e tu non l'hai saputo per colpa mia. Questo non ha importanza, ma sei stato sciocco quanto me. Cerca di essere felice.
Lascia questa campana di vetro, non la voglio più».
«Ma il vento...»
«Non sono così raffreddato. L'aria fresca della notte mi farà bene. Sono un fiore». «Ma le bestie...»
«Devo pur sopportare qualche bruco se voglio conoscere le farfalle, sembra che siano così belle. Se no chi verrà a farmi visita? Tu sarai lontano e delle grosse bestie non ho paura. Ho i miei artigli».
E mostrava ingenuamente le sue quattro spine. Poi continuò:
«Non indugiare così, è irritante. Hai deciso di partire e allora vattene».
Perché non voleva che io lo vedessi piangere. Era un fiore così orgoglioso…

Ho riportato quasi per intero il breve capitolo perché si capisca che questa non è una scena da libro per bambini, ma quella di un addio - da mediocre romanzo sentimentale - di cui molti avranno fatto esperienza; gli addii reali sono sempre banali, facciamocene una ragione.
Basta così, carta canta, ma si sa, chi legge interpreta a suo piacimento, e la quasi totalità dei lettori ha visto questa scena come molto poetica e delicata. Quelli che non vanno al passo, pochi, la trovano insulsa e melensa.
Facciamo ora un salto e andiamo al capitolo ventesimo. Dopo aver lasciato il suo asteroide, il piccolo principe comincia a vagare nello spazio e a visitarne altri sui quali incontrerà vari personaggi di cui parleremo più avanti. Nel suo peregrinare capita ovviamente sulla terra, visita vari luoghi, di cui diremo, e capita in un giardino fiorito. Qui possiamo collocare l'episodio finale del suo rapporto con il fiore o la rosa, secondo le traduzioni.
Era un giardino fiorito di rose.
«Buon giorno», dissero le rose.
Il piccolo principe le guardò.
Assomigliavano tutte al suo fiore.
«Chi siete?» domandò loro stupefatto il piccolo principe.
«Siamo delle rose», dissero le rose.
«Ah!» fece il piccolo principe.
E si sentì molto infelice. Il suo fiore gli aveva raccontato che era il solo della sua specie in tutto l'universo. Ed ecco che ce n'erano cinquemila, tutte simili, in un solo giardino.

«Sarebbe molto contrariato», si disse, «se vedesse questo... Farebbe del gran tossire e fingerebbe di morire per sfuggire al ridicolo. Ed io dovrei far mostra di curarlo, morire...»
E si disse ancora : «Mi credevo ricco di un fiore unico al mondo, e non possiedo che una qualsiasi rosa. Lei e i miei tre vulcani che mi arrivano alle ginocchia, e di cui l'uno, forse, è spento per sempre, non fanno di me un principe molto importante...»
E, seduto nell'erba, piangeva.
Ed eccola la spietata verità: il fiore che credeva unico si trovava in migliaia di esemplari, gli aveva detto di essere l'unico in tutto l'universo, era una menzogna. Possedeva una qualunque rosa, come ce n'erano tante. Be' le donne sono tutte uguali, bugiarde nate e fanno finta di star male quando vogliono attirare l'attenzione, si sa. Come se non bastasse il piccolo principe si rende conto di essere un sovrano da poco, nel suo asteroide disabitato, non possiede che una comunissima rosa, come ce ne sono tante, e tre piccoli vulcani, che gli arrivano alle ginocchia di cui uno è spento. Be' c'è di che deprimersi, non ci sono dubbi.
Ora, di tutto questo un bambino cosa può capire? Vi sembra una storia adatta?
Il povero Piccolo Principe, alter ego di Saint-Exupéry ha dei problemi esistenziali, in che modo li risolverà lo vedremo alla fine.
(continua)
Gralli
